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Anna vuole entrare nel suo mondo


di Membro VIP di Annunci69.it lucadacosenza
16.11.2025    |    657    |    1 6.0
"«Sai perché ti ho lasciato avvicinare al mio mondo?» La domanda era una lama sottile..."

Anna non avrebbe mai immaginato di arrivare a quel punto.
All’inizio era solo curiosità.
Poi curiosità è diventata attrazione.
E l’attrazione… bisogno.
Ogni sera guardava Luca come si guarda una porta chiusa:
dietro c’era qualcosa che lei voleva capire, voleva toccare, voleva sentire.
Lui le aveva mostrato solo frammenti:
una corda, una regola, un gesto lento della mano che diceva più di mille parole.
Anna non fuggiva.
Anna studiava.
E un giorno glielo disse, senza tremare:
«Voglio entrare nel tuo mondo.»
Luca la guardò a lungo, come se la stesse misurando.
Non il corpo: la mente.
«Nel mio mondo non si entra per gioco» rispose lui.
«Si entra per restare.»
Anna non abbassò lo sguardo.
«Allora fammi vedere tutto.»
Fu lì che cambiò tutto.
Da quel momento non era più solo spettatrice.
Era parte della storia, parte dei rituali, parte dei silenzi che parlavano più delle parole.
Anna voleva conoscere ogni sfumatura.
I limiti, le regole.
Le scene che Luca una volta faceva di nascosto, quelle che gli erano costate un matrimonio, un’esistenza nascosta.
Lei voleva tutto.
E Luca, lentamente, iniziò ad aprirsi.
A raccontarle i suoi giochi, le sue sceneggiature, la sua parte più oscura ma autentica.
Ogni dettaglio che la moglie aveva scoperto e rifiutato, Anna lo ascoltava senza paura.
Perché lei non voleva cambiare Luca.
Voleva entrare nel suo mondo.
E ora che l’ha detto, quel mondo sta per aprirsi davvero.
La stanza era quasi buia.
Solo una lampada bassa, un cono di luce caldo che disegnava un cerchio perfetto sul pavimento.
Anna entrò in silenzio.
Non parlava.
Non si muoveva più del necessario.
Respirava piano, come se avesse paura di disturbare qualcosa di sacro.
Luca era già lì.
Non la guardava come un uomo guarda una donna.
La guardava come un regista guarda l’attrice che sta per entrare nella parte.
«Chiudi la porta» disse.
La voce calma, profonda, senza spazio per il dubbio.
Anna lo fece.
Il click della serratura sembrò un rito.
Poi vide il tavolo.
Una linea di oggetti ordinati, come strumenti chirurgici.
Nulla di volgare, nulla di casuale:
pelle, legno, seta, una clessidra, un taccuino, persino una piccola campanella.
Ognuno con un significato.
Ognuno parte del mondo di Luca.
Anna avvicinò una mano.
Luca la fermò con lo sguardo.
«No. Prima ascolti.»
Lui si avvicinò lentamente.
Non la toccò.
Le camminò intorno, studiandola, come se volesse capire quanto era davvero pronta.
«Prima regola» mormorò dietro il suo orecchio.
«Qui dentro, niente maschere.»
Anna deglutì.
Non era paura.
Era la vertigine di chi sta per saltare.
«Seconda regola:
tu sei libera di fermarti… ma se resti, entri del tutto.»
Poi le prese i capelli, non tirandoli, ma guidandole leggermente la testa verso il tavolo.
«Terza regola:
questa notte la scena è mia.
Tu ascolti.
Tu osservi.
Tu impari.»
Anna non si ribellò.
Non abbassò lo sguardo.
Lo fissò, fiera, viva.
Luca allora prese il primo oggetto:
una fascia di seta nera.
La sollevò come si solleva un simbolo.
«Se accetti questa» sussurrò, «non torni più indietro.»
Anna si avvicinò.
Non tremava.
Non esitò.
«Mettila.»
Luca inspirò piano, come se quelle due parole avessero aperto qualcosa dentro di lui che da anni nessuno toccava.
E la prima scena cominciò.

