Prime Esperienze
Preso alla sprovvista ed usato...
29.10.2025 |
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"In quel momento, sputò sulle sue dita e, in men che non si dica, ribaltò la sua posizione, si avvicinò con il suo volto alle mie natiche e iniziò a stimolarle a colpi di lingua fino ad..."
Quella sera venni preso alla sprovvista, usato da una donna con fantasie SadoMaso.Tutto iniziò una sera, mentre ero a casa di Camilla, un’amica dei tempi universitari che avevo ritrovato dieci anni dopo grazie a un concorso e che era poi diventata una collega di lavoro. Camilla, una bella donna bruna, alta, dal fisico armonioso che non sembrava per niente segnato dall'abbandono dello sport agonistico e dal trascorrere del tempo. A dir la verità, nonostante la sua bellezza, non mi aveva mai attratto quanto sua madre, Katia, una donna che all’epoca dell’università dava più l'impressione di essere la sorella maggiore che sua madre.
Katia era incredibilmente femminile, capace di emanare sensualità e femminilità anche nelle situazioni meno eleganti. Sebbene così scafandrata, riusciva a risvegliare in me sempre la curiosità di sapere se fosse possibile una qualche interazione al di là della chiacchiera. Nei miei frequenti incontri a casa di Camilla, non mancava mai l'occasione di parlare con Katia, donna libera da impegni coniugali, che spesso visitava sua figlia; con lei conversare era piacevole e mai noioso.
Ma… tornando ai giorni nostri, una sera, io e Camilla decidemmo di cucinare e cenare insieme. Tra una preparazione culinaria e l’altra, per ingannare l’attesa, scegliemmo cosa guardare in TV: un thriller. Mentre eravamo intenti a preparare la cena, suonò il citofono: era Katia. Dal tono di voce concitato, si capiva che qualcosa l’avesse fatta alterare, e non di poco. Una volta salita ed entrata in casa, si notò subito che era con i nervi a fior di pelle. Ci disse che un imbecille le aveva tamponato l’auto mentre era parcheggiata vicino al centro dove frequentava corsi di balli caraibici, ed era scappato via senza lasciare traccia, in puro stile criminale di strada.
Si vedeva che aveva un diavolo per capello, si lamentava della situazione e si mostrava agitata. Nel tentativo di acquietarla, le offrii subito il mio aiuto per accompagnarla a casa, poiché viveva non troppo distante da me, e nel frattempo contattai il carro attrezzi per il recupero del suo veicolo e il relativo trasporto presso il carrozziere convenzionato con la sua assicurazione. Camilla, nel tentativo di calmare la madre, le propose di fermarsi a cena con noi e di farci compagnia durante la visione del film. La madre accettò e, dopo averle offerto un calice di vino, iniziammo a cenare. Durante la cena, iniziammo a discutere sui vari episodi politici della nostra città, tanto per divagare un po’, e una volta finita la cena, come programmato, la serata proseguì seduti sul divano a guardare il film.
Vista la conformazione del divano e la spalliera più alta nel mezzo, essendo il più alto dei tre, mi posizionai al centro, con Katia alla mia destra e Camilla a sinistra. Durante le scene più intense del film, entrambe cercavano una forma di conforto: chi stringendosi al mio braccio, chi afferrando la mia mano. Fu in uno di questi momenti di “suspense” che accadde qualcosa di totalmente inatteso: Katia, si teneva stretta con una mano sul mio bicipite, talvolta lo stringeva così forte da farmi sentire le unghie nelle carni, nonostante indossassi una felpa, e di nascosto dalla figlia iniziò discretamente a sfiorarmi il fondoschiena con l’altra mano.
Cercai di mantenere un atteggiamento neutrale, nonostante fossi a disagio per via della presenza di sua figlia. I gesti, inizialmente impercettibili e cauti, si trasformarono rapidamente in qualcosa di più deciso. La sua mano, dal semplice palparmi le natiche dall’esterno dei pantaloni, ben presto si fece più ardita; con una mossa repentina, portando la mano dietro la mia schiena, la infilò oltre il bordo dei miei pantaloni fino a raggiungere punti molto intimi, scavalcando pure gli slip, passò dal solo palpeggiarmi nevroticamente la natica a pelle a farsi strada fino ad arrivare al mio orifizio per giocarci un po’ lungo l’aureola e penetrandolo lentamente con un dito.
