Prime Esperienze
Guardami 4 -Giulia-
22.07.2026 |
1.338 |
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"Era la prima volta che mi eccitavo al pensiero di due uomini che potessero provare piacere a giocare con i loro corpi nudi..."
Andrea dorme placido qui accanto a me, nudo e soddisfatto. Io non ci riesco.
Sento ancora il suo cazzo duro nella mia mano mentre lo penetro, appoggiato al piano della cucina.
Ma ero io a farlo? La bocca aperta di Andrea chi aspettava, mentre il suo culo si allargava per prenderlo tutto?
Troppe domande per dormire.
L’eccitazione si confondeva con il dubbio. Avevo aperto, beh si, rende bene l’idea, la porta ad un nuovo Andrea?
Sarebbe stato lo stesso marito gentile ma determinato?
L’uomo che rassicura quando serve, che prende sempre la decisione giusta, sicuro di sé stesso ma mai spavaldo.
L’uomo che tutte le mie amiche ammirano per la sua virilità mai volgare, che le spinge a chiedermi nei momenti più intimi e senza pudore dettagli su come è quando fa sesso con me.
Mi eccito a raccontare senza gelosia quanto sia maschio, quanto sappia prendermi e farmi sua e solo sua. Mi piace indugiare nella descrizione dei nostri momenti intimi, facendo immaginare particolari di lui, di noi, che so le ecciterà qua so ci ripenseranno.
È lo stesso che solo qualche giorno fa gemeva come una troietta mentre un cazzo nero, doveva essere il mio cazzo nero, gli sfondava il culo davanti ai miei occhi?
Ripensare a quel momento mi eccita, non posso fare a meno di passare una mano giù tra le cosce e sentire la fica umida.
E all’improvviso un ricordo, rimosso, nella mia testa, si presenta vivo come se fossi lì, ora.
Passavamo l’estate dai miei nonni in Sicilia. Un paesino tra le montagne ma a pochi minuti dal mare. Una meraviglia, il casale dei nonni, con quei pochi animali che per noi erano avventura.
Ricordo il caldo afoso delle lunghe giornate estive, spesso passate nella noia quando solo a qualche chilometro i ragazzi della nostra età erano in spiaggia tra sudore, segreti e primi sguardi maliziosi.
I nostri genitori ci lasciavo lì, almeno per un paio di settimane mentre loro erano a lavorare, forse a prendersi quelle libertà che la loro giovane età pretendeva.
Con mio fratello Lorenzo passavamo le giornate tra ozio, piccoli lavoretti e letture appassionate. In cucina con nostra nonna o ad aiutare il nonno in lavori manuali.
A volte ci era permesso di andare da soli in paese dove gli sguardi di giovani e anziani non ci abbandonavano mai.
Adolescenti di città, vestiti il minimo per il troppo caldo, incuranti e quasi fieri di essere giudicati spudorati.
Lorenzo avrebbe iniziato il liceo a settembre e sicuramente sarebbe diventato il bello della classe.
Le mie compagne, più grandi di lui, già facevano a gara, attratte da quel fisico asciutto e glabro, il viso efebico tra capelli scuri mossi.
Quel giorno indossava solo dei pantaloncini, il corpo sudato dopo aver aiutato il nonno in uno di quei lavori “da uomo”.
Io sdraiata all’ombra potevo osservarli senza essere notata.
Come spesso accadeva dopo un lavoro pesante o per semplice refrigerio, ci si rinfrescava con l’acqua del tubo che veniva usato per annaffiare.
Quel giorno mio nonno scherzando, dopo essersi bagnato a torso nudo, avevo sempre ammirato il suo fisico asciutto scolpito dalla fatica di quell’uomo che allora vedevo vecchio ma non avrà avuto ancora sessanta anni, scherzando con Lorenzo dicevo, prese a schizzare anche lui.
Dopo la prima sorpresa, Lorenzo cominciò ad apprezzare quel getto freddo sul suo corpo, forse perché del tutto inaspettato o perché era suo nonno a bagnarlo.
Quello che era solo un gioco, ai miei occhi diventò all’improvviso desiderio. Vedevo due maschi che semi nudi mettevano in mostra il loro corpo, disegnato da rivoli e gocce d’acqua.
Lorenzo si girò, appoggiando le mani al muro di pietra del casale, mentre mio nonno ancora lo bagnava, ormai sempre più vicino.
Con un lento gesto Lorenzo si tolse i pantaloncini, era molto che non lo vedevo nudo e la sorpresa accese il mio ventre.
Restò così, mani al muro, con la schiena leggermente inarcata a godersi quel getto d’acqua che continuava a schizzargli addosso.
Un impercettibile movimento, giuro che ancora non so se frutto solo della mia fantasia, e vidi per un secondo il culo di Lorenzo offrirsi a quella violenza rinfrescante che indugiava sul suo sedere disegnato.
Quell’immagine mi aveva pervaso, tanto che quella sera non potei non masturbarmi ripensandoci.
Era la prima volta che mi eccitavo al pensiero di due uomini che potessero provare piacere a giocare con i loro corpi nudi.
Quel gesto quasi impercettibile di accogliemento, quella schiena inarcata che lascia il culo a disposizione. Mio nonno che indugia, il getto che scivola tra le natiche ad accarezzarle quasi a prepararle, a far assaporare un atto al quale mi affacciavo per la prima volta.
Mi alzai a bere un bicchiere d’acqua, Lorenzo dormiva con la porta aperta. Questa sera era nudo, prono sul letto, le sue gambe leggermente divaricate.
Quel culo che suggeriva solo desiderio.
Indugiai qualche minuto in più, come in attesa di qualche cosa, un gesto, un leggero movimento, concentrata su quella parte del corpo di Lorenzo che mi aveva turbata e mi aveva fatto scoprire e, confesso, desiderare, nuove possibilità.
In quei pochi minuti eterni ripensavo alle mie poche esperienze.
Ragazzi della mia età acerbi, troppo concentrati sul loro piacere, io troppo concentrata sul mio.
Ripensavo ai loro culi ma non avevo immagini di desiderio. Ricordavo i loro cazzi, la loro bellezza, il loro sapore e quella sensazione di possesso quando erano dentro di me. Ma i loro culi no, quasi ne fossero privi, a cui davo la stessa importanza di una qualsiasi parte del loro corpo.
Quel momento erotico, nella mia testa, fra Lorenzo e il nonno, apriva il mio desiderio a nuove possibilità che mi facevano bagnare al solo pensiero.
Un ultimo sguardo, sperando senza successo di vedere tra le sue natiche, e andai verso la cucina.
Mio nonno era lì, nel corridoio, non saprei dire da quanto tempo, forse troppo.
Forse doveva andare in bagno, aveva addosso solo un paio di mutande troppo strette, forse sarebbe passato anche lui ad osservare quel corpo nudo, involontariamente offerto.
Mi sorrise senza dire niente.
Gli passai accanto per andare in cucina.
Non mi girai per vedere cosa stesse facendo.
Non ne avevo bisogno.
Ora qui da sola nel mio letto, ripensando a quella immagine che tenevo nascosta, mi rendevo conto che non mi aveva mai abbandonato.
Una parte di me aveva sempre desiderato vivere quel senso di possesso di un altro corpo, violato nella carne e nella mente.
Quel corpo ora era mio in tutto e dormiva, pieno, sul divano in salotto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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