Prime Esperienze
Serena e Lavinia
26.03.2026 |
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""Forse Berto è l'uomo pù brontolone che abbia mai conosciuto in vita mia, ma è fedele e questo mi piace..."
"Mi piaci sempre di più, Berto. Sei un vero amico". Lui sorrideva come un bambino a cui era stata offerta una caramella. Lavinia, una bella biondina diciottenne, lo osservava e si rimproverava di essere una stupida, incapace di uscire a ballare o bere un drink con un ragazzo, ma audace nel rispondere per le rime in un batter d'occhio. Pensava che forse lei era l'eccezione, dato che aveva sempre sentito le compagne dire che con i ragazzi non si facevano molti problemi. "Ehi, ragazza, cosa fai lì?". Dalla porta della classe, Serena la salutò con la mano alzata. Lavinia lasciò Berto e si avvicinò alla sua amica. Bisbigliò: "Corrado mi ha appena chiamata. Oggi vuole uscire con me".
"Che figata!" disse Serena, emozionata. "Dobbiamo festeggiare. Finalmente, esci con un ragazzo. Ho sentito che ha... Sai che credo che Corrado sia un superdotato?". "Davvero?.… Serena!" la interruppe Lavinia, prendendola per il braccio, "grazie, ma no. Non vedi in che situazione sono?". Serena la osservò con serietà.
Quando Lavinia finì di parlare e le lasciò il braccio, Serena prese fiato e rimase pensierosa. Prima che Lavinia facesse un passo verso la classe, le mostrò il palmo della mano, chiedendole di fermarsi. "So che sei sotto tensione e so quanto uscire con un ragazzo per la prima volta sia importante per te. So anche che sei in un momento cruciale, la tua prima volta, e ne sono consapevole. Ma questo non toglie che possiamo lavorare per prepararti all'uscita con buonumore. Ora, per favore, vai in bagno un attimo e guardati allo specchio. Sembra che ti abbiano infilato un melone nel sedere".
Le parole di Serena risuonarono in Lavinia come una sentenza. Non era la prima volta che riceveva un richiamo dalla sua compagna per le sue incertezze, ma non poteva evitarlo. Voleva agire diversamente, essere più decisa e persino regalare di tanto in tanto un bacio o qualcos'altro a un qualunque ragazzo, come facevano le sue compagne. Tuttavia, il demone interno riappariva: la paura di non essere all'altezza e di deludere Corrado.
Camminò fino al bagno e obbedì alla sua amica. Si spogliò del guscio e affrontò il suo riflesso nello specchio, sentendosi insicura e vulnerabile.
Non si sentiva in grado di affrontare l'uscita con Corrado perché sapeva che lui voleva scopare con una ragazza vergine, com'era lei. La sensazione di angoscia la opprimeva.
Il blocco era più potente del desiderio di concedersi finalmente ad un ragazzo. Si era abituata a vivere con quella sensazione di inquietudine che nascondeva agli altri sotto l'immagine di bella ragazza. Ma dentro di sé, la realtà era un'altra. Lì si nascondeva la Lavinia che camminava priva della corazza esteriore, che occultava i suoi complessi e insicurezze, quella che si rifugiava nell'amicizia con Berto per sentirsi utile e per accantonare la verità che si rifiutava di affrontare: l'enorme vuoto per la mancanza di un maschio in mezzo alle gambe.
Due colpi alla porta la disconnessero dalla sua introspezione. Aprì il rubinetto per rinfrescarsi il viso. "Si può?". Sentì una voce maschile, anche se il rumore dell'acqua ne rendeva difficile l'ascolto. "Questo è il bagno delle donne" rispose lei mentre si asciugava le guance con i palmi delle mani. "Lo so".
La voce ora era più vicina e Lavinia diede un'occhiata allo specchio. Scoprì Bruno dietro di lei, appoggiato allo stipite della porta. Lavinia cercò il dispenser di carta e, con goffaggine, riuscì a strappare un paio di pezzi mentre si chiedeva cosa ci facesse il suo compagno in quel posto, invadendo la sua intimità, o almeno quello che lei considerava il suo spazio personale. Bruno non esitò e si avvicinò al lavandino per rinfrescarsi sotto lo sguardo sorpreso di Lavinia, che gli porse della carta per asciugarsi.
