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SONO MAGGIORENNE ESCI
Scambio di Coppia

SANTORINI


di fantasiehotmax
31.07.2026    |    195    |    0 8.0
"Gordon si posizionò tra le sue cosce e la penetrò con un’unica, lunga spinta, riempiendola completamente..."
SANTORINI

Quando il taxi ci lasciò davanti al cancello della villa, sia io che Mary rimanemmo senza fiato.

La proprietà era sospesa direttamente sulla caldera di Santorini, come se fluttuasse tra cielo e mare.

Una scala di pietra bianca scendeva verso una terrazza panoramica mozzafiato, dove una piscina a sfioro infinity sembrava cadere direttamente nell’Egeo blu intenso.

L’acqua turchese della piscina si fondeva visivamente con il mare, creando l’illusione che si potesse nuotare fino all’orizzonte.

La villa era un sogno di bianco e blu: muri immacolati, bougainville fucsia che cadevano a cascata, grandi vetrate e una terrazza principale con lettini, divani esterni e una zona pranzo coperta.

Il tramonto stava iniziando a tingere il cielo di arancione e rosa, e le luci dei villaggi sull’isola di fronte cominciavano a brillare come piccole stelle.

Mary si fermò sul bordo della piscina, una mano sulla bocca.
«Amore… è pazzesco» sussurrò, gli occhi lucidi per l’emozione. «Sembra irreale.»

Mi abbracciò forte, baciandomi con passione mentre la brezza marina le scompigliava i capelli.

Indossava ancora il vestito leggero del viaggio, ma già immaginavo come sarebbe stata bellissima su quel lettino, di notte, sotto le stelle.

«Questa è solo la prima sorpresa» le dissi all’orecchio, stringendola da dietro mentre guardavamo il tramonto infuocato.
Mary si voltò verso di me con uno sguardo malizioso.
«Ah sì? E quale sarebbe la seconda sorpresa?»
Sorrisi senza rispondere.

La villa aveva anche una grande doccia esterna nascosta tra piante di oleandro, una vasca idromassaggio e una zona lounge perfetta per… tutto ciò che avevamo in mente.

Mary si sporse dal parapetto, ammirando il vuoto sotto di noi.
«Non sono mai stata in un posto così bello» disse piano. «Mi sento già eccitata solo a stare qui.»

La strinsi più forte, sfiorandole il collo con le labbra.

Decidemmo di trascorrere la prima giornata a Oia, passeggiando tra le stradine bianche con vista sulla caldera. Mary indossava un vestitino leggero di lino color crema, corto quel giusto, che il vento ogni tanto sollevava sulle sue cosce.

Camminavamo mano nella mano, fermandoci nei ristorantini tipici per gustare insalata greca, pesce fresco e vino bianco freddo.

Ridevamo, ci baciavamo spesso, e io non riuscivo a togliere le mani dai suoi fianchi e dal suo culo.

Provammo diverse bancarelle: gioielli, sandali, quadri e vestiti leggeri. Mary ne provò un paio, uscendo dal piccolo camerino per farmi vedere come le stavano.

In uno particolarmente scollato si vedevano benissimo le curve del suo bel décolleté. Le dissi che era stupenda e lei arrossì di piacere.

Dopo aver girato tra le viuzze bianche e aver pranzato con vista caldera, ci imbattemmo in una bancarella particolarmente profumata, un po’ nascosta in un angolo tranquillo vicino alla chiesa blu.

L’aria era impregnata di rose, vaniglia, sandalo e arancia. Mary si fermò immediatamente, attratta come una farfalla.
«Oddio, che profumi meravigliosi…» disse avvicinandosi.

Dietro il banchetto c’era Alysa, sorridente, con i suoi tratti orientali delicati e un vestito leggero che le sottolineava il corpo sinuoso.

Accanto a lei Gordon, imponente ma con un’espressione dolce e tranquilla, che sistemava alcuni flaconi.

Alysa: «Benvenuti! Vuoi provare qualcosa? Questi sono tutti fatti da noi.»

Mary allungò subito il braccio. Alysa le versò qualche goccia di olio alla rosa e vaniglia sul polso e lo massaggiò delicatamente.

Mary (annusando con piacere): «Mmm… è divino. Sento già che mi rilassa. Come si chiama questo?»

Alysa (con voce calda e sensuale): «“Notte di Santorini”. È il nostro più venduto. Scalda la pelle e… risveglia i sensi.»

