Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > orge > Una notte da dimenticare
orge

Una notte da dimenticare


di ilpiacerenostro
01.11.2010    |    16.939    |    10 6.6
"L'uomo con il manganello si stava eccitando sempre più, tolse quindi quell'attrezzo dalla mia vagina e mi penetrò con il suo pene turgido e largo..."
Una notte da dimenticare

Quella sera d'inverno, uscendo dall'ufficio con le colleghe di lavoro, io non mi trattenni per l'aperitivo che ci concedevamo ogni venerdì nel solito locale, forse il freddo di quella sera, il vento e la pioggia mi fecero cambiare idea. Le salutai e decisi di incamminarmi a piedi verso casa, avvolta nel mio lungo cappotto. Il freddo irrigidiva ogni mio muscolo ma era buio e volevo correre al caldo del mio piccolo appartamento. In quei lunghi minuti che mi separavano da casa, iniziai ad odiare le scarpe che indossavo, troppo alte, troppo nere, troppo lucide.
Finalmente davanti al cancello del palazzo dove vivevo, tirai un sospiro di sollievo. Brividi lungo la schiena al solo pensiero del tepore che mi aspettava. Aprii il cancello e il portone subito dopo, le luci dell'atrio stranamente erano spente e il portiere non era nel suo solito alloggio. Provai a chiamarlo ma non ebbi nessuna risposta. Decisi comunque di salire le scale sfilandomi quelle maledette scarpe che avevano fatto gonfiare i miei graziosi piedi. Una volta di fronte alla porta del mio appartamento mi soffermai per qualche secondo, inavvertitamente il mio cuore iniziò a galoppare, i miei occhi erano fissi su quella fessura oltre la quale esisteva solo il buio più totale. La porta di casa mia era socchiusa. Non sono mai stata molto coraggiosa ma dovevo in qualche modo capire cosa stava accadendo. Qualcuno poteva aver violato la mia intimità?
Appoggiai una mano alla porta e cercai di aprirla piano per sbirciare e capire se c'era qualcuno. Nessun rumore, entrai coraggiosamente. In un attimo i miei occhi si riempirono di lacrime, ero terrorizzata,la porta in un colpo si chiuse alle mie spalle e una mano mi afferrò il volto, tappandomi la bocca, non ruscivo a respirare. La mia borsa cadde e il contenuto rotolò sul pavimento. L'uomo che mi cingeva mi stava strattonando e mi stava portando al centro della stanza. Sentivo la sua mano sulla mia bocca, aveva dita grosse e odoravano di terra, non so per quale associazione di idee ma subito mi venne alla mente la figura del portiere, aveva la passione per le piante e ogni volta che ci incontravamo nell'atrio mi ricordava quanto gli piacesse l'odore della terra e mi invitava ad annusare le sue mani callose e grandi.
In un attimo mi trovai con la faccia sul pavimento, sentii lo strappo di un nastro adesivo che subito dopo mi immobilizzava la testa girata su un lato. Ogni mio movimento era fatale per i miei capelli, decisi di stare ferma. Le mie mani vennero legate con una calza di nylon dietro la schiena e in pochi secondi il cappotto mi venne tirato su e rovesciato sulla schiena, la mia gonna strappata di netto e così i collant e tutto il resto. Sentii che per un attimo si allontanò da me, dirigendosi verso la porta d'ingresso. Prese le mie scarpe che mi erano scivolate via di mano nella colluttazione. Sentii di nuovo che si stava avvicinando a me, mi mise di nuovo le scarpe. La cerniera dei suoi pantaloni scese e in pochi attimi fu sopra di me. Il suo fiato mi stava sul viso e mi sembrava familiare. Mi veniva da vomitare. Una delle sue grandi mani mi stringeva il collo, con l'altra tentava di farsi strada dentro di me, violando con un rapporto anale, ciò che di me era rimasto illibato.
Le mie urla si fecero sempre più forti e a lui questo piaceva perchè la sua cavalcata aumentava di forza. Ad un certo punto mi tappò anche la bocca con una mano ed io riuscivo ad emettere solo dei mugolii. Non riuscii a sentire la sua voce, se ne guardò bene dal farsi riconoscere. Quando raggiunse l'orgasmo, sentii solo uno strano verso emesso da una voce roca e il getto schizzò dentro di me. In quel momento piansi, quasi un pianto liberatorio ma non fu così, la mia punizione evidentemente non era finita.
Mi strappò via il nastro adesivo che mi teneva ferma al pavimento, strappò via anche una ciocca dei miei capelli castani. Strattonandomi mi fece alzare, avevo ancora le mani legate e il cappotto, che indossavo in maniera scomposta. Nella penombra riuscii a scorgere il suo volto. Mi spaventai, come se non lo fossi già abbastanza, portava una maschera nera e con quella poca luce sembrava deforme. Continuava a trascinarmi, mi stava portando in camera. Là, si aprì uno scenario allucinante, tre persone completamente nude e con maschere al volto mi attendevano per il colpo di grazia. Considerando i loro corpi non dovevano essere molto giovani. Uno di loro aveva delle corde in mano e le stava fissando ai quattro angoli del letto. Un secondo uomo aveva un manganello, mi ricordava l'arma usata dai corpi speciali, forse uno sfollagente. Il terzo sembrava pronto per aiutare l'uomo con le corde. L'uomo che mi cingeva mi stava spingendo verso il letto, aveva troppa forza ed io non riuscivo assolutamente a contrastarlo, a ribellarmi a quella violenza.