Quando il dito fu dentro, sobbalzai e Camilla, vedendo la mia reazione, mi domandò cosa fosse accaduto e se stessi bene. Inventai una scusa: era stata colpa di un dolore muscolare improvviso, e cercai così di mitigare il mio imbarazzo e, soprattutto, le azioni incessanti della madre nei confronti del più intimo del mio fondoschiena. A esser onesti, non che mi dessero fastidio o mi provocassero dolore, ma il solo pensare che la mia collega potesse scoprire l’atteggiamento libertino della madre nei miei confronti e il mio stare a quel gioco perverso mi avrebbe imbarazzato moltissimo.
Terminato il primo tempo del film, mi alzai dal divano per dissipare un po’ di tensione accumulata, vuoi per la trama del film, vuoi per occultare l’incessante atteggiamento della bella Katia. Come feci per alzarmi dal divano, lei levò rapidamente la mano dai miei pantaloni e non potei mancare di osservare la malizia con cui si portò il dito alle labbra, lo stesso dito con cui mi aveva penetrato. Andai in bagno per sciacquarmi il viso e ritornai in postazione centrale sul divano. Nel frattempo, madre e figlia invertirono le loro posizioni sul divano.
Fin dall’inizio del secondo tempo, l’atteggiamento di entrambe non cambiò. Difatti, la mia collega mi stringeva la mano e sua madre con una mano mi serrava il bicipite e con l’altra si dava da fare con il pastrugnare la natica, dapprima da fuori al pantalone e poi, non appena la situazione lo consentì, a pelle, esattamente come aveva fatto prima, e anche in quest’occasione si diede un gran da fare fino ad arrivare con le dita al mio orifizio. Come in precedenza, iniziò prima una ricognizione dell’aureola, questa volta però, al posto di un dito solo, riuscì lentamente a metterne due. Ebbi un altro sobbalzo, ma più soffocato e controllato del precedente… la cosa mi piaceva e mi terrorizzava allo stesso tempo. Katia aveva ben capito che i suoi giochi di potere erano da me ben accetti e per questo non si dava per vinta, a rischio di minare la credibilità di entrambi agli occhi della figlia.
Il film finalmente terminò e avevo i bicipiti dolenti dalla morsa delle unghie, la mano addormentata per le varie strette di Camilla, ma… l’orifizio voglioso delle attenzioni della Cougar. Era ormai giunto il momento di dare la buonanotte a Camilla e di accompagnare sua madre a casa. Saliti in auto e durante il tragitto, non perse occasione per ripetere i suoi gesti indiscreti fatti durante quasi tutta la durata del film, riuscendo persino a farmi frenare bruscamente per via di un sobbalzo causato dall’ennesimo tocco audace con cui mi penetrò nuovamente con le dita, del tutto incurante che io fossi impegnato alla guida.
Con tranquillità, fingendosi scherzosa e per nulla spaventata dall’improvvisa e brusca frenata, mi disse che, una volta arrivati a casa sua, sarebbe stato meglio salire fino al suo appartamento per esser sicuri che fosse tutto in ordine, e in modo che lei potesse proseguire il suo progetto con calma e al meglio...
Una volta parcheggiata l’auto sotto casa sua, la accompagnai dal cancello fino alla porta dell’appartamento, e una volta dentro feci un giro di ispezione per controllare che fosse tutto in regola. Stavo per salutarla e darle la buonanotte quando… mi chiese impertinentemente se l’accaduto in casa della figlia prima ed in auto dopo mi avesse provocato fastidio o dolore. Spiazzato dalla domanda, risposi che non si trattava di dolore, bensì di sensazioni piacevoli, che avevo cercato di dissimulare vista la presenza di sua figlia.
