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Prime Esperienze

Un pomeriggio in spa 6 - M -


di Veronique72
29.04.2026    |    917    |    4 8.0
"Mani ovunque, respiri corti, desiderio che cresceva senza freni fino a esplodere più e più volte..."
Indosso il mio tailleur blu preferito, quello che fa risaltare i miei lunghi capelli ramati. Sotto il gilet non porto nulla, la pelle nuda contro il tessuto mi eccita già mentre cammino. I capelli sono raccolti in una coda bassa, ordinata, le scarpe con un tacco non eccessivo slanciano la mia figura.

Arrivo all’appuntamento alla casa editrice con i soliti venti minuti di anticipo. Sono un’anticipataria patologica…

Per fortuna mi ricevono puntuali.

L’ufficio è esattamente come me l’aspettavo: elegante, essenziale, perfettamente controllato. Ogni cosa al suo posto.

Come lei.

È già seduta dietro la scrivania. Non si alza. Non sorride. Mi squadra.

Indossa un tailleur grigio impeccabile, sotto, un top di seta rosa pallido. È molto bella, magra, i capelli color miele scendono sotto le spalle in onde morbide, occhi marroni, trucco leggero, occhiali dalla montatura nera.

«Buongiorno dottoressa», dice in tono formale.

Le sue dita scorrono sui fogli.

I miei racconti.

«Non capisco come siano arrivati qui… e soprattutto chi abbia inserito questo appuntamento nella mia agenda. Non è certamente il nostro genere.»

Le sue parole sono fredde. Ma i suoi occhi tradiscono altro.

Si fermano sulle pagine.

Arrossisce appena.

«Sono… molto espliciti. Provocatori. Direi pornografici, inoltre inverosimili »

Sorrido.

«Eppure li ha letti.»

Silenzio.

«Cosa trova inverosimile? Che un uomo goda nel condividere la sua compagna? Che coppie sposate si mischino con sconosciuti, scopando senza limiti?»

Alza lo sguardo.

«Cosa vuole da me?»

Adesso è più fragile.

«Forse capire perché non riesce a smettere di leggerli.»

Colpita.

«Sta esagerando.»

«Davvero?»

Silenzio.

Poi la porta si apre.

«Ciao Cristian.»

Martina si blocca.

Capisce.

«Tu…»

«Sono io.»

Lei trema. «Questi racconti… sono reali?»

Il silenzio è risposta.

Nei suoi occhi non c’è solo rabbia. C’è eccitazione.

«Hai voluto umiliarmi?»

«No. Ho voluto farti entrare nel mio mondo.»

Mi avvicino.

«È quello che hai sentito leggendo,» le sussurro. «Ti ha bagnata.»

«No…»

«Sì.»

Cristian le si avvicina.

«Io ti amo. Ma ho bisogno anche di questo.»

Il suo respiro cambia.

«Non devi trattenerti.»

I suoi occhi si accendono.

Bussano.

Andrea entra.

Lo bacio subito, con lingua e fame. La sua mano entra nella mia camicetta e stringe il mio seno nudo, pizzicando il capezzolo.

Guardo Martina.

È immobile. Ma non distoglie lo sguardo.

Andrea mi spoglia. Il mio seno è completamente scoperto, i capezzoli duri.

Cristian bacia Martina, poi scende sul collo, le mani sotto i vestiti.

Lei cede.

Piano.

Poi completamente.

La vedo diventare un’altra: eccitata, nuda, viva.

Le prendo la mano e la porto sul mio seno. Lei lo stringe.

La bacio. Lei risponde con desiderio.

Scendo e le prendo i capezzoli in bocca, li lecco, li succhio. Lei geme, si bagna.

Ora è nuda.

Cristian la mette a pecorina sul divano e le infila la lingua nella fica.

Andrea fa lo stesso con me.

Siamo una di fronte all’altra, aperte, bagnate.

Ci baciamo mentre veniamo leccate, mentre godiamo.

Le stimolo il clitoride, la sento fremere sempre di più.

Andrea si stacca da me, il cazzo duro e bagnato del mio umore, lo porge a Martina.

Penso che sia troppo.

Ma lei apre la bocca e lo prende, lo succhia.

Cristian fa lo stesso con me.

Poi ci mettono in ginocchio, una di fronte all’altra.

Ci scopano da dietro.

Ognuna con il compagno dell’altra.

Ci baciamo, succhiamo i seni, ci tocchiamo mentre veniamo scopate forte.

E veniamo.

Insieme.

Io prendo il cazzo di Cristian e lo faccio venire nella mia bocca.

Martina fa lo stesso con Andrea…

Finiamo sfiniti dall’intensità di ciò che è successo i nostri corpi esausti ed i nostri cuori colmi di una nuova armonia.


Fa già caldo. L’aria è densa, profuma di sole e di pelle. Maspalomas ha quel modo di restarti addosso, soprattutto dopo una notte come la nostra.

Abbiamo passato ore nei club, tra musica, corpi che si sfioravano, sguardi che diventavano promesse. Mani ovunque, respiri corti, desiderio che cresceva senza freni fino a esplodere più e più volte.

E si vede.

Andrea è ancora eccitato da tutto quello che è successo.

Io sorrido appena, ancora mezza addormentata, ma il suo cazzo duro davanti al mio viso mi sveglia più di qualsiasi cosa.

Lo prendo in bocca senza esitazione.

Lo sento pulsare, vivo, ancora carico della notte appena passata. Lo succhio lentamente, poi con più decisione, fino a sentirlo tendersi ancora di più… e poco dopo mi riempie la bocca.

Deglutisco tutto, guardandolo.

Mi alzo, infilo il costume e il pareo.

Nel patio Martina e Cristian sono già seduti a fare colazione. Il sole illumina i loro corpi rilassati, ma nei loro occhi c’è la stessa cosa che sento io: quella complicità sporca e bellissima della sera prima tra i club di Maspalomas.

Li raggiungiamo.

Ci salutiamo tutti con un bacio sulla bocca, naturale, come se fosse sempre stato così.

«Qualcuno qui è in debito con me,» dico con un sorriso malizioso, guardando Andrea. «Mi ha svegliata per svuotarsi, ma poi mi ha lasciata a secco per la colazione…»

Cristian mi fissa con quello sguardo.

Quello che ormai conosco bene.

«Allora qualcuno qui ha voglia di venire” dice.

Non aspetta risposta.

Si tira fuori il cazzo, già duro, mi sfiora tra le gambe, sentendo quanto sono già bagnata.

Poi mi prende e mi impala sopra sopra di lui così, senza pensarci, lì, al tavolo.

Il mio respiro si spezza mentre inizia a muoversi dentro di me.

Il ritmo cresce subito.

Le mie tette rimbalzano libere mentre lui mi scopa davanti a tutti, senza nessuna vergogna.

Martina si avvicina e mi bacia, mentre il mio corpo segue ogni spinta, ogni colpo.

Andrea osserva, eccitato, inizia a masturbarsi coinvolto da tutto questo, pronto a ricominciare.

Siamo ancora dentro al gioco che ormai è diventato la nostra vita.

Dentro quel racconto, dentro qualcosa che ormai non si può più fermare neanche se lo volessimo.

Il gioco è diventato parte di noi, noi siamo quel racconto.

Siamo complici.

Sporchi.

Liberi.

Felici.

E tutto questo… è iniziato quella volta in SPA.
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