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Prime Esperienze

Come ho potuto? Cap. 3


di Figar0na
26.04.2026    |    2.989    |    4 8.7
"Poi inizia a martellarmi, prima con colpi lenti e cadenzati, poi via via più secchi e decisi, fino a trasformarsi in una serie implacabile di botte di cazzo cui non riesco a resistere, ..."
L’hotel era esattamente come l’avevo immaginato quando ho scoperto di dover passare due settimane in quella cittadina di provincia per un corso voluto dalla mia azienda, un casermone un po' anonimo risollevato esteticamente da un giardino sorprendentemente curato. Di solito non amo allontanarmi da casa, nonostante la mia vita mi obbligasse ad essere spesso con un trolley al seguito, il mio DNA pantofolaio reclama facilmente la placida tranquillità delle mie stanze. Non c’era troppo da soprendersi, ho superato i 40 da quale anno e con essi quella fase della vita in cui non uscire il sabato era una vergogna. Ammetto di oscillare tra due piatti della bilancia quello riguardo il fregarmene bellamente di trucco, parrucco e tutto quell’apparire, e la soddisfazione umana di ricevere sguardi e sentirmi desiderata. Non che rincorra quelle sensazioni, ma come ogni essere vivente godo di quel vacuo senso di desiderio che accendo salvo dimenticarmene pochi istanti di seguito.
Sono arrivata nel tardo pomeriggio così che possa rinfrescarmi, rilassarmi e cenare con calma, magari andando a letto presto prima di attaccare domattina al lavoro. La camera assegnata è molto carina, ha addirittura delle scalee che portano ad un piccolo soppalco che ospita un divano e la tv, il letto matrimoniale è invece sistemato lateralmente con a destra la porta del bagno. Un piccolo balcone che affaccia sul retro dell’hotel con vista sul parco regala un’atmosfera rilassata. Poso la valigia nell’armadio e mi stendo qualche istante sul letto per riprendere fiato, mi accorgo così che per la curiosa conformazione della stanza lo specchio, arredo immancabile in ogni camera di hotel è stato montato sulle scale e la cosa mi fa sorridere.
Senza neanche alzarmi inizio a sbottonare i jeans e quando sollevo il sedere per sfilarli le dita sfiorano il tessuto di raso ed il fiocchetto sulla sommità regalandomi un piccolo brivido di soddisfazione. Fatico appena a spogliarmi quando il jeans stretto deve superare la curva del mio sedere, poi scivola sulle mie cosce e scalcio come una bimba con le gambe per aria per sfilarmeli invece di toglierli dignitosamente come vorrebbe il galateo o il comune buon senso. Resto qualche secondo con i piedi in alto e guardare le mie gambe, dalle mutandine nere con il bordino viola fino ai calzini arancioni di spugna regala una visione curiosa, un mix di eros e quotidianità che trovo affascinante. Una notifica whatsapp attira la mia attenzione, la apro pigramente ed è un messaggio di Alberto, “MI MANCHI….VOLEVO SOLO DIRTELO”. Sorrido, perché quel porco sa essere così dolce da spiazzarmi. Per questo afferro il telefono e invio una foto ad Alberto inquadrando le mie gambe come le vedevo prima, foto seguita dall’emoticon di un bacino.
Sempre stesa sul letto sfilo la t-shirt azzurra e mi libero finalmente del reggiseno godendomi la sensazione di libertà per qualche istante prima di rendermi conto che se non mi alzo, finirò per addormentarmi e saltare doccia e cena.
Con uno sforzo di volontà mi fiondo sotto la doccia, ci perdo qualche minuto in più del necessario ma la trovo decisamente rigenerante. Infilo un paio di jeans ed una maglia rosa per scendere a cena al ristorante dell’hotel. Come al solito, forse per qualche strana coincidenza o per qualche curiosa scelta commerciale, la persona sola viene piazzata in un angolo, seminascosta, quasi fosse un’ignominia non avere una persona con cui dividere il tavolo, ma poco male. Mi godo la mia posizione defilata e osservo la varia umanità che anima questa sala. C’è il tavolo con la coppia anziana che probabilmente sta giudicando eccessivo il prezzo di ogni piatto, quello della famigliola con figli adolescenti la cui testa è immersa nel cellulare ed anche qualche coppia. Mi ritrovo a chiedermi se quelle coppie siano irregolari, in un hotel viene sempre il dubbio in effetti. Poi c’è una tavolata di ragazze straniere, probabilmente dell’est, tutte in tiro così da essere pronte alla serata dopo aver cenato. Un trionfo di scollature e cosce inguainate in calze velate che attira inevitabilmente l’attenzione dei camerieri più giovani.