Mary rise, leggermente imbarazzata ma chiaramente incuriosita. Gordon la osservava con un sorriso gentile, senza essere invadente.

Gordon (con voce profonda e calda): «Prova anche questo alla ylang-ylang e neroli. È più dolce, più femminile. Perfetto per una donna come te.»
Le versò un po’ di olio sul dorso della mano. Mary lo annusò e chiuse gli occhi per un istante.

Mary: «Cavolo… questi oli sono pericolosi. Mi stanno già facendo effetto.»

Io osservavo la scena con attenzione. C’era una bella energia tra loro quattro.

Alysa era molto brava a creare intimità con i tocchi e le parole, Gordon emanava una virilità calma e rassicurante. Mary era visibilmente lusingata dalle attenzioni.

Approfittai di un momento in cui Mary era concentrata a scegliere due flaconi per avvicinarmi a Gordon e Alysa. Parlai a bassa voce:

Io: «Siete molto bravi… mia moglie è completamente conquistata. Senti… vi faccio una proposta un po’ particolare.»

Gordon alzò un sopracciglio con curiosità, Alysa sorrise con aria complice.

Io: «Abbiamo una villa stupenda qui a picco sulla scogliera, con terrazza privata. Stasera vorrei farle una sorpresa speciale… qualcosa di sensuale. Massaggi con i vostri oli, rose, atmosfera… e quello che segue spontaneamente. Siete disponibili a venire da noi verso le 21:30?»

Alysa guardò Gordon per un secondo, poi tornò su di me con uno sguardo malizioso ma dolce.

Alysa: «Una sorpresa… intima?»

Io: «Molto intima. Voglio che si senta desiderata, completamente. Niente di aggressivo… ma qualcosa di forte. Sono disposto a venirvi incontro con una giusta ricompensa per il tempo che dedicherete naturalmente.»

Gordon annuì lentamente, con quel suo sorriso calmo e rassicurante.

Gordon: «Capiamo perfettamente. Per noi va bene. Ci piace rendere speciali le serate delle coppie che hanno voglia di vivere qualcosa di diverso. Ci prenderemo cura di lei… con dolcezza.»

Alysa (sorridendo): «Portiamo i migliori oli, le rose fresche e tutta l’energia giusta. Sarà una serata che vostra moglie non dimenticherà.»

Ci accordammo rapidamente sui dettagli. Quando tornai da Mary, lei stava ancora annusando un nuovo profumo, ignara di tutto.

Mary (mostrandomi il polso): «Amore, senti questo… è perfetto per stasera, no?»

Le sorrisi, la baciai sul collo e le risposi: «Stasera useremo questi oli in modo molto speciale… te lo prometto.»

Arrivata la sera, dopo essersi rilassati a lungo nella piscina a sfioro con vista sulla caldera, Mary e io ci eravamo concessi una cena leggera e fresca: insalata greca, calamari alla griglia, feta e olive.

L’atmosfera era già calda e distesa. Avevamo bevuto parecchio: diverse bottiglie di un ottimo vino bianco frizzante e ghiacciato, comprato apposta nel pomeriggio proprio per l’occasione.

Il vino aveva fatto il suo effetto. Mary era più allegra, più sensuale e visibilmente eccitata.

Le sue guance erano arrossate, gli occhi brillanti e le sue risate più frequenti e maliziose.

Il leggero stordimento dell’alcol aveva abbassato ogni sua inibizione, rendendola ancora più ricettiva e vogliosa.

Mary uscì dal bagno della villa dopo essersi preparata con cura. Era visibilmente eccitata, quasi elettrica.

Indossava un vestitino corto di chiffon color avorio, leggerissimo e quasi trasparente, che le arrivava appena sotto il culo.

La scollatura morbida metteva in evidenza il suo bel décolleté, mentre il tessuto sottile aderiva alle sue forme.

Sotto aveva scelto qualcosa di particolarmente provocante: un completino di calze nere velate con reggicalze di pizzo nero che le stringeva i fianchi morbidi, lasciando scoperta la parte alta delle cosce. Niente mutandine.

Ai piedi portava un paio di sandali con tacchi 12 neri, vertiginosi, che slanciavano incredibilmente le sue gambe già bellissime.

Si fermò davanti a me, girando lentamente su se stessa per farsi ammirare. Il reggicalze e il bordo delle calze spuntavano appena da sotto il vestitino quando si muoveva.

