Il ritratto di Parigi
Entrarono in un locale discreto in rue des Martyrs, vicino a Pigalle. L’atmosfera era calda e fumosa, illuminata da luci rosse soffuse. Sul piccolo palco due donne si baciarono con passione languida, poi una si inginocchiò e iniziò a leccare l’altra con movimenti lenti e profondi. I gemiti bassi delle due donne riempirono la sala.
Mary sentì il respiro accelerare. Un calore intenso le salì tra le gambe. I capezzoli piccoli premevano contro il reggiseno, turgidi. Strinse forte la mano di Andrea, le cosce snelle che si serravano istintivamente.
Lo spettacolo durò ancora qualche minuto, poi finì tra applausi discreti. Mary rimase immobile, il respiro corto, le guance arrossate. Tra le gambe sentiva gli slip completamente fradici.
«Andiamo via…» sussurrò con voce tremante, stringendosi ancora di più a lui. «O resto qui e ti prego di toccarmi. Mi sento già così bagnata… non riesco più a trattenermi.»
Andrea sorrise, le baciò il collo con tenerezza e le strinse la mano.
«Vieni, amore. La notte è ancora lunga. E io voglio assaporarti tutta, non solo qui.»
Uscirono dal locale con Mary che camminava un po’ instabile, le gambe snelle che tremavano leggermente, il corpo snello vibrante di eccitazione repressa.
Pochi minuti dopo arrivarono in Place du Tertre, il cuore bohémien di Montmartre. L’atmosfera era completamente diversa: allegra, viva, densa di energia. I tavolini all’aperto erano pieni di artisti, pittori, musicisti e turisti. Risate forti, bicchieri di vino rosso che tintinnavano, musica jazz dal vivo che usciva da un piccolo bistrot con le finestre aperte. L’aria profumava di crêpes al burro, vino e tabacco.
Mary e Andrea trovarono posto a un tavolino sotto una tenda illuminata da luci calde. Ordinarono due calici di Bordeaux e si lasciarono avvolgere dall’euforia collettiva. Intorno a loro i pittori discutevano animatamente, una ragazza con un cappello a tesa larga rideva buttando la testa indietro, un sassofonista suonava un pezzo sensuale.
L’eccitazione accumulata nel locale precedente non si era spenta: anzi, si era trasformata in una vibrazione elettrica che correva tra loro. Mary guardava Andrea con occhi lucidi, il viso ancora leggermente arrossato. Lui le accarezzò la mano sul tavolo, poi si sporse verso di lei.
Senza dire una parola, la baciò. Fu un bacio profondo, lento all’inizio, poi sempre più appassionato. Le lingue si intrecciarono, le mani di Andrea scivolarono sulla vita snella di Mary, stringendola a sé. Lei rispose con la stessa intensità, dimenticandosi per un momento di essere in mezzo alla piazza. I capelli ricci le sfioravano le guance mentre si baciavano con urgenza crescente, ridendo piano tra un bacio e l’altro quando riprendevano fiato.
Intorno a loro qualcuno fischiò divertito, qualcun altro applaudì. L’atmosfera era intensa e complice: nessuno si scandalizzava, anzi, sembrava che la piazza intera alimentasse il loro desiderio. Mary sentiva di nuovo il fuoco tra le gambe, il corpo snello che fremeva contro quello di Andrea.
Quando si staccarono, lei aveva il respiro affannato e un sorriso malizioso sulle labbra.
«Mi fai impazzire» mormorò, passandosi la lingua sul labbro inferiore. «Ogni volta che mi baci così sento tutto il corpo che brucia. Vuoi continuare qui, davanti a tutti? O mi porti via e mi fai tua?»
Andrea le accarezzò una ciocca di capelli sfuggita dallo chignon.
«E tu mi fai venire voglia di continuare tutta la notte. Guardali… nessuno si scandalizza. Anzi, ci stanno guardando e godono con noi. Ma voglio portarti a casa… o forse qualcosa di meglio ci aspetta ancora.»
Rimasero ancora un po’ a bere, a ridere, a baciarsi di tanto in tanto, lasciando che l’energia allegra e sensuale di Place du Tertre li avvolgesse completamente. Il vino scaldava il sangue, la musica entrava sotto la pelle.
Alla fine si alzarono, mano nella mano, pronti a continuare la loro passeggiata notturna verso casa… o verso ciò che il destino di Montmartre aveva ancora in serbo per loro.
Fu proprio sulla strada del ritorno, in una piccola piazzetta illuminata da antichi lampioni, che incontrarono Jean, il pittore affascinante sulla quarantina, intento a finire uno schizzo a carboncino di una modella nuda.
Mary rimase colpita. La sua curiosità naturale prese il sopravvento e iniziò a fargli mille domande sul nudo artistico, sulla luce di Montmartre, sulla tecnica a olio.
«Come fa a catturare così bene la pelle?» chiese, avvicinandosi. «La luce di questa piazzetta… sembra quasi viva. E la modella… sembra così reale.»
Jean la guardò con interesse crescente, i suoi occhi penetranti che brillavano.
