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Certe Notti non finiscono mai - 5di7


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
22.06.2026    |    14    |    0 6.0
"E io mi sento come un hacker che, per una volta, è stato invitato ufficialmente a penetrare il sistema..."
Premessa: I nomi delle persone sono di fantasia — per privacy li ho cambiati, smussati, travestiti da qualcos’altro, come si fa con certi oggetti preziosi che non vuoi mostrare a tutti. Chi ci conosce riconoscerà ogni dettaglio, ogni sguardo, ogni risata: saprà esattamente di chi sto parlando, senza bisogno di spiegazioni. Chi non ci conosce, invece, si troverà davanti a una porta socchiusa, con la luce calda che filtra dall’interno e il suono ovattato di voci e musica. A voi dico solo: «Cosa aspettate? Venite mercoledì a condividere l’estasi dell’anima insieme a noi.» Il racconto è diviso in sette parti, è la narrazione di una giornata intera quindi leggetele tutte, non vi fermate alla prima che è solo di introduzione, quelle più spinte ed erotiche sono in aguato e spunteranno quando meno ve lo aspettate.

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Il tavolo è grande e tondo come una promessa di complicità, la tovaglia di cotone bianco tesa sopra, le sedie disposte in modo così simmetrico che per un attimo sembriamo davvero una corte di cavalieri radunata per discutere di strategie e conquiste, ma le uniche spade qui sono metaforiche e nessuno indossa armature. Mi siedo a destra di Angelica e Jayne; Angelica ha il profumo di zucchero e tabacco, Jayne quello di pesca e distacco, e la loro vicinanza mi ubriaca ancora prima che arrivino i vini. Il resto del gruppo si sistema senza troppi complimenti: Francesca e Matteo uno accanto all’altra, gambe intrecciate sotto il tavolo come fossero le ali di un origami a quattro mani, poi la coppia che non ricordo di nome ma che ricordo di carne—lei con capelli biondi e lisci sulla schiena nuda, lui con il pizzetto rasato di fresco, giovane e già troppo sicuro di sé. Seguono Tania, Albert e Gianni, che da poco ha cambiato il Nickname su A69 in Elegante Bologna, ma per tutti noi resta il vecchio Elegante Equino; la compagna di serata la riconosco subito, anche se finge una certa timidezza, tipico delle habitué che usano la memoria corta come autodifesa.

Ci si siede così, senza un ordine preciso ma con la logica delle alleanze provvisorie. L’atmosfera scalda subito: Francesca, con curiosità che si taglia a fette, decide di avviare un giro di presentazioni. Chiede nome, provenienza, e “la cosa più strana mai fatta in una serata come questa” —lo fa ridendo, ma si vede che la domanda la interessa davvero. In pochi minuti passa dall’essere una sconosciuta al diventare il perno della discussione, capace di raccogliere le confessioni più torbide come se stesse collezionando perle di vetro per una collana da indossare solo in privato.

Jayne prende la parola per raccontare che il mio hobby è scrivere racconti erotici. Lo dice con la nonchalance di chi ha appena rivelato che mi piace collezionare francobolli, ma la notizia sembra mettere Francesca in stato di allerta: il suo sguardo si accende come quello di una gatta che ha appena visto muoversi la coda di un topo. Chiede subito se sono storie d’invenzione o se mi ispiro alla realtà, e io rispondo che la linea tra le due cose è spesso così sottile che potrei inciampare ogni volta che provo a distinguerle. Francesca ride, poi chiede se mai ho scritto di qualcuno seduto a questo tavolo. Non rispondo subito, ma il silenzio che segue fa capire a tutti che la risposta è “sì”.

E mentre mi sento osservato, mi torna in mente dove ho visto Francesca per la prima volta. Cinque mesi fa, proprio qui al Certe Notti, nella sala coppie, illuminata da una luce rossa che sembrava filtrare la realtà in una pellicola porno vintage. Tania mi aveva trascinato nella sala coppie, dove i rumori erano così saturi di carne che ogni respiro sembrava un patto di sangue. Dietro una parete sottile, con delle sbarre che lasciavano filtrare il suono e i gemiti, avevo intravisto Francesca e Jayne: si baciavano e si toccavano come se il resto del mondo fosse solo uno sfondo. C’era anche Matteo, il suo cazzo sbucava tra le gambe delle due donne come una lingua di fuoco, e la scena era così intensa che Tania aveva smesso di succhiarmi solo per potermi descrivere la troiaggine di Jayne in tempo reale. Io avevo resistito a venire solo perché l’umiliazione di farlo in silenzio, da spettatore, sarebbe stata troppo grande. Il ricordo mi avvolge come un mantello, e per un istante sono di nuovo lì, col viso schiacciato contro le sbarre mentre il sesso degli altri mi investe come un gas nervino. Poi la voce di Francesca mi riporta al presente: mi guarda con l’aria di chi ha appena intuito di essere stata spiata, ma invece di offendersi, sembra eccitata dall’idea. Chiede se quella storia l’ho mai scritta davvero. Rispondo che potrei, ma che preferisco i dettagli sfuggenti, quelli che sfumano tra memoria e immaginazione, e lei apprezza la risposta come se fosse un invito.

