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Le Avventure Di Chiara:La Squadra Di Calcio10


di Membro VIP di Annunci69.it Adam82209
24.06.2026    |    823    |    0 6.0
"Anche gli altri ragazzi, osservando la scena, rimasero sorpresi e iniziarono a commentare tra loro tra risate e battute..."
Dopo un inizio così interessante, la serata non poteva che migliorare. Per recuperare un po’ di energie organizzammo una bella grigliata. La frenesia sessuale cedette temporaneamente il posto alla leggerezza e, vista tutta l’attività fisica che avevamo fatto, eravamo tutti incredibilmente affamati, ma anche desiderosi di ridere e scherzare. Come dico sempre nei miei racconti: non tutto deve girare esclusivamente intorno al sesso.
Il posto era magnifico, la serata perfetta, il cibo ottimo e la compagnia ancora meglio. E questo nonostante la mia nota avversione per l’appassionato medio di calcio, categoria che consideravo, e in parte considero tuttora, composta da persone poco inclini a ragionamenti che vadano oltre il pallone e il gossip sportivo. Loro, invece, si rivelarono ragazzi svegli, intelligenti e capaci di affrontare qualsiasi discussione con pacatezza e spirito critico, anche quando l’argomento non aveva nulla a che fare né con il calcio né con il sesso.
Ricordo che Numero 4 espresse la propria opinione su un referendum che si sarebbe tenuto qualche mese dopo. Pur non condividendo le sue conclusioni, trovai il suo ragionamento davvero interessante e ben costruito.
Terminata la cena, la serata riprese una piega decisamente diversa. Il cibo ci aveva restituito le forze, il vino aveva riacceso il desiderio e smorzato le inibizioni. Così smettemmo di parlare di cultura e società e tornammo rapidamente in modalità “Brazzers”. E il paragone non è affatto fuori luogo, considerato ciò che avevano organizzato i ragazzi.
Quando la situazione si fece abbastanza calda, Numero 10 e Numero 8, che dalla fine della cena sembravano essersi autoproclamati maschi alfa del branco, fecero capire a tutti che era arrivato il momento clou della serata.
Bruno, ovvero Numero 10, tirò fuori due mascherine nere da carnevale, prive di aperture per gli occhi. Le porse a me e a Iole e disse:
«Allora ragazze, è arrivato il momento di mettere in pratica la vostra promessa. Vi chiediamo soltanto di non togliere mai la mascherina. In qualsiasi momento potrete interrompere tutto, se lo desiderate. Va bene? Domande? Ripensamenti?»
Eccitate e curiose di scoprire cosa avessero in mente, gliele prendemmo praticamente dalle mani senza fare alcuna domanda. Io e Iole ci scambiammo un’occhiata complice e le indossammo immediatamente.
Sentii persone muoversi intorno a noi, seguite dal rumore di passi sulle scale. Dopo qualche minuto, due mani afferrarono delicatamente le mie.
«Vieni, Chiara. Lasciati guidare.»
La voce sembrava quella di Numero 2. Era sorprendentemente calma, priva di qualsiasi traccia di aggressività o eccitazione.
Mi guidò al piano superiore. Dietro di me percepivo Iole che, esattamente come me, veniva accompagnata da qualcuno, probabilmente Bruno. Passammo davanti al bagno, che riconobbi dall’odore del deodorante per ambienti. Proseguimmo ancora per qualche metro, poi svoltammo a sinistra.
Sentii una porta chiudersi alle mie spalle e i passi di Iole allontanarsi fino a scomparire.
Avvertivo la presenza di più persone nella stanza.
Mi fecero sedere sul bordo di un letto. L’aria fresca proveniente da un climatizzatore portava a intervalli regolari un odore che riconobbi subito e che accelerò leggermente il mio battito cardiaco.
«Tutto bene, Chiara? Sei pronta?»
Era ancora Numero 2.
Annuii e sistemai meglio la mascherina.
«Prontissima, ragazzi.»
Inspirai profondamente. La tensione dell’attesa e l’atmosfera misteriosa di quella situazione fecero crescere la mia eccitazione fino a farmi avvampare.


