Amanti su A69
Non cercavamo una semplice conversazione. Cercavamo qualcosa di trasgressivo, consapevole e condiviso. Dopo giorni di messaggi sempre più audaci, finalmente avevamo deciso di incontrarci.
Il locale era affollato, ma quando li vidi entrare ebbi la sensazione che tutto il resto fosse diventato improvvisamente irrilevante.
Lei era esattamente come me l'ero immaginata, forse ancora più affascinante dal vivo. Aveva scelto un vestito elegante, apparentemente discreto, ma il modo in cui si muoveva lasciava intuire che sotto quell'apparenza ci fosse molto di più.
Lui mi salutò con una stretta di mano e un sorriso complice.
«Quindi sei tu.»
«E voi siete la coppia che mi ha fatto perdere il sonno negli ultimi giorni.»
Lei rise, abbassando per un istante lo sguardo.
«Direi che siamo partiti col piede giusto.»
Ordinammo da bere.
Parlavamo normalmente, almeno in apparenza. In realtà, ogni frase aveva un doppio significato. Lei continuava a guardarci alternativamente, quasi volesse studiare le nostre reazioni. Quando le nostre gambe si sfiorarono sotto il tavolo, nessuno dei due si spostò.
A quel punto era evidente che il bar fosse soltanto una tappa.
«Andiamo?» dissi ad un certo punto.
Non chiese dove.
Lo sapevamo tutti.
Raggiungemmo la macchina e ci allontanammo dalle zone più frequentate. Dopo qualche minuto trovammo un posto abbastanza appartato.
Una volta parcheggiati, ci guardammo per qualche secondo.
L'atmosfera era completamente diversa.
Lei si lasciò andare contro il sedile e sorrise.
«Adesso sono ufficialmente agitata.»
«Solo agitata?»
Mi lanciò uno sguardo divertito.
«Molto più che agitata.»
Quella risposta cambiò definitivamente il tono della serata.
Nella macchina gli spazi erano ridotti e la vicinanza rendeva ogni gesto più intenso. Ci lasciammo guidare dall'eccitazione del momento, sempre attenti ai suoi segnali e ai suoi limiti.
Era uscita con me e l’amante raccontando che quella sera avrebbe fatto compagnia ad una sua amica.
«Non posso rischiare di dover rientrare di corsa» spiegò lasciando il telefono in bella vista.
E quella fu forse la cosa che rese tutto ancora più eccitante.
Non c'era bisogno di correre. C'erano sguardi, mani che cercavano il contatto, baci e sorrisi complici. Lei sembrava divertirsi nel ricevere le nostre attenzioni e, soprattutto, nel sapere di essere desiderata da entrambi.
Ogni tanto ci fermavamo semplicemente per guardarci intorno.
«Siete davvero sicuri di voler fare questa cosa?» domandò.
«Tu lo sei?»
Lei sorrise.
«Altrimenti non sarei qui.»
Poi il telefono vibrò.
Una volta.
Lei lo ignorò.
Una seconda volta.
Lo prese.
Guardò lo schermo e cambiò espressione.
«È lui.»
Il marito.
«Sta tornando a casa.»
Per un istante nessuno parlò.
Poi scoppiammo tutti a ridere, quasi increduli per quanto fosse improvvisamente diventata urgente la situazione.
«Direi che abbiamo un problema di tempo.»
«Direi proprio di sì.»
In pochi minuti ci rivestimmo e cercammo di ricomporci. Lei si sistemò i capelli, controllò il trucco nello specchietto e fece un respiro profondo.
Prima di scendere, la guardai.
«Una curiosità: quando arrivi a casa, come fai a convincerlo che non è successo niente?»
Lei mi osservò. Per qualche secondo rimase seria.
Poi comparve sulle sue labbra quel sorriso malizioso che ormai conoscevo bene.
«Una volta lavata e asciugata, non sembra adoperata.»
Per un attimo restammo tutti in silenzio.
Poi scoppiammo a ridere.
Lei scese dalla macchina, si voltò un'ultima volta e ci regalò uno sguardo complice.
«La prossima volta, però, niente mariti che rincasano così presto.»
La guardammo allontanarsi.
Io rimasi seduto qualche secondo, ancora sorridendo.
Quella sera era cominciata davanti a un drink.
Ma era evidente che nessuno dei tre l'avrebbe ricordata per quello.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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