«Avete una luce speciale, madame… Mi piacerebbe ritrarvi. Ho una soffitta qui vicino, con vista sulla Tour Eiffel. Domani pomeriggio, se volete. Vostro marito è il benvenuto. Mi accontenterei di un’offerta modesta… o di niente, se il ritratto verrà bene.»
Mary arrossì, lanciando uno sguardo ad Andrea. Il cuore le batteva forte. L’idea di spogliarsi davanti a uno sconosciuto, di essere osservata così a lungo, nuda, sotto lo sguardo di un uomo che non conosceva, le faceva salire un brivido lungo la schiena. Non era solo timidezza: era qualcosa di più oscuro, più pericoloso. E se poi… se poi non fosse rimasto solo un ritratto? Se lo sguardo di Jean fosse diventato troppo intenso, se le mani avessero smesso di tenere il pennello e avessero toccato? Il pensiero le strinse lo stomaco e allo stesso tempo le fece pulsare la fica con una violenza che la spaventò.
«Non so… è troppo» disse con voce più bassa del solito. «Non sono abituata a posare nuda. E… non so cosa potrebbe succedere.»
Jean insistette con garbo, descrivendo la luce dorata del tramonto sulla città, la quiete della soffitta, la purezza dell’arte. Ma Mary sentiva già qualcosa che si muoveva dentro di lei: un’ansia calda, un’eccitazione colpevole che le bagnava gli slip mentre immaginava se stessa sdraiata nuda, esposta, e Andrea che guardava.
«Va bene…» accettò infine, quasi senza volerlo. «Domani. Ma solo se Andrea resta con me.»
Il giorno dopo, durante il tragitto verso la soffitta, il turbamento di Mary divenne quasi fisico. Camminava stretta al braccio di Andrea, il respiro corto, le gambe che le tremavano leggermente sotto il tubino nero. Non riusciva a scacciare le immagini che le si affollavano nella mente.
«Mi sento strana…» sussurrò, la voce rotta. «È eccitazione… e anche tanta paura. Continuo a pensare a cosa potrebbe succedere là dentro. E se Jean… se mentre poso iniziasse a toccarmi? Se mi chiedesse di fare di più? Se tu stessi a guardare mentre… mentre un altro uomo mi mette le mani addosso? Il solo pensiero mi fa venire i brividi. Sento già la fica che si bagna. È sbagliato, vero? Dovrei avere paura e invece… invece mi eccita da morire. Cosa c’è di rotto in me, Andrea? Perché l’idea di essere usata davanti a te mi fa quasi venire?»
Andrea la baciò teneramente sulla tempia, ma lei continuò, incapace di fermarsi.
«Immagino la sua mano sulla mia coscia mentre dipinge… poi più in alto… e io che non dico di no. Immagino di essere nuda, aperta, e di guardarti mentre lui mi tocca. Il cuore mi batte così forte che mi fa male. Ho paura di me stessa, amore. Paura di quanta voglia ho di lasciarmi andare.»
Andrea le strinse il braccio.
«Goditi il momento, amore. Mettiti in posa, rilassati. Lascia che succeda ciò che deve succedere. Io sono qui con te. Qualunque cosa tu voglia, io la voglio con te. Anche se ti toccherà. Anche se ti scoperà. Io starò a guardarti e ti amerò ancora di più.»
Mary si era vestita con eleganza raffinata: lo stesso tubino nero aderente di seta, il cappottino corto beige, calze velate nere con cucitura dietro e décolleté nere. Sembrava una signora dell’alta società parigina, eppure il suo corpo snello tradiva già una sensualità vibrante e un’ansia che le faceva sudare leggermente le mani.
Arrivati nella soffitta luminosa, con la Tour Eiffel che si stagliava in lontananza, Jean li accolse con un sorriso caldo.
«Cominciamo? La luce è perfetta oggi.»
Jean indicò con un gesto elegante la chaise-longue coperta dal drappo di velluto rosso.
«Perfetto. Ora, se volete cominciare… vorrei che fosse completamente nuda. La luce è bellissima sulla pelle.»
Mary sentì il cuore balzarle in gola. Deglutì, lanciando uno sguardo rapido ad Andrea. Lui le sorrise con quella calma complice che lei conosceva bene. Il turbamento le salì di nuovo in gola: stava davvero per spogliarsi davanti a un altro uomo, e dentro di sé sapeva già che non sarebbe finita lì.
Si alzò lentamente dal divanetto dove era seduta, il tubino nero di seta che le aderiva al corpo snello come una seconda pelle. Le mani le tremavano leggermente mentre si toglieva il cappottino beige, lasciandolo cadere su una sedia vicina. Rimase in piedi al centro della soffitta, illuminata dal sole basso che entrava dalle grandi finestre.
Andrea si avvicinò da dietro, senza fretta. Le posò le mani sui fianchi, sfiorando la seta fresca del vestito. Mary chiuse gli occhi per un istante, sentendo già un calore profondo irradiarsi dal basso ventre. Il respiro le si fece più corto.
Con gesti lenti e deliberati, Andrea fece scorrere la cerniera invisibile lungo la schiena del tubino. Il suono metallico della zip che scendeva riempì la stanza, amplificando ogni secondo di tensione. Mary sentì l’aria fresca sfiorarle la pelle mentre la stoffa si apriva, rivelando la schiena nuda fino alla curva delle natiche. Un brivido violento le corse lungo la spina dorsale.