Trovo divertente che uno dei camerieri invece sembri concentrarsi solo sul servire me, arriviamo addirittura a scambiare due battute e lui si presenta “MI CHIAMO GEREMIA!” . Mi fa sorridere, perché è un nome che userebbe Adriano Celentano per il personaggio di uno dei suoi film, e il cameriere ha anch’egli quel sorriso un po’ sbilenco e il viso non proprio da modello come l’Adriano nazionale. Chissà se ha scelto me per reale preferenza o perché intimorito dalla concorrenza per le ragazze giovani. Non che mi importi davvero però questo genere di dubbi fa parte di me e della mia cronica insicurezza a cui nulla sembra mai apportare risultato, né gli sguardi degli uomini, né i complimenti di Alberto garbati o volgari, a seconda della circostanza.
Come mi avesse letto nel pensiero, Alberto mi manda un messaggio, mi chiede come sto e, molto teneramente, se ho mangiato. Queste piccole attenzioni mi smuovono qualcosa e senza neanche rendermene conto, sto già flirtando con lui, gli descrivo l’hotel, la stanza e aggiungo che il letto è grande e comodo e che è un peccato non possa raggiungermi. Senza perdersi d’animo risponde che verrebbe volentieri da me, a patto che in cambio io accetti di mettermi nelle sue mani.
“COSA INTENDI? “ chiedo e lui risponde serafico
“CHE DOVRAI FARE QUELLO CHE TI DICO, SENZA FARE DOMANDE O OPPORTI. POTRAI DIRE NO IN QUALSIASI MOMENTO OVVIAMENTE, MA SAPPI CHE IN QUEL CASO, SMETTEREMO IMMEDIATAMENTE CIÒ CHE STIAMO FACENDO ED IO ME NE ANDRÒ, QUESTA È L’OFFERTA, STA A TE. PRENDERE O LASCIARE?”
L’idea mi stuzzica, ho un carattere forte e non mi è mai capitato di diventare una schiavetta pronta ad ubbidire, vale la pena provare, accetto mentre sono divorata dalla curiosità su cosa abbia in mente quel demonio. Ci organizziamo per domani sera, io passo la giornata a lavoro ed Alberto non mi dà alcun indizio su ciò che ha in mente, si limita a chiedermi di indossare quello che gli piace. So cosa intende, perciò appena libera nel pomeriggio mi fiondo in un negozio di intimo dove compro un completino ed un paio di autoreggenti nere, velate, con una linea dietro. Adoro il modo in cui risale dal tallone alla coscia.
Ed ora mi ritrovo qui in camera, profumata e piena di crema, con un reggiseno senza ferretti ed un perizoma di raso, i miei tacchi, quando ricevo un suo messaggio. “STO ARRIVANDO, QUANDO STO PER ENTRARE TI FARAI TROVARE POGGIATA AL MURO, A GAMBE BEN LARGHE, DI SPALLE COME FOSSI PRONTA A FARTI PERQUISIRE”.
Decido che voglio sorprenderlo e mi faccio trovare come ha detto ma completamente nuda, ad eccezione delle autoreggenti e dei tacchi, che mi slanciano le gambe ed evidenziano il culo, sporto indietro, aperto per la posizione quasi a mostrare indecorosamente quell’antro di piacere umido e bollente.
La porta è accostata, così che quando Alberto bussa, basta il tocco perché si apra piano. L’interno della stanza è in penombra, la luce del bagno proietta una lama di luce sul mio fianco, evidenziando la mia pelle ambrata e percorsa già da brividi, le cosce eleganti e slanciate, la curva oscena e soda del mio culo i miei capelli sciolti sulla schiena come criniera di animale da domare.
Non parlo e non lo fa neanche lui eppure sento il suo sospiro pesante, come se un colpo allo stomaco gli avesse sottratto l’aria, è sorpreso ed incantato. Adoro l’effetto che suscito in lui. Percepisco il suo respiro farsi più rapido mentre entra e sussurra “DIO….”. Resta fermo a guardare per istanti che sembrano ore, quasi a riempirsi gli occhi del mio corpo.
