orge
Si cambia carne, non catene 🧑🏻💼 Cap 1
GlamMan
14.10.2025 |
467 |
5
"Alice restò immobile per qualche secondo, segnata dall’intensità dell’esperienza, mentre le luci soffuse della stanza rendevano la scena quasi irreale..."
Il lavoro era monotono: visite ai clienti, scartoffie e budget. Passavo poco tempo in ufficio perché la mia segretaria, Samanta, vicina alla pensione, gestiva tutto in modo impeccabile. Mi fidavo di lei, ma se fosse stata anche solo un po’ attraente, le avrei proposto una scappatella. Tuttavia era “intrombabile” e l’idea di avere un rapporto sessuale con lei mi disgustava.A volte cercavo evasioni dalla monotonia matrimoniale. Non ero disinteressato a mia moglie, ma provavo una strana spinta a cercare emozioni forti. Frequentavo coppie su Annunci69, le contattavo durante le trasferte, le invitavo a cena e poi andavamo da me. Prenotavo residence o resort di lusso per farle sentire speciali. Penso di aver testato sessualmente quasi tutti i tipi di coppie, ma ognuna ha un fascino unico e piacevole, e questa ricerca mi intrigava.
Un giorno il mio capo mi chiamò in ufficio per una comunicazione urgente. Avevo sempre avuto un trattamento preferenziale rispetto ai colleghi, ma non capivo il motivo di quella convocazione. Il giorno dopo, in azienda, vidi Samanta parlare con il capo e con una ragazza sulla trentina dall’aspetto trasandato: jeans, scarpe da ginnastica e un maglioncino turchese infeltrito. Mi fece segno di entrare e, con il mio solito sorriso, mi presentai.
Gli occhi della ragazza mi colpirono. Il suo aspetto trasandato si trasformò in qualcosa di diverso quando i nostri sguardi si incrociarono. Si presentò come Alice. Il nome non mi interessava: ero affascinato dai suoi occhi azzurri, che esprimevano un mix tra l’angelico e il diabolico.
“Seven Seconds” di Youssou N’Dour descriveva perfettamente i miei sentimenti. In sette secondi cambiai idea su chi fosse quella ragazza.
Il capo mi riportò all’ordine del giorno, dicendo che Samanta si sarebbe ritirata di lì a pochi mesi e che la ragazza l’avrebbe sostituita dopo il periodo di prova. Pensai che almeno avrei avuto una segretaria interessante, senza farmi troppe illusioni.
Dopo le solite formalità, mi misi in macchina per tornare a casa.
I giorni passavano e la ragazza si dimostrava all’altezza: aveva imparato il lavoro, si sentiva sicura e lavorava anche fuori orario. Sembrava una degna sostituta, ma sospettavo che il suo comportamento innocente fosse una maschera e che avesse un lato oscuro. Doveva, e poteva, fidarsi di me, e le nostre conversazioni diventarono più intriganti.
Le chiesi della sua vita privata: aveva un compagno della mia età; gli uomini maturi l’avevano sempre attratta. A volte facevo battute a doppio senso, che lei accettava con un sorriso smaliziato.
Si creò un buon feeling e l’occasione per conoscerci meglio arrivò durante una trasferta.
Di solito non portavo nessuno dai clienti, ma avevo bisogno di lei per modificare seduta stante alcuni documenti. Destinazione Bari: l’ora di arrivo prevista era per le ventuno, giusto in tempo per fare una scappata al Delirio Club di Gioia del Colle. Lì mi aspettava un bel mercoledì trasgressivo.
Durante il viaggio in macchina le dissi che la sera dovevo uscire e lei, con quello sguardo che tanto mi aveva colpito, mi chiese:
«Perché, dove vai?».
Era il momento giusto, pensai. Sentivo che era tempo di scoprire le carte e giocare per far saltare il banco.
«Vado in un locale per scambisti. Vuoi venire?».
Calò il silenzio per tre secondi, i più lunghi della mia vita. Poi arrivò la sua risposta, un semplice monosillabo:
«Sì».
