orge
Certe Notti non finiscono mai - 6di7
giorgal73
22.06.2026 |
21 |
0
"Cazzo, è duro e buono… voglio sentirlo schizzare forte quando vieni!»
Angelica, tra una succhiata e l’altra, geme: «Mhmm, che sapore… non venire ancora, voglio gustarlo di più..."
Premessa: I nomi delle persone sono di fantasia — per privacy li ho cambiati, smussati, travestiti da qualcos’altro, come si fa con certi oggetti preziosi che non vuoi mostrare a tutti. Chi ci conosce riconoscerà ogni dettaglio, ogni sguardo, ogni risata: saprà esattamente di chi sto parlando, senza bisogno di spiegazioni. Chi non ci conosce, invece, si troverà davanti a una porta socchiusa, con la luce calda che filtra dall’interno e il suono ovattato di voci e musica. A voi dico solo: «Cosa aspettate? Venite mercoledì a condividere l’estasi dell’anima insieme a noi.» Il racconto è diviso in sette parti, è la narrazione di una giornata intera quindi leggetele tutte, non vi fermate alla prima che è solo di introduzione, quelle più spinte ed erotiche sono in aguato e spunteranno quando meno ve lo aspettate.***************************
Ci alziamo tutti insieme, una coazione simultanea, come se la tensione accumulata per tutta la cena avesse trovato una crepa nella diga e ora ci facesse esplodere in piedi, incapaci di restare ancora un istante seduti a giocare con le parole. Il nostro piccolo branco, di colpo compatto e sfrontato, marcia verso il privé con la silenziosa determinazione dei pellegrini di un culto misterioso. Lungo la breve camminata, le voci calano di tono: il brusio si fa febbrile, le mani cercano altre mani, oppure si stringono in pugni nervosi, tradendo una fame che non ha niente a che vedere col cibo. Io, invece, mi sento improvvisamente svuotato: tutta la mia energia evaporata nella lunga attesa della fine, come se il climax sociale fosse stato il vero orgasmo e il resto ormai solo formalità. Davanti all’ingresso del privé rallento, accampo una scusa da niente, mezzo sorriso e la dichiarazione che vorrei tornare a casa, magari ci si vede la prossima volta.
Ma Francesca mi trafigge con la sua voce: «Ma dai, proprio adesso? Peccato, sarei stata felice di diventare la protagonista di una tua storia.» Lo dice in modo semplice, quasi goffo, ma il modo in cui mi guarda – e in cui guarda Jayne, e forse tutti gli altri, e forse nessuno – mi incastra. Sento lo sguardo degli altri su di me. E poi c’è Jayne, che mi afferra la mano come per incollarmi sul posto, la sua energia che ribolle, che brucia, che sa di ruggine e di desiderio. Ci sono storie che non puoi comandare: sono loro a scegliere te. L’universo e la buona sorte vincono sempre, su di me. La stanchezza si dissolve in un battito di ciglia, e Little Joe, che mi aveva appena dato tregua, si rianima con una rapidità che sfida ogni legge della chimica. Giuro che lo sento sussurrare: non essere pirla, segui il flusso. E io, obbediente come sempre alle necessità del corpo, mi lascio trascinare.
Il privé è sala a luci basse, con i letti accoglienti riflettono la poca luce come squame di serpente. Ci entriamo tutti insieme e subito le chiacchiere si spengono, come se avessimo superato una soglia metafisica. Il tempo si getta addosso, viscoso, e io perdo il senso della sequenza: lo spogliarello non è neanche cerimoniale, è una progressione zoologica in cui i vestiti evaporano senza che nessuno davvero se lo ricordi. Vengono stese le lenzuola sul lettone. Francesca si inginocchia la prima, seno piccolo, elegante e feroce come la linea di una lama, si appoggia al bordo del letto con una sicurezza da regina. Jayne la segue, come un’ombra che però ha il coraggio di essere a colori: le mani che si annodano dietro la nuca di Francesca, la bocca che cerca la bocca, e il loro bacio è la sintesi di tutto quello che la serata prometteva. Angelica si accoda, si aggrappa alle cosce di Francesca, la bacia tra le scapole, e poi si gira, mi cerca, e mi vuole vicino. Io mi siedo sul letto, sono già nudo, e Tania, vestita solo di un body rosso che la fa sembrare una fragola gigante, si avvinghia al mio fianco. Le sue mani mi percorrono il torace, la bocca mi depila la pelle con baci microscopici, e io sento che la mia attenzione non può più reggere tutti i dettagli, che il cervello scoppia a star dietro a questa ridda di input sensoriali.