Poi si muove viene verso di me, poggia la sua mano sulla mia pelle, sul mio fianco e il suo corpo aderisce al mio, sento la sua voglia, il suo cazzo duro che spinge contro la mia fessa bagnata, si piega su di me e sento il suo respiro accanto al viso. Poi inizia a baciarmi il collo, le spalle, scende sulla schiena e ci dipinge arabeschi con la lingua, persino la scia di saliva calda che lascia mi dà piacere. Mi morde la schiena come un animale affamato ed il dolore si mescola col piacere, sembra voler trovare un modo per saziarsi di me, se mai fosse possibile.
Con un colpetto del piede mi fa allargare di più le gambe e un po’ per trovare l’equilibrio un po’ per provocare inarco ancor più la schiena e sporgo in fuori il culo, sento il buco contrarsi, come dotato di vita propria, in attesa di essere violato.
Alberto si inginocchia e affonda il viso nella mia fica gocciolante, muove la lingua prima piano, leccando interno coscia, labbra esterne e perineo, poi si avventura sul clitoride e nelle pieghe del mio desiderio, dapprima alternando con il resto, poi concentrandosi su quelle zone. Gemo, un po’ troppo rumorosamente forse, ma in questo momento scandalizzare gli altri ospiti è l’ultimo dei miei problemi.
La danza della lingua di Alberto inizia a dare i suoi frutti, chissà se è solo saliva o anche il succo del mio piacere quello che mi cola sull’interno coscia… Godo, la testa mi si annebbia, ma è quando Alberto inizia a leccare il buchino posteriore e ad accarezzare la mia fessa con le dita che perdo la testa, sento i muscoli contrarsi, la testa che inizia a girare. Spinge la lingua in fondo al culo come fosse un cazzo e mi strofina il clitoride col pollice, sono ad un passo dall’orgasmo che ecco, quello stronzo si ferma…
Si rialza con un sorriso luciferino, si sfila la cravatta e mi dice “ora giochiamo”. Mi benda e da questo momento non vedo nulla, posso solo indovinare cosa succede intorno a me.
Sono sempre nella stessa posizione, lui si è staccato e dai rumori che sento credo si stia spogliando, ci mette qualche istante di troppo o forse sono solo smaniosa e non reggo l’attesa, ma dopo appena un minuto sento che si avvicina al mio viso e mi bacia con tanta lingua. Ci assaporiamo a lungo mentre mi palpa il culo con ansia, come non l’avesse mai visto. Torna dietro di me, afferra i miei fianchi e già dalla forza delle sue dita trasuda desiderio, la punta del suo cazzo bacia le grandi labbra, quasi a chiedere il permesso di violarmi.
La sua cappella marcata allarga la fica e affonda nelle mie viscere riempiendomi e saziandomi, inarrestabile, centimetro dopo centimetro scivola, finchè non sento le palle che si posano sulle grandi labbra, mi sento spezzare il fiato, e Alberto aggiunge un movimento di bacino quasi ad allargarmi. Uno schiaffo schiocca sulla mia natica destra e sento il sospiro di soddisfazione del mio maschio, mentre la pelle sembra andare a fuoco e trasmette una scossa alla carne, fino alla fica. Perdo un secondo l’equilibrio e poggio le mani più in basso, ancora più a pecora. Quando inizia a scivolare all’indietro, la mia fica, orfana di quella trave bollente, implora per me di essere di nuovo saziata, ma è solo un istante, perché Alberto mi infilza di nuovo, stavolta meno dolcemente. Poi inizia a martellarmi, prima con colpi lenti e cadenzati, poi via via più secchi e decisi, fino a trasformarsi in una serie implacabile di botte di cazzo cui non riesco a resistere, soprattutto quando con una mano inizia a stropicciarmi i capezzoli con avidità, torturandomi le tette. Con l’altra mano in un ritmo irregolare mi schiaffeggia il culo, e anche se la pelle mi brucia lo provoco “PIU’ FORTE! PIU’ FORTE!!” Vengo con un verso gutturale e profondo, mentre chiudo gli occhi dietro la benda. Ci vuole la sua mano sulla spalla per reggermi, mentre le gambe si piegano ed ho la sensazione mi sia scappata qualche goccia di pipì sul suo cazzo.