Il tubino scivolò giù con un fruscio leggero, raccogliendosi ai suoi piedi come un lago di seta nera. Mary rimase in piedi, elegante e vulnerabile, con addosso solo il completino intimo di pizzo nero raffinato, le calze autoreggenti velate con la cucitura dietro e le décolleté nere.
Jean non disse nulla, ma il suo sguardo era fisso su di lei, carico di apprezzamento artistico e desiderio maschile.
Andrea le girò intorno lentamente. Si fermò di fronte a lei, le prese il viso tra le mani e la baciò con tenerezza profonda, un bacio lungo che le fece tremare le ginocchia. Quando si staccò, le sussurrò all’orecchio, la voce bassa e calda:
«Stai serena, amore. Sei bellissima. Goditi l’esperienza. Io non ti lascio sola.»
Mary annuì appena, il respiro ormai affannato. Sentiva la fica già un lago, un pulsare insistente tra le gambe snelle che la faceva stringere le cosce senza rendersene conto.
Andrea si inginocchiò davanti a lei. Con dita sicure slacciò prima una décolleté, poi l’altra, aiutandola a uscire dalle scarpe. Le sue mani risalirono lungo le gambe, accarezzando la seta delle calze autoreggenti. Mary sentì le dita del marito sfiorarle l’interno delle cosce e un gemito soffocato le sfuggì dalle labbra.
«Andrea…» sussurrò. «Mi stai facendo tremare… e lui sta guardando…»
Poi Andrea si alzò di nuovo. Le mani scivolarono dietro la schiena di Mary e slacciarono con un solo gesto il reggiseno a balconcino di pizzo nero. Le spalline scesero lungo le braccia, e il reggiseno cadde a terra, rivelando i suoi seni piccoli, alti e sodi, con i capezzoli già duri come sassolini, turgidi per l’eccitazione e l’aria fresca della soffitta.
Mary arrossì violentemente. Un’ondata di eccitazione pura le attraversò il corpo snello. Sentiva i capezzoli pulsare, la pelle d’oca che le copriva le braccia e il ventre piatto. Il cuore le martellava nel petto.
Andrea non si fermò. Le infilò i pollici sotto l’elastico degli slip di pizzo nero e li fece scivolare lentamente lungo i fianchi stretti, giù per le cosce snelle. Il tessuto umido si staccò dalla fica già lucida di umori. Mary sentì l’aria accarezzarle direttamente le labbra gonfie e il clitoride sensibile. Un brivido intenso, quasi elettrico, le fece tremare le gambe.
Rimase completamente nuda davanti ai due uomini: snella, elegante, i capelli ricci che le incorniciavano il viso arrossato, il corpo vibrante di tensione sessuale. La fica era visibilmente bagnata, le grandi labbra leggermente dischiuse, un filo lucido di eccitazione che le scendeva lungo l’interno della coscia.
Mary respirava a bocca aperta, il petto che si alzava e abbassava rapidamente. I piccoli seni si muovevano al ritmo del suo respiro accelerato. Si sentiva esposta, vulnerabile, terribilmente eccitata. Un fuoco liquido le bruciava nel basso ventre, la fica che pulsava forte, quasi dolorosamente vuota e desiderosa di essere toccata.
Andrea le posò un bacio leggero sulla spalla, poi fece un passo indietro, lasciando che Jean la guardasse per intero.
Jean sorrise piano, la voce bassa e calda:
«Magnifique… Ora possiamo cominciare. Sdraiati pure, madame. La luce ti bacia ovunque.»
Mary si sdraiò sulla chaise-longue di velluto rosso, assumendo una posa languida su indicazione del pittore: un braccio dietro la testa, una gamba leggermente piegata, l’altra distesa. La luce dorata del tramonto che entrava dalle grandi finestre le accarezzava il corpo snello, facendo risaltare la curva delicata dei fianchi, il ventre piatto e la pelle chiara.
Il ritratto cominciò. Jean dipingeva con gesti sicuri e concentrati, ma i suoi occhi tornavano spesso su di lei con intensità crescente.
Mary cercava di restare immobile, ma dentro di sé il fuoco si stava accendendo sempre di più. Il silenzio della soffitta, rotto solo dal fruscio del pennello sulla tela, l’atmosfera intima, lo sguardo di Jean che la studiava come un’opera d’arte… tutto contribuiva ad aumentare la sua eccitazione. Ogni tanto, tra una pennellata e l’altra, la sua mano destra scivolava lentamente lungo il ventre, sfiorava il monte di Venere perfettamente curato e arrivava alla fica già fradicia. Le dita passavano leggere sul clitoride gonfio, facendo piccoli cerchi velati, reprimendo a stento un gemito che le saliva in gola.
Jean se ne accorse. Il suo respiro cambiò. Sotto i pantaloni di lino chiaro si vedeva chiaramente il rigonfiamento del cazzo che si induriva sempre di più. Posò il pennello, si pulì le mani su uno straccio e si avvicinò con passo lento.
