Lui & Lei
Turno di notte – Luca e l’infermiera
lucadacosenza
18.11.2025 |
1.853 |
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"Non era un gesto impulsivo: era controllato, quasi reverente, come se stesse toccando qualcosa che desiderava da troppo tempo..."
Il corridoio del reparto era quasi immobile.Le luci basse, i monitor che pulsavano piano, e quell’odore lieve di disinfettante che si mescola al silenzio.
Luca, medico di turno, stava finendo di rivedere le cartelle quando la porta si aprì piano.
Entrò Elena, l’infermiera del turno di notte.
Capelli raccolti ma qualche ciocca ribelle, gli occhi stanchi e lucidi di chi conosce bene la notte.
«Si è liberata la stanza 12» disse lei, con la voce bassa.
Luca fece un cenno, ma lo sguardo gli rimase addosso un secondo di troppo.
Sapevano entrambi cosa stava succedendo da settimane.
Quella elettricità silenziosa che scatta quando due persone si cercano anche senza toccarsi.
Un passo in più, e sarebbe stato evidente.
Un passo indietro, e nessuno avrebbe mai scoperto niente.
Elena si avvicinò al tavolo, prendendo una cartella.
Il profumo leggero di talco gli sfiorò il respiro.
Luca si ritrovò accanto a lei senza neanche pensarci.
«Sei stanca», disse.
Era una frase semplice, ma il tono — piano, profondo — era quello di chi stava dicendo tutt’altro.
Lei sorrise appena.
«Tu non dormi mai, Luca.»
Per un attimo rimasero vicinissimi, a pochi centimetri.
Bastava allungare una mano.
Bastava un gesto minimo.
La notte era il loro unico complice.
Fuori, tutto era immobile. Dentro, tutto tremava.
Elena abbassò gli occhi sulle cartelle, poi li rialzò lentamente.
«Quando finisci qui… vieni un attimo nella sala medicazioni.
Devo… mostrarti una cosa.»
Non disse nient’altro.
Non serviva.
Luca rimase fermo un istante, guardandola allontanarsi lungo il corridoio, la divisa che si muoveva lenta, il passo sicuro, la porta che si chiuse dietro di lei.
E capì che la notte, da quel momento, non sarebbe stata più la stessa.
Entrò piano.
Elena era lì, di spalle, che sistemava alcuni flaconi sul carrello.
La divisa seguiva la linea del corpo, la schiena leggermente inclinata mentre appoggiava qualcosa in alto.
Non si voltò subito.
Come se sapesse che lui era entrato.
Come se lo sentisse.
«Hai chiuso tutto in reparto?» chiese lei, senza girarsi.
«Sì» rispose lui, avvicinandosi.
Lei si voltò lentamente.
Gli occhi pieni di quella luce particolare che hanno le persone che non vogliono più trattenersi.
Aveva il respiro leggermente più veloce, ma il resto del corpo era immobile.
Luca si avvicinò di un passo.
Poi un altro.
Fino a ritrovarsi davanti a lei.
Per un attimo nessuno parlò.
Si guardavano soltanto.
Le loro mani si sfiorarono per caso.
O forse no.
Un tocco leggero, quasi impercettibile, ma sufficiente a far salire un brivido lungo la schiena di entrambi.
«Non è professionale, lo sai?» mormorò lei, senza però arretrare.
«Lo so.»
La sua voce era bassa, più bassa del solito.
Lei inspirò piano.
Incrociò il suo sguardo.
E avvicinò la mano alla sua camice, prendendolo leggermente per il taschino, tirandolo verso di sé di pochi centimetri.
«Ma stanotte…» disse a mezza voce, «stanotte non riesco a far finta di niente.»
Luca sentì il calore del suo respiro sul volto.
Era vicinissima.
Bastava inclinarsi di un millimetro.
Non la toccò ancora.
La guardò soltanto, come se quel momento fosse più intenso del resto.
Elena fece un passo, riducendo la distanza a quasi nulla.
La sua mano scese lentamente lungo la stoffa del camice, soffermandosi all’altezza del polso, dove le vene pulsavano veloci.
«Stai tremando» sussurrò.
«Tu no?»
Lei sorrise appena, un sorriso che prometteva molto più di quello che mostrava.
Il silenzio tra loro diventò quasi fisico, denso, carico.
Fu allora che Elena posò la mano sul suo fianco, leggera, come un invito che non aveva bisogno di parole.
E Luca smise di trattenersi.
Quando Luca smise di trattenersi, non fu con un gesto brusco.
Fu con un avvicinarsi lento, consapevole, come chi sa esattamente cosa sta facendo.
Le loro fronti quasi si sfiorarono.