Il maiale non mi da tregua, e riprende a martellarmi in modo inatteso, e sento il piacere riprendere da dove si era interrotto. Stavolta i colpi sono ancora più rapidi e incessanti, e vengo di nuovo con una serie di convulsioni e spasmi, come se tutti i muscoli del mio corpo fossero intenti a favorire l’orgasmo.
Le gambe non mi reggono e mi ritrovo inginocchiata a terra, tolgo la benda, o almeno ci provo perché la mano di Alberto mi afferra il polso e la sua voce mi intima “NON ANCORA…”
Mi afferra la testa e sento la cappella posarsi sulle mie labbra, profuma di femmina, di fessa, di orgasmo, di sesso e lungi dal disturbarmi quel sapore e quel profumo la rendono irresistibile. Avvolgo la lingua sull’asta dura, gustandomi le irregolarità create dalle vene gonfie, la parte liscia della cappella, addirittura la sensazione di soffocamento quando me la spinge in gola. Sono immersa in queste sensazioni quando sento qualcosa posarsi sulla guancia, quel porco ha portato un dildo, sa quanto mi ecciti la fantasia di due cazzi per me. Lo strofina sulle guance, si sfila e mi gira la testa perché ingoi anche l’altro…ma quando poggio le labbra mi accorgo che non è un dildo. CAZZO! Sto per togliermi la benda, ma Alberto è più rapido e mi ordina “PUOI OPPORTI E SMETTIAMO TUTTO QUI, MA SE CONTINUIAMO SEI NELLE MIE MANI E NON PUOI VEDERE NULLA”. Sono smarrita e sorpresa, la bocca ancora semiaperta e prendendo la mia indecisione per un assenso l’altro cazzo inizia a scivolare sulla mia lingua…Alberto prende la mia mano destra e mi fa impugnare il suo cazzo. Inizio a succhiare quel cazzo e sento i brividi per la situazione, una femmina con due cazzi a disposizione, anche questo è una mazza notevole e si muove con voglia e geme, evidentemente apprezza la mia tecnica, mi ha posato anche una mano sulla nuca il porco.
Alterno la mia bocca tra i due cazzi ed è una sensazione unica di potere e controllo, anche quando cerco di ingoiarli insieme, con quelle cappelle grosse, oppure quando sento il cazzo in attesa di essere succhiato, posarsi sulla mia guancia, facendo colare liquidi prespermatico.
La mia fichetta, evidentemente ancora non sazia, ricomincia a pulsare. Alberto pare leggermi nel pensiero perché mi porta sul letto e mi fa stendere a gambe aperte, riconosco i suoi modi, le sue mani e soprattutto il suo cazzo che mi apre, il suo modo di scoparmi. Eppoi l’altro cazzo di nuovo a cercare la mia bocca, quattro mani che percorrono con ingordigia le mie tette, le mie cosce, il mio culo… Sono in paradiso…
Alberto mi gira a pecora, facendomi piegare sopra il ventre del mio sconosciuto amante, mi da un altro schiaffo sul culo stavolta seguito da un bacio e inizia a scoparmi a pecora. Poggio la testa di lato sulla coscia dello sconosciuto, che ovviamente ne approfitta per ficcarmi in bocca il suo cazzo, e come una devota schiavetta lo succhio e lecco con avidità nonostante i colpi di cazzo di Alberto. Devo cavarmela bene però perché lo sconosciuto senza alcun avvertimento inizia a gemere più forte. I colpi selvaggi di Alberto fanno si che la benda scivoli piano, inizio a vedere nella penombra la testiera del letto, poi, quando la cavalcata accelera ulteriormente, la benda cade giù come un sipario e, travolta dall’orgasmo che monta ho appena il tempo di guardare in faccia l’altro porco, resto a bocca spalancata, riconoscendo Rocco, la mia sorpresa,, la bocca aperta devono essere ciò che mancava al giovane porco per venire, perché con aria goduta ed un ghigno di soddisfazione inizia a schizzarmi sborra sul viso gemendo con forza….Caldi schizzi di crema mi corrono sulle guance, deve essere un’immagine molto erotica, il mio visino da brava ragazza imperlato di sborra. L’immagine mi colpisce come una frustata, contraggo la fica attorno al cazzo di Alberto e vengo mugolando oscenità. E’ giunto il momento anche per Alberto che con un ruggito inizia a sborrare con forza, dentro di me, senza preservativo. E’ la prima volta che capita, non mi importa ora, è troppo bello così. Ci sarà tempo per chiedermi COME HO POTUTO?
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