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Lui & Lei

Spogliarello


di Dascia
23.04.2026    |    24    |    2 8.0
"A quel punto Francesco scosse la testa, poi si coprì il volto con le mani e restò in quella posizione per qualche secondo..."
Bartolomeo sorrise, Gaia era un’ottima cliente. Ed era anche molto bella.
"Andiamo, e fai poco la spiritosa", le disse alzandosi. Lei si avvicinò e lo osservò con attenzione. "Ma com’è che sei carino anche quando sei antipatico?". Bartolomeo allargò le braccia in segno di resa. "E che ti devo dire? Andiamo, dai!". Piacere così tanto alle donne per lui era stato sempre un vantaggio. Evitava di sforzarsi, di corteggiare, di inventare storie divertenti; doveva solo scegliere. Adesso però, con l'avanzare degli anni, i quaranta li aveva superati, le cose stavano cambiando e la passione per la fica non gli impediva di compiacersi del successo dei colleghi più giovani.
Si avviarono all’uscita, continuando a punzecchiarsi. Salirono in macchina.

"Che idea ti sei fatto di Francesco? Potrebbe essere lui?", chiese Gaia.
Bartolomeo alzò le spalle, indeciso su cosa rispondere. "Mah, davvero non so. Pare che fosse il migliore amico di Nicolas, eppure quello non ha esitato a molestare una ragazza come te davanti a lui, e poi non dimentichiamoci la tresca con Valentina. Insomma, non mi sembra una bella persona, ma questo non basta a farne uno stalker". Gaia assentì con la testa, silenziosa, ma lo guardò in modo furtivo, di sottecchi. Doveva continuare a fidarsi di lui? (n.r. 1 - non significa una b.m., ma sto usando la tecnica chiara di Chiara).

Finalmente si incontrarono tutti. A casa di La Mazza Felice (prima il cognome). Francesco sorrise, si tolse gli occhiali e lanciò all’agente uno sguardo penetrante. "È uno dei periodi più belli della mia vita, Meo. I ragazzi hanno portato tanta gaiezza in casa di Giacomo e non vedevo Gaia così gaia da tempo." (n.r. 2 - questa è una mia minchiata classica).

Bartolomeo faticò a restare seduto, aveva solo voglia di alzarsi e urlargli contro ciò di cui era a conoscenza (amico lettore, vedi n.r. 1). Invece, rimase fermo e compito, pensando all’equilibrio con cui Gaia affrontava sempre le situazioni.
"Certo, lo immagino. All’inizio, i tuoi amici erano molto cauti con le ragazze, vero?". Francesco si concesse qualche secondo prima di rispondere. Sembrava a suo agio in quella situazione, come se non avesse nulla da nascondere.
"Direi proprio di sì, ma io ero con Valentina" . (Segue la tecnica n.r. 1).

A quel punto Gaia si sollevò di scatto e andò vicino al ragazzo. Una leggera brezza le mosse i capelli facendoli ricadere sul viso mentre il corpo era un po’ sbilanciato in avanti, in posizione d’attacco. Pareva una guerriera sul punto di colpire.
"E quando hai cominciato a trombartela? Appena arrivata o sei riuscito ad attendere un po’?", gli urlò senza neanche provare a contenersi.

Francesco sobbalzò, come se lei lo avesse colpito in pieno viso, e si guardò intorno. "Ma come ti permetti? Tu che con Corrado...". Avvicinò il viso all'orecchio di Gaia e bisbigliò alcune parole. (Segue la tecnica n.r. 1).

Lei sbiancò, solo una persona poteva avere raccontato quei particolari. Corrado! Serrò il pugno e contrasse le mascelle, avrebbe trovato il modo per fargliela pagare. (Qui, il lettore attento commenterà che, quindi, Corrado e Francesco complici sono).

"Immagino che abbiate già incontrato Corrado.." disse Francesco, "...ma forse tu puoi capirmi meglio", rivolgendosi a Bartolomeo , cercando solidarietà maschile. "Quando una così, come Valentina, ti gira intorno, è quasi impossibile resisterle. Quella ragazza è malata di sesso, è capace di infilarmi le mani nei pantaloni mentre pranziamo insieme agli amici." Si interruppe e abbassò la testa, quasi vergognandosi di sé stesso.