Andrea era seduto poco distante, gli occhi fissi su di lei con quella calma complice che le faceva accelerare il battito. Mary sentì un brivido profondo: sapeva che lui stava guardando ogni singolo movimento, e questo la eccitava ancora di più.
Allungò la mano con decisione e posò il palmo sul rigonfiamento dei pantaloni di Jean. Lo sentì caldo, duro, che pulsava sotto il tessuto di lino. Lo accarezzò lentamente dall’alto verso il basso, stringendo le dita intorno alla forma grossa del cazzo. Mentre lo masturbava attraverso i pantaloni, Mary voltò la testa verso Andrea.
I loro occhi si incontrarono. Lei gli rivolse uno sguardo intensamente complice, sensuale e porco: le labbra socchiuse, un piccolo sorriso malizioso, gli occhi che dicevano chiaramente “Guarda cosa sto facendo… lo sto toccando per te”.
«Ti piace vedermi così?» mormorò a voce bassa, rivolgendosi ad Andrea mentre continuava a carezzare Jean. «Sento quanto è duro… e mi piace che tu stia guardando. Dimmi che ti eccita vedermi toccare il cazzo di un altro.»
Andrea annuì piano, il respiro più pesante.
«Sì… continua. Voglio vedere tutto. Toccalo come se fosse mio.»
Mary aprì il bottone, abbassò la zip e liberò il membro di Jean. Era grosso, venoso, con la cappella larga e già lucida di liquido preseminale. Lo avvolse con la mano snella, sentendo il calore e la durezza sotto le dita. Iniziò a masturbarlo con movimenti lenti e decisi, dalla base fino alla punta, facendo scorrere il pollice sulla cappella bagnata.
Ogni tanto si fermava per stringerlo più forte, poi riprendeva il ritmo. Mentre lo faceva, non smetteva di guardare Andrea.
«Vedi quanto è grosso?» sussurrò. «Lo sto toccando… e mi piace che tu mi veda. Dimmi che ti eccita.»
«Mi eccita da morire» rispose Andrea con voce roca. «Sei bellissima così. Continua a masturbarlo.»
Jean emise un respiro profondo. Mary si sollevò sui gomiti, avvicinò il viso al membro e, prima di prenderlo in bocca, alzò di nuovo gli occhi verso il marito.
Lo sguardo che gli rivolse in quel momento fu puro fuoco: sensuale, porco, profondamente condiviso.
«Adesso lo succhio… guardami bene, amore. Voglio che tu veda ogni centimetro che mi entra in gola.»
Poi aprì le labbra e prese la cappella di Jean in bocca. Succhiò con avidità, facendo girare la lingua intorno alla punta calda e salata. Iniziò a muovere la testa lentamente, prendendo sempre più centimetri dentro la bocca calda e bagnata. Mentre pompava con le labbra, la mano continuava a masturbarlo alla base. La saliva le colava lungo il mento, i suoni osceni di succhi e gorgoglii riempivano la stanza.
E per tutto il tempo Mary sentiva gli occhi di Andrea su di sé. Quella consapevolezza la faceva bagnare ancora di più. Ogni volta che alzava lo sguardo verso il marito — con il cazzo di Jean che le riempiva la bocca — gli regalava uno sguardo complice, intenso e soddisfatto.
«Ti piace guardarmi mentre glielo succhio?» mormorò una volta, la voce roca e sensuale, prima di riabbassare la bocca e prenderlo più a fondo, fino a sentirlo toccare la gola. «Lo prendo tutto… fino in fondo… per te. Senti come mi strozza…»
Andrea era ipnotizzato. Vedeva la moglie elegante e raffinata trasformarsi in una donna sensuale, trasgressiva, e lei voleva che lui vedesse tutto, che sentisse ogni gemito, ogni sguardo.
Solo dopo qualche minuto di pompino appassionato e vorace, Jean la fece sdraiare di nuovo, aprì le gambe snelle di Mary con violenza e si preparò a penetrarla.
Mary, con le labbra lucide di saliva, guardò ancora una volta Andrea negli occhi:
«Adesso mi scopa… e io voglio che tu veda tutto. Non distogliere lo sguardo. Voglio che tu veda come mi apre.»
Jean si posizionò tra le gambe snelle di Mary, il cazzo duro e pesante che pulsava nella sua mano. La cappella larga e lucida sfiorava già le labbra delicate della fica di lei, raccogliendo i suoi umori abbondanti. La strofinò su e giù, spalancando le grandi labbra, spingendo appena la punta contro l’ingresso stretto senza ancora entrare.
Mary aveva il respiro corto e irregolare. Il suo corpo snello era teso sulla chaise-longue. Guardò in basso, fissando il grosso membro che stava per entrare dentro di lei. Un misto di trepidazione e desiderio selvaggio le stringeva lo stomaco.
Jean strofinò lentamente la cappella tra le grandi labbra gonfie, su e giù, poi con voce bassa e roca disse:
«Puis-je te baiser comme une vraie salope, ma belle ? Vuoi che ti scopi da puttana?»
Mary annuì quasi freneticamente, la voce spezzata:
«Oui… s’il te plaît… baise-moi… scopami come una puttana. Spaccami. Voglio sentirlo tutto, fino in fondo. Non avere pietà.»