Un sì che avrebbe cambiato tutto.
In hotel fissammo per le dieci il ritrovo nella hall. All’ora stabilita era già seduta sui divanetti. Finalmente era uscita la vera Alice: un concentrato di erotismo malefico. L’abbigliamento non lasciava spazio a equivoci: diretto, provocante, sensuale. Vestito nero con spacco, stivali in pelle con tacco dodici e un trucco pesante ma non volgare. Rimasi sbalordito e le chiesi come mai avesse con sé quel tipo di abbigliamento.
«Pensavi che restassi in camera a fare la santarellina?», rispose.
Salimmo in macchina e in mezz’ora arrivammo al locale. Completate le pratiche d’ingresso, notammo subito che era affollato: donne vestite in modo provocante che ballavano vicino al palco, uomini che ammiccavano, coppie che conversavano sui divani o al bancone del bar.
Mi accorsi che avevamo attirato l’attenzione. Si avvicinò subito un uomo mulatto, il classico tipo muscoloso e piazzato. Parlammo per qualche minuto fingendo di essere sposati, poi con una scusa mi allontanai lasciandoli soli. Al mio ritorno trovai, al loro posto, una coppia di cinquantenni dall’aria cuckold: lui anziano, lei ancora giovanile e prestante.
Senza pensarci iniziai a chiacchierare. Erano le mie “prede” preferite, e già immaginavo la scena. Entrammo subito in sintonia e non ci volle molto per dirigerci verso i privé.
La signora mi precedeva e io, con le mani sui suoi fianchi, la seguivo godendomi le sue movenze sinuose.
Arrivati alle camere, lanciai uno sguardo e la scena mi lasciò stupefatto: Alice si stava davvero dando da fare. Distesa in posizione supina, si godeva le vigorose attenzioni del suo partner mentre, con la bocca, si dedicava a un altro uomo. I suoi gemiti diventavano sempre più intensi; era evidente che stesse raggiungendo il piacere. Rimasi a osservare per un momento, rapito dall’espressione del suo volto, dal respiro affannoso e dalla voce ormai fievole che implorava di continuare.
Ci spostammo verso una stanza libera e, eccitato da ciò che avevo visto, mi dedicai alla coppia che mi accompagnava. La donna si mostrò esperta e partecipe, muovendosi con sicurezza e naturalezza. Mi voltai e vidi il marito assistere alla scena, coinvolto a modo suo, mentre l’atmosfera si faceva sempre più carica di desiderio.
Il tempo sembrò scorrere veloce, trascinato da una passione istintiva e senza troppe inibizioni. Quando tutto si placò, rimasi per qualche istante senza fiato, come sospeso in una dimensione parallela che seguiva ogni eccesso dei sensi.
Ripresi lentamente lucidità e, sulla porta, incrociai lo sguardo di Alice. Per un attimo provai smarrimento, quasi vergogna: la realtà quotidiana e quella appena vissuta si sovrapponevano in modo disorientante. Ma fu solo un istante. Alice si avvicinò con naturalezza, come se nulla fosse, cancellando ogni esitazione.
La tensione tornò a crescere tra noi. Sentivo riaffiorare il desiderio, più forte di prima. La avvicinai e lei si lasciò guidare senza opporsi, abbandonandosi completamente al momento. I suoi movimenti, i gemiti, il modo in cui reagiva a ogni gesto rivelavano una complicità ormai evidente.
Quando tutto terminò, rimasi esausto ma appagato, con quella sensazione fisica e mentale che segue gli eccessi più intensi. Alice restò immobile per qualche secondo, segnata dall’intensità dell’esperienza, mentre le luci soffuse della stanza rendevano la scena quasi irreale.
Ci rivestimmo in silenzio. Salutammo la coppia, ringraziandola per la complicità e scambiandoci i contatti, nel caso il destino decidesse di farci rincontrare.
Mentre salivamo in macchina, capii di aver finalmente trovato qualcosa di diverso, qualcosa capace di spezzare la ripetitività della mia vita.
Da quel giorno, il lavoro non sarebbe stato più lo stesso.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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