Prime Esperienze
A SHORT STORY ABOUT DESIRE
ArchitectOfChance
04.06.2026 |
20 |
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"Così presa dall’eccitazione, mi affiora solo ora la sensazione di una luce, deve esserci accesa sopra di me mentre lo spompinavo, penso..."
ORIZZONTE DEGLI EVENTIBuio. Nella mia mente si affollano immagini, come la danza di Shiva eterna e infinita. Creo e distruggo universi che non finiscono con un boato ma con un gemito. Ho seguito il mio istinto senza sapere che lo stavo seguendo, lui sapeva che cosa desideravo, e lo trasmetteva alla mia mente in background. Non posso vedere, i suoni sono distanti e ovattati, i sensi rimasti liberi sono all’erta, pronti a captare ogni dettaglio, sapore, odore, ogni liquido ologramma della scena. Sono io, totalmente me stessa. Fluttuo come un’astronauta esperto nel flusso di un universo i cui confini si espandono verso il piacere più intenso. Fino al nuovo confine, dove il piacere è ancora più intenso. E ancora.
GENESI Risponde al secondo messaggio, che ho scritto quasi due mesi dopo il primo. Il suo profilo mi trasmetteva qualche cosa che faceva vibrare i miei sensi, per questo ho scritto ancora. Non insisto mai, lancio il messaggio e aspetto che l’oceano lo recapiti. Se il destinatario non lo riceve oppure non risponde, significa che non era il destinatario giusto. Lascio che gli eventi facciano il loro corso. Non adesso, non con lei. Scrivo. Poche battute, intense quanto basta per capire. Hai un nuovo messaggio. È la sua risposta.
FROM THE BEGINNING
Questa volta lo apro quel messaggio e lo leggo, spinta da una sensazione di curiosità a cui non so resistere. Erano gli attimi prima di quella che, in seguito, avrei definito la mia vita precedente. Tra relazioni e momenti di puro soddisfacimento delle mie pulsioni, ho sempre sentito nel profondo il Desiderio. Quella fame insaziabile di piacere, piacere intenso, bagnato, oltre ogni limite, quel piacere che mescola pensieri osceni a realtà distanti, troppo distanti dai miei desideri eppure capaci di condizionare la mia libertà di vivere quei pensieri. Fino ad ora. Leggo il messaggio, ne metabolizzo l’ipnotico contenuto che arriva dritto al cuore della mia mente. Rileggo il suo profilo. Ritorno al Messaggio e scrivo la risposta. Digito le parole e mi sento come se mi stessi guardando, da fuori, mentre scrivo quelle parole. E mi scopro attendere impaziente la sua risposta.
Dopo qualche scambio di messaggi intensi, arriva inevitabile la richiesta. La attendevo, certo, ma l’eccitazione che provo nell’accettare l’invito ha qualche cosa di dirompente.
Una richiesta a tratti inquietante, ma che denota una cura dei dettagli che mi intriga. Per quanto, non mi sembra nulla di speciale, forse addirittura troppo semplice.
Mi attengo alle istruzioni. Indosso tutto ciò che esalta il mio corpo, la mia sensualità e la mia sessualità. Nero è il colore che domina la scena, a tratti nero opaco, a tratti nero lucido.
Suono il citofono. Il cancello si apre. Nessuna voce a darmi il benvenuto, solo lo scatto della serratura del cancello, metallico, quasi ad annunciare che non sarebbe stato un incontro qualsiasi.
Proseguo nel vialetto, apro la porta che mi è stata indicata.
Dentro la luce è fioca e morbida, qualche lampada dal design strano illumina la scena. Un ambiente molto grande e molto alto, minimale nei suoi arredi a parte qualche particolare che parla di viaggi in terre lontane.
L’unico suono è l’eco dei mei tacchi sul pavimento liscio, una superficie perfettamente depilata come l’inguine di una gigantesca pornostar. Mi sorprendo a pensare queste immagini assurde, mentre sotto, nel punto più a contatto con la mia parte più intima, sento quella sensazione che ho imparato a conoscere molto bene. Solo, decisamente più bagnata.