Jean spinse.
La cappella larga premette con decisione contro l’ingresso stretto. Mary sentì la pressione crescere: la sua apertura delicata veniva forzata ad aprirsi, lentamente, inesorabilmente. Le labbra si distesero intorno alla grossa testa del cazzo. Un bruciore dolce e intenso la attraversò mentre il suo corpo snello si adattava all’invasione. Jean non si fermò: continuò a spingere con forza costante, centimetro dopo centimetro, fino a quando metà del membro era dentro di lei.
«Ahhh… cazzo… è così grosso… mi sta aprendo…» gemette Mary, la bocca aperta, gli occhi spalancati. «Brucia… brucia tanto…»
Jean procedette con lentezza crudele. Quando arrivò a metà lunghezza, si fermò un istante, poi con un colpo secco e brutale dei fianchi affondò fino in fondo. Il cazzo entrò tutto in una volta. I testicoli pesanti premettero contro il suo culo sodo. Mary emise un grido acuto, lungo, di puro piacere misto a dolore.
«Oh mio Dio… è dentro tutto…» ansimò, la voce tremante. «Mi ha aperto… lo sento fino in fondo alla pancia…»
In quel momento si girò verso Andrea. I loro occhi si incontrarono. Mary aveva il viso arrossato, le labbra socchiuse, un’espressione intensamente sensuale e porca.
«Guarda come mi sta riempiendo… mi piace da morire. Vedi quanto è dentro? Mi sta spaccando… e io lo voglio.»
Jean cominciò a muoversi: colpi lenti e profondi all’inizio, ma presto più duri, più aggressivi. Ogni volta che usciva quasi completamente e poi affondava di nuovo fino alla base, Mary gemeva più forte e cercava di nuovo lo sguardo del marito. Il suono bagnato e osceno della fica che veniva scopata riempiva la soffitta.
«Ah… sì… lo sento tutto… più forte!» sussurrò rivolta ad Andrea, la voce spezzata dal piacere. «È così grosso… mi apre completamente… senti come sbatte… e io voglio che tu veda ogni spinta.»
Un altro affondo potente, quasi violento. Mary inarcò la schiena, i piccoli seni che sobbalzavano.
«Ohhh… così… proprio così… scopami più forte…» gemette, gli occhi fissi in quelli di Andrea. «Vedi quanto sto godendo? Mi sta usando… e mi piace. Dimmi che ti piace vedermi così.»
Jean accelerò. I colpi divennero brutali, ritmici, profondi. Le natiche di Mary sbatterono contro i suoi fianchi con forza. Il suono bagnato della fica di Mary che veniva martellata riempiva la soffitta a ogni spinta. Jean le afferrò le cosce e le aprì ancora di più, spingendole indietro fino quasi a piegarle contro il petto, penetrandola ancora più a fondo.
Mary continuava a voltarsi verso Andrea tra un gemito e l’altro, condividendo ogni sensazione con lo sguardo e con parole spezzate:
«Lo senti come mi scopa?… Mi piace… mi piace tanto… le sue palle che sbattono contro di me… mi sta scopando come una troia… e io voglio di più…»
Andrea la guardava ipnotizzato, il cazzo duro nei pantaloni, eccitato dal modo in cui la moglie condivideva con lui ogni onda di piacere.
Jean aumentò ancora il ritmo, scopandola con forza quasi selvaggia. Mary, ormai persa, continuava a gemere verso Andrea:
«Mi sta riempiendo… sento le sue palle che sbattono… sto per venire… guardami, ti prego… guardami mentre vengo per lui… mentre mi scopa da puttana…»
L’orgasmo la travolse con violenza. Mary contrasse la fica intorno al cazzo di Jean, il corpo snello scosso da spasmi potenti. Un grido lungo e rauco le uscì dalla gola mentre veniva, gli occhi fissi su Andrea, le unghie conficcate nel velluto.
«Sto venendo… sto venendo per lui… e per te… cazzo…»
Jean non si fermò. Continuò a scoparla attraverso l’orgasmo, i colpi ancora più duri, sfruttando le contrazioni della sua fica. Solo quando Mary stava ancora tremando, accelerò ulteriormente e venne. Spinse fino in fondo con un gemito gutturale e riempì di sperma caldo. Mary sentì i fiotti pulsare dentro di sé, uno dopo l’altro, caldi e densi, e gemette ancora, gli occhi sempre fissi su Andrea:
«Mi sta venendo dentro… e mi piace. Sento tutto il suo caldo… mi sta riempiendo…»
Quando Jean uscì lentamente dal corpo di Mary, un rivolo denso e bianco di sperma colò fuori dalla sua fica stretta e gonfia, scendendo lungo la piega del culo e sulle cosce snelle. Mary rimase sdraiata sulla chaise-longue, il respiro ancora affannato, il corpo snello lucido di sudore, i capelli ricci appiccicati alla fronte e alle guance. La fica era aperta, rossa, usata, e lo sperma continuava a uscire a fiotti lenti.
