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Lilliput


di Membro VIP di Annunci69.it AlpenBlick
24.04.2026    |    1.793    |    3 8.7
"Doveva tornare alla sua auto, lasciata a distanza per non dare nell'occhio, ma prima di incamminarsi si fermò a guardare il cielo..."
Dopo le lunghe notti calde di luglio, il fresco d’agosto regalava una piacevole sensazione. Il sole non aveva più la forza di qualche settimana prima: anche lui, stanco del gran lavoro estivo, andava a coricarsi sempre prima, lasciando alla luna uno spazio maggiore. Marco camminava con passo svelto lungo il marciapiede, cercando di tenere a bada i dubbi che lo investivano incessantemente: "Farà troppo freddo? Forse non troverò nessuno. In fin dei conti abbiamo organizzato tutto troppo in fretta, magari ci hanno ripensato. E come dargli torto? Trovarsi con uno sconosciuto come me... no, di sicuro non ci saranno".

Si era iscritto diversi anni prima a una comunità scambista online quasi per gioco, su suggerimento di un amico. "Singolo sportivo, bull fantasioso" riportava il suo profilo, accompagnato da un paio di foto timide, poco esplicite e fin troppo caste rispetto a quelle che altri utenti, ben più attivi, esponevano in galleria come trofei di caccia. "È una tecnica di conquista: mostra il bottino e attira l’attenzione. Più ostenti attitudini predatorie, più possibilità hai di essere contattato" continuava a ripetere l'amico, millantando notti miracolose con donne voluttuose o esperienze mirabolanti con coppie di ogni età.

Marco, però, era diverso: non cercava campi di battaglia, era solo mosso da una forte attrattiva verso l’ignoto. Aveva una compagna e non sentiva il bisogno di completare la collezione di figurine delle sue conquiste; i suoi momenti di gloria li viveva nel privato, senza sbandierarli ai quattro venti. Conservava tuttavia quella sottile voglia di scoprire un mondo inesplorato. "Mi sento un Gulliver su un’isola sconosciuta, voglio trovare la mia Lilliput!" rispondeva per scherzo all’amico. Ma a quanto pare Lilliput non era sulla sua rotta e così, dopo poco tempo e poche energie investite, si dimenticò persino di essere iscritto. Tutto finì nel dimenticatoio: si sposò e i racconti dell'amico cessarono.

Tutto questo fino a una settimana prima quando, leggendo un articolo sulle nuove tendenze, venne a conoscenza di un’attività per lui insolita: il dogging. A dire il vero il nome gli pareva quasi offensivo: "portare a spasso il cane" gli sembrava una definizione svilente. "Nel dogging, lei si esibisce per uno o più singoli in auto, mentre il compagno si compiace dell'effetto che la donna genera sugli avventori". Questo era ciò che aveva recepito. "Al di là del nome, però, tutto questo ha un suo fascino" pensò.

Aveva sempre vissuto il suo ruolo come parte attiva e propositiva, non aveva mai considerato la posizione di semplice spettatore, anche se nell'intimità osservare la propria compagna che provava piacere da sola era un qualcosa che lo eccitava parecchio. "Come sarebbe guardare una sconosciuta che trae piacere nel sapersi osservata?". La curiosità era risorta e con essa il desiderio di provare. Ma come trovare una donna disposta a farlo? Poi, l’illuminazione: "La comunità! Spero solo di ricordare la password". Il resto fu facile. Scelte due foto sobrie e rinfrescato il testo del profilo, in poco tempo Marco fu di nuovo online, ma con una consapevolezza nuova.

I profili delle coppie e delle donne singole riportavano quasi tutti lo stesso concetto: "NO SINGOLI". Gli utenti come il suo vecchio amico affollavano quel paese virtuale al punto che quasi tutte si erano viste obbligate ad affiggere alla propria porta digitale un cartello stile "niente pubblicità".
Marco era perplesso: con tanta competizione, come emergere? Decise di studiare gli annunci delle coppie per capire cosa si celasse dietro le parole, così da avanzare la propria proposta con educazione. "Marzia&Lupo": fu questo il nickname ad attirare la sua attenzione. Poche foto, misurate come le sue. Lei, dalle forme generose ma mai ostentate; lui, un uomo dall'aspetto comune, non un "Big Jim" palestrato. Si definivano una coppia aperta, alle prime armi, alla ricerca di qualcosa di nuovo senza obblighi. Scrisse loro presentandosi. Quando ricevette risposta, rimase stupito: la palla andava colta al balzo. Dopo qualche messaggio di conoscenza, arrivò l'invito: "Giovedì sera va bene?".