Bartolomeo sospirò, Francesco era un pessimo attore, non c’era alcun dubbio. "Strano", gli rispose. "Valentina sostiene l’esatto contrario. Sembra che tu l’abbia quasi violentata, le prime volte".
A quel punto Francesco scosse la testa, poi si coprì il volto con le mani e restò in quella posizione per qualche secondo. "Mi piacciono le femmine, e Valentina è una bella femmina. Ma non l’ho mai violentata, anzi. Quello che è stato irretito sono io. Ma perché parlare di me? Tu, Gaia, frequenti uno che può essere tuo padre".

Gaia guardò entrambi. Poi, sbottò. Insomma, lui ha vent'anni più di me, non siamo proprio amici, per me è quasi un fratello maggiore, ed è molto protettivo nei miei confronti. Nell’ultimo periodo, mi ha anche invitato a uscire con i suoi amici". E proprio mentre sembrava sul punto di raccontare qualcosa di importante, si bloccò di colpo, forse temendo di aver parlato troppo, e guardò un secondo negli occhi Bartolomeo. (vedi n.r. 1)

Ma torniamo a Felice. Un ragazzo niente male. Di certo Gaia, Serena e Valentina avrebbero saputo come utilizzare quei bicipiti ben scolpiti che intravedevano dalla camicia. Per un attimo, nelle ragazze si materializzò l’immagine di quel corpo nudo e Gaia faticò a guardarlo di nuovo. “Certo che questo maschio è proprio notevole”, pensò ancora una volta, osservandolo. Gustavo La Passera, però, non era meno macho.

Qualcuno abbassò le luci, lasciando spazio a un fascio di luce blu intenso che tagliava la penombra. Gaia e Serena iniziarono un applauso ritmico, un misto di anticipazione e divertimento. Poi, la musica basso-ritmata esplose, e i due ragazzi iniziarono lo spettacolo.
Non era solo la bellezza fisica a colpire, ma la sicurezza con cui dominavano lo spazio. Indossavano un costume a tema — un poliziotto o un pompiere, trasformato in qualcosa di molto più audace — che fasciava muscoli definiti e curati. Camminavano con disinvoltura, sguardi magnetici che vagavano tra le due ragazze, facendole sentire osservate e al tempo stesso parte di uno show di gruppo. La loro pelle, leggermente lucida per l'olio, rifletteva le luci stroboscopiche, mentre il movimento dei loro corpi seguiva perfettamente il ritmo della musica.

Ogni gesto era studiato: un accenno di sorriso sornione, una mossa di danza che sfiorava le ragazze e Ciccio senza mai invadere troppo lo spazio personale. Il togliere un indumento diventò un gioco di sguardi e attese. La maestria stava nella sensibilità, nel capire fin dove spingersi, quale delle due ragazze coinvolgere con uno sguardo e chi lasciare semplicemente spettatrice.
Quando finalmente i costumi lasciarono spazio alla nudità, non ci fu volgarità, ma una sorta di celebrazione atletica della forma maschile. La performance passò dalla distanza a pochi decimetri, avvicinandosi alle due ragazze festeggiate.

Serena guardava la mazza di Gustavo La Mazza (n.r. 2). Mise entrambe le mani sul viso. Per qualche secondo nella stanza si udì soltanto il suono del suo respiro trattenuto, poi riprese a parlare: ''Io forse non lo merito un birillo così. Ha un problema enorme e io.... Che razza di donna sono?'' (questa è una cosa n.r 1 e n.r. 2).

Intanto, Gaia pensava che il gusto del proibito a volte può essere molto eccitante. Avrebbe voluto gustare il gusto di Gustavo ma si fermò in tempo, quando si rese conto che il campanello del citofono non smetteva di suonare.

''Pronto! Chi è?'' disse Bartolomeo, scocciato, col cazzo duro fra le mani.

''Chi cazzu voi chi io sono? Ekundajo. Apri porta, che io sfondo tu non apri.''

''Apro, apro, non sfondare nulla. Ma che vuoi da me?'' urlò impaurito Meo.

''Te niente. Io sfondare....'' Finisce qui, con n.r.1.
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