Fui fatta alzare in piedi e, senza togliere la mascherina, mi fecero indossare una maglietta e un paio di pantaloncini molto aderenti, tagliati in modo da non farmi sentire impacciata e da lasciare completamente scoperti il seno e tutta la mia intimità. Mi sfiorai per rendermene conto meglio: sembrava di indossare uno di quei completini super hot che si vedono nei negozi specializzati.
Bocche e dita iniziarono a esplorarmi ovunque. Sul collo, sul seno, tra le gambe e tra le natiche. Il fatto di non poter vedere chi dei sei ragazzi mi stesse toccando mi stava facendo impazzire. Un dito si fece strada tra le mie grandi labbra mentre una lingua cercava la mia bocca. Risposi al bacio e allungai le mani nel tentativo di toccargli il viso e capire chi fosse, ma non me lo permisero. Mi riportarono delicatamente le braccia lungo i fianchi e mi fecero richiudere le mani attorno a due membri duri come il marmo.
Iniziai ad accarezzarli lentamente. Ogni volta che giravo la testa trovavo una nuova bocca pronta a baciarmi , una cappella turgida e nuove mani che continuavano a esplorare la mia intimità ormai completamente abbandonata all’eccitazione.
A un certo punto mi fecero accovacciare. Sentii i ragazzi stringersi intorno a me e iniziai a dedicare attenzioni a turno a tutti loro. Quel girotondo interminabile e bollente durò parecchio tempo. Mi fermai soltanto quando le ginocchia iniziarono a protestare.
Provai a rialzarmi, ma fui invitata a restare dov’ero. Qualcuno mi trattenne e mi guidò con decisione. Ansimai e iniziai a muovermi seguendo il ritmo che mi veniva imposto, continuando nel frattempo a cercare con mani e bocca tutto ciò che mi veniva offerto.
Dopo qualche minuto un paio di braccia mi sollevò da terra e mi spostò di peso. Mi ritrovai nuovamente coinvolta nel gioco senza avere il tempo di capire chi ci fosse davanti a me. Cercai altri corpi con le mani e con la bocca, ma trovai il vuoto.
La scena dovette risultare parecchio divertente, perché tutti scoppiarono a ridere.
«Tranquilla che arriviamo, tesoro.»
La voce profonda di Numero 1 risuonò nella stanza.
Mi fecero piegare in avanti e mi ritrovai nuovamente con mani e bocca occupate. Sentii qualcuno sistemarsi dietro di me. Ebbi appena il tempo di realizzare cosa stesse accadendo che una serie di mani mi trattenne saldamente, impedendomi di muovermi.
Da fuori la scena doveva apparire degna della migliore produzione hard. Quello che so con certezza è che stavo perdendo completamente il controllo del piacere e che il primo orgasmo non tardò ad arrivare.
Ancora stordita, fui sollevata di nuovo e ricollocata altrove. La dinamica si ripeté più volte. Sentii il sapore dei miei stessi umori e compresi che alcuni dei ragazzi che avevo davanti erano gli stessi che poco prima si erano occupati di me. Ormai ero talmente immersa nel ruolo da avere un solo pensiero fisso: individuare l’unico che ancora non si era unito al gioco.
Ogni minimo cambiamento di ritmo mi faceva credere che fosse arrivato il suo turno. Invece i ragazzi, quasi percependo la mia impazienza, continuarono a giocare con l’attesa.
Aspettarono fino a quando non fui vicina a un secondo orgasmo.
Solo allora decisero di concedermi ciò che desideravo.
Ero pronta a urlare dalla frustrazione e dal desiderio, ma non me ne diedero il tempo. Mi sollevarono ancora una volta e, nel giro di pochi secondi, mi ritrovai stretta tra due di loro.
Nonostante fossi ormai perfettamente consapevole di ciò che stava accadendo intorno a me, capii immediatamente che il ragazzo che ancora mancava all’appello era finalmente entrato in gioco.
Questa nuova fase fu più intensa delle precedenti. I movimenti erano decisi, il ritmo sostenuto, e bastò pochissimo perché quell’orgasmo che mi era stato negato poco prima tornasse a travolgermi.
Con la bocca finalmente libera, potei lasciare uscire tutta la tensione accumulata. Il piacere esplose dentro di me come una supernova, improvviso e accecante.
Quando alla fine mi adagiarono sul letto, avevo il fiato corto e le gambe completamente molli.
Portai una mano al viso. Ero sudatissima.
Scostai una ciocca di capelli dalla fronte e cercai di sollevare la mascherina.
«Non è ancora il momento, tesoro.»
La voce di Numero 4 arrivò improvvisa e autoritaria, facendomi trasalire.
Subito dopo, però, sentii un bacio sulla guancia e una carezza quasi a voler attenuare la durezza del tono usato poco prima.
Quel gesto bastò a rilassarmi.
Aprii appena le labbra e risposi al bacio con dolcezza.
Fu allora che qualcuno mi afferrò per le caviglie e mi tirò verso di sé. Cacciai un piccolo urlo per la sorpresa. Non me lo aspettavo affatto.
Mi ritrovai nuovamente al centro dell’attenzione. Riconobbi quasi subito Numero 2 dal modo in cui parlava e da alcuni dettagli impossibili da confondere.
«Hai indovinato.»
Mi sussurrò divertito.
La sua voce confermò i miei sospetti e il gioco continuò ancora per parecchio tempo.
Successivamente arrivò il turno di Numero 1.
Provai a identificarlo chiamando numeri a caso e indovinai soltanto al terzo tentativo. Ogni errore veniva accolto dalle risate degli altri e da qualche scherzosa punizione che rendeva l’atmosfera ancora più caotica e divertente.
Quando ebbi la certezza della sua identità, scoppiammo tutti a ridere.
Ero esausta.
Per qualche secondo rimasi distesa sul letto, con le braccia aperte, cercando di recuperare il fiato.
Ma la serata era tutt’altro che conclusa.
Così mi rimisi in gioco, ignorando la stanchezza e lasciandomi trascinare ancora una volta dall’entusiasmo generale.
«Ne voglio ancora.»
Dissi ridendo.
Le mie parole furono accolte da un coro di commenti divertiti.
L’atmosfera si era trasformata in qualcosa di quasi surreale: una miscela di complicità, adrenalina, provocazione e continua ricerca del limite.
In quel momento non avevo più la minima percezione del tempo.
Esistevano soltanto il gioco, le voci che mi circondavano e la curiosità di scoprire quale sarebbe stata la sorpresa successiva.