«Allora?» mi chiese con voce bassa e calda, mordendosi il labbro inferiore. «Ti piace come mi sono vestita stasera?»

I suoi occhi brillavano di desiderio. Era chiaro che era molto vogliosa. Si avvicinò ancheggiando, mi mise le braccia intorno al collo e mi baciò con passione, spingendo la lingua nella mia bocca.
«Ho voglia di giocare stasera…» sussurrò contro le mie labbra.

«Ho tanta voglia di fare l’amore… di sentirmi una troia. Voglio che mi tocchi, che mi lecchi, che mi scopi per bene.»

Fece scivolare una mano sul mio petto, poi più giù, accarezzandomi il cazzo già mezzo duro sopra i pantaloni.

«Guarda come mi sono messa… calze, reggicalze e tacchi alti solo per te. Voglio che mi usi tutta la sera.»

«Sono bagnata già da mezz’ora solo a pensare a quello che mi farai.»

Si voltò di schiena, inarcò leggermente la schiena e sollevò un po’ il vestitino, mostrandomi il culo nudo incorniciato dal reggicalze nero.
«Dimmi che ti piace… dimmi che stasera vuoi giocare forte con me.»

Era visibilmente carica, vogliosa e pronta a tutto.

Mary era in piedi davanti a me, visibilmente eccitata, con quel vestitino cortissimo, i tacchi 12 e il reggicalze nero che le valorizzava le gambe.

«Vieni qui» le dissi con tono deciso ma calmo.

La presi per mano e la accompagnai verso il grande lettino della terrazza. La feci sdraiare lentamente sulla schiena, tra i morbidi cuscini bianchi. Mary respirava già più veloce, gli occhi pieni di aspettativa.

Presi quattro foulard di seta nera dal cassetto.

Prima le legai il polso destro, poi il sinistro, fissandoli bene alle strutture laterali del lettino, allargandole le braccia.

Poi passai alle caviglie: le aprii leggermente le gambe e legai anche quelle, tendendo bene la seta.

Il reggicalze e le calze nere contrastavano eroticamente con i foulard.

Mary tirò leggermente i legacci, testandoli, e un piccolo gemito le sfuggì dalle labbra.

Infine presi la benda di seta nera. Mi chinai su di lei, le sfiorai le labbra con un bacio leggero e gliela misi sugli occhi, annodandola dietro la testa.

Il mondo per lei diventò completamente buio.

«Amore…» sussurrò con voce tremante di eccitazione, «sono tutta tua ora.»

Rimase lì, legata, bendata, con il vestitino corto sollevato sui fianchi, il reggicalze in evidenza e la figa già lucida di eccitazione completamente esposta.

Mary era ormai completamente legata e bendata sul lettino della terrazza. I foulard di seta nera le tenevano i polsi e le caviglie ben aperti, il vestitino corto era risalito sui fianchi, lasciando in bella mostra il reggicalze nero, le calze velate e la sua figa già bagnata e gonfia di eccitazione.

Pochi minuti dopo, Gordon e Alysa entrarono silenziosamente in terrazza.

Non bussarono. Non parlarono. Si mossero come ombre, scalzi, con passi leggeri sul pavimento di pietra.

Gordon, imponente e muscoloso, indossava solo una camicia di lino bianca aperta sul petto possente e pantaloni chiari. Alysa portava un abitino corto nero molto scollato, con in mano una cesta contenente gli oli profumati, le rose fresche e gli unguenti.

Si fermarono un istante a osservare Mary, legata e offerta, il respiro già accelerato.

Alysa sorrise con malizia, mentre Gordon la guardava con quel suo sguardo calmo e intenso.

Senza dire una sola parola, si posizionarono ai lati del lettino, pronti a iniziare il loro gioco.

Alysa iniziò il rituale con calma assoluta.
Versò l’olio profumato e posò le mani calde sulle gambe di Mary, iniziando a massaggiarla con movimenti lenti e sensuali.

Mary sussultò e poi gemette di piacere.
«Oh mio Dio… amore!» esclamò con voce tremante di stupore. «Hai organizzato tutto questo per me? Cazzo… che sorpresa incredibile…»

Il suo respiro accelerò visibilmente, il viso illuminato da un sorriso eccitato.

«Sono così felice… è bellissimo…» mormorò con tono carico di piacere.

Pochi istanti dopo, sentì un secondo paio di mani enormi e calde posarsi sui suoi seni, stringendoli con forza dolce e controllata.

Mary spalancò la bocca, scioccata.
«Oddio… sono due!» esclamò con un misto di stupore profondo e forte eccitazione. «C’è un uomo… un uomo mi sta toccando! Amore… che sorpresa è?!.... non ci posso credere!!!!»

Il suo corpo si tese nei foulard, tremando per l’intensa emozione, mentre le quattro mani continuavano a massaggiarla con decisione.

Dopo qualche breve minuto di massaggio a due, Alysa continuò da sola...

Versò una generosa quantità di olio alla rosa e vaniglia sui palmi delle mani e le sfregò per scaldarlo. Il profumo intenso si diffuse immediatamente nell’aria tiepida della terrazza.

Continuò dalle caviglie. Le sue mani scivolarono lentamente sulle gambe di Mary, massaggiando con pressione profonda, sciogliendo i muscoli.

Risalì con movimenti lunghi e sensuali fino alle ginocchia, poi alle cosce.

Ogni volta che arrivava all’interno coscia, le dita si avvicinavano pericolosamente al sesso di Mary, ma senza toccarlo, facendola fremere di anticipazione.
Mary gemeva piano, già eccitata.

Alysa versò altro olio direttamente sulla pancia di Mary, poi sul décolleté. Le mani scivolarono sotto il vestito, massaggiandole i seni con movimenti circolari lenti, stringendoli, solleticando i capezzoli con i pollici finché non diventarono durissimi.

Si chinò e riprese a baciarla: collo, clavicole, seni, addome, fino ad arrivare all’ombelico.
Poi tornò giù. Sollevò completamente il vestitino fino alla vita e versò olio direttamente sulla figa di Mary.

Le sue dita scivolarono tra le grandi labbra, spalmandolo ovunque, massaggiando il clitoride con movimenti circolari lenti e perfetti.

La rosa fresca tornò in gioco: i petali vellutati scorsero su tutto il corpo, sui capezzoli, sull’interno cosce e infine sul sesso bagnato, creando un contrasto delizioso tra morbidezza e pressione delle dita.

Mary era già fradicia e si agitava nei foulard.
«Ti prego…» sussurrava.

A quel punto Gordon si avvicinò. Si versò l’olio sulle grandi mani e cominciò a massaggiarla dall’altro lato del lettino.

Le sue mani erano enormi, calde e sorprendentemente delicate.

Iniziò dalle spalle e dal collo, sciogliendo la tensione, poi scese sui seni, prendendoli completamente nelle mani, stringendoli con forza controllata mentre Alysa continuava a lavorare tra le gambe di Mary.

Le quattro mani su di lei crearono un effetto devastante: Alysa concentrata sul sesso e sull’interno cosce, Gordon sui seni, sulla pancia e sui fianchi.

Gordon versò altro olio sulle cosce di Mary e le massaggiò profondamente, le sue dita potenti che affondavano nella carne morbida.

Le aprì ancora di più le gambe e massaggiò l’interno cosce con movimenti lunghi, arrivando fino all’inguine, sfiorando le labbra gonfie senza ancora penetrarla.

Mary respirava sempre più affannosamente.

Alysa si chinò di nuovo e le diede un bacio profondo sulla bocca, mentre Gordon posizionava le sue grandi dita sulla figa di Mary.

Iniziò a massaggiarle il clitoride con il pollice e a far scivolare due dita spesse dentro di lei, lentamente, aprendola con dolcezza.

Mary gemette forte nel bacio di Alysa.

Le dita di Gordon entrarono e uscirono con un ritmo lento e profondo, curvandosi per toccare il punto giusto dentro di lei, mentre Alysa le succhiava i capezzoli e continuava a baciarla.

Il massaggio divenne sempre più sessuale: le dita di Gordon la scopavano lentamente, preparandola, mentre con l’altra mano le massaggiava il monte di Venere e il clitoride.

Mary venne per la prima volta così, con le dita di Gordon dentro di lei e la lingua di Alysa nella sua bocca. Un orgasmo lungo, caldo, che la fece tremare e gemere disperatamente.

Gordon, nel frattempo, si era spogliato in silenzio. Il suo corpo possente e scuro brillava sotto le luci soffuse della terrazza.

Si avvicinò con calma e dolcezza, si inginocchiò tra le gambe di Mary e cominciò a leccarla con passione controllata, mentre Alysa continuava a baciarla e a giocare con una rosa sui suoi seni.

Mary era già fuori di sé: «Oddio… che bello…» mormorava tra un bacio e l’altro.

Gordon si alzò, appoggiò la grossa cappella contro la figa bagnatissima di Mary e spinse lentamente dentro di lei. Mary spalancò la bocca in un lungo gemito strozzato mentre quel cazzo spesso e lungo la riempiva completamente.

Gordon iniziò a scoparla con colpi profondi, lenti e potenti. Le sue mani grandi accarezzavano il corpo di Mary con dolcezza mentre la penetrava. Alysa si spostò di lato, continuando a baciarle i seni e a succhiarle i capezzoli.

Mary venne la seconda volta dopo pochi minuti, tremando violentemente e urlando di piacere, la figa che pulsava intorno al grosso cazzo di Gordon.

Ma lui non si fermò. Continuò a spingere con lo stesso ritmo dolce ma deciso, cambiando leggermente angolazione.

Alysa tornò a baciarla sulla bocca, soffocando i suoi gemiti mentre Gordon la portava sempre più in alto.

Mentre continuava a scoparla con spinte profonde, lente e potenti, Alysa si alzò dal lettino con un sorriso malizioso e sensuale.

Si avvicinò a me in silenzio, si inginocchiò tra le mie gambe e mi tirò fuori il cazzo durissimo.

Mi guardò negli occhi per un istante, poi lo prese tutto in bocca: un pompino lento, caldo, incredibilmente profondo.

La sua gola mi avvolgeva completamente, la lingua lavorava con maestria mentre io non riuscivo a staccare gli occhi da Gordon che riempiva Mary con quel suo grosso cazzo.

Venni con forza, gemendo piano, esplodendo direttamente nella sua gola.

Alysa ingoiò tutto, fino all’ultima goccia, mugolando di piacere come se stesse assaporando qualcosa di prezioso.

Quando finì, si pulì delicatamente le labbra con un dito, mi guardò con occhi carichi di complicità e tornò verso Mary.

Si chinò su di lei, ancora bendata e legata, e le diede un bacio profondo, lungo, bagnato.

Un bacio languido e intimo, con la lingua che si intrecciava lentamente alla sua.

Mary sentì subito il sapore: denso, salato, inconfondibile. Il mio sapore.

Alysa non si staccò subito. Continuò a baciarla con dolcezza possessiva, poi sussurrò contro le sue labbra, con voce calda, bassa e leggermente roca:

«Sai cosa ho appena fatto, Mary?… Ho preso il cazzo del tuo uomo in bocca mentre Gordon ti stava aprendo la figa…

L’ho succhiato fino in fondo e ho ingoiato tutto il suo sperma. Ogni goccia. Mentre tu urlavi di piacere come una troia bendata.»

Mary gemette forte nel bacio, un suono strozzato, pieno di eccitazione. Il suo corpo ebbe un brivido violento.

Alysa continuò, baciandola tra una parola e l’altra, facendole assaporare ancora meglio il mio sapore:

«Mentre Gordon ti riempie con quel cazzo grosso… io mi sono presa il piacere del tuo compagno.

L’ho svuotato completamente. Ti eccita saperlo, vero? Sapere che lui è venuto nella mia gola mentre tu vieni sul cazzo di uno sconosciuto…»

Mary respirava affannosamente, il petto che si alzava e abbassava rapidamente. Gordon, sentendo le parole di Alysa, continuò a scoparla con dolcezza intensa, colpi profondi e regolari, accarezzandole i seni con le sue grandi mani calde.

Quella perversa confessione, intima e profonda fu troppo per Mary.
Il suo corpo si irrigidì all’improvviso. Un orgasmo potentissimo, il terzo, la travolse con violenza.

Tremò violentemente, tirando i foulard di seta, mentre un grido soffocato dal bacio di Alysa usciva dalla sua gola. La figa si contrasse spasmodicamente intorno al grosso cazzo di Gordon, strizzandolo con forza mentre l’orgasmo la scuoteva da capo a piedi. Le lacrime di piacere le bagnarono la benda.

Gordon emise un gemito basso e virile, ma continuò a muoversi dentro di lei con dolcezza, accompagnando il suo orgasmo fino alla fine.

Alysa non smise di baciarla teneramente durante tutto l’orgasmo, tenendole il viso tra le mani, come se volesse farle sentire che quel momento intenso era un regalo condiviso.

Alysa si staccò lentamente dal bacio, con dolcezza. Le sue labbra rimasero vicinissime a quelle di Mary, sfiorandole appena.

Con le dita le accarezzò teneramente una guancia, poi i capelli, mentre entrambe respiravano piano, ancora emozionate.

Anche se Mary era bendata, Alysa la guardava con uno sguardo caldo e complice, pieno di tenerezza. Un sorriso dolce le illuminava il viso.

Mary, sentendo quella carezza così gentile dopo tutta l’intensità, sorrise anche lei, un sorriso appagato e vulnerabile.

Alysa le diede un bacio leggerissimo sulle labbra, quasi un soffio, e sussurrò con voce calda e affettuosa:
«Sei stata bellissima…»

Rimase lì, fronte contro fronte, accarezzandole il viso con una dolcezza infinita. Tra loro passò un momento di profonda complicità, come se si stessero dicendo silenziosamente tutto quello che era appena successo: il piacere condiviso, la trasgressione, la connessione profonda.

Mary sospirò piano, rilassandosi completamente sotto quel tocco gentile, il sorriso ancora sulle labbra, visibilmente commossa e felice di quella dolce intimità dopo l’intensa tempesta di piacere.

Con dolcezza slacciai la benda di seta dagli occhi di Mary. Lei sbatté le palpebre, abituandosi alla luce soffusa della terrazza.

Quando mise a fuoco Gordon e Alysa, i suoi occhi si spalancarono per un attimo, poi un sorriso lento e stupito le illuminò il viso.

Gordon le sorrise con gentilezza, ancora nudo e imponente accanto al lettino. Alysa le accarezzò una guancia.
Mary con la voce ancora roca di piacere, sussurrò: «Che sorpresa meravigliosa…»

Iniziò una conversazione calda e complice tra tutti e quattro.

Mary era visibilmente emozionata, ancora legata, con il corpo lucido e il seme di Gordon che le colava lentamente tra le cosce.

Parlarono apertamente di ciò che era successo, dei suoi orgasmi intensi, delle sensazioni provate.

Dopo una ventina di minuti di chiacchiere intime e rilassate, ci accordammo per il giorno seguente.

Alysa arrivò verso le 11:30, fresca e bellissima, con la sua borsa da massaggi. Gordon invece era al mercatino per la bancarella.

Iniziò da Mary. Un massaggio professionale, lungo, profondo e sensuale. Le mani esperte di Alysa sciolsero ogni tensione nel corpo maturo di Mary, che gemeva di puro piacere sotto i tocchi decisi. Durò quasi un’ora.

Poi toccò a me. Mi sdraiai sul lettino accanto e Alysa cominciò a lavorare sulla mia schiena.

Mentre Alysa stava finendo il mio massaggio sulla schiena, Gordon arrivò alla villa.

Era caldo e sudato dopo la mattinata al mercatino.

Mary, ancora nuda e con il corpo lucido d’olio, lo guardò con un sorriso deciso e autorevole.

Non mi chiese nulla. Non cercò il mio sguardo per avere il permesso.

Sapeva di avere la mia completa fiducia e questo la faceva sentire libera di agire.

«Fa troppo caldo oggi» disse con voce ferma e sensuale. «Gordon, vai a farti una bella doccia rinfrescante.»

Gordon annuì e si diresse verso la doccia esterna, separata e non a vista dalla zona massaggi.

Mary lo seguì con lo sguardo, poi si alzò con calma.

Senza dire una parola a nessuno, lo raggiunse.

Quando Gordon si tolse i vestiti sotto il getto d’acqua, Mary entrò nella zona doccia. Lui si voltò sorpreso.

Mary lo fissò intensamente negli occhi per qualche secondo, senza parlare.

Poi allungò una mano e prese il suo grosso cazzo ancora mezzo duro, stringendolo con decisione.

Senza abbassare lo sguardo, si inginocchiò lentamente sulle mattonelle bagnate. Lo guardò ancora una volta negli occhi, con un’espressione di puro desiderio e vendetta dolce, poi aprì la bocca e se lo prese dentro.

Lo succhiò con passione intensa e potente: movimenti profondi, gola, lingua e mano.

Non fu un pompino gentile. Fu aggressivo, affamato, dominante.