Andrea si avvicinò subito. Si tolse i pantaloni e i boxer, liberando il suo cazzo duro e pulsante. Guardò la moglie negli occhi: lei aveva ancora quell’espressione sensuale e soddisfatta, le labbra socchiuse, le guance arrossate.
Mary gli sorrise con complicità profonda, un sorriso porco e tenero allo stesso tempo. Allargò un po’ di più le gambe snelle, offrendosi a lui senza vergogna.
«Vieni… prendimi. Voglio sentirti dentro di me adesso. Spingi forte. Voglio che mi usi dopo di lui.»
Andrea si posizionò tra le sue cosce e spinse dentro di lei con una sola, fluida e potente penetrazione. La fica di Mary era caldissima, fradicia e scivolosa per il seme di Jean. Nonostante la sua naturale strettezza, ora era più aperta, morbida e incredibilmente bagnata. Andrea sentì il calore del proprio cazzo mescolarsi con lo sperma dell’altro uomo.
Mary emise un lungo gemito di piacere, inarcando la schiena.
«Ahhh… sì… sei tu adesso…» sussurrò, cercando subito lo sguardo del marito. «Lo senti?… Senti quanto sono piena del suo sperma?… È tutto dentro di me… e ora ci sei anche tu… dimmi che sono la tua troia! Scopami come ha fatto lui… più forte!»
Andrea spinse più a fondo, con ritmo intenso e possessivo, quasi violento. Ogni affondo produceva un suono bagnato e osceno. Mary non distoglieva mai lo sguardo da lui.
«Così… scopami più forte, amore… mi piace da morire… continua, ti prego, più forte!!!… Usa la tua puttana…»
Un colpo più deciso, quasi brutale. Mary spalancò gli occhi e gemette più forte:
«Ohhh sì! Proprio lì… mi stai aprendo ancora di più… cazzo…»
Il suo viso era una maschera di godimento condiviso: guance rosse, sguardo complice e porco.
«Mi hai vista mentre mi scopava?… Mi hai vista venire per lui?… Ora voglio venire per te… guardami, Andrea… guardami negli occhi mentre vengo sul tuo cazzo… mentre mi riempi di nuovo…»
Andrea aumentò il ritmo, scopandola con passione crescente e forza. La chaise-longue cigolava sotto di loro. Mary continuava a gemere, il corpo snello che si inarcava per accoglierlo meglio, le unghie che gli graffiavano la schiena.
«Sto per venire… sto per venire di nuovo…» ansimò, gli occhi fissi in quelli del marito. «Vieni insieme a me… riempimi… mescolati a lui… voglio sentirvi tutti e due dentro di me… pompami piena…»
L’orgasmo la travolse con forza. Mary contrasse violentemente la fica intorno al cazzo di Andrea, il corpo che tremava, un grido lungo e rauco che uscì dalle sue labbra mentre lo guardava dritto negli occhi.
Andrea non resistette più. Con un gemito profondo e rauco spinse fino in fondo, il più possibile, e venne dentro di lei. Mary sentì i fiotti caldi e potenti del marito esplodere nella sua fica già piena, mescolandosi abbondantemente con lo sperma di Jean. Ogni pulsazione del cazzo di Andrea la faceva tremare.
«Ahhh… sì… riempimi… tutto…» gemette Mary, la voce spezzata dal piacere. «Sento te… sento entrambi… cazzo… è bellissimo…»
Il suo corpo snello si contrasse intorno a lui in un ultimo, potente orgasmo. La fica pulsava ritmicamente, stringendo il cazzo del marito come per spremerlo fino all’ultima goccia. Mary inarcò la schiena, i piccoli seni che si alzavano, le gambe snelle strette intorno ai fianchi di Andrea. Per tutto il tempo non distolse mai lo sguardo da lui.
Andrea rimase sepolto dentro di lei mentre finiva di venire, i corpi uniti, i respiri affannati che si mescolavano. Solo quando l’ultimo spasmo passò, si abbassò lentamente su di lei, appoggiando il petto contro il suo.
Mary gli accarezzò il viso con entrambe le mani, i capelli ricci scompigliati sul velluto rosso. Lo baciò con tenerezza profonda, un bacio lento, bagnato, ancora carico di eccitazione. Le loro lingue si sfiorarono dolcemente mentre lo sperma misto dei due uomini colava lentamente fuori dalla fica gonfia di Mary, scendendo lungo le sue cosce snelle e macchiando il drappo sotto di lei.
«Ti amo» sussurrò Mary sulle labbra del marito, la voce morbida ma ancora un po’ roca. «Hai visto quanto ho goduto?… Quanto mi piace quando mi guardi così? Dimmi che ti è piaciuto vedermi venire per un altro.»
Andrea le sorrise, gli occhi ancora velati di desiderio. Le baciò la fronte, poi la punta del naso, poi di nuovo la bocca.
«Sei stata perfetta… La mia signora elegante che diventa la mia porca più bella. Mi fai impazzire ogni volta che mi guardi mentre godi. Sì, mi è piaciuto tutto. Ti ho vista scopata e piena e sei ancora più mia.»
Rimasero abbracciati per qualche minuto, i corpi caldi e sudati, il respiro che lentamente tornava regolare. Andrea le accarezzava i capelli ricci con dolcezza, mentre Mary gli passava le dita sulla schiena, godendo del contatto intimo dopo la passione violenta.
La fica di Mary era ancora aperta e sensibile, traboccante di sperma denso che usciva a rivoli lenti. Lei sentiva quel calore dentro di sé, la prova tangibile di ciò che era appena successo, e questo la faceva sorridere di pura soddisfazione trasgressiva.
Alla fine Andrea si sollevò un poco, uscendo lentamente da lei. Un fiotto abbondante di seme misto colò fuori, sporcando le cosce e il velluto. Mary non si mosse, rimase sdraiata con le gambe leggermente aperte, offrendo al marito la vista del suo sesso rosso e gonfio, completamente usato e riempito.
«Guarda cosa mi avete fatto…» mormorò con un sorriso malizioso, gli occhi che brillavano di complicità. «La tua raffinata moglie… ridotta così. Ti piace vedermi così piena e aperta?»
Andrea si chinò a baciarle l’interno di una coscia, poi risalì fino alla fica e le diede un bacio leggero proprio lì, assaporando il gusto mescolato di entrambi. Mary sospirò di piacere.
«Sei bellissima così» le disse lui con voce calda. «E sei tutta mia.»
Mary gli tese le braccia. Andrea si sdraiò accanto a lei sulla chaise-longue, stringendola forte al petto. Fuori dalle grandi finestre della soffitta, la Tour Eiffel brillava ormai illuminata nel crepuscolo parigino, testimone silenziosa di un pomeriggio indimenticabile.
Mary chiuse gli occhi per un momento, il viso appoggiato sul petto di Andrea, un sorriso sereno e soddisfatto sulle labbra.
«Portami a casa» sussurrò. «Voglio fare un bagno caldo… e poi raccontarti di nuovo tutto, mentre mi tieni tra le braccia. Voglio riascoltare ogni dettaglio dalla tua voce… e forse rifarlo.»
Il pomeriggio seguente Mary tornò da sola alla soffitta di Jean. Indossava un vestito leggero di lino color crema, lungo fino al ginocchio, con una cintura sottile che sottolineava la vita snella. I capelli ricci erano sciolti sulle spalle.
Bussò alla porta. Una voce femminile, calda e giovane, rispose:
«Entrez!»
Mary entrò. La luce dorata del pomeriggio inondava la stanza. Jean non c’era. Al suo posto, accanto al cavalletto con il quadro quasi finito, c’era Giulia, la fidanzata di Jean: una giovane donna di 28 anni, attraente e magnetica. Alta, corpo tonico e sinuoso, capelli castano scuro lisci che le arrivavano a metà schiena, occhi verdi penetranti e labbra piene. Indossava una camicetta bianca semi-aperta e jeans a vita alta che le fasciavano i fianchi.
«Tu devi essere Mary» disse Giulia con un sorriso tranquillo ma intenso. «Jean mi ha parlato di te. Sono Giulia. Benvenuta.»
Mary si avvicinò al quadro. Era bellissimo, sensuale, raffinato.
«È straordinario…» mormorò. «Ha catturato tutto.»
Mentre lo osservava, Giulia si avvicinò da dietro, vicinissima. Il suo profumo fresco di agrumi e vaniglia avvolse Mary.
Giulia le sfiorò una ciocca di capelli ricci, sistemandola dietro l’orecchio.
«Sei ancora più bella dal vivo» mormorò. «Jean mi ha raccontato tutto… quanto ti sei lasciata andare, quanto eri bagnata mentre ti scopava. Mi ha detto che hai goduto così tanto da venire sul suo cazzo.»
L’aria divenne improvvisamente elettrica. Mary sentì un calore improvviso tra le gambe. Non riuscì a rispondere subito.
«Lui… ti ha detto tutto?» chiese infine, la voce un po’ tremante.
«Tutto» rispose Giulia, avvicinandosi ancora di più. «E ora voglio vedere con i miei occhi. Voglio assaggiarti.»
Giulia non aspettò. Si sporse e la baciò. Fu un bacio deciso, affamato. Le labbra piene di Giulia premettero contro quelle di Mary, la lingua che cercava subito la sua con urgenza. Mary gemette piano nella bocca della ragazza e rispose al bacio, le mani che salivano istintivamente sui fianchi di Giulia.
In pochi secondi il bacio divenne selvaggio. Giulia spinse Mary contro il muro, premendo il corpo contro il suo. Le mani della giovane scivolarono sotto il vestito di lino, accarezzando le cosce snelle, risalendo fino alle natiche. Mary sentiva il respiro caldo di Giulia sul collo mentre le baciava e mordicchiava la pelle.
«Voglio assaggiarti» sussurrò Giulia con voce roca. «Voglio leccarti finché non tremerai. Posso?»
«Sì…» ansimò Mary. «Sì, per favore… leccami…»
Giulia fece sdraiare Mary sulla chaise-longue di velluto rosso e le sollevò il vestito fino alla vita. Le abbassò gli slip con un gesto rapido, rivelando la fica già lucida e gonfia.
«Sei già così bagnata…» mormorò. «Proprio come mi aveva detto. Una vera puttana.»
Giulia si inginocchiò tra le gambe snelle di Mary, le aprì con decisione e affondò il viso tra le sue cosce. La prima leccata fu lunga, lenta, dalla base fino al clitoride. Mary inarcò la schiena con un gemito forte.
«Oh cazzo…» ansimò, le mani che afferravano i capelli di Giulia. «Così… continua… leccami tutta…»
La ragazza leccava con passione vorace: lingua piatta e larga che passava ripetutamente sulle labbra bagnate, poi cerchi rapidi e precisi sul clitoride turgido. Ogni tanto infilava la lingua dentro la fica di Mary, scopandola con movimenti profondi. Mary gemeva senza controllo, i fianchi che si muovevano da soli contro il viso di Giulia.
Giulia alzò lo sguardo, gli occhi verdi lucidi di desiderio.
«Sei buonissima… così dolce e bagnata» disse prima di infilare due dita dentro di lei e iniziare a scoparla con ritmo deciso e forte, mentre la bocca succhiava forte il clitoride. «Dimmi quanto ti piace. Dimmi che sei una puttana.»
«Mi piace… da morire…» gemette Mary. «Non fermarti… leccami più forte… sì, sono una puttana…»
Mary era in estasi. Il piacere saliva rapidissimo. Sentiva le dita di Giulia che entravano e uscivano, curvandosi per colpire il punto più sensibile. Il suono bagnato e osceno riempiva la soffitta.
«Sto per venire… non ti fermare!» gridò Mary, la voce spezzata. «Continua… così… scopami con le dita…»
Giulia accelerò, succhiando il clitoride con più forza e aggiungendo una terza dito. Mary venne con violenza: il corpo snello si contrasse in spasmi potenti, un grido acuto le uscì dalla gola mentre la fica pulsava e si contraeva intorno alle dita di Giulia. Un fiotto caldo di umori le bagnò il mento della ragazza.
Ma Giulia non si fermò. Continuò a leccarla con dolcezza durante l’orgasmo, prolungandolo, finché Mary non tremò in modo incontrollabile.
«Brava…» sussurrò Giulia. «Sei venuta così tanto… come una vera troia.»
Poi Giulia si alzò, si tolse rapidamente la camicetta, il reggiseno e i jeans. Rimase nuda: seni pieni e sodi, vita stretta, fica perfettamente depilata e già luccicante di eccitazione.
Si posizionò sopra Mary in 69, abbassando il sesso caldo e bagnato direttamente sulla bocca di lei.
«Leccami, ti prego» disse con voce sensuale. «Voglio sentire la tua lingua dentro di me. Mangiami.»
Mary, ancora stordita dal suo orgasmo, afferrò i fianchi di Giulia e iniziò a leccarla con avidità crescente. La lingua scivolava tra le labbra gonfie, succhiava il clitoride, affondava dentro di lei. Giulia gemette forte e ricominciò a leccare la fica di Mary, le due donne che si divoravano a vicenda con passione selvaggia.
I gemiti si mescolavano, i corpi sudati che si muovevano all’unisono. Giulia scopava la bocca di Mary con il bacino, mentre leccava e mordeva delicatamente il clitoride di lei.
«Sì… così… leccami più a fondo…» ansimava Giulia. «Sei bravissima… succhiami il clitoride…»
Mary infilò due dita nella fica di Giulia e la scopò con forza, mentre succhiava il clitoride senza pietà.
«Vieni per me…» mormorò Mary tra una leccata e l’altra. «Voglio sentirti venire sulla mia bocca. Vieni, puttana…»
Giulia venne per prima, con un grido rauco, premendo forte la fica contro il viso di Mary, il corpo che tremava violentemente. Mary sentì gli umori caldi della ragazza inondarle la bocca e venne di nuovo subito dopo, un secondo orgasmo ancora più intenso, le gambe che si stringevano intorno alla testa di Giulia.
Rimasero così per qualche istante, esauste e ansimanti, i corpi intrecciati sulla chaise-longue. Giulia si girò, si sdraiò accanto a Mary e la baciò profondamente, scambiandosi i propri sapori sulle lingue.
«Jean aveva ragione» sussurrò Giulia con un sorriso malizioso, accarezzandole i capelli ricci. «Sei una vera delizia. Voglio rivederti. La prossima volta ti farò venire ancora di più.»
Mary, con il viso arrossato, le labbra gonfie e il corpo ancora tremante, sorrise debolmente.
«Anche tu… non me l’aspettavo. È stato… incredibile. Sporco e bellissimo.»
Prese il quadro avvolto nella carta, lo strinse al petto e scese le scale con le gambe che tremavano, il sapore di Giulia ancora sulla bocca e la fica bagnata e pulsante sotto il vestito.
Quando arrivò a casa, Andrea la guardò con quel suo sorriso complice, notando subito il rossore sulle guance e lo sguardo lucido.
Mary gli si avvicinò, lo baciò con passione e gli sussurrò all’orecchio:
«Il quadro è bellissimo… ma la fidanzata di Jean è stata ancora più incredibile. Mi ha leccata e scopata con le dita finché non sono venuta due volte. Ti racconto tutto… se mi fai venire di nuovo. Adesso.»
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