Un dito mi tappò una narice.
«Tira più forte che puoi.»

Riconobbi immediatamente la voce di Numero 7.
L’effetto fu immediato. Una vampata di calore mi attraversò il corpo partendo dal petto per risalire fino alle guance e alle tempie. Per un istante ebbi la sensazione che il mondo si fosse ristretto attorno a me, come se ogni rumore, ogni contatto e ogni respiro fossero diventati improvvisamente più intensi. Il cuore accelerò, le gambe si fecero leggere e la mente sembrò perdere parte della propria lucidità, sostituita da una strana euforia. Non era una sensazione piacevole nel senso tradizionale del termine, ma aveva qualcosa di travolgente: una vertigine calda e pulsante che amplificava tutto ciò che stavo vivendo.
Per qualche istante rimasi stordita, ma quella sensazione ebbe l’effetto di amplificare ulteriormente tutto ciò che stavo provando.

Afferrai con decisione chi era davanti a me , stringendolo con braccia e gambe, invitandolo a non trattenersi.
Bloccato in quella posizione, non poté fare altro che seguire il ritmo che gli imponevo.
Forse, vista da fuori, la scena non era spettacolare come quelle precedenti, ma ciò che sentivo era incredibilmente intenso.
Ogni movimento sembrava propagarsi dentro di me con una forza diversa, facendomi perdere completamente il senso di ciò che mi circondava.
Quando fu sul punto di arrivare alla fine, riuscì a sottrarsi appena in tempo, lasciandomi ancora più accaldata e scomposta di prima.
Subito dopo, Numero 4 tornò a cercare le mie labbra.
Continuò a baciarmi e, attirandomi sopra di sé, mi invitò a seguirlo nel gioco. Mi chinai per baciarlo ancora, mentre lui rispondeva con trasporto. Nel frattempo, un altro dei ragazzi si inserì nella scena, contribuendo a rendere tutto ancora più confuso e imprevedibile.
L’effetto combinato di quelle attenzioni mi colpì quasi quanto una scarica improvvisa. I due iniziarono a contendersi la mia attenzione con evidente spirito competitivo, cercando entrambi di dimostrare qualcosa agli altri.
Ma, come spesso accade, l’eccesso di entusiasmo giocò loro un brutto scherzo.
Finirono infatti per ostacolarsi a vicenda e la loro esibizione si concluse molto più rapidamente di quanto probabilmente avessero immaginato.
A quel punto ero esausta.
Mi sentivo svuotata di ogni energia, ma mancava ancora Numero 11.
Passai le dita tra le cosce e, cercando di mascherare la stanchezza con un sorriso provocatorio, dissi:
«Allora, Numero 11… hai intenzione di darti da fare oppure devo arrangiarmi da sola?»
Le mie parole furono accolte da qualche risata.
Pochi istanti dopo sentii qualcuno avvicinarsi.
Mi afferrò per le cosce e mi attirò verso di sé con decisione.
«Così va meglio?» ridacchiò.
Lo invitai a smettere di perdere tempo e lui accettò la sfida senza farselo ripetere due volte.
A differenza degli altri, però, sembrava divertirsi particolarmente a provocarmi. Alternava attenzioni, scherzi e piccoli gesti studiati per farmi perdere la concentrazione, come se stesse cercando di mettere alla prova la mia resistenza.
Più il ritmo aumentava, più sentivo crescere la tensione.
Quando mi ritrovai nuovamente piegata in avanti, ormai avevo perso completamente il senso del tempo. Sentivo soltanto le voci degli altri, le loro risate e il continuo alternarsi di sensazioni che mi arrivavano da ogni direzione.
