incesto
Veronica Segreti in Famiglia #27
Efabilandia
01.06.2026 |
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"Karim si sdraiò sul divano e Nia gli si sedette sopra, infilandosi il suo cazzo nella fica con un lungo gemito..."
Erano quasi le otto di sera quando sentii il campanello. Il mio cuore cominciò a battere forte, un miscuglio di tensione, eccitazione e quella rabbia sorda verso mia madre che non mi abbandonava. Il vestito bianco di pizzo mi avvolgeva come una promessa di purezza ormai spezzata: la stoffa leggera aderiva ai miei seni, la scollatura profonda davanti mostrava la curva morbida del décolleté, mentre la schiena era completamente nuda fino alla base della spina dorsale. Sotto, solo il reggiseno trasparente bianco e il tanga minuscolo. I sandali bianchi con il tacco medio mi facevano sentire elegante e vulnerabile allo stesso tempo. Profumavo di crema al sandalo e pera, un odore dolce e fresco che contrastava con l’atmosfera già carica di desiderio.Papà aprì la porta con un sorriso nervoso ma eccitato. Entrarono per primi Matteo e Karim.
Matteo, alto, atletico, con quella camicia bianca aderente che gli segnava i pettorali e le maniche arrotolate sugli avambracci forti, entrò con passo sicuro. I suoi occhi verdi mi percorsero lentamente, soffermandosi sul mio vestito candido. Karim, il marocchino dal fascino oscuro, barba curata e sguardo penetrante, indossava una camicia nera aderente che metteva in risalto il fisico asciutto e muscoloso. Dietro di loro Jamal e Nia: lui imponente, vestito di nero, lei splendida in un vestito rosso corto che esaltava le sue curve generose e la pelle ebano perfetta. Infine Radu e Ioana, la coppia rumena: lui robusto e tatuato con una polo nera, lei con un vestito nero elegante ma provocante, capelli ramati che le scendevano sulle spalle.
Si fermarono un attimo nel salone, osservando me e mamma. Cristina era una visione di lussuria: camicetta nera trasparente che non nascondeva nulla dei suoi seni maturi, minigonna di pizzo nero cortissima, décolleté nere lucide. Niente mutandine.
«Buonasera…» disse Matteo con voce calda e profonda, un sorriso appena accennato. «L’atmosfera è… interessante.»
La voce fuori campo avrebbe raccontato che Matteo e Karim ricordavano benissimo Cristina che succhiava il grosso cazzo nero sulla barca. Erano venuti con intenzioni chiare.
Mamma aveva preparato una cena fredda sul grande tavolo del salone: tartare, carpaccio, ostriche, formaggi pregiati, frutta fresca e diverse bottiglie di vino bianco ghiacciato. La luce calda dei lampadari creava riflessi dorati sui bicchieri. In sottofondo suonava un brano sensuale e lento: “Massive Attack – Angel”, con quei bassi profondi e avvolgenti che facevano vibrare l’aria.
Tutti si servirono liberamente. Matteo si avvicinò a mamma mentre prendeva un’ostrica. Casualmente la sua mano sfiorò il culo di Cristina, restando qualche secondo più del necessario sulla curva morbida.
Cristina non si mosse. Anzi, si girò lentamente verso di lui e gli sussurrò con voce vellutata: «Sei venuto con belle intenzioni, vedo…»
Matteo sorrise senza rispondere, ma i suoi occhi brillavano.
Karim si posizionò dietro di me. Sentii il suo respiro caldo sul collo mentre fingeva di guardare la scollatura del mio vestito da dietro. La sua mano grande mi sfiorò il culo con un gesto che sembrava involontario, ma la pressione fu decisa, possessiva.
«Scusa…» mormorò piano, ma non tolse subito la mano.
Jamal restava un po’ in disparte, osservando tutto con attenzione, mentre Nia mi guardava con curiosità sincera, quasi affascinata dal mio aspetto candido.
Ioana, invece, non perse tempo. Si chinò davanti a papà per prendere qualcosa dal tavolo, piegandosi a novanta gradi e spingendo il culo verso di lui. Il vestito nero le risalì sulle cosce, mostrando le mutandine di pizzo nero e la curva perfetta delle natiche.
Radu, più diretto, mentre Matteo si stava ancora “scusando” con mamma, allungò la mano e le toccò direttamente la fica da dietro, sotto la minigonna.
«Ops… mi sono sbagliato» disse con un sorriso malizioso.
Cristina gemette piano, spingendo leggermente contro la mano di Radu.
L’aria era già densa di odori: profumo di cibo, vino bianco, pelle calda e desiderio crescente.
Dopo il terzo bicchiere di vino bianco fresco e fruttato, mamma batté le mani con un sorriso eccitato.
«Basta con la cena. Giochiamo. Mazzo di carte francese. Chi pesca la carta più alta comanda su quella più bassa. Chi perde esegue un ordine, si toglie qualcosa o subisce un’azione. Chi ha il Jolly decide su tutti.»
