trio
Un pomeriggio in spa 5 - La confessione -
24.04.2026 |
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"Eppure sento che lì, da qualche parte, in lei, c’è un fuoco che aspetta solo di essere liberato..."
«Sei geloso?» mi azzardo a dire.La frivolezza si dissolve istantaneamente, lasciando spazio a qualcosa di più triste, di più crudo.
«Sono geloso, lo ammetto, ma non nel senso che pensi tu, R.»
Una confessione.
E in fondo… con chi potrebbe parlare, se non con noi? Con chi, se non con chi ha appena condiviso non solo il corpo, ma anche quella parte più istintiva, viscerale, senza filtri?
C ci guarda, uno alla volta.
«Siete fortunati, sapete?»
La sua voce è più bassa adesso, meno sicura, ma incredibilmente sincera.
«Ammiro la vostra complicità… la vostra libertà. Il modo in cui vi concedete, in cui vi cercate anche attraverso gli altri.»
«Il vostro è un rapporto che molti definirebbero trasgressivo, ma chi ha stabilito ciò che trasgredisce e cosa no? Il desiderio, il sesso ed anche l’amore non possono essere soffocati da regole se non le proprie.»
Sento A dietro di me, immobile, attento.
C continua, lo sguardo che scivola su di noi, ma senza quella fame di prima. Ora è qualcosa di diverso… quasi nostalgia.
«È come se il vostro piacere si amplificasse… come se riusciste ad assorbire quello degli altri e a riportarlo tra voi, rendendolo ancora più forte.»
Le sue parole mi attraversano lentamente.
Ci guarda con sincerità ed afferma: «Vorrei avere anche io qualcosa del genere.»
Il silenzio che segue è denso.
C si passa una mano tra i capelli, con una sensualità che non viene offuscata dalla serietà del momento, poi finalmente si lascia andare davvero.
«Ma mia moglie…» si ferma un attimo, come se il nome portasse con sé un peso. «M è completamente su un’altra lunghezza d’onda.»
C fa un sorriso amaro. Guardo le sue labbra ed ho un flash della sua bocca che scende sul mio ventre, che succhia un mio capezzolo…
“R resta concentrata!” penso.
Si sistema meglio, come se quel racconto richiedesse una posizione più stabile.
«È una donna straordinaria. Bellissima. Colta. Intelligente. Dirige un’azienda importante… è ammirata da tutti.»
Ne parla con rispetto. Con affetto.
«Non facciamo sesso da mesi o forse anni… Tempo fa, su consiglio di una mia amica, abbiamo fatto una terapia di coppia. Ogni tanto lo facevamo ancora, anche se sporadicamente, e io pensavo che forse fosse colpa mia… che non le rendessi la cosa piacevole come voleva lei.»
Fa una pausa.
«Ma davanti alla terapeuta lei ha apertamente affermato che anche quelle poche volte lo faceva solo per me, perché in realtà non era minimamente interessata al sesso.»
Abbassa lo sguardo.
«Mi sono sentito colpito da uno schiaffo. Umiliato. E con rabbia le ho detto che allora mi sarei sentito autorizzato a vedere altre donne. Volevo provocarla, scuoterla…»
Un sorriso amaro.
«Invece lei, con tranquillità, mi disse che potevo farlo, a patto che avessi tenuto quegli incontri del tutto privati.»
Silenzio.
«La sua calma, il suo apparente distacco nel dire ciò mi hanno ferito come una lama. Qualcosa si è rotto dentro di me e da allora non l’ho più cercata sessualmente… ma continuo ad amarla.»
Quelle parole restano sospese nell’aria.
Io trattengo il respiro senza accorgermene.
C continua, più lentamente.
«È cresciuta in una famiglia appartenente a una nota setta cattolica.»
I suoi occhi tornano su di me, ma lo sguardo lascivo con cui normalmente mi guarda ha lasciato il posto a uno sguardo neutro, come quando si guarda un’amica.
«Per lei il sesso è sempre stato qualcosa di sporco. Di sbagliato. Di peccaminoso. Il piacere, qualcosa di cui vergognarsi, da combattere, esclusivamente finalizzato al concepimento...»
Sento un brivido.
«Quello che per voi è libertà… per lei è perdizione.»
«Per voi è una strada verso qualcosa di alto… intenso… quasi sacro.»
Un mezzo sorriso, amaro.
«Per lei è l’opposto. Eppure sento che lì, da qualche parte, in lei, c’è un fuoco che aspetta solo di essere liberato.»
Guardo C e gli sorrido, senza lussuria. Da amica.
«C… forse ho un’idea.»
Racconto la mia idea a C e, dalla sua reazione, capisco che gli piace. Sul suo volto appare un’espressione sollevata e un lampo lascivo gli attraversa gli occhi.
Mi slaccia la vestaglia di seta nera che indosso sulla pelle nuda, grato mi sdraia sul divano e punta la sua cappella lucida tra le labbra della mia fica, le sfiora per farmi bagnare e godere, io non lo faccio aspettare, la mia fica si spalanca a quei tocchi sublimi.
Nel frattempo A ha già tirato fuori il suo cazzo e si masturba mentre lo strofina sulle mie labbra. Io lo lecco e lo succhio in punta, guardandolo dritto nei suoi occhi grigi, aspettando il momento giusto per lasciarlo penetrare nella mia bocca…
Il racconto di C mi ha colpita.
«Ti amo» sussurro ad A, conscia di quanto siamo fortunati.
Mentre si intravede già la prima luce dell’alba, vengo riempita dai due uomini ancora ed ancora, in una sinfonia di orgasmi che scuotono i nostri corpi e la nostra anima, come a voler cancellare il dolore di C con un sesso sfrenato e liberatorio…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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