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Prime Esperienze

CHATtami. Non toccarmi.


di Membro VIP di Annunci69.it lucadacosenza
08.02.2026    |    691    |    1 6.0
"Le mani di Luca scendono lungo la schiena di Vera, la attirano a sé con una decisione che non aveva mai avuto in chat..."

Vera e Luca si scrivono da anni.
Non sanno dire quando è iniziato.
Sembra da sempre.
Lei è sposata.
Una vita ordinata.
Un marito presente.
Eppure ogni sera, quando la casa si spegne,
si accende lo schermo.
Con Luca parla di tutto.
Delle paure.
Dei sogni che non ha detto a nessuno.
Lui la provoca piano.
Lei risponde.
Ride. Si espone.
Ma quando lui dice:
“Vediamoci.”
Vera si blocca.
“No. Perché se ti vedo… perdo la testa.”
Non è paura di lui.
È paura di sé stessa.
La chat è controllo.
L’incontro sarebbe verità.
Lei vuole sentirlo.
Non vuole viverlo.
Vuole l’adrenalina.
Non le conseguenze.
E ogni notte si ripete la stessa regola silenziosa:
“Scrivimi.
Ma non chiedermi di uscire.”
Lei sente la conversazione sospesa nell’aria.
Come una musica che non finisce mai davvero.
Durante il giorno fa la moglie.
La madre.
La donna concreta.
Poi la sera diventa altro.
Con Luca non deve dimostrare nulla.
Non deve essere perfetta.
Può essere fragile.
Può essere desiderio.
Lui la legge tra le righe.
Lei si lascia leggere.
Non parlano solo di sesso.
Anzi, quasi mai in modo esplicito.
È peggio.
È tensione.
È allusione.
È “so cosa stai pensando”.
Ogni tanto Luca scrive:
“Se ti avessi davanti adesso…”
E lei non risponde subito.
Lascia passare minuti lunghi.
Respira.
Si guarda allo specchio.
Poi scrive:
“Meglio di no.”
Non perché non voglia.
Ma perché vuole troppo.
L’incontro sarebbe un punto.
La chat è una linea infinita.
Finché non si vedono,
possono immaginarsi perfetti.
Finché non si toccano,
possono continuare a desiderarsi.
E così restano lì.
Sospesi.
A metà tra fedeltà e fuga.
Tra morale e impulso.
Lei dice:
“Chatta con me.
Non rovinare tutto.”
Ma in fondo lo sa.
Le storie che non si consumano
non finiscono mai.
Restano dentro.

E restano dentro anche quando la chat è silenziosa.
Vera posa il telefono sul comodino.
La stanza è buia.
Il marito dorme accanto a lei.
Eppure la sua mente è altrove.
Ripensa a una frase di Luca:
“Tu non vuoi vedermi perché sai che cambierebbe tutto.”
Lei aveva risposto con un sorriso digitale.
Ma quella frase le era rimasta sotto pelle.
Non è Luca il pericolo.
È la versione di sé stessa che emerge con lui.
Con Luca si sente vista.
Non per il ruolo.
Non per i doveri.
Ma per quello che vibra sotto.
A volte si scrivono buongiorno.
A volte niente per ore.
E quel niente diventa tensione.
Poi arriva un messaggio semplice:
“Ci sei?”
E lei c’è sempre.
Una sera lui azzarda:
“Un caffè. Solo un caffè.”
Vera digita. Cancella. Digita.
“Non voglio rovinare quello che abbiamo.”
Luca risponde:
“O forse non vuoi scoprire cos’è davvero.”
Silenzio.
Perché la verità è che quella chat è infinita
proprio perché non ha un corpo.
È desiderio senza conseguenze.
È rischio senza caduta.
È fuoco dietro un vetro.
Ma il vetro, prima o poi,
si incrina.
E quando succederà,
non sarà per una frase audace.
Sarà per un giorno normale.
Un pomeriggio distratto.
Un “passavo di qui”.
E allora non sarà più chat.
Sarà scelta.

