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Prime Esperienze

Un pomeriggio in spa - 3 “Eyes wide shut”


di Veronique72
17.04.2026    |    1.043    |    5 9.7
Un capezzolo sfiorato. Poi una lingua vellutata, viscida, che mi invade la fica… Apro gli occhi. Non riconosco quella camera. La grande vetrata che dà su un prato, l’arredamento elegante ma anonimo di un hotel.

Dove sono?

Ah sì… ora ricordo. La festa.

I gemiti arrivano da lontano, come un’eco. Mi sollevo sulle ginocchia, spingo il bacino all’indietro per sentire meglio quella lingua nella mia fica già eccitata. “A, mi fai impazzire così… Ho fame, andiamo a fare colazione!”

“È qui la tua colazione, R.”

Mi fermo.

Quella voce non è di A.

C.

Un passo indietro.

Arriviamo all’hotel che abbiamo scelto, nella zona della festa stile “Eyes Wide Shut”. Sappiamo solo che sarà in un castello, ma il luogo esatto verrà comunicato un’ora prima. Il gioco è già iniziato. È già dentro di me. Entriamo nella suite. Mi guardo intorno. Sì… mi piace. Moderna, elegante, impersonale quanto basta per non lasciare tracce. A si butta subito in doccia. Io resto sul letto. Non riesco a stare ferma davvero. L’idea della festa mi ha già presa. Mi eccita, mi riempie, mi fa venire voglia di un orgasmo immediato. Ma mi trattengo. Devo. Voglio arrivarci carica, piena, pronta a esplodere al momento giusto.

Dopo la doccia inizio a prepararmi. Il corsetto nero di pizzo lascia i capezzoli nudi, esposti, vulnerabili. Lo slip aperto sotto non nasconde nulla: la mia fica vellutata è lì, accessibile. Il reggicalze disegna il mio culo, segnato dal filo nero del perizoma. Ogni dettaglio è una promessa. Mi trucco lentamente. Rossetto rosso rubino. Il mantello nero di velluto scivola sulle spalle. La maschera, tempestata di brillantini, copre gli occhi, mentre la piuma viola li esalta ancora di più. I capelli ramati cadono liberi. Il profumo arabo, caldo, speziato, mi avvolge. Tacchi a spillo.

Sono pronta.

“Wow.”

A è dietro di me, riflesso nello specchio. Io sistemo un orecchino di brillanti neri. Lui indossa il suo ruolo: pantalone nero, camicia bianca, mantello come il mio, maschera. La nostra immagine insieme mi accende ancora di più. Non siamo più solo noi. Siamo qualcosa di diverso. Più liberi. Più pericolosi.

Arriva il messaggio. Posizione. Parola d’ordine. Dieci minuti.

Il castello appare nel buio, illuminato dalle torce. Il cancello. La sicurezza. Tutto è perfetto. Troppo perfetto. Parcheggiamo la Mercedes. Camminiamo insieme ad altre coppie. Le donne: guepière, seni nudi, copricapezzoli, lingerie. Corpi esposti, nascosti solo da una maschera. Identità annullate. Nel cortile ci accolgono uomini in nero e donne quasi nude, ricoperte solo di brillantini. Al centro, una gigantesca coppa di champagne. Dentro, una ragazza danza col fuoco. Il riflesso delle fiamme sulla pelle. I letti a baldacchino bianchi, ancora vuoti, sparsi sul prato. Promesse. Attesa.

Dentro, tutto è già in movimento. Il buffet, l’open bar, le luci basse. Coppie sui divanetti. Single che osservano. Parlano. Scelgono.

Eppure… dentro di me manca qualcosa.

Qualcuno.

C non c’è.

Assistiamo agli spettacoli. Danze. Corpi che si piegano, si offrono. Il Gran Maestro col mantello rosso. Le stanze del castello sono già vive. Calde. Piene. Una ragazza di colore, in ginocchio, succhia il cazzo di un uomo maturo seduto su una poltrona. Lo guarda negli occhi, mentre lui le guida la testa. Tre donne nude, solo maschera, spompinano uomini vestiti, appoggiati a una mensola, il cazzo fuori. Ovunque odore di sesso. Ovunque corpi intrecciati. Bocche su capezzoli, su fiche, su cazzi. Un unico movimento. Un’unica onda.

Mi disorienta. Mi attira. Mi spaventa.

A invece è già oltre. Vuole entrare. Non guardare. Agire. Mi prende la mano. Mi porta al lettone. Mi fa salire. Entra in me in un colpo solo. Nessuna attesa. Inizia a pompare. Io sono bagnata, pronta… ma anche sopraffatta. Troppo. Tutto insieme. Una parte di me si ritrae.

Una moretta sotto di me mi bacia. Scende. Prende il mio capezzolo. Lo succhia. Il piacere si mescola alla confusione. Non sento più il cazzo di A. Solo le sue dita dentro di me. Mi volto. Sta scopando una bionda. E continua a scopare me con la mano. Un uomo si avvicina. La sua compagna lecca la fica della moretta. Io mi tiro indietro. Non voglio. Non ancora. Non così.

A resta. Si perde. È il suo ambiente.

Io mi allontano.

E poi…

Un braccio. Da dietro. Una mano nei capelli. Il collo che si piega. Non mi oppongo. Lo riconosco subito. C. Il corpo lo sa prima della mente. Le sue mani sui miei capezzoli. La sua erezione contro il mio culo. Il desiderio torna, netto, preciso. Mi guarda. Sorride. Indica il divanetto.

Lo ricordo.

Mi getto lì. Gambe aperte. Senza difese. La fica pulsante. Viva. Lui arriva subito. La sua lingua dentro di me. Profonda. Poi lenta sul clitoride. Le dita che ruotano. E io crollo. L’orgasmo arriva senza resistenza.

Alzo lo sguardo. A è sotto la bionda. Lei lo cavalca. Veloce. Sta per venire. Una mora è sulla sua bocca. Io guardo. E mentre guardo, C entra nella mia bocca. Lo prendo. Subito. Con fame. Lo voglio. Lo lavoro. Lo gusto. Voglio farlo perdere. Voglio portarlo lì. Mi guarda. Io lo guardo. Il mio volto cambia. Non sono più la stessa. Quando viene, lo sento. Caldo. Diretto. Lo accolgo tutto.

Poi mi gira. Mi fa sedere su di lui. Le mani tornano dolci sui capezzoli. Un attimo di tregua. Solo un attimo. Perché torna duro. Mi solleva. Mi impala. Fino in fondo. Mi riempie completamente. La sua cappella trova quel punto. Preciso. Profondo. E il piacere diventa continuo. Onde piccole, incessanti. Io mi muovo sopra di lui. Lo cavalco.

A mi vede.

Si ferma un attimo. Mi guarda. Io, aperta, larga, presa da un altro. I capelli disordinati. Il corpo senza controllo. I suoi occhi cambiano. Viene. Dentro la bionda. Con uno scatto finale.

Un passo avanti.

Dopo la festa, C e la sua amica B — la biondina — vengono in suite con noi. È troppo tardi per tornare. Io crollo. Mi addormento. Loro continuano. A e C su B, a turno. Io sento tutto a metà. Poi più niente.

E ora…

Mi sveglio così. Con la lingua di C nella fica.

È perfetto.

“Un ultimo orgasmo… e a mai più.”

Lo dico piano. Con lucidità. Con una punta di crudeltà.

E mentre lo dico… vengo.

Nella sua bocca.
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