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orge

La doccia prima


di miciamicio
27.09.2025    |    178    |    2 9.0
"Il quarto, appoggiato contro il muro ma presto fatto sdraiare da lei, fu preso in un'unione feroce: Maria lo cavalcò con passione, il suo membro che la colmava completamente mentre lei gli..."
In una città invisibile, dove i desideri si intrecciano come fili di seta incandescente, Maria si ergeva nuda, la pelle accesa dalla luce tremolante delle candele, che sembravano lambirla con carezze furtive.

Sette uomini, scelti dal caos della notte urbana, erano lì per lei, i loro corpi già tesi di desiderio sotto i vestiti. Non era solo una notte di passione: era un rituale di dominio, un’offerta collettiva di piacere liquido come apertura sacra, prima che Maria li reclamasse tutti, uno dopo l’altro, in una danza di carne e ardore.

"Entrate, miei signori," sussurrò Maria, la voce un coltello di seta che tagliava il silenzio.

Il suo corpo, un tempio pagano, vibrava di lussuria mentre li fissava. "Voglio il vostro seme, voglio essere inondata dal vostro desiderio prima di possedervi tutti."
I sette, intimiditi ma accesi, si disposero in cerchio attorno a lei, che si inginocchiò, il pavimento freddo contro le sue cosce morbide.
"Mostratemi la vostra forza," ordinò, le dita che sfioravano la sua intimità già umida.
"Fate vedere quanto mi desiderate."

Uno alla volta, i loro membri emersero, turgidi, pulsanti, già lucidi di anticipazione.

"Bravi, miei adoratori," rise lei, leccandosi le labbra.
"Ora bagnatemi, riversate il vostro piacere su di me."

Maria prese il primo, quello del gigante barbuto, accarezzandolo con mani esperte.
"Sei così possente," mormorò, la bocca che sfiorava la sua pelle con un bacio umido.
"Dammi tutto, inondami."
Lui gemette, il corpo teso come un arco.
"Mia regina, prendilo," ansimò, liberando un getto caldo che le colpì il mento, scivolando lungo il collo. Maria rise, spalancando la bocca.
"Sì, così, ancora di più!"

Passò al secondo, un uomo magro dagli occhi febbrili.
"Versa il tuo desiderio sui miei seni," lo incitò, massaggiandogli i testicoli con dolcezza.
Lui tremava, "Sei un sogno," sussurrò, coprendole il petto, il fluido che scorreva sui capezzoli eretti come gemme.

Il ritmo si fece febbrile, un coro di sospiri e fremiti.
"Siete troppo lenti, miei amanti!" esclamò Maria, le mani che accarezzavano due membri alla volta.
"Voglio tutto il vostro ardore, ora!"
Il terzo e il quarto, ai suoi lati, si abbandonavano al piacere.
"Ti piace, mia dea?" mormorò uno, mentre il suo seme le dipingeva le spalle di un bianco perlato.
"Adoro essere vostra," rispose lei, la lingua che inseguiva ogni goccia.

Il quinto, un giovane dai muscoli scolpiti, le prese i capelli.
"Guardami," disse, liberandosi sul suo petto, il fluido che le velava la pelle come un velo liquido.
Maria, accesa, rideva: "Continuate, segnatemi con il vostro desiderio!"

Tutti e sette, ora, un’orchestra di passione.
Il sesto le riempì la bocca, il seme che traboccava, mescolandosi alla saliva.
"Assaporami," le ordinò, e lei obbedì, deglutendo con un gemito profondo.
"Che gusto divino," sussurrò, le dita che scivolavano nella sua intimità fradicia.

Il settimo, l’ultimo, si posizionò dietro di lei, il suo membro teso verso la sua schiena.
"Prendi tutto, mia regina," ruggì, riversando il suo piacere sulla curva della sua schiena, il fluido caldo che scivolava verso la sua intimità, accendendo la pelle attorno alla sua fica pulsante.

Maria, tremante di eccitazione, si voltò, leccandosi le labbra. "Siete stati magnifici," disse, il corpo lordato di desiderio. "Ma ora tocca a me."

Maria si alzò, regale e segnata dal loro ardore, la schiena lucida del loro tributo.

"Ora vi possiedo," dichiarò con voce ferma e avvolgente, spingendo il gigante barbuto a terra con un gesto deciso, facendolo sdraiare supino sul pavimento freddo.