Luca teneva la fascia tra le dita come se fosse qualcosa di fragile.
La seta scivolava, morbida, lucida, quasi viva.
«Avvicinati» disse.
Anna fece un passo.
Poi un altro.
Fino a sentirgli il respiro vicino.
Luca sollevò lentamente la seta, come se stesse rivelando qualcosa, non coprendolo.
La lasciò sfiorare la guancia di lei: un gesto minimo, ma abbastanza per farle trattenere il fiato.
«Questa non serve a toglierti la vista» mormorò.
«Serve a toglierti il controllo.»
Anna non rispose.
Non c’era niente da dire.
Solo da sentire.
Luca le posò la benda sugli occhi con una delicatezza che sembrava quasi contraria alla sua voce sicura.
Non strinse subito.
Aspettò un istante, come se le stesse concedendo un’ultima domanda;
ma Anna rimase immobile, pronta.
Allora annodò la seta dietro la nuca, un nodo preciso, fermo, studiato.
Il mondo si fece silenzio.
Anna percepì tutto amplificato:
il rumore del suo respiro,
il profumo della stanza,
la presenza di Luca davanti a lei, così vicina eppure invisibile.
«Adesso senti senza vedere» disse lui.
«È qui che comincia la fiducia.»
Le prese la mano.
Il tocco era lento, controllato.
Non la trascinava: la guidava.
La portò verso il tavolo.
Lei non vedeva nulla, ma riconobbe la superficie fredda sotto le dita.
Luca le sfiorò il polso, poi la lasciò andare di colpo.
Il vuoto.
Il silenzio.
L’attesa.
Ogni secondo sembrava più lungo del precedente.
Poi sentì la seta di nuovo.
Non sulla faccia.
Sulla pelle del braccio.
Un passaggio leggero, quasi impercettibile, come un test.
«Dimmi quando è troppo» disse, la voce bassa, ferma.
Anna inspirò profondamente.
«Non ancora.»
Il sorriso di Luca non si vide, ma si sentì.
«Bene.
La scena… adesso comincia davvero.»

Il silenzio durò abbastanza da farle perdere il senso dello spazio.
Anna non sapeva più dove fosse Luca.
Vicino?
Lontano?
Dietro di lei?
Davanti?
La seta sugli occhi amplificava ogni piccolo rumore.
Persino il battito del suo cuore sembrava più forte.
Poi la voce arrivò.
Vicina.
Troppo vicina.
«Sai perché la benda è importante?»
Anna trattenne il fiato.
La voce di Luca era bassa, controllata, come se stesse scegliendo ogni parola con cura chirurgica.
«Perché ti costringe ad ascoltare.
E tu…» sfiorò l’aria vicino al suo orecchio senza toccarla «…hai sempre voluto controllare tutto.»
Anna sentì un brivido scenderle lungo la schiena.
Non per paura.
Perché era vero.
«Tu osservi, analizzi, prevedi.
Sei una donna che non si lascia sorprendere» continuò Luca, ora muovendosi lentamente dietro di lei, passo invisibile ma presente.
Il suono della sua voce cresceva e calava, come onde che tornavano a riva.
«Ma qui dentro, Anna…»
Luca si fermò.
Silenzio.
Poi lei sentì il suo respiro a pochi centimetri dal collo.
«…qui dentro tocca a me sorprenderti.»
Anna deglutì, le mani sulle cosce, ferme, disciplinate.
«Sai perché ti ho lasciato avvicinare al mio mondo?»
La domanda era una lama sottile.
«Perché non hai avuto paura dei miei confini.»
Una pausa.
«Ma adesso ne attraversi uno tu.»
La mano di Luca non la toccava.
Era a pochi millimetri dalla sua pelle, abbastanza vicina da farle percepire il calore, ma non abbastanza da colmare la distanza.
«Dimmi, Anna» sussurrò.
«Cosa senti adesso?»
Lei aprì leggermente le labbra, ma la voce non uscì.
Alla fine riuscì a parlare.
«Te.»
Luca rimase immobile un secondo.
Forse sorpreso, forse soddisfatto.
«Bene» disse lentamente.
«Allora seguimi.
Non ti guiderò con le mani…
ma con la voce.»
E fu in quel momento che la scena cambiò livello.
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