La coppia bionda, di cui ancora non ricordo il nome, esala un erotismo evidente ma malcelato sotto una specie di patina di convenienza sociale: lei ride di continuo, ma lo fa portandosi la mano alla bocca, lui invece la osserva con uno sguardo che vuole essere di controllo ma è chiaramente divorato dalla gelosia. Quando Francesca chiede loro la cosa più strana che abbiano mai fatto, lui risponde una banalità, tipo “abbiamo fatto sesso in macchina davanti al mare”, ma lei, invece, sussurra che una volta ha partecipato a una gang bang e che quel ricordo la eccita ancora adesso. Il ragazzo arrossisce, ma si vede che la storia lo stuzzica, perché subito dopo le accarezza la coscia con movimenti lenti e deliberati.

Mentre la conversazione si fa sempre più liquida, tutti cominciano a mangiare con un’avidità che sembra andare oltre la fame: il cibo è solo un’altra occasione per leccare, succhiare, toccare. Sulle labbra di Francesca il vino rosso lascia una traccia che sembra sangue, Jayne si infila in bocca le crocchette di patata, Tania parla e gioca con il compagno della biondina, Mentre Gianni stuzzica e prende in giro Albert. Ogni gesto è un messaggio cifrato, ogni occhiata una promessa o una minaccia. E io mi sento come un hacker che, per una volta, è stato invitato ufficialmente a penetrare il sistema.
Ogni tanto alzo lo sguardo e incrocio quello di Gianni, che osserva la scena con la calma dell’uomo che ne ha viste tante ma che non si stanca mai di vederne ancora. La sua nuova compagna è una presenza discreta ma decisa: dà risposte brevi, ma quando ride lo fa con tutto il corpo, come se ogni risata fosse un mini-orgasmo. Albert si muove poco, ma quando Tania gli parla all’orecchio, il suo sorriso si allarga come la fessura di una diga che sta per cedere.

Il vociare si smorza di colpo quando la voce di Kiara riempi ulteriormente l’atmosfera. Senza chiedere permesso, si avvicina al nostro tavolo e lo porge a Jayne, la quale si esibisce in un inchino teatrale prima di accettare la sfida.
Le prime note di “Non sono una signora” esplodono dalle casse e Jayne, con la sicurezza di chi ha già domato platee più difficili, si alza trascinando Francesca al suo fianco. La loro voce si intreccia in un duetto che parte incerto ma poi si salda, cresce di volume e di audacia. Francesca, che all’inizio si limita a cantare in playback ridendo tra sé e sé, si lascia trascinare dal pathos e finisce per interpretare il pezzo con una teatralità da palcoscenico off-Broadway, gesticolando ampie parabole nell’aria e sfiorando di tanto in tanto la spalla di Jayne. Il gruppo applaude, anche chi non conosce la canzone, e per un attimo sembriamo una congrega di bambini che ha appena imparato a urlare insieme.

Appena la base finisce, Kiara non lascia tempo alle pause: la playlist schizza su “I Wanna Dance With Somebody” e la corteccia cerebrale, già lubrificata dal vino, cede il resto della resistenza. Francesca mugugna qualcosa sulla superiorità della musica italiana, ma poi si arrende alla pressione del pubblico e si lascia trascinare di nuovo nella mischia. Jayne prende il comando, la voce limpida e rotonda, e guida il gruppo in un ritornello che rimbalza tra i muri del cortile come una pallina da flipper. Tania si alza in piedi e improvvisa una coreografia, Albert la imita goffamente e, per una volta, sembra davvero divertirsi. Gianni ride a pieni polmoni, la sua compagna documenta tutto con il telefono, e persino la coppia bionda, così rigida all’inizio, si lascia andare a una danza lenta e un po’ goffa sul posto, tenendosi per mano come due esploratori in un continente sconosciuto.

Il cameriere approfitta del clima isterico per accelerare il ritmo delle portate: piatti che si svuotano e si riempiono a tempo di musica, bicchieri che tintinnano in brindisi improvvisati, cucchiai che battono a ritmo sui bordi delle ciotole. La cena diventa una corsa a ostacoli tra una strofa e l’altra, tra un assaggio di risotto e una fetta di arrosto, tra il bisogno di nutrirsi e quello di non perdersi il prossimo giro di canzoni. La tovaglia si macchia di vino e sorrisi, le mani si intrecciano sotto il tavolo, e ogni tanto le risate arrivano così forti che qualcuno deve asciugarsi le lacrime con il tovagliolo.
Sento la tensione sciogliersi, la prudenza sbriciolarsi come una crosta di pane, e ogni barriera si abbassa a colpi di note e parole fuori tono. La serata si trasforma in una specie di festival delle confessioni: chi osa di più sul karaoke, poi ha il permesso di lanciare domande proibite; chi canta male, si guadagna lo status di martire e riceve un doppio giro di amari come premio di consolazione. Jayne e Francesca monopolizzano il palco, ma ogni tanto cedono il microfono agli altri: la compagna di Gianni canta una canzone anni ’90 con la voce di una ragazzina, Albert rappa Eminem in un inglese improbabile che fa ridere persino Jayne, e perfino la biondina timida si esibisce in una cover di Mina che lascia tutti increduli.

Il tempo sembra piegarsi su sé stesso. La cena si trascina tra le portate veloci, le risate e l’eco delle hit pop che si alternano senza sosta. Gli sguardi si fanno sempre più liquidi, le mani più audaci, e so che ormai nessuno qui sta più ragionando con la parte del cervello destinata al controllo. Siamo un branco di volpi ubriache, in equilibrio precario tra la voglia di mettersi in mostra e quella di lasciarsi andare definitivamente.
Quando Kiara annuncia che la serata proseguirà “senza tabù” nella sala interna, una specie di brivido percorre il tavolo. Nessuno commenta, nessuno ne ha bisogno: lo sappiamo tutti, che il vero spettacolo deve ancora cominciare.
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