Il giorno non lo decidono davvero.
Succede.
Un pomeriggio qualsiasi.
Una frase semplice.
Luca:
“Domani sono in zona tua.”
Niente pressione.
Nessuna richiesta esplicita.
Solo una constatazione.
Vera legge il messaggio tre volte.
Il cuore accelera senza motivo apparente.
Sa che quella è la crepa nel vetro.
Potrebbe ignorarlo.
Potrebbe rispondere freddamente.
Invece scrive:
“Quanto tempo ti fermi?”
È lì che cambia tutto.
Non è un sì.
Ma non è più un no.
La sera prima non dorme bene.
Si guarda allo specchio più del solito.
Si dice che è solo curiosità.
Solo un caffè.
Il giorno dopo sceglie con attenzione cosa indossare.
Niente di provocante.
Ma nemmeno casuale.
Arriva prima.
Si siede.
Mani fredde.
Quando Luca entra,
non è come nelle foto.
È più reale.
Più vicino.
Per un secondo nessuno parla.
Poi sorridono.
E la tensione della chat diventa aria vera.
Non si toccano.
Non ancora.
Parlano.
Ridono.
Si guardano troppo a lungo.
E Vera capisce una cosa precisa:
Non era l’incontro a farle paura.
Era scoprire che con lui
si sente viva.
Quando si salutano,
Luca non insiste.
Non forza.
Dice solo:
“Adesso sai.”
Lei annuisce.
E tornando a casa sente che qualcosa è cambiato.
Non hanno fatto nulla.
Ma hanno attraversato una linea invisibile.
E adesso la chat non è più infinita.
È un conto alla rovescia.

Non era previsto.
Non così.
Si erano detti “solo un caffè”.
Solo parole finalmente con voce.
Ma quando si alzano per salutarsi,
restano troppo vicini.
Un attimo in più.
Luca le sfiora il braccio.
Un gesto minimo.
Eppure attraversa tutto il corpo di Vera.
Lei trattiene il respiro.
Gli occhi non scappano.
“Dovevamo evitarlo…” sussurra.
Ma non si sposta.
È lei a fare mezzo passo avanti.
O forse è lui.
Non lo sapranno mai.
Le loro bocche si incontrano senza fretta,
come se si conoscessero già.
Non è un bacio violento.
È trattenuto.
Carico di mesi di parole non dette.
Le mani cercano spazio.
Si sfiorano più forte.
La schiena di lei contro il muro.
Vera sente un brivido salire lento,
caldo.
Incontrollabile.
Un suono le sfugge, basso, involontario.
Non è pensato.
È corpo.
Si staccano solo per respirare.
Gli occhi di lei sono diversi ora.
Più scuri.
Più sinceri.
“Adesso non posso più fingere che sia solo una chat.”
Luca le accarezza il viso.
Non parla.
E in quel silenzio capiscono entrambi
che il ritorno non sarà semplice.

Il bacio non si ferma.
Diventa più profondo.
Più urgente.
Come se mesi di parole stessero cercando spazio nella pelle.
Le mani di Luca scendono lungo la schiena di Vera,
la attirano a sé con una decisione che non aveva mai avuto in chat.
Lei non si oppone.
Anzi.
Lo stringe.
Le dita affondano nella camicia.
Il respiro si spezza.
Non c’è più il bar.
Non c’è più il mondo.
C’è solo quel punto preciso
dove il desiderio smette di essere fantasia.
Vera sente il cuore battere troppo forte.
Non è paura.
È resa.
Lo spinge contro di sé,
cerca la sua bocca ancora,
più affamata.
Ogni sfiorarsi diventa elettrico.
Ogni centimetro di distanza è insopportabile.
“Fermami…” sussurra.
Ma non vuole essere fermata.
Luca la guarda come se la stesse vedendo davvero per la prima volta.
Non la donna sposata.
Non il ruolo.
Lei.
La tensione cresce.
Travolge.
Non c’è più misura.
È il tipo di passione che non nasce in un giorno.
È quella che si costruisce in silenzio
e poi esplode.
E in quell’istante Vera capisce una cosa chiara:
Non sarà solo un errore.
Sarà una scelta.
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