Probabilmente sbagliai nel rispondere così apertamente o… forse no! Katia, per qualche istante, si allontanò e dopo poco si parò di fronte a me vestita in modo estremamente provocante: indossava un bustino nero che enfatizzava il seno prosperoso e una gonna in raso nero poco sopra al ginocchio che celava a malapena uno strano gonfiore all’altezza dell’inguine. Senza darmi modo di reagire a questa visione, mi prese la testa tra le mani e iniziò a baciarmi con intensità e trasporto, dichiarando che il suo più intimo desiderio fosse portare a termine ciò che aveva iniziato prima a casa della figlia e continuato in auto.
Le sue attenzioni si focalizzavano sul mio lato B e, mentre mi baciava con passione, con la stessa intensità, le sue mani mi avvolgevano i fianchi e mi strizzavano le natiche fino al momento che furono nuovamente a contatto di pelle. Più cercavo di frenarla e più faceva in modo di prendere possesso delle mie chiappe, le sue mani scivolavano facendosi strada gradualmente verso un punto, il più intimo e nascosto. Una volta arrivata a lambire il mio buchetto, questa volta con decisione vi introdusse due dita, una per mano.
Mi penetrava con le dita e continuava a baciarmi, ero come paralizzato e non sapevo come gestire la situazione. Iniziò a spingermi lentamente in modo che io andassi indietro fino a farmi prendere contatto con il bracciolo del suo divano e, successivamente, farmi perdere l'equilibrio e cadere di schiena. In un attimo mi ritrovai sdraiato, con le natiche poggiate sul bracciolo, le gambe sollevate e misteriosamente privo di pantaloni e slip. Avevo entrambi gli indici conficcati nel culo. In quel momento, sputò sulle sue dita e, in men che non si dica, ribaltò la sua posizione, si avvicinò con il suo volto alle mie natiche e iniziò a stimolarle a colpi di lingua fino ad arrivare al punto dove erano conficcati i suoi indici.
A intervalli regolari, umettava delicatamente il mio orifizio per facilitare il movimento delle sue abili dita e riuscire a penetrarmi meglio anche con la lingua, alternando l’inserimento del dito, ora di una mano, ora dell’altra, e poi la lingua. Ero ormai in suo potere, presa dal gioco, iniziò a farsi strada nel mio buco con indice e medio insieme, sempre alternando le mani secondo il ritmo due dita-lingua-due dita. In quel momento, mi chiese se stessi ancora godendo di ciò che stava accadendo. Avrei voluto dire di no, ma… non lo feci, non avrei mai potuto dire di no, mi sentivo immerso in uno stato di quasi estasi.
Ancora una volta, dopo un suo cambio di posizione, mi trovai a percepire il tocco della sua lingua sulle mie labbra. Mentre gustavo il sapore del mio lato b attraverso la sua lingua e le sue labbra, mi chiese se trovassi tutto ciò piacevole. Le risposi che ormai mi aspettavo qualcosa di più da lei, e a dir la verità quel "più" non tardò a manifestarsi. Da lì a poco, capì che quello strano bozzo, notato prima, sotto la gonna era un fallo venoso dotato di testicoli agganciato al suo inguine con una sorta di perizoma. Continuò con ardore a leccarmi tra le natiche fino a quando iniziò ad infilare anche il terzo dito, era un continuo alternarsi di sapiente lavoro di lingua e mani.
Dopo qualche movimento deciso con le dita, che nel frattempo diventarono sei (tre della mano destra e altrettante della sinistra) che entravano ed uscivano alternativamente e, talvolta, entravano ed uscivano contemporaneamente, annunciò che era giunto il momento di godere entrambi della partecipazione del suo "amichetto". Mi ordinò di prendere in bocca quel sextoy e di ingoiarlo quanto più possibile, facendolo scorrere nella mia bocca e, di conseguenza, nella mia gola, di goderne lentamente come lei stava godendo nel possedere il mio buco con la sua lingua e le dita. Non le feci ripetere i comandi una seconda volta e obbedii.