Allungo la mano sul seno di Francesca, che è una terra promessa di nervi, sudore e carne. Il capezzolo mi si conficca tra pollice e indice come un seme di melograno, la pelle d’oca sale in ondate, e per un attimo la scena mi sembra quella di un quadro che nessun artista avrà mai il coraggio di dipingere. Tania mi stringe da dietro, mi sussurra parole oscene, e contemporaneamente sento le mani di Jayne e Angelica che mi esplorano la schiena, mi sfiorano l’osso sacro, scivolano sotto. I corpi si confondono, le identità si mescolano: vedo solo capelli, spalle, mani, e la sensazione che il centro del mondo sia improvvisamente qui, tra di noi, in questo letto che ha visto più orgasmi di quanti ne saprà mai la statistica.
Il mio cuore batte forte, le mani mi sudano, eppure ogni gesto mi viene naturale, come se fosse tutto già scritto in qualche codice arcaico. Le dita di Francesca mi trovano, mi stringono, mi tirano verso di lei: la sua bocca è un gorgo, la lingua mi lecca la punta e poi si ferma, come se volesse tenersi il sapore per dopo. Jayne le si avvicina, si inginocchia di fianco, e inizia a leccarla tra le gambe. Francesca geme, si morde le labbra, e poi – con una precisione da chirurgia erotica – infilza Jayne con due dita e inizia a muoverle dentro e fuori, lenta ma inesorabile. Angelica si avvolge addosso a me, mi bacia il petto, mi morde i capezzoli, poi si abbassa e prende Little Joe in bocca con una fame che mi fa perdere ogni controllo. Sento la sua lingua, la sua saliva, e poi sento anche la sua voce: «Non venire subito, voglio sentirti ancora.» C’è competizione, ma è una competizione gentile, fatta di piccoli dispetti e di complicità tutta femminile.
Nel frattempo, la stanza si è riempita di spettatori. Parecchi uomini single, rimasti fuori dal giro, si sono avvicinati alle pareti divisorie: infilano le mani tra le grate, i cazzi già tirati fuori dai pantaloni, qualcuno si masturba, qualcuno cerca di infilarsi nel mucchio, ma la barriera è reale e metaforica. Noi siamo dentro, loro fuori; noi siamo il racconto, loro solo il pubblico. Francesca sembra divertirsi, lancia occhiate rapide agli spettatori e amplifica le sue reazioni, come se sapesse che ogni suo gemito è amplificato dal desiderio che la circonda. Le mani di Tania mi obbligano a sdraiarmi sul letto, lei mi cavalca piano, si gira e offre la vista del suo culo a tutti quelli che guardano. Jayne la aiuta a guidarmi dentro, la lingua di Jayne che le lecca la schiena, le mani che la tengono aperta. Poi tornano su di me: mi bacia, mi lecca il collo, mi sussurra cose che non capisco ma che mi fanno tremare.
Di fianco, Angelica si arrampica su Elegante Equino, lo monta con una veemenza che sorprende anche lui. Pare che non si conoscano ma bastano trenta secondi e sono già sincronizzati: lui la prende per i fianchi, la solleva come una bambola, la sbatte sul letto e la penetra da dietro, con colpi lenti e profondi che sembrano volerle cambiare la struttura del DNA. Angelica urla, un urlo che mi penetra in bocca mentre io sto baciando Jayne, e per un attimo ho la strana sensazione che quell’onda sonora mi stia squassando il diaframma, che il mio respiro si fonde con il suo. Tutto esplode sulle pareti, a scaglie di voci, a spruzzi, a scale, a rimbalzi.
Il ritmo sale, i corpi si mischiano. Francesca approfitta della lingua di Jayne, e le due si alternano come se fosse un duello a staffetta: la voglia, il controllo, anche un pizzico di vanità professionale. Ogni tanto le lingue delle due si scontrano, si flettono sulla punta, si annodano come se volessero contendersi il gusto che resta, e io cedo senza più nemmeno provare a resistere. Matteo è sdraiato vicino a Jayne e gliel’ha infilato con una rapidità che sorprende tutti, persino Jayne. Lei si gira di colpo, resta di tre quarti, e senza neanche fermarsi mi guarda e ridacchia, spalanca la bocca come per urlare ma poi si morde la lingua e la trattiene dentro.
Ci sono momenti che si sdoppiano, tipo bug del software, in cui mi vedo da fuori: la stanza rossa, il letto pieno, i volti che si deformano e si fondono in maschere da antico teatro, la folla che scruta da dietro le pareti — e io, al centro, circonfuso di eccitazione e di un senso di privilegio quasi infantile. Non sento più le mani di chi mi tocca, sono solo poli elettrici, lamine che si scaricano l’una nell’altra e fanno partire cortocircuiti ovunque.
Il miscuglio di sudore, alcool e magari anche una lacrima di troppo ci rende quasi miti, come animali da soma che hanno trovato finalmente sollievo nel disordine. La gara a chi gode prima si fa ossessiva: le ragazze addosso agli uomini, ma più spesso fra di loro; gli uomini che si guardano con un rispetto inconsueto, come se ogni orgasmo femminile fosse anche una dose di valore aggiunto per la propria autostima. A un certo punto ho la sensazione che Jayne sorrida solo per me, anche se è appoggiata quasi in verticale alla schiena del tipo grosso, lo abbraccia da dietro e lo tiene per la gola come se avesse paura non facesse abbastanza male.
Tania fa la mattatrice: chiama più mani possibili, dirige il traffico,
Tania ride e urla con voce eccitata: «Dai, ragazze, fatelo impazzire! Jayne, leccagli le palle mentre Angelica lo succhia…»
Jayne si avvicina all’orecchio di Matteo: «Senti come te lo succhio… è tuo, ma stasera lo condividiamo tutte. Cazzo, è duro e buono… voglio sentirlo schizzare forte quando vieni!»
Angelica, tra una succhiata e l’altra, geme: «Mhmm, che sapore… non venire ancora, voglio gustarlo di più. Tania, guardalo, sta per esplodere… dai, spingilo oltre, fallo nostro!» indica dove leccare, dove stringere, dove mollare. Ogni tanto saltella, si mette in piedi, urla qualcosa di sgradevolmente filosofico tipo “la pornografia vera è la noia”, poi ride e rovescia il discorso col prossimo orgasmo. Francesca, anche lei, lascia perdere la finta timidezza e diventa regista di piccole galanterie tra donne: carezze lunghe, baci sulle spalle, raschia le nocche sulle clavicole e lascia la scia di pelle arrossata come firma del proprio passaggio.
Francesca parla con voce roca e già pregna di desiderio: «Prendi il cazzo di Matteo in bocca, Jayne, fammi godere», ordina, e Jayne si china obbediente. La mia mano, intanto, scivola senza esitazione sul tonico e invitante gluteo di Francesca, stringendolo con forza mentre il mio Little Joe scivola tra le sue dita. Dietro la parete divisoria, una folla di uomini eccitati allunga mani e membri nell’oscurità, preda di un desiderio collettivo che vibra nell’aria.
I capezzoli di Francesca, rosa e turgidi come frutti proibiti, attirano il mio sguardo: le mie labbra li sfiorano con mordicchi leggeri, colgono il loro sapore dolce-amaro in un lampo di estasi. È un attimo, poi Angelica cattura Little Joe tra le sue labbra morbide, succhiando e risucchiando finché un gemito lieve annuncia il suo piacere, e un istante dopo lei esplode in un orgiastico squirting sulle lenzuola candide.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Certe Notti non finiscono mai - 6di7:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