Mi trovai legata al letto a faccia in giù, le mie braccia che già iniziavo a non sentirle più erano legate ai polsi, aperte, e le mie gambe nella stessa posizione, legate alle caviglie. L'uomo che aveva posizionato le corde, continuava a tirare e ad ogni strattone sentivo il mio corpo come divindersi in due. Sotto la mia pancia doveva esserci qualcosa che somigliava ad un cuscino. Sentivo il mio sesso messo alla mercè di tutte quelle persone spregevoli che sapevo avrebbero abusato di me nel giro di pochi minuti ed io mi trovavo lì, inerme.
Il mio carnefice avvicinò il suo volto coperto, sentivo il suo respiro caldo sempre più vicino finchè non percepii la sua lingua piena di saliva, mi stava leccando, forse per prepararmi al loro piacere, al loro divertimento. Divertimento si, perchè sentivo, sotto quelle maschere grottesche, le loro aspre risatine. L'uomo con il manganello si mise seduto sul letto e mi fece assaporare quell'arma spingendomela in gola. Soffocavo, mi sentivo svenire ma a loro questo non interessava, anzi, il loro piacere in questo modo non fece che aumentare. Tolse l'attrezzo dalla mia bocca e me lo conficcò senza pietà nella mia vagina, un urlo quasi mi tolse il fiato, riuscii quasi a sentire il sapore delle mie viscere, tanto spinse a fondo.
Mentre accadeva questo, gli altri uomini si masturbavano davanti a tutta quella pura violenza. L'uomo con il manganello si stava eccitando sempre più, tolse quindi quell'attrezzo dalla mia vagina e mi penetrò con il suo pene turgido e largo. Il mio corpo era dolorante, mi sentivo lacerata fisicamente, sentivo lacerata la mia anima. Il manganello era ancora nella sua mano destra e gli venne in mente di usarlo ancora. Mentre mi cavalcava, me lo conficcò dietro e a ritmo preciso entrava ed usciva sia con il suo pene che con quell'arma atroce. In poco tempo venne sulla mia schiena.
Il secondo uomo che lo aiutò a cingere le corde al mio corpo, lo spinse via dal letto e si infilò dentro di me con una forza e una foga da farmi sobbalzare sul letto. Aveva rabbia e quando venne mi tirò indietro la testa prendendomi per i capelli e mi schiaffeggiò. Quello schiaffo fu quasi inesistente rispetto a tutto quello che il mio corpo stava subendo.
Lentamente mi slegarono e con movimento convulso mi rannicchiai in posizione fetale, in quel momento ero completamente nuda, indifesa. Gli uomini si allontanarono dalla stanza, rimase solo la persona che io sospettavo essere il portiere del palazzo, si avvicinò quasi con fare paterno e si sedette vicino a me, mi coprì con il mio cappotto e mi abbracciò. Le lacrime scesero copiose rigando il mio viso. Mi avvolse quasi una quiete dopo quella tempesta violenta. L'uomo mi prese per le mani e cercò di farmi alzare dal letto, contro la mia volontà, ma davanti alla sua forza non riucii a ribellarmi, mi alzai e i feci trascinare verso il bagno. Arrivati davanti allo specchio sopra al lavandino, mi prese il viso con la sua grande mano che ormai era familiare. Mi strinse la faccia deformandola, tenevo gli occhi socchiusi per lo spavento, non avevo il coraggio di guardarmi riflessa, avevo paura di incrociare i miei occhi terrorizzati e il viso di quell'uomo che però intravidi, portava ancora quella tremenda maschera, ma io sapevo chi si nascondeva là dietro. Mentre tentava di farmi aprire gli occhi, mi sussurrava all'orecchio destro che dovevo stare attenta altrimenti mi avrebbe regalato un'altra serata come quella ogni sera, per il resto della mia vita. Terminò la frase con "puttana"!

Mi chiedo ancora oggi cosa posso aver fatto per scatenare in lui quella rabbia violenta. Sono passati ormai 3 mesi da quella notte e non vivo più in quell'appartamento, non vivo più da sola, non vivo più in quel quartiere. Convivo con una splendida persona ma qualcosa dentro di me è cambiato. L'approccio verso le persone, ma soprattutto non riesco più a fare l'amore, non posso fare a meno di fare sesso violento con il mio partner. Ogni sera tento di legarlo, imbavagliarlo, torturarlo, ma nonostante la sua incredulità riesco a farlo. Riesco a scaricare ciò che provo per gli uomini, non credo più in loro. E' sicuramente rabbia, voglia di vendetta a discapito dell'amore che oggi, purtroppo, per me non esiste più!


Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
6.6
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Una notte da dimenticare:

Altri Racconti Erotici in orge:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni