Prime Esperienze
Un pomeriggio in spa 4 - Complici -
21.04.2026 |
1.241 |
5
"Io mi apro, sento dolore che subito si trasforma in piacere puro, violento, travolgente..."
Finalmente è arrivata la primavera. I locali si riaprono come fiori che sbocciano al tepore della nuova stagione, e tutto riprende vita. Il lago brilla di una luce nuova, più intensa, quasi sensuale, mentre le anatre danno inizio ai loro corteggiamenti, inseguendosi sull’acqua con un’energia istintiva, primordiale, nel tentativo di conquistare la femmina che sarà la loro compagna.I turisti affollano le rive: in fila per il battello, in lunghe code davanti alle gelaterie, attratti dal piacere semplice e irresistibile di un vero gelato italiano.
Faccio tappa in libreria per scegliere qualche libro che mi tenga compagnia mentre mi concedo i primi raggi di sole, distesa sul lettino del club in riva al lago. Intanto A si perde nei suoi giri abituali, tra negozi di abbigliamento maschile esclusivo, dove ogni capo sembra parlare la sua lingua.
Tra gli scaffali, le mie dita scorrono lente sui dorsi dei libri, finché si fermano su una riedizione della Histoire d’O. La prendo in mano, e un sorriso più consapevole mi piega le labbra. È il mio libro erotico preferito.
Solo sfiorarne la copertina basta a riaprire quel mondo.
Ricordo il rito di iniziazione di O… Circondata da presenze maschili che non può vedere, il suo corpo è sottomesso, nudo su quel pavimento freddo, il sedere perfetto in su ed il suo volto bendato schiacciato a terra, esposta ed offerta senza difese, bramata, violata. E soprattutto quello sguardo: quello del suo uomo. Presente. Complice. Soddisfatto.
Quel ricordo accende in me un fuoco che mi scivola sotto la pelle fino a raggiungere quel sensibile punto che fa scorrere il mio nettare. Il respiro cambia appena, il sorriso si fa più profondo. È una reazione che conosco bene: quel tipo di eccitazione che non esplode, ma cresce, si espande, prende spazio dentro.
Ed è proprio mentre sono immersa in quella sensazione che lo sento.
Un braccio compare dietro di me, vicino, deciso, mi cinge la vita. Un profumo maschile mi avvolge, caldo, con note agrumate e speziate che mi colpiscono dritte, senza preavviso.
Lo riconosco subito.
E insieme a quel profumo… quel tatuaggio.
Mi irrigidisco appena, poi mi volto.
C.
Mi sorride, lento, sicuro. Nessuna sorpresa nei suoi occhi. Solo quella calma consapevolezza di chi sa esattamente cosa sta guardando.
Come se mi avesse riconosciuta ancora prima che mi girassi, probabilmente per quel culetto familiare in cui è sprofondato più volte facendolo suo in ogni modo possibile.
Il suo sguardo lascivo scivola su di me con una lentezza studiata, fermandosi sulla scollatura, rivolgendosi verso la mia bocca, con quella sicurezza di chi conosce già ogni curva, ma non per questo ha meno desiderio, anzi lo esalta.
I miei capelli, lunghi, dalle sfumature di rame dorato, si muovono appena mentre mi volto del tutto verso di lui.
Quella sensazione che il libro aveva appena acceso… non si è spenta.
Ha solo cambiato direzione.
E ora ha un volto. Uno sguardo. Ricordi che tornano a bussare, senza alcuna intenzione di restare innocenti.
Mi sforzo di riprendermi, di recuperare una parvenza di normalità per riuscire a mettere insieme parole che abbiano un senso.
«Ciao C, che ci fai qui?»
«Sono qui per lavoro… tu?»
«Io qui ci vivo. Sono passata in libreria mentre A è in giro per negozi.»
Chiamo A, lo informo dell’incontro inaspettato. Decidiamo di andare a prendere un aperitivo in un posto elegante che ha aperto da poco. Ci sediamo in giardino e, per la prima volta, nasce una vera conversazione. I due uomini scoprono passioni comuni: orologi, vino… parlano come due vecchi amici.
Io mi sento un po’ fuori, quasi di troppo. Mi alzo, vado in bagno.
Quando torno, all’unisono si voltano verso di me. I loro sguardi mi attraversano, mi penetrano, pieni di qualcosa che non ha bisogno di parole.
Andiamo a casa.
Adesso i due uomini non parlano più.
A si avvicina dietro di me e inizia a slacciarmi lentamente la camicetta. Sento la sua eccitazione premere contro il tessuto dei pantaloni. Mi prende la mano e la guida, facendomi sentire la durezza del suo membro.
Io tengo gli occhi fissi su C.
Lui non esita. Si avvicina e inizia a succhiarmi i capezzoli, con quella complicità silenziosa che accende tutto. Mi slaccia i jeans, infila subito due dita nella mia fica già bagnata, pronta, affamata. Poco dopo anche A mi esplora, come per verificare quanto sono eccitata.
«Mmm… vedo che ti piace… spogliati.»
Il suo tono è diretto, sicuro.
Obbedisco.
Loro iniziano a masturbarsi. C mi spinge a terra, mi fa inginocchiare davanti a lui. Mi porge il suo cazzo, duro, venoso. La cappella lucida sfiora le mie labbra, lentamente, come a farmelo desiderare ancora di più.
Lo guardo dal basso, sottomessa, offrendogli la bocca. Aspetto. Lo voglio.
Intanto con la mano accarezzo A, lo stimolo, lo faccio impazzire.
Poi anche lui si avvicina, porgendomi il suo membro. Alterno le loro erezioni nella mia bocca, succhio, lecco, gioco con loro, mentre li sento sempre più tesi.
Alla fine entrambi appoggiano le loro cappelle sulle mie labbra. Li prendo insieme, li succhio con avidità… fino a quando, in perfetta sincronia, vengono sulla mia lingua. Il loro calore, il sapore, l’abbandono totale… è quasi mistico.
Mi sento una santa e una puttana allo stesso tempo.
Dopo una breve pausa, C mi stende sul divano di velluto grigio. Inizia lentamente: si prende cura dei miei capezzoli, li accarezza, li sfiora, li gira tra le dita. Poi li assapora con la lingua, uno alla volta, stuzzicando il capezzolo libero con le dita.
È lento. Troppo lento.
Mi sta facendo impazzire.
Voglio quella lingua più in basso. Sono pronta a esplodere… ma non me lo concede.
Non ancora.
A si unisce. Mentre C continua a torturarmi i capezzoli, A accarezza lentamente le labbra della mia fica, con movimenti circolari, esasperanti.
Perché mi stanno facendo questo?
Perché mi vogliono così disperata?
Poi A inizia a leccarmi, a scoparmi con la lingua. Ma ogni volta che mi avvicino all’orgasmo… rallenta. Si ferma. Mi nega il piacere.
Scende più in basso. Inumidisce il mio buchino, inizia a entrarci con le dita. Prima una… poi due.
Io tremo.
Senza bisogno di parole, come se fossero collegati, mi prendono e mi portano verso il letto. Io sono ubriaca di eccitazione, fatico a stare in piedi, ma mi lascio guidare.
«Decidi tu, tesoro… mi vuoi nel culo o nella tua bella fighetta?»
Sono ansimante, vogliosa, fuori controllo. Non riesco a pensare.
Non rispondo.
Vado verso C, lo faccio sdraiare e mi ci siedo sopra, impalandolo. Il suo cazzo mi riempie completamente, esattamente come volevo.
Gemiamo insieme.
Lui afferra le mie tette, le stringe, avvicina i capezzoli e li prende entrambi in bocca, mentre io mi muovo sopra di lui.
Intanto A prepara il mio culo, lo apre lentamente, inserisce il plug, mi dilata, mi prepara a riceverlo.
Non so quanto tempo passa.
Quando finalmente A mi penetra, mentre C continua a scoparmi sotto di me, il mondo si ferma. Le loro spinte si sincronizzano. Io mi apro, sento dolore che subito si trasforma in piacere puro, violento, travolgente.
Ondate. Continue. Incontrollabili.
Loro si nutrono di me, del mio corpo, del mio piacere. Anche dopo che vengo, continuano. Mi girano, mi prendono, si alternano tra bocca, fica e culo senza sosta.
È troppo. È perfetto.
Crolliamo esausti.
Ci addormentiamo tutti e tre, intrecciati.
Al risveglio siamo leggeri, quasi euforici. Mangiamo qualcosa, chiacchieriamo come se ci conoscessimo da sempre. Io sono accoccolata tra le braccia di A.
Poi succede.
C ci guarda.
Il suo sguardo si ferma su di noi. Nei suoi occhi verdi passa qualcosa… un pensiero veloce, poi il suo volto cambia. Si fa serio. Più chiuso.
“È geloso?” penso.
E poi… C inizia a raccontarsi…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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