Lui & Lei
Disco
15.04.2026 |
28 |
4
"Dall’istante in cui lei lo ha stretto in bocca, il ragazzo si è abbandonato a una specie di abbagliante furia euforica che gli fa spingere con rabbia il cazzo dentro la gola di Serena..."
Bartolomeo fa una pausa, poi affonda:" Come finirà la serata? Secondo te? Gaia ha già deciso, cosa farà dopo. Non sono cose, che si improvvisano."Lo lascio al banco e inizio a girare tra la gente, tra luci e musica. Poi non li vedo più. Gaia, Serena e i due giovani poliziotti non sono più nella zona divanetti, dove
le ragazze ballavano sul tavolo, mentre i due ragazzi si godevano la scena, accarezzandosi i propri cazzi. Le ragazze ne erano perfettamente consapevoli.
Volevano far tirare i loro cazzi, e ci stavano sicuramente riuscendo.
Mi si inumidiscono gli occhi. Sorrido ironico davanti al tavolo vuoto, dimenticando per un attimo il motivo della mia presenza in discoteca e il fastidio che mi da fare questa parte. Mi avvicino al vecchio poliziotto, quello della musica rock, e inizio ad accennare un saluto con lo sguardo.
Ma quello si avvicina e mi tocca di un braccio. “Che poi… quando vedrò il mio giovane collega gli vorrei chiedere qualcosa, ma come faccio?…” Ride.
Stupito e incuriosito, scuoto leggermente la testa, aggrotto le sopracciglia con uno sguardo perplesso ed emetto un suono interrogativo nasale. Perché mi sta rompendo i coglioni?
“Ma come… Non sai nulla?”, continua quello, "Io non mi voglio immaginare cosa sta succedendo, o cosa stanno facendo i miei due colleghi, guarda!…”
Deglutisco e poi domando: “Do-do-dove sa-sa-saranno o-o-ora?” il nervoso mi assale.
“Di preciso non lo so perché non sono uno che s’impiccia degli affari degli altri, ma – per caso, eh! – ho sentito i colleghi parlare degli spogliatoi per il personale. Boh… Chissà…” mi indica una porta, in fondo alla sala.
Corro annaspando nervosamente. La bocca spalancata, che esala un respiro approssimato e rabbioso, si fa sempre più secca.
Appena mi richiudo quella porta alle spalle, mi ritrovo in un locale enorme e poco illuminato. È un magazzino, un deposito con pezzi d'arredamento della discoteca accatastati disordinatamente. Un gemito mi distrae. Proviene da dietro un pilastro, nella parte più lontana da dove sono io.
Mi avvicino senza fare rumore. Rimango nascosto. La realtà mi punge gli occhi in modo sfrontato e insistente. È come passare da una realtà senza messa a fuoco a un mondo nitido e preciso. La sensazione di stare per svenire da un momento all’altro è stata sostituita dal brusco ritorno a un vigore affidabile.
I giorni di panico, sgomento e rumore statico sono lontani, superati. Il diaframma, come in una serie di onde lunghe, si alzav e si abbassa in modo regolare, accompagnando ogni singolo alito in modo costante e sicuro. Tutto è al posto giusto. Anche loro due.
Il cavallo del giovane poliziotto è pieno. Le sue mani funzionano alla perfezione. Sembra che gli eventi abbiano un profilo inatteso, un aspetto diverso. L’impressione è che lei non faccia nulla. Solo un’imprecisa idea di estasi e di godimento.
Si baciano, questo sì. Una mano del ragazzo è già sotto i jeans. Con l'altra le sbottona la camicetta. Le stringe subito una minna. Ora ci stringe i denti sopra e lei lo apprezza. Le sta parlando. L’ha rassicurata e l’ha incoraggiata, dicendole che è convinto che lei gli farà un ottimo lavoro. Lei ride. "‘Ti devo far vedere una cosa, una cosa importante. Ma prima voglio vedere io una cosa importante." Le dice.
E un attimo. Lei è a gambe spalancate. Si gode la lingua del ragazzo. Lui la lecca come un cane. Bravo!
Trovo difficile interpretare anche quello che sta succedendo, con un ritmo frenetico. Lui si è rialzato. Lei si è chinata, lo ha spogliato, lo sta succhiando. E brava anche lei. Sa alternare varie tecniche.
Forse una parte di me è ancora vigile, consapevole, e ha capito che avrei dovuto lasciarli. I miei interessi sono altri. Ma restare a guardarli è una droga. Dall’istante in cui lei lo ha stretto in bocca, il ragazzo si è abbandonato a una specie di abbagliante furia euforica che gli fa spingere con rabbia il cazzo dentro la gola di Serena.
Non esagero, né cerco scusanti, se dico che ciò che sto vedendo me l'ha fatto diventare duro. Nessun ghigno sardonico, né risate malvagie. Nessun disegno diabolico. Solo un’altro me ormai spento con addosso, sulla pelle, tanta eccitazione. Ora scopano, posizione da pecora, lei sembra accoglierlo con entusiasmo. Viene e viene altre volte e viene anche lui. Sesso sicuro. In bocca.
Un fascio di luce tratteggia il volto di Serena e si riversa nell’incavo del suo collo, risplendendo sulla pelle.
"Tesoro, sono pronta, quando andiamo? Dobbiamo aspettare loro per tornare dentro?".
Il giovane sta leggendo sul telefonino, "Gustavo e Gaia sono in ritardo, lo so. Diamogli il tempo di finire, è stata una situazione intensa, per ciò che leggo", risponde.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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