Tutti accettarono con entusiasmo. Io deglutii, già sapendo che sarei stata il centro del gioco.
Prima mano. Matteo pescò il Re di fiori. Io persi con il Due di quadri.
«Veronica,» ordinò Matteo con voce calda ma autoritaria, «togliti il reggiseno senza togliere il vestito.»
Arrossii violentemente. Slacciai il reggiseno bianco e lo feci scivolare fuori dalle maniche. I miei capezzoli turgidi ora premevano evidenti contro il pizzo sottile. Mi sentivo umiliata, esposta, ma la fica mi pulsava.
Seconda mano. Vinsi io. Perse Nia.
«Nia… togliti le mutandine.»
Lei arrossì, ma Karim le disse con tono deciso: «Non fare storie. Toglile.»
Nia obbedì, sfilandosi le mutandine rosse sotto il vestito. Le passò a me con vergogna.
Terza mano. Karim vinse. Cristina perse con il 4 di cuori.
«Tirati su la gonnellina e fatti leccare la fica» ordinò Karim.
Cristina si appoggiò al tavolo, alzò la minigonna e aprì le gambe. Karim si inginocchiò e cominciò a leccarla con passione, la lingua che scivolava tra le grandi labbra già bagnate. Mamma gemette forte, una mano tra i capelli di Karim.
Quarta mano. Radu vinse. Papà perse.
«Mauro, lecca il seno di tua figlia.»
Papà esitò un secondo, poi si avvicinò. Mi abbassò la scollatura del vestito e prese un mio capezzolo in bocca, succhiandolo con dolcezza e desiderio. Chiusi gli occhi, un brivido di piacere proibito mi attraversò.
Quinta mano. Ioana vinse. Cristina perse di nuovo.
«Succhia il cazzo di Radu» ordinò.
Mamma si inginocchiò davanti a lui, tirò fuori il cazzo spesso di Radu e cominciò a succhiarlo con avidità, facendo rumori bagnati e osceni.
L’atmosfera era ormai bollente.
Sesta mano. Matteo vinse di nuovo. Io persi ancora.
«Distenditi sul tavolo, Veronica.»
Mi fecero sdraiare tra i piatti. Matteo mi aprì le gambe, mi spostò il tanga di lato e mi infilò il suo cazzo grosso nella fica con una spinta profonda.
Urlai di piacere. Cominciò a scoparmi con colpi potenti mentre il gioco continuava.
Nia vinse la mano successiva. Con un sorriso timido ma eccitato si alzò, fece scivolare lentamente il vestito rosso lungo il corpo statuario e rimase completamente nuda davanti a tutti. La sua pelle nera brillava sotto le luci calde del salone, i seni grandi e pesanti con i capezzoli scuri già turgidi, il culo alto e rotondo, la fica rasata e già lucida di umori. Si avvicinò a me con passo felino e si piazzò direttamente sulla mia faccia, abbassando la sua fica calda e profumata sulla mia bocca.
«Leccami, verginella bianca…» sussurrò con voce roca, quasi tremante.
La leccai con passione, la lingua che scorreva tra le sue grandi labbra carnose, assaporando il suo gusto dolce e muschiato, leggermente speziato. I suoi umori mi bagnavano il mento, le guance, colavano lungo il mio collo. Matteo, intanto, continuava a martellarmi la fica con colpi profondi e ritmici, il suo cazzo grosso che mi apriva completamente. Il rumore bagnato della carne che sbatteva riempiva l’aria insieme ai miei gemiti soffocati dalla fica di Nia.
Matteo venne con un grugnito animale, spingendo forte fino in fondo. Sentii i suoi schizzi caldi e potenti riempirmi la fica, fiotto dopo fiotto, caldo e denso. Quando si sfilò, un rivolo bianco cominciò a colarmi lungo la fica aperta.
Fu in quel momento che tutto degenerò ulteriormente.
Karim aveva già spinto mamma sul divano e la stava inculando con violenza, i colpi secchi e potenti che facevano tremare il corpo maturo di Cristina. Ioana si era impalata sul cazzo di papà, cavalcandolo con foga sul pavimento, i suoi gemiti acuti che si mescolavano alla musica sensuale.
Jamal, fino a quel momento più controllato, si avvicinò. Il suo enorme cazzo nero, spesso e venoso, era duro come marmo. Prese il posto di Matteo tra le mie gambe e, senza dire una parola, mi aprì ancora di più le cosce e spinse dentro di me. Urlai contro la fica di Nia. Era gigantesco. Mi sentivo sfondata, l’utero martellato da quel mostro caldo e pulsante. Jamal cominciò a scoparmi con spinte profonde e potenti, mentre con una mano accarezzava dolcemente il viso e i seni di Nia, baciandola con passione.