A un certo punto qualcuno mi rimise tra le mani la boccetta che avevo già utilizzato in precedenza.
Quasi contemporaneamente, Numero 11 cambiò approccio con una rapidità che mi colse del tutto impreparata.
L’impatto fu tale da farmi trattenere il fiato.
Mi afferrò per i capelli, invitandomi ad assecondare il movimento, mentre un’altra mano si aggiungeva al gioco aumentando ulteriormente la confusione e il piacere.
Ormai ero vicinissima al limite.
Implorai che nessuno si fermasse.
Invocai chiunque mi venisse in mente, alternando suppliche, risate e parole sconnesse.
Quando finalmente arrivò il culmine, fu così intenso da lasciarmi senza fiato.
Per qualche istante ebbi la sensazione che il mondo intero si fosse fermato.


Fui girata e qualcuno si sedette sopra di me sfilandomi finalmente la mascherina.
La luce improvvisa fu quasi uno schiaffo. Dopo tutto quel tempo trascorso al buio, impiegai qualche istante per mettere a fuoco ciò che avevo davanti agli occhi.
Per un momento rimasi confusa.
Ero convinta che fosse ancora Numero 11, ma quando la vista tornò nitida capii che sopra di me c’era Bruno.
Sembrava aver atteso quel momento per tutta la sera.
Sollevai appena la testa, chiusi gli occhi per l’intensità della luce e mi lasciai andare, ancora stordita da tutto ciò che era successo nei minuti precedenti.
Anche gli altri ragazzi, osservando la scena, rimasero sorpresi e iniziarono a commentare tra loro tra risate e battute.
Bruno, invece, sembrava soddisfatto come qualcuno che avesse finalmente portato a termine un piano preparato nei minimi dettagli.
Mi aiutò a rimettermi seduta e, dopo avermi fatto togliere la maglietta ormai completamente sporca e inutilizzabile, prese qualcosa con cui ripulirmi il viso.
I suoi gesti erano molto più delicati di quanto mi sarei aspettata.
Quando ebbe finito, mi guardò con quell’aria compiaciuta che aveva mantenuto per gran parte della serata e disse:
«Te lo dicevo che saresti stata mia.»
Non aggiunse altro.
Si limitò a dare una pacca sulla spalla a Numero 4 e ad accomodarsi accanto agli altri.
Io, invece, rimasi seduta sul letto per qualche secondo, cercando di rimettere insieme i pezzi della serata.
Avevo i capelli in disordine, il fiato ancora corto e una stanchezza che mi attraversava ogni muscolo del corpo.
Intorno a me i ragazzi ridevano, commentavano l’accaduto e si prendevano bonariamente in giro come una squadra dopo una partita particolarmente combattuta.
Fu in quel momento che realizzai una cosa.
La parte più sorprendente della serata non era stata tanto ciò che avevamo fatto, quanto il clima che si era creato. Non c’era stata cattiveria, né rivalità vera, né quella tensione sgradevole che spesso accompagna situazioni simili.
C’era stata complicità.
Forse un po’ di follia.
Sicuramente molta incoscienza.
Ma soprattutto la sensazione di aver condiviso qualcosa di unico e irripetibile.
Mi lasciai cadere all’indietro sul materasso mentre le loro voci continuavano a riempire la stanza.
Per la prima volta da quando avevo indossato quella mascherina, potevo vedere tutti i volti che mi circondavano.
E, osservandoli uno per uno, non potei fare a meno di sorridere.






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