Mi avvicino alla sedia posizionata in mezzo al salone, la guardo per un attimo, allungo la mano per prendere la fascia in seta nera arrotolata come un serpente pigramente avvolto a godersi il sole di primavera. Mi guardo intorno, eccitata e allo stesso tempo inquieta. Cerco di domare l’inquietudine, respiro profondamente.
E poi posiziono la fascia sul viso, all’altezza degli occhi. Chiudendola dietro la nuca con un nodo.
Ora sono nel buio.
E aspetto.
IGNITION SEQUENCE START
Entro in scena.
Musica, naturalmente.
Mi avvicino, lei è seduta, la benda sugli occhi. La osservo, facendo un giro di 360 gradi intorno al suo corpo seduto, le gambe strette quasi a voler proteggere, slanciate su quei tacchi da orgasmo, quella parte che pulsa di desiderio. La sua bellezza mi incanta e quella timidezza imbarazzata mista al suo odore di desiderio mi eccita. C’è qualche cosa di elegantemente perverso nella sua grazia composta.
Mi abbasso, le mie mani toccano i lati delle sue decolleté, salendo verso le caviglie, sempre più su, fino alle cosce. Le mie mani scorrono all’interno, sensibili al tocco del nylon su quella carne calda che chiede di essere saziata.
“Silenzio” intimo mentre lei sta per dire qualche cosa.
Lei ubbidisce.
Io proseguo a divaricare le sue gambe che si aprono senza resistenza. Avvicino il viso al suo
frutto più intimo, fasciato da un perizoma nero che scopro completamente fradicio. Prima ancora del contatto, lo percepisco dal suo odore piacevolmente intenso, un odore che sa di mare, di muschio umido e di sesso. Sposto il perizoma e le sue labbra, sporgenti, calde e intrise di umori si offrono alle mie labbra, alla mia lingua che assapora ogni sfumatura del suo gusto. Mi piace, eccitante e osceno come deve essere il sesso. Il mio viso è bagnato dei suoi umori ma non smetterei mai di abbeverarmi alla sua fonte.
COUNTDOWN
Non lo vedo, non posso parlare, vorrei fare domande ma ubbidisco, sottomessa ed eccitata da questa sottomissione. Ho goduto della sua lingua e mi sento colare dall’eccitazione. Soprattutto ora che qualche cosa sfiora la mia bocca. È il suo cazzo, penso. Finalmente, penso. Apro la bocca perché ho voglia di assaporarlo ma una mano spinge indietro la mia testa. Non vuole, penso. Che cosa vuole? Penso. Mi strofina la cappella bagnata sul viso, sulle labbra, sotto il naso. Bastardo, penso. Vuole farmi impazzire di voglia, penso. Poi la mano mi spinge delicatamente la testa in avanti, automaticamente apro la bocca e lo sento entrare. Adesso tocca a me, penso. Darò il meglio di me, penso. Lo faccio impazzire, penso. i pompini sono una cosa che ha sempre fatto colpo sui miei uomini, sono proprio brava, penso. Mentre assaporo il suo cazzo, succhiando con desiderio, le mie mani sui suoi fianchi, pensieri affollano la mia percezione della mente. Sono qui, bendata, a casa di uno sconosciuto con il suo cazzo in bocca e la fica che sta allagando la sedia, sono proprio una troia. Troia. Un appellativo che avevo sempre rifiutato come qualche cosa di dispregiativo, offensivo, anche umiliante. Ma che ora assume sfumature diverse, deliziosamente perverse, dove l’umiliazione è piacere e la sottomissione dominazione, per poi tornare sottomissione e poi ancora dominazione in un ciclo infinito dove ciascuno celebra il rito e si inchina alla divinità del Piacere. Mentre questi pensieri si espandono e formano un caleidoscopio di intrecci, sento il membro dell’uomo misterioso che si allontana dalla mia bocca, so che sta per venire, l’ho percepito mentre spompinavo, so che sta per arrivare il nettare. E arriva, quel nettare, potente e denso attraversa in un battito di ciglia l’aria che lo separa dal mio
viso, dipingendo fronte, naso e labbra di caldo liquido viscoso, quel nettare che, ammetto finalmente con me stessa, mi piace in modo incredibile. Il suo sapore, il suo odore, la sua consistenza. Mi è sempre piaciuto e so che non posso farne a meno. Non ne posso fare a meno, penso. Un pensiero che affiora, potente e dominatore, un pensiero che ho sempre soffocato ma emerge come da una crisalide, la farfalla si sta liberando. Ora. Allungo le mani per riportare quel cazzo alle mie labbra, alla mia lingua, per svuotarlo di ogni goccia di quel liquido prezioso, per ripulirlo devotamente e concludere il rito. Soddisfatta e sempre più fradicia, penso già a come sarà sentirlo entrare dentro di me più tardi, quale potenza saprà dispensare nella mia fica pronta, pronta da tempo per riceverlo. Così presa dall’eccitazione, mi affiora solo ora la sensazione di una luce, deve esserci accesa sopra di me mentre lo spompinavo, penso. Ma non importa, forse voleva guardarmi bene mentre mi dedicavo a lui. Sorrido, sto per chiedere se posso togliermi la fascia dagli occhi, ora. Ma appena le mie labbra stanno per schiudersi e pronunciare le parole, un fiotto caldo mi investe il viso, lo sento arrivare dalla mia sinistra e in un attimo mi riempie la guancia e la bocca.
CLIMAX Con in bocca ancora il sapore della sua fica, riprendo la scena con lo smartphone. La luce crea un effetto interessante sui movimenti delle sue labbra su quel cazzo che sta avidamente succhiando. E fa brillare gli schizzi di sperma sul suo viso, facendo risaltare la curva delle sue labbra, labbra che sembrano create apposta per la fellatio, per dare piacere. Percepisco lo stupore che la pervade come una scossa quando il secondo cazzo le schizza il viso, ma percepisco anche la sua ondata di piacere che le fa sfuggire un gemito, timido e quasi soffocato per obbedire ai miei ordini. Si fa avanti il terzo invitato, lo vedo posizionarsi di fronte a lei attraverso lo schermo del telefono, masturbandosi vigorosamente fino a esplodere in uno schizzo abbondantissimo, al quale si unisce il quarto che la schizza da sinistra, centrandole il naso e la bocca che, adesso, cerca di assaporare quanto più possibile di quel regalo che le offro. Ora fatica a trattenere i gemiti, si lascia andare, le gambe aperte mentre io infilo le dita in quella pupilla di rugiada calda, liquida e viscosa che si schiude di voglia. E gli altri si fanno avanti, incapaci di trattenersi oltre davanti a quello spettacolo così eccitante.
REVELATION Ora capisco. Non era solo lui, penso. Ha invitato un paio di amici e questa cosa, lo ammetto, mi intriga e mi eccita molto. Però, penso, nessuno mi ha ancora scopata, avrà in serbo qualche altra sorpresa. Pensieri confusi, resi ancora più confusi dallo stato d’animo in cui sono e dal fatto che gli schizzi non mi danno tregua e sembrano non finire mai. Perché non sono solo un paio di amici, non vedo e non so chi ho davanti, o dietro, o di lato, questi
bastardi non emettono alcun suono, fatta eccezione per qualche sospiro mentre vengono, ma la doccia di sperma sembra non avere fine. Ormai ho il viso pieno, la sento colare dal mento, dalla fronte, so che ho i capelli impastati almeno quanto la mia bocca. Un vortice di odori e sapori mi avvolge come una nube voluttuosa e onirica, mi conduce in un oblio da cui mi riprendo, per un attimo, solo quando mi sento prendere per le mani come per farmi alzare, e io mi alzo, sento mani che mi fanno ruotare e capisco cosa deve succedere. Appoggio le ginocchia sulla sedia, imbottita e soffice, inarcando la schiena per offrire l’ingresso da dietro, aggrappata allo schienale mentre gli schizzi continuano e io, lo ammetto, ho perso il conto. Ora la mia fica assaggerà tutti questi cazzi penso, insieme divertita ed eccitata dal linguaggio scurrile che sto usando nei miei pensieri.