Nia tremava sulla mia bocca, godendo della mia lingua sul suo clitoride.
Poi arrivò il momento che nessuno si aspettava.
Mauro e Karim, entrambi con il cazzo duro e lucido, si avvicinarono a Nia. Lei aveva gli occhi lucidi di piacere. Mauro le accarezzò la schiena, mentre Karim le sussurrò qualcosa all’orecchio. Nia annuì, mordendosi il labbro.
Fu allora che la misero in mezzo.
Karim si sdraiò sul divano e Nia gli si sedette sopra, infilandosi il suo cazzo nella fica con un lungo gemito. Subito dopo, papà si posizionò dietro di lei, le aprì le natiche rotonde e cominciò a spingere il suo cazzo contro il suo buchetto vergine.
Nia sgranò gli occhi. Era la prima volta.
«No… piano… è troppo grosso…» ansimò, ma la sua voce era spezzata tra paura e desiderio.
Papà entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, mentre Karim la teneva ferma per i fianchi. Nia urlò, un grido lungo, strozzato, di dolore e piacere mescolati. Il suo corpo statuario tremava violentemente mentre veniva doppiata per la prima volta. Due cazzi che la riempivano completamente, separati solo da una sottile parete di carne. Le lacrime le scendevano sulle guance nere, ma i suoi fianchi cominciarono a muoversi da soli, cercando di più.
Jamal guardava la scena con gli occhi spalancati, incredulo. La sua bellissima fidanzata, quella che sapeva essere un po’ lesbica e timida con gli uomini, stava urlando di piacere con due cazzi bianchi dentro di lei, uno nella fica e uno nel culo. La sua espressione era un misto di shock, eccitazione e gelosia feroce. Non si aspettava che Nia potesse godere così tanto, in modo così animalesco.
«Cazzo… Nia…» mormorò quasi tra sé, il cazzo che gli pulsava mentre mi scopava con più forza.
Nia esplose. Un orgasmo violentissimo, devastante. Urlò così forte che la sua voce divenne rauca, il corpo scosso da spasmi incontrollabili mentre veniva schiacciata tra i due uomini. Poi un secondo, un terzo, un quarto orgasmo di fila. Singhiozzava di piacere, la saliva che le colava dalla bocca, gli occhi rovesciati. La doppia penetrazione la stava distruggendo e lei ne voleva ancora.
Karim e Mauro accelerarono, scopandola con violenza crescente. I rumori erano osceni: carne bagnata che sbatteva, i gemiti strozzati di Nia, il suono viscido dei cazzi che entravano e uscivano dai suoi buchi dilatati. L’odore di sesso era denso, animale, soffocante.
Alla fine vennero quasi insieme. Prima Karim, che le riempì la fica di sborra calda, poi Mauro che le scaricò tutto nel culo vergine con spinte profonde. Nia tremava come una foglia, distrutta, devastata dal piacere più estremo che avesse mai provato.
Jamal, ancora dentro di me, assistette a tutta la scena con uno sguardo ipnotizzato. La sua fidanzata era diventata una vera troia davanti ai suoi occhi.
Ioana, eccitatissima, si unì a me e insieme cominciammo a leccare il grosso cazzo nero di Jamal finché non tornò durissimo. Poi Ioana si sdraiò, tirò su le gambe e si fece scopare selvaggiamente da Jamal, che sfogò tutta la sua eccitazione e gelosia dentro di lei, riempiendola di sborra con un ruggito.
Alla fine, esausta e piena di umori, mi chiamarono di nuovo. Leccai tutto: la fica di Nia che colava sborra, il culo di mamma, la fica di Ioana… tutto.
Erano ormai le due di notte quando gli ospiti se ne andarono, stremati e soddisfatti. Era stata la nostra prima vera orgia familiare.
Andammo a farci la doccia tutti e tre insieme. Papà mi lavò la fica con dolcezza quasi amorevole, mamma mi pulì il culo con cura, io lavai con le mani insaponate il cazzo ancora mezzo duro di papà e la fica devastata di mamma. Ci sentivamo sporchi, uniti, complici in un modo malato e profondo.
Quella notte dissi a mamma: «Voglio dormire con noi.» Per mesi le avevo impedito di dormire con papà quando io era a casa. Papà era il mio unico e solo amante.
Ci ritrovammo nudi nel grande letto king size. Io al centro, papà alla mia destra, mamma alla mia sinistra. Mi abbracciarono entrambi, i loro corpi caldi contro il mio. Con la mia mano sul cazzo di papà e l’altra mano sulla fica di mamma. Mentre chiudevo gli occhi, sentivo ancora la sborra calda pulsarmi dentro e il battito dei loro cuori.
Ma nel buio, con il corpo dolorante e soddisfatto, la mia mente era lucida. La nostra orgia era sta unica forse irripetibile, comunque, prima o poi mamma dovrà pagarmela.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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