Il suo corpo massiccio tremava ancora per l'eccitazione residua, e lei gli montò sopra a cavalcioni, guidando il suo membro ancora turgido e pulsante verso la sua intimità accogliente, calda e umida di desiderio.

Mentre scivolava dentro di lei con un movimento fluido e profondo, un gemito sfuggì dalle labbra dell'uomo: "Sei perfetta, mia regina."
Maria lo zittì con un sorriso predatorio, premendo un dito sulle sue labbra. "Silenzio e godi," rispose, iniziando a cavalcarlo con furia ritmata, i fianchi che roteavano in cerchi ipnotici, le unghie che gli segnavano il petto ampio, lasciando solchi rossi sulla pelle sudata.

Il piacere saliva in lei come una marea inarrestabile, ogni affondo che la colmava completamente, sfregando contro le sue pareti sensibili, accendendo scintille di estasi che si propagavano dal suo nucleo più intimo. Maria accelerò il ritmo, il respiro affannoso, i seni che ondeggiavano con grazia selvaggia mentre sentiva l'onda che cresceva dal profondo del suo ventre, contraendo i muscoli in spasmi preliminari. Il gigante sotto di lei ansimava, i muscoli tesi, ma lei lo dominava completamente, stringendolo dentro di sé fino a quando il suo corpo non si arrese, inondandogli la panci .

Senza pause, Maria passò al secondo uomo, il magro dagli occhi febbrili, che giaceva già sdraiato accanto, il corpo esausto ma ancora bramoso. Lo avvolse in un abbraccio profondo, sdraiandosi sopra di lui e accogliendolo nella sua intimità con un movimento lento e deliberato, sentendo ogni vena del suo membro pulsare contro di lei.
"Senti come ti prendo," mormorò, le labbra sfiorandogli l'orecchio, mentre iniziava a muoversi con un ritmo sinuoso, i corpi intrecciati in un intreccio di pelle e sudore.

Il piacere in lei si intensificava, ogni spinta che la portava più vicina al culmine, il clitoride sfregato contro il suo pube, mandando ondate di calore elettrico attraverso la sua grossa cappella. Arrivò al punto di un'esplosione interna: il suo corpo si inarcò, un fiotto caldo e abbondante di piacere liquido sfuggì da lei, bagnando il ventre e il petto dell'uomo sdraiato sotto, mentre gridava in estasi, i muscoli che si contraevano in spasmi incontrollabili.

Ancora vibrante di quel culmine, Maria si voltò verso il terzo, il giovane dai muscoli scolpiti, che attendeva sdraiato, gli occhi fissi su di lei con devozione. Lo montò con lei sopra in un ritmo vorticoso, le mani premute sul suo torace per mantenere l'equilibrio, i fianchi che ruotavano e affondavano con precisione calcolata. Ogni movimento la portava a sfiorare quel punto profondo dentro di sé, costruendo un nuovo spruzzo con deliberate carezze interne, il respiro che si faceva sempre più corto, il cuore che martellava.

"Siete miei," gridava, mentre il piacere montava di nuovo, culminando in un'onda travolgente che la fece tremare, rilasciando altri getti di essenza calda sul corpo dell'uomo sotto di lei, bagnandogli l'addome e le cosce mentre i suoi gemiti echeggiavano nella stanza.

Il quarto, appoggiato contro il muro ma presto fatto sdraiare da lei, fu preso in un'unione feroce: Maria lo cavalcò con passione, il suo membro che la colmava completamente mentre lei gli mordeva il collo, lasciando segni di denti sulla pelle.

Il quinto, il sesto e il settimo seguirono in una sequenza inebriante, ognuno sdraiato e reclamato con la stessa intensità, i corpi degli uomini che formavano un tappeto di carne esausta attorno a lei.

Per ciascuno, Maria costruiva i suoi getti con maestria, alternando ritmi lenti e profondi a spinte rapide e frenetiche, sentendo il piacere accumularsi dal basso ventre, irradiarsi alle cosce, al petto, fino a esplodere in ondate multiple. Ogni volta, al culmine, il suo corpo liberava un fiotto generoso di piacere fluido, bagnando gli uomini sdraiati sotto di lei, marchiandoli con la sua estasi mentre i loro corpi si arrendevano completamente, tremanti e svuotati.

In quella città di desideri sussurrati, Maria era la regina assoluta, l’offerta collettiva di piacere solo il preludio a un’orgia dove ogni uomo era suo vassallo devoto, e il piacere, un labirinto infinito di estasi condivise e dominate.
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