Il luogo dell’incontro era defilato, tra la campagna e un capannone in disuso. Marco era convinto di non trovare nessuno ma, arrivato all'imbocco della stradina, vide un uomo sulla quarantina avvicinarsi con un sorriso: "Marco? Ciao, io sono Lupo". Si strinsero la mano. Lupo voleva scambiare due parole; non cercava dettagli personali, voleva solo capire chi aveva davanti e se poteva fidarsi, prima di indicargli la vettura dove Marzia stava aspettando. Anche Marco studiò l'interlocutore: "Se ne leggono di tutti i colori" pensò tra sé. Dopo qualche minuto di chiacchiere, Lupo sentenziò: "L'auto bianca, nell'angolo buio del parcheggio. Marzia ti aspetta. Ricorda le regole: non aprire la portiera e non toglierti la mascherina". Poi aggiunse: "...e non sporcarmi la macchina". La battuta spezzò la tensione e lo fece ridere.

Mentre si avvicinava, il cuore gli accelerava nel petto. Stava davvero vivendo quella avventura? Oltre il vetro scorse una ragazza sorridente, dai capelli lunghi e mossi, con una camicia bianca di una taglia più piccola che evidenziava la sinuosità del corpo. Era sicuramente Marzia. Con la luce dell’abitacolo accesa, la donna sollevò lo sguardo, incrociando quello di Marco oltre il cristallo del finestrino. Solo all'apparenza timida, accennò un leggero sorriso che pareva un invito silenzioso. In quegli occhi Marco non lesse volgarità, ma una curiosità luminosa, la stessa che stava provando lui. Quel sottile strato di vetro, invece di separarli, sembrava amplificare l'elettricità che vibrava tra loro.

Abbassato lo schienale, lei chiuse gli occhi e iniziò una lenta, continua carezza che dal viso scendeva verso le gambe, soffermandosi su ogni curva. Marco era rapito. Si appoggiò alla fiancata per godersi lo spettacolo in modo più stabile. La sua eccitazione era ormai evidente, i pantaloni tesi faticavano a celarla. Marzia sembrava non curarsi di lui, proseguiva il suo gioco spogliandosi lentamente: era chiaro che il piacere fosse reciproco. Marco osservava i bottoni che cedevano uno alla volta, rivelando la curva morbida del seno che si alzava e abbassava freneticamente. Lei non aveva fretta: faceva scorrere i polpastrelli intorno alle areole, lo sguardo fisso in quello di lui, godendo dell'effetto che quel gesto produceva sull'uomo oltre il vetro.

La luce fioca dell'abitacolo creava ombre morbide sul collo di lei, seguendo il ritmo del suo respiro che si faceva via via più corto. Marco notò come le dita di Marzia tremassero leggermente mentre sbottonavano la camicia: quel piccolo segno di vulnerabilità lo colpì più di ogni altra cosa, rendendo quel momento reale e incredibilmente intimo.

Nonostante il vetro, Marco poteva intuire il suo ansimare e vedeva il colorito chiaro delle gote virare verso un rossore intenso, mentre lei si inumidiva le labbra. Marzia fece scendere una mano, facendola scomparire tra le pieghe della stoffa. Il ritmo delle sue dita divenne costante, esperto. Marco vide il corpo di lei inarcarsi leggermente sul sedile, mentre la mano libera stringeva il volante; sul volto traspariva lo sforzo di trattenere un gemito che il vetro avrebbe comunque smorzato. Era una danza solitaria, seppure condivisa.

Proprio quando lui pensò che il culmine fosse vicino, Marzia fece l’inaspettato: si fermò, aprì la portiera e senza dir parola, con il solo sguardo, lo attirò a sé, come un magnete a cui era impossibile resistere. Marco, quasi in trance, si ritrovò davanti a lei mentre la donna iniziava a slacciargli i pantaloni. Con una naturalezza sorprendente, lui accarezzò il seno di lei mentre Marzia lo accoglieva tra le labbra.

Poco dopo, lei raggiunse la pace: un piacere non plateale, quasi soffocato, un mugolio intenso che trascinò Marco allo stesso finale. Marzia sorrise, si ricompose e, ritrovata la tranquillità, stemperò l'imbarazzo che si stava ricreando con una battuta: "Adesso vai, è tardi e domani si lavora". Lo salutò con un gesto della mano e richiuse la portiera. Marco non ebbe nemmeno il tempo di dirle "grazie".

Solo allora si accorse che Lupo era rimasto nei paraggi e lo osservava con uno sguardo divertito, quasi orgoglioso. "Grazie Marco per aver giocato con Marzia, alla prossima". L'uomo salì in auto, baciò la compagna e mise in moto.

Marco restò solo, stordito ed emozionato. Doveva tornare alla sua auto, lasciata a distanza per non dare nell'occhio, ma prima di incamminarsi si fermò a guardare il cielo. "Freschetto stasera a Lilliput" disse a voce alta, scoppiando in una risata liberatoria.
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