Fottuta da un vecchio cameriere
Non facemmo altro che prenotare, fare le valigie e partire. Dopo un viaggio stancante in macchina, ma bellissimo sotto il profilo paesaggistico, arrivammo a destinazione.
Dopo il ceck-in in albergo, ci avviammo a dare un’occhiata alla piccola ma ridente località marina.
Per la sera a cena in albergo decisi di indossare un abitino leggero nero con fantasie a fiori, molto scollato e corto sotto il quale avevo solo un perizomino in tinta e, ai piedi, un paio di sandali con tacco da quindici centimetri. Quella stessa sera, notai che oltre agli anziani proprietari, gente semplice e genuina come il loro succulento menù a base di pesce, chi ci serviva al tavolo, era un uomo anch’egli sulla settantina, fratello della proprietaria.
Non so cosa mi prese, ma vederlo mi fece scatenare la voglia di giocare e far felice mio marito, mi piaceva fare eccitare i maschioni maturi, molto sensibili alle mie forme generose così cominciai ad accavallare le gambe in maniera provocatoria a lanciare sguardi languidi mentre ci serviva al tavolo e a scambiare quattro chiacchiere quando ci versava dell’ottimo vino, il tutto sotto lo sguardo eccitato di mio marito. Andrea era alto, grigio come la sua barba, leggermente muscoloso, con due occhi verdi, che solo a guardarmi mi faceva inturgidire spudoratamente i capezzoli che premevano in maniera evidente contro il leggero tessuto del vestitino. La cosa era stata notata dal vecchio marpione che sembrava compiacersene.
Finita la cena, stanchi del viaggio andammo in camera, mio marito cominciò subito a dirmi che ero una puttana e che avevo esagerato, visto che in sala c’era anche altra gente che aveva sicuramente notato il mio comportamento da vacca in calore.
Per farla breve, quella sera mi sentivo il sangue ribollire, sarà stato il vino bianco, le pietanze di pesce o quel maschione che mi aveva messo il fuoco addosso, mi spogliai in fretta restando in perizoma, accarezzai mio marito, lo abbracciai, gli diedi un bacio passionale, gli sbottonai i pantaloni e tirandogli fuori il cazzo, gli stavo fecendo una sega con i fiocchi quando mi allontanò per un attimo dal suo uccello e mi disse: “Ti piace quel vecchio vero puttanona, ti sei infoiata a cena con quel vecchio porco.” Era vero mi sentivo il fuoco nelle vene. Comunque, finii la sega che avevo iniziato a mio marito che regolarmente mi sborrò in mano.
Prima di addormentarci parlammo dell’accaduto e fu così che lui mi disse: “Senti amore, io ho capito che cosa ti sta succedendo, ma siamo venuti qui per staccare un po’ da tutto e tu che fai, ti metti a fare il filo ad un vecchio?”
Non risposi al rimprovero di mio marito pensai tra me e me che anche se fosse molto grande di età era fisicamente molto prestante e non ero più così sicura di voler fare un periodo di castità.
Il mattino successivo mi svegliai fresca, riposata e con una gran voglia di scopare, ma memore della discussione serale con Carlo, cercai di reprimerla.
Dopo un paio di giorni di soggiorno in quella località, capimmo che tutto era molto bello; il paesaggio marino, la sabbia finissima della spiaggia, ma c’era anche una noia mortale, almeno per me.
Una mattina, Carlo assecondando la sua passione per la pesca, aveva deciso di partecipare ad una battuta organizzata dall’albergo a cui io non volli andare ritenendola molto noiosa e, non sapendo cosa fare senza di lui, decisi di scendere più tardi per la colazione del mattino e poi mi sarei inventata qualcosa per passare almeno la prima parte della giornata.
Scesi giù in sala quasi a ora di chiusura del periodo durante il quale servivano la colazione e mi accorsi che la maggior parte dei villeggianti era già fuori. Ero rimasta sola soletta, avendo come unica compagnia, la cameriera che rassettava i tavoli e Andrea, il fratello della proprietaria, che non staccava un attimo lo sguardo dalle mie cosce nude. Avevo indossato degli short di jeans cortissimi, un toppino rosso, naturalmente senza reggiseno e ai piedi indossavo un paio di espadrillas rosse con lacci e zeppa molto alta.
Dopo aver dato uno sguardo ai giornali del mattino ed aver messo il naso fuori dall’albergo per vedere se mi veniva voglia di fare un giro, decisi di ritornare su in camera. Mentre salivo le scale, mi accorsi di come la causa dei miei turbamenti mi guardava, stentavo a salire, mi voltavo per riguardarlo a mia volta ed ottenni un sorriso malizioso. Continuai a salire, entrai in camera mi recai in bagno e mentre finivo di lavare i denti, ho sentito suonare il campanello della stanza. Aprii la porta e restai pietrificata. Mi sentivo di nuovo il sangue ribollire. Furono attimi che sembrarono interminabili. Davanti a me c’era Andrea, ebbi i tremori alle gambe, lo guardai negli occhi mentre lui mi diceva: “che fai, non mi fai entrare? Lo so, hai una gran voglia di me puttanella, vero?”