Gordon gemette forte sotto l’acqua che scorreva sui suoi muscoli, una mano appoggiata al muro mentre Mary lo lavorava senza pietà.

Pochi minuti dopo Gordon ringhiò e venne abbondantemente nella sua bocca. Mary ingoiò tutto, fino all’ultima goccia, guardandolo negli occhi con soddisfazione.

Si alzò, si pulì le labbra con un dito, gli diede un ultimo sguardo complice e tornò verso di noi.

Apparve all’improvviso dietro Alysa.

Le prese il viso tra le mani con decisione e la baciò con passione feroce, spingendo la lingua in profondità e facendole sentire chiaramente il sapore denso e fresco dello sperma di Gordon.

Alysa ebbe un sussulto di sorpresa, poi gemette nel bacio, realizzando cosa era appena successo.

Quando Mary si staccò, Alysa aveva le labbra lucide e lo sguardo eccitato e leggermente umiliato.

Mary le sorrise con aria di superiorità dolce e sussurrò:
«Ora sai cosa si prova.»

C’era una forte carica psicologica nell’aria: Mary aveva invertito i ruoli.

Da donna bendata e usata la sera prima, era diventata colei che prendeva, comandava e si prendeva il piacere altrui senza chiedere permesso.

Si sentiva viva, potente, estremamente eccitata dal suo stesso coraggio.

Dopo il massaggio e il momento della “dolce vendetta”, l’atmosfera divenne elettrica.

Mary prese il comando con autorità e sensualità.

Iniziò facendo l’amore con me: mi baciò con passione mentre mi cavalcava lentamente, guardandomi negli occhi.

Poco distante, Gordon prendeva Alysa con spinte profonde e potenti sul lettino accanto.

Poi arrivò lo scambio.

Mary si sdraiò sul lettino grande, aprendo le gambe con sguardo provocante. Gordon si posizionò tra le sue cosce e la penetrò con un’unica, lunga spinta, riempiendola completamente. Mary gemette forte, inarcando la schiena.

Nello stesso momento io feci sdraiare Alysa sul lettino di fianco, a meno di un metro di distanza. Le entrai dentro lentamente, sentendola calda e bagnatissima.

Ora i due lettini erano uno accanto all’altro.

Io scopavo Alysa con ritmo intenso mentre guardavo Mary che veniva sfondata da Gordon.

Il contrasto era potentissimo: il corpo di Mary che tremava sotto quel gigante sudamericano, i suoi seni che ballavano a ogni colpo, i suoi gemiti sempre più alti.

I nostri sguardi si incatenarono.

Mary mi fissava con gli occhi pieni di piacere, lussuria e amore perverso, mentre Gordon la martellava senza pietà. Io guardavo lei con la stessa intensità, affondando con forza dentro Alysa.

L’eccitazione divenne insostenibile.

Più Gordon spingeva Mary verso l’orgasmo, più io fottevo Alysa con foga, senza mai staccare gli occhi dalla mia compagna.

Mary cominciò a tremare, sul punto di esplodere.
«Guardami… amore… guardami mentre vengo!» ansimò Mary, la voce rotta.

In quel preciso momento i nostri sguardi si fusero in uno solo, profondissimo e animalesco.

Mary venne violentemente, urlando, stringendo il grosso cazzo di Gordon dentro di sé.

Pochi secondi dopo anch’io esplosi dentro Alysa, scaricando getti potenti mentre continuavo a fissare Mary negli occhi.

Quasi contemporaneamente Gordon ringhiò e venne profondamente dentro Mary, riempiendola con il suo seme caldo. Alysa tremò sotto di me, scossa dal suo orgasmo.

Per qualche secondo rimanemmo così: io dentro Alysa, Gordon dentro Mary, io e Mary che ci guardavamo ancora intensamente, sudati, ansimanti, legati da uno sguardo complice e incredibilmente intimo.

Esausti e soddisfatti, ci sedemmo tutti e quattro sulla terrazza per l’aperitivo: vino bianco fresco, olive, formaggi e vista sulla caldera.

Mary alzò il bicchiere, ancora nuda sotto una leggera vestaglia di seta aperta, e disse con un sorriso radioso:

«A questi giorni di vacanza… e a tutte le sorprese che ancora dobbiamo viverci.»

Brindammo tutti e quattro, con sguardi carichi di promesse.
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