ORBITA La vista del suo culo che sembra disegnato al computer mi distoglie dalle riprese. Tieni il telefono, dico. Continua tu per un po’, dico a uno degli invitati. Mi avvicino, mi abbasso a leccare quella fica che ormai è un lago di passione e desiderio e aumenta la mia eccitazione. Mi alzo e, deciso, mi avvicino al suo ingresso secondario, entrando piano ma sempre con decisione, fino ad affondarlo tutto, fino in fondo, facendomi avvolgere dal quel caldo e stretto invito. Un grido, più simile al piacere che al dolore, seguito dalle sue mani che afferrano i glutei e li tirano verso l’esterno. Sì, dice. Sì. E le grida di piacere continuano, mischiate a un turpiloquio che non lascia dubbi sulla traiettoria che ha preso il suo piacere, diretto verso gli angoli più remoti dell’universo. E il mio è accanto al suo.
BLACK HOLE Lo sento entrare con decisione, un’angolazione perfetta mi apre l’intestino infuocando lo sfintere. Ma è un fuoco di piacere. Non sono vergine lì, ma il sesso anale è per veri intenditori e quindi l’ho sempre praticato poco. Ma qui sono al cospetto di un professionista, penso, mentre scintille di orgasmo iniziano a danzare davanti ai miei occhi bendati, la fascia zuppa di sperma che sento aderire bagnata mentre le scariche di nettare proseguono copiose. E mentre l’inculata non accenna a fermarsi, anzi è sempre più ritmata e profonda, pensieri osceni danzano davanti a me, alternandosi agli schizzi. immagino un’altra donna, sdraiata sotto di me, che si inebria dei miei umori mentre lo stallone dietro mi apre il culo e una nuova cascata di sperma mi arriva da tre lati diversi. Sento la mia voce che grida, mentre un fiotto liquido mi cola tra le cosce.
Squirting, penso. Finalmente, penso. Ma mentre ho ancora l’immagine oscena davanti a me, resa ancora più porca dall’altra donna che mi lecca lo sperma dal viso e dalla bocca, la sua lingua avvinghiata alla mia, sento che il liquido caldo tra le cosce non si ferma: non è solo squirting, penso.
Sto pisciando mentre qualcuno mi incula, penso.
THE END (For Now)
Ora hai il permesso di toglierti la fascia, le dico. Lei esegue, ancora scossa da fremiti per l’eccitazione e gli orgasmi. Miodio, dice, guardandosi nello specchio che ha di fronte, un semplice specchio verticale, senza cornice, posizionato al centro della grande stanza. Il viso è una maschera di sperma, completamente ricoperto, solo gli occhi sono stati risparmiati, il trucco ancora quasi intatto. Il resto, è un intricato mosaico di liquido lattiginoso che cola dal viso e dalle labbra, andando ad aggiungersi a quello schizzato sul miniabito, all’altezza del seno. Mi sento troia, dice. E ti piace, le chiedo? Sì, risponde. Ma quanti… quanti erano, chiede. 35, rispondo. Tu e altri 34, dice, mentre continua a guardarsi nello specchio. No. Io sono il 36. Devo ancora sborrarti in faccia, dico. Ma prima vorrei darti qualcosa di più dello specchio, dove guardarti. Vuoi vederti nel video, mentre mi dedico a te..? Sei… mi hai… dice senza trovare le parole giuste. Ho fatto uscire quello che ti piace essere, le dico. Sì, ma come hai fatto a capire, dice. Sensazione, dico. Ho ascoltato ciò che trasmetti dal profondo del tuo intimo. E ho ancora altre situazioni da proporti, di cui so che ti piacerà essere protagonista.
Se ti va, dico.
Mi piaci, dice.
Hai buon gusto, le rispondo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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