"Abbiamo un problema complicato davanti, Lavi." disse lui, passando la carta alla base del collo. Il suo tono rifletteva sicurezza in sé stesso, supportato dalla sua postura eretta e dallo sguardo penetrante. Non sorrideva e il suo atteggiamento non era arrogante. Era il capetto della classe, ripetente, diciannove anni appena fatti il mese prima.
Lavinia prestò attenzione al compagno. L'argomento era così ben chiaro che chiunque avrebbe potuto vederlo, persino lei. Del resto, Bruno non faceva nulla per nascondere il bozzo evidente sotto i pantaloni. L'impotenza la pervase. Le guance le si infiammarono.
"Bruno. Vedi… Ah, mi vergogno persino di quello che sto per dirti, ma non posso tenerlo per me, e tanto meno ora che tu...quel coso...".
"Tranquilla, respira", disse Bruno vedendo che Lavinia iniziava a tremare.
"Vediamo come posso spiegarlo. Mamma mia, se la professoressa ci scopre, mi uccide".
"Non preoccuparti questo rimarrà tra noi".
Lavinia aveva voglia di urlare. Confidarsi stava risultando più difficile di quanto avesse immaginato. "Non ho idea di cosa...", e indicò i pantaloni del compagno.
"Ah! Questo?" Fu un attimo.
Intanto, vicino al bagno delle ragazze Il corridoio brulicava di studenti come se fosse stata l'ora di ricreazione e Bruno sperava che nessuno entrasse, perché desiderava solo vincere la scommessa: avrebbe schiuso le labbra della sua compagna col suo pistolone.
Guardò Lavinia, che osservava con timore il suo cazzo. Il suo sguardo era attratto dal suo membro, veramente un gran bel cazzo.
Bruno le fece l'occhiolino e si avvicinò verso il punto dove lei si era pietrificata.
"Che hai da guardare? Non ne conoscevi, forse?".
Lavinia si tenne in disparte, cauta, indecisa. Per sentito dire, sapeva che Bruno aveva scopato con la metà delle studentesse di quel complesso.
"Come stai?" le chiese Bruno, posando la mano sulla sua spalla con una leggera pressione verso il basso. Si sentì invadere dalla voglia di dimostrare che quella ragazzina era vogliosa del suo cazzo. Cazzo, si vedeva a chilometri di distanza!
La sua spavalderia aveva caricato l'atmosfera di tensione.
Bruno osservava Lavinia, senza capire perché non gli avesse ancora chiesto di andarsene. "E quindi… Lavinia, cosa suggerisci di fare?".
Lavinia aggrottò le sopracciglia rendendosi conto che il suo compagno l'aveva appena invitata a partecipare all'operazione.
"Ricordi come si succhia un calippo?" Le chiese Bruno, "Beh, proprio quello: il calippo non mente, ti si scioglie in bocca".
Intanto, nel corridoio, Serena cercava di tranquillizzarsi. Continuava a pensare che aveva fatto la cosa giusta a mandare Bruno da Lavinia. Pensava che la vita era da godersi e che se Lavinia trovava il coraggio a restare chiusa in bagno con Bruno da sola, non avrebbe avuto problemi con Corrado. Cavolo, quanto la invidiava.
E Bruno stava cercando di trovare una qualsiasi breccia tra le labbra della compagna, per quanto piccola, che permettesse al suo cazzo di accedervi. Era un ragazzo con le idee chiare, che non scappava davanti alla prima avversità, uno capace di dire "succhia" senza tema d'essere considerato un bruto.
Mentre Lavinia era persa nelle sue paure, lui le fece un cenno con la mano. Lei spalancò gli occhi e rimase immobile, certa di aver avuto un'allucinazione, ma Bruno le fece un sorriso e le infilo due dita tra i denti. Che fare?
Rispondergli con un gesto e un sorriso? Oppure un sorriso e basta… o aprire la bocca? Nel dubbio decise di fargli un cenno, indicando quel coso, per chiedere silenziosamente se voleva che... e dopo un secondo lui annuì indicandolo ripetutamente. Ok. Panico.
E ora? Pensò Lavinia. Sarebbero passati al livello successivo? Teoricamente sarebbe dovuto essere lui a farlo, cioè, le stava aprendo la bocca con le dita e questo avrebbe dovuto essere un invito più che esplicito a farlo entrare. Ma se ne stava fermo lì e si limitava a guardarla, sempre con quel l'accenno di sorriso sulle labbra, tremendamente sicuro di sé, bello come il sole, e Lavinia si convinse che probabilmente lui stesse aspettando che fosse lei a… oh, cavolo... mentre si poneva quei dubbi, lui tagliò la testa al toro e decise di mandarle un affondo.