Iniziai lentamente ad inumidirlo a colpi di lingua per poi cercare di introdurlo in bocca sempre più profondamente, come mi era stato richiesto. Era strano succhiare un simulacro fallico senza poter apprezzare alcuna modificazione di tono e senza sentire le vene pulsare ad ogni colpo di lingua e ad ogni affondo in gola, come sarebbe accaduto se le mie labbra fossero impegnate nel fare un pompino ad un cazzo vero. Nel frattempo, instancabilmente, lei continuava a lavorarmi di lingua, dita, lingua sul mio buco fino ad un momento in cui, con la stessa rapidità con cui mi aveva messo il suo “amichetto” tra le labbra, tornò in piedi, posizionandosi vicino al bracciolo e imponendomi di restare in quella posizione con le gambe per aria e le natiche ben esposte. Restai immobile in attesa dei suoi nuovi comandi.
Levate le dita dal mio buco, cominciò a puntarvi il lattice intriso della mia saliva e, cingendolo ad anello con due dita, lo dirigeva verso il mio ano. Fu così che iniziò a penetrarmi lentamente, muovendosi avanti e indietro con crescente intensità e chiedendomi se provassi piacere o dolore ogni volta che il suo incedere faceva guadagnare il minimo spazio al suo "amichetto" nelle mie profondità. Essere “vittima” delle sue attenzioni non mi cagionava alcun dolore, anzi, era inebriante. Chi lo avrebbe mai detto che un lattice mi potesse regalare così tanta goduria! Ad un tratto, mentre lo ebbi tutto dentro, arrivò l'ennesima sorpresa: accese la vibrazione e, contemporaneamente, mi baciò, infilandomi tutta la lingua in bocca focosamente, come per impedirmi di produrre il benché minimo lamento o urlo.
A intervalli regolari, lo sfilava dal mio buco per portarlo tra le mie labbra affinché lo potessi insalivare ulteriormente per facilitarne la penetrazione e lo scorrimento, per poterlo affondare sempre più profondamente e far sì che i suoi movimenti si fondessero con i miei. Ogni qual volta lei cercava di entrare in profondità, io facilitavo il compito andandole incontro. La mia eccitazione era alle stelle, tanto che il mio corpo reagì con forza, mostrando un entusiasmo che non passò inosservato. Lei sorrise, stupita da quella erezione così vigorosa che, per sua ammissione, non aveva mai visto in nessun altro uomo che avesse avuto modo di dominare in precedenza.
Continuò con i suoi movimenti, penetrandomi fino in fondo. Lentamente e sapientemente, infilò e sfilò per intero il suo… il nostro "amichetto" di giochi, e già dico nostro perché, nel frattempo, era divenuto anche amico mio. Poi, i suoi movimenti divennero sempre più rapidi, incalzanti, tanto che ogni volta potei sentire l’impatto dei testicoli di lattice sul mio osso sacro. Ormai entrava ed usciva dalle mie chiappe senza trovare resistenza. Non guardavo l’orologio per sapere per quanto tempo fossi stato il suo schiavetto, perché la cosa mi dava una goduria indescrivibile. Ciò accadde finché non raggiunsi il limite ed un getto di piacere la colpì in pieno volto. Non si scompose, con le stesse dita che aveva usato per esplorarmi tra le chiappe, si ripulì il viso, assaporandone poi ogni traccia con la lingua, quindi si chinò per baciarmi nuovamente con altrettanta passione. In quel momento, tra le mie labbra e nella mia bocca c’era una commistione di sapori: la mia saliva, la sua saliva mischiata al mio sperma… una vera leccornia... che prelibatezza quel cocktail!
Avevamo condiviso un momento intenso e appagante per entrambi. A volte mi chiedo cosa sarebbe successo se tutto ciò fosse accaduto durante il periodo universitario; probabilmente sarei diventato la sua puttana segreta già da allora. Adesso mi chiama ed inventa una situazione nuova pur di trastullare il mio orifizio… una sera capitò che mi invitò perché a casa, dalla scuola di ballo, aveva rimorchiato un amichetto Giamaicano in carne ed ossa che voleva farmi apprezzare al posto dell’amichetto di lattice, ma questa è un’altra storia..."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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