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ACTION THEATER


di Membro VIP di Annunci69.it ArchitectOfChance
05.06.2026    |    46    |    0 6.0
"Ma non è importante la realtà dietro il muro, è importante ciò che sente dentro..."
LEI
Cammino negli ambienti di quella che sembra una fabbrica dismessa. Uno spazio enorme, un susseguirsi di stanze e corridoi dall’altezza vertiginosa. Seguo le indicazioni che mi ha lasciato, passando in rassegna questo labirinto industriale. Luci al neon tremolanti e fioche, la ruggine del tempo che sussurra in ogni punto di questi enormi spazi. Una decadenza affascinante, a tratti erotica, solo vagamente inquietante.
Ma so che lui c’è, da qualche parte, e questo di dà sicurezza. Procedo fino a una grande tenda, il diaframma di una apertura dimensionata non per gli umani ma per le macchine. O, forse, per qualche divinità.
Esito per qualche istante poi decido di proseguire. Sposto la tenda, che scopro essere un pesante velluto nero. Dietro, il buio punteggiato di piccole luci rosse che pulsano in quelle tenebre che mi avvolgono una volta oltrepassata la tenda.

LUI
Che cosa è reale, e che cosa non lo è? Tutto è rappresentazione, la realtà è solo una forma simbolica. Una scenografia fatta di universi paralleli, di strade intraprese e lasciate, istante per istante. Lei è venuta all’appuntamento, non con me, non con un nuovo gioco. Con lei, come sempre. Io sono il Demiurgo, sono Horus che ha celato la sua testa di falco dietro sembianze umane per regalare a una femmina attimi di immortalità. Attimi di coscienza pura plasmata in forma di orgasmi che esplodono prima di consumarsi.

LEI
Non ho punti di riferimento in questo buio totale, le minuscole luci pulsanti non sono sufficienti a darmi un’idea delle distanze. Cammino, mi fermo, mi guardo intorno senza vedere.
All’improvviso, i miei occhi che si stavano abituando al buio, vengono accecati da due fari potenti, che si avvicinano velocemente, troppo velocemente. In un attimo di panico cerco di scappare da ciò che mi sta piombando contro, ma i tacchi alti che indosso mi impediscono una fuga veloce.
Cerco di sfilare le decolleté ma è troppo tardi i fari sono a meno di un metro da me, accompagnati dal ronzio elettrico di un motore. Sul retro di questo che sembra essere una carrello elettrico, una donna consuma una fellatio, è vestita interamente di latex nero, lui è nudo e il suono esplode in quel silenzio di tenebre disturbate solo dai fari che mi guardano. Ogni sospiro, ogni mugolio, persino i suoni della bocca di lei che assapora il suo cazzo sono amplificati in modo assurdo, fino a renderli una musica aliena eppure eccitante.
Lui scende dal posto di guida, si avvicina e mi bacia.
Poi si allontana, mentre la coppia continuala danza del piacere, lai girata di schiena, le mani che premono sul fondo della piattaforma semovente, lui dietro impegnato a creare nuovi suoni, suoni fluidi di un corpo umido penetrato,
altri più acidi di mani che cingono fianchi di latex.

LUI
Ora devo salire, è ora di mostrarle cosa c’è dall’altra parte, O cosa ci potrebbe essere. O, ancora, ciò che lei crede che ci sia. Ma non è importante la realtà dietro il muro, è importante ciò che sente dentro.
La sua immaginazione che è il riflesso dei suoi desideri.
Che lo spettacolo dell’introspezione abbia inizio.

LEI
Luci si accendono, appaiono deboli nell’immensità di quello spazio, illuminano falene meccaniche sospese a grandi tralicci, piattaforme trasparenti che ospitano corpi che si accoppiano selvaggiamente mentre lasciano colare al di sotto liquidi e umori di ogni tipo, a volte mi schizzano, a volte si perdono nel buio del pavimento, in suoni sempre più densi e liquidi, voci
e sospiri che si accavallano e creano una texture che è pura musica erotica.
Lui è in alto, su un ballatoio che corre lungo una parete che divide in due parti lo spazio. Ha una telecamera in mano, un monitor gigantesco si illumina e ciò che vedo è un groviglio di corpi in amplessi densi e umidi, ne percepisco il vapore carico di sesso e, persa in quella visione, sento l’eccitazione salire in modo spasmodico.
So di essere fradicia ormai. Voglio vedere ancora di più.
Voglio vedere dall’altra parte.
Ma non c’è modo di passare dall’altra parte, penso. A meno di non salire su una di queste piattaforme trasparenti.

LUI
So che cosa sta pensando, che cosa sta desiderando.
Ma non è ancora il momento.
Vedo la donna in latex che si avvicina, mentre lei è assorbita dallo schermo, dai pensieri, dai suoni eccitanti, dai pensieri sempre più osceni che si accavallano come gambe che stringono un sesso caldo e pulsante, cercando di tenere sotto controllo il desiderio di spalancarle e liberare quel profumo che è verbo di desiderio.

LEI
ipnotizzata dal contesto, percepisco appena mani che mi sfiorano, sussulto a nel frastuono di luci, immagini e suoni, la vedo accovacciarsi davanti a me, le sue mani sulle mie cosce, la testa che cerca il percorso sotto il miniabito.
Continuo a guardare il monitor e le immagini oscene che trasmette, mentre il suo viso strofina il mio intimo producendo un suono che rimbomba nello spazio.
Suono di mani che spostano le mutandine, suono di labbra che sfiorano le mie labbra più intime, suono di lingua che assapora il mio sesso che sprigiona suoni umidi e liquidi e sospiri di eccitazione che si mixano in un concerto di carne eccitata, di piacere, di sesso.
Mentre le immagini sul monitor sono quelle di me e di lei, enormi, dettagliate, inconfondibili eppure quasi irreali. Sono io oppure una mia proiezione? il suono amplificato del mio squirting invade lo spazio, insieme alle mie grida di piacere e quelli avidi di lei che accoglie ogni spinta del liquido copioso che schizza dalla mia fica.

LUI
La vedo mentre sale su una delle piattaforme trasparenti, la vedo concedersi alla coppia che la coinvolge come preda di una amplesso che può essere amplificato, la vedo mentre il suo viso è bagnato dello sperma di lui e degli umori di lei, la vedo concedersi a una pioggia che la consacra Danae e, finalmente, la vedo arrivare sul ballatoio, eccitata e grondante, non solo nel corpo ma anche nei recessi più profondi dell'anima.

LEI
E dietro il muro, dall’altra parte dei sogni e dei desideri, solo il buio. E, mentre tutto si spegne e ritorna il silenzio, la sua voce.

LUI
Noi tutti vediamo ciò che vogliamo vedere. Il confine tra realtà e desideri, tra realtà e forma simbolica è sottile.
E, forse, i desideri plasmano la realtà.

– Che cosa desideri, ora?
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