Elena lo guardava in silenzio, con quegli occhi pieni di una domanda che non aveva bisogno di essere detta.
Le sue dita, posate sul fianco di Luca, si mossero appena, un movimento lieve, quasi impercettibile… ma sufficiente a incendiare l’aria tra loro.
«Chiudi la porta.»
La sua voce era un sussurro, ma non ammetteva esitazioni.
Luca allungò la mano indietro, senza distogliere lo sguardo da lei.
La porta si chiuse con un clic morbido, e il suono riempì la stanza come una promessa.
Elena gli si avvicinò ancora, fino a toccare il suo petto con il dorso della mano, lenta, come se stesse tracciando un confine che lei stessa voleva superare.
Luca le prese la mano, intrecciando le dita alle sue.
La teneva così, sospesa tra loro due, come un ponte che aveva un solo significato.
«Sai che se adesso mi fermi…» mormorò lui.
Lei scosse la testa piano.
«Non voglio fermarti.»
Il respiro di Luca diventò più profondo.
Quello di Elena più irregolare.
Le loro mani si cercarono ancora.
Poi lui fece un passo avanti, costringendola a indietreggiare finché la schiena non trovò il bordo del tavolo della sala medicazioni.
Elena non distolse lo sguardo nemmeno per un secondo.
Si lasciò guidare, ma non era sottomissione: era desiderio condiviso.
«Da quanto tempo…?» chiese lui a bassa voce, sfiorandole una ciocca di capelli scesa dal raccolto.
Il tocco fece vibrare l’aria.
Lei chiuse gli occhi un istante, poi li riaprì lentamente.
«Da troppo.»
Luca posò la mano sulla sua vita, senza stringere, solo per sentirla.
Il pollice tracciò un cerchio lento sul tessuto della divisa.
Un gesto piccolo… ma che mandò un brivido evidente lungo il corpo di lei.
Elena avvicinò la mano al colletto del suo camice, lo prese fra le dita e lo tirò verso di sé con decisione, senza più esitazioni.
«Allora non farmi aspettare.»
La distanza tra loro si annullò.
Non c’era più il corridoio, né il turno di notte, né il mondo fuori.
Solo il loro respiro, caldo, mischiato, sempre più vicino.
Il respiro di Elena era caldo contro il viso di Luca.
Non c’era più spazio tra loro: solo una linea sottile che stava cedendo, un equilibrio che tremava.
Luca le sfiorò il fianco con la mano, lenta, seguendo la curva naturale del corpo attraverso la divisa.
Non era un gesto impulsivo: era controllato, quasi reverente, come se stesse toccando qualcosa che desiderava da troppo tempo.
Elena inspirò bruscamente, sorpresa dalla delicatezza, e appoggiò la mano sul petto di Luca.
Sentiva il suo cuore battere più forte, più veloce.
Quella forza sotto le dita le fece salire un brivido.
«Luca…» sussurrò, ma lui le zittì con uno sguardo così intenso che le parole si sciolsero in gola.
Si avvicinò ancora, fino a sfiorarle la guancia con il naso, in un gesto lento, profondo, che la fece tremare.
Le sue labbra non la toccarono, ma la sfiorarono appena, come una promessa sospesa.
Elena gli prese il colletto del camice e lo tirò verso di sé con più decisione.
La sua voce era bassa, quasi rotta:
«Toccami… come se questa notte fosse solo nostra.»
Luca la prese per la vita, questa volta con più fermezza, guidandola piano contro il tavolo alle sue spalle.
La stanza era silenziosa, ma il loro respiro riempiva tutto.
La sua mano risalì lungo il fianco di Elena, disegnando la linea del suo corpo, lenta, precisa, come se volesse memorizzarla.
Lei si rilassò sotto quel tocco, il capo inclinato indietro quel tanto che bastava a offrirsi.
Quando lui poggiò la fronte sulla sua, Elena chiuse gli occhi.
La loro vicinanza era così intensa che ogni respiro diventava un contatto, ogni movimento un incendio.
«Guardami.»
La voce di Luca era un comando morbido, che però non ammetteva rifiuti.
Lei aprì gli occhi.
Gli sguardi si incontrarono e fu come se tutto il non detto degli ultimi mesi esplodesse in quell’istante.
Luca le prese il volto tra le mani, lentamente, come se avesse paura di romperla.
Lei lo afferrò per la camice, tirandolo ancora più vicino, il fiato corto, il corpo che cedeva al desiderio contenuto troppo a lungo.
Il tocco successivo fu più deciso.
Ma sempre controllato.
Sempre intenso.
Sempre carico di quella tensione che vibra senza bisogno di superare nessun limite.
Un contatto profondo, che non aveva bisogno di essere esplicito per essere travolgente.
Sempre più difficile da trattenere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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