Lavinia pensò di soffocare. Espirò con forza e si apprestò a farlo uscire dalla sua bocca, quando accadde l' inimmaginabile: Bruno le abbrancò la testa, trascinandolo dentro con forza.
Lavinia rimase interdetta, non volendo credere ai suoi occhi, mentre la durata dell'affondo era sufficiente per distruggerla. La lotta si fece serrata. Ogni tanto le mancava l’aria. La assaliva una spiacevole sensazione di soffocamento e quando l’aria trovava nuovamente la sua strada sentiva un forte dolore al palato.
Bruno infilò di nuovo il cazzo nella bocca. "Chiudi gli occhi", disse. Lei obbedì. Nell'oscurità, per un istante, prese coscienza del momento di felicità che stava vivendo il compagno e si lasciò trasportare dalle emozioni, incuriosita di scoprire la sorpresa che Bruno le aveva preparato. "Ora puoi aprirli» disse lui, tenendo il cazzo avvolto con una mano. "Ci tenevo a darti questo".
- - -
Berto era in piedi, accanto alla stessa finestra da cui aveva osservato Lavinia quando Bruno era venuto.
Lavinia mutò espressione, riteneva che Berto stesse esagerando. Bruno tratteneva il respiro. Voleva intervenire, ma la parola spettava a Berto e doveva rispettare la gerarchia.
"Ma ti rendi conto? Prima ti ostini a dirmi di non essere geloso. Che esci con ti pare. Perché? Beh, per sedurre un idiota. Complimenti! Poi mandi tutto in fumo perché, ovvio, vai a fare certe schifezze nella stessa scuola dove studi. Come puoi essere così ingenua da non considerare che qualcuno vi stava guardando? Cazzo, Lavinia!"
"Lascia che ti spieghi. Non è esattamente così. Credo che tu stia esagerando".
"Io? Aspetta, che non hai ancora sentito il meglio. Sei così perfetta che non solo sei andata in bagno per succhiarlo a Bruno. No, no. Per di più hai permesso che ti riprendessero mentre facevi quello che facevi, completamente ebbra e alterata".
"Ma cosa dici!". Lavinia cercò lo sguardo di Bruno, che annuì silenziosamente.
"Sei lo zimbello della scuola! Credo che con quel video sui social ti sei davvero superata, Lavinia".
Lavinia si rivolse a Bruno. Voleva vedere il video. Lui le passò il telefono, che riproduceva la registrazione. La ripresa era stata effettuata nella zona delle finestre, dal lato opposto del bagno. Nell'immagine si distingueva la testa della ragazza, in ginocchio, saltellare come se fosse stata in balia di un elastico. All'improvviso, Bruno, in piedi, l'aveva bloccata, afferrandole la nuca con le mani. Nel filmato si vedeva Bruno ondeggiare il bacino.
Le lacrime uscirono a fiotti. "Siete solo capaci di illudere le giovani e ingenue ragazze? Non ci si può comportare così!" Urlò.
I secondi di silenzio trascorsero mentre Berto combatteva una battaglia interna contro il suo orgoglio. Aveva perso il controllo del respiro e aveva bisogno di prendere aria. Ma più di questo aveva bisogno di decidere cosa fare con Lavinia. Arrendersi non faceva parte del suo vocabolario e sarebbe stata la prima volta se lo avesse fatto. E trovarne un'altra come lei non era facile.
- - -
"Ci è mancato solo l'intervento della professoressa" disse Serena mentre porgeva la tisana a Lavinia. "Vedi? Alla fine, ti sei abituata subito". Lavinia non nascose che la sua amica aveva ragione e la guardò sorridendo. "Forse Berto è l'uomo pù brontolone che abbia mai conosciuto in vita mia, ma è fedele e questo mi piace. Anche se non mi immagino a fare quelle cose con lui".
"Su questo ti do ragione" disse Serena.
Suonò il citofono della strada. Serena vide come gli zigomi di Lavinia si sollevarono quando sentì chi era. "Sono sicura che non è Berto. Sono invidiosa", disse all'amica con sarcasmo.
"Invidia? Sei stata tu a mettermi in questo pasticcio."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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