Non dissi nulla, il porco mi mise le mani sul culo, lo palpò con foga mentre mi stringeva a lui per farmi sentire la sua eccitazione sotto i pantaloni e mi infilava la lingua in bocca, mi baciava spudoratamente in ogni dove, il collo, le palpebre, mentre mi abbassava il top lasciando sgusciare fuori le mie tette nude e cominciava a succhiarmi avidamente i capezzoli che erano diventati duri come chiodi. Mi spogliò in un attimo, mi lasciò con il solo perizoma, mi fece inginocchiare davanti a lui, capii cosa voleva, gli tirai giù la lampo e prima che lui si slacciasse i pantaloni, gli avevo già tirato fuori il cazzo. Rimasi allibita, mi trovai di fronte ad un cazzo notevole, grosso nodoso e con una grossa cappellona a fungo, il vecchio porco notando che ero rimasta un po' disorientata alla visione di quel maestoso cazzo, me lo portò alla bocca e, dopo un primo tentennamento, cercai di dare piacere al suo uccello che, nonostante non fosse più giovane, era duro come il marmo, lavoravo di lingua e di labbra per assaporarlo, accoglievo in bocca quello che poteva entrare. Mi comportai come una gran vaccona. Dopo essermi messa seduta sulla sponda del letto, senza mai togliere le labbra dal cazzo, cominciai a succhiare con ritmo frenetico, slinguandolo dappertutto sull’enorme cappella, sotto i suoi grossi coglioni penduli, pronti ad esplodermi in gola tutto il loro contenuto.
Diedi ancora qualche colpettino su e giù con la testa che lui mi teneva con le mani assecondando il mio movimento e sentii un poderoso schizzo caldo riempirmi la gola ed il palato. Non ce la feci a contenere tutto il suo sperma, un po’ lo ingoiai, un po’ andò fuori sulle mie guance.
Lo guardai sorridente ed appagata di quello che avevo fatto, Andrea finì di denudarsi e senza dire una parola mi sfilò il minuscolo perizoma, mi sdraiò sul letto, si chinò su di me e cominciò a leccarmi tutta la figa bagnata e bollente.
Sentivo i miei umori che uscivano copiosi, le grandi labbra della vagina erano gonfie di desiderio, raggiunsi subito un orgasmo violento che lui si affrettò a degustare sulla sua lingua. Si tirò su, mi alzò le gambe, se le poggiò sulle spalle e me lo mise dentro d’impeto me lo ritrovai tutto in pancia, non abituata a quel grosso e meraviglioso attrezzo urlai.
Urla che Andrea smorzò con baci lunghi con la mia bocca piena della sua lingua, mi stantuffava nella figa con poderosi colpi, quel ritmo meraviglioso che mi faceva impazzire. Non durammo molto in quella posizione, mi girò alla pecorina, immaginavo cosa volesse, spaventata cercai di ritrarmi ma lui senza tanti complimenti, prima m’insalivò il buchetto, poi ci sputò sopra, mentre con la mano mi tappava la bocca per non far sentire le mie urla e me lo sbatté nel culo fino alle palle.
Mi sentivo impalata, non che fossi nuova a quel tipo di rapporto, il culo me lo avevano fatto tante volte, ma il modo in cui me lo aveva infilato dentro, le dimensioni di quella mazza, la foga dei suoi colpi di reni nel pomparmi, mi sconvolgevano, urlavo senza ritegno il mio godimento-dolore, lui continuava a tenere la sua mano davanti alla mia bocca per non farmi sentire dalla cameriera che sta rifacendo le stanze vicine.
Godevo mugolando e mordendogli il palmo della mano che mi tappava la bocca, dopo una lunga ed estenuante monta, mi inondò l’intestino di calda sborra. Ero sfinita! Lui si staccò da me, io traballante faccio per alzarmi ed andare in bagno, vide che non mi reggevo in piedi e mi sostenne. Mentre cercavo di arrivare al bagno, sentivo colare dal buco del culo una melassa appiccicosa che raccolsi con la mano per non sporcare il letto ed il pavimento.
Dopo una doccia tornai a letto, mentre lui già si era rivestito ed era uscito dalla stanza. Ero senza fiato, spossata, rotta e confusa, una scopata così me la sarei ricordata per il resto della mia vita.
Sono passati undici anni, da quella pazzia che spudoratamente mi concessi.
Mio marito era contento per aver passato tutta la giornata fuori in mare a pesca. Io per essermi fatta trombare e devastare in quel modo selvaggio.
Avevo la passera lessata ed il culo in fiamme, avevo ricevuto su tutto il mio corpo una bella dose di sborra calda che mi aveva veramente ritemprato, sia la pelle che lo spirito.
Ripartimmo con mio marito qualche giorno. Al rientro a casa gli raccontai quello che era accaduto durante la sua battuta di pesca e di come quel vecchio porco mi aveva sfondato il buco del culo. Al mio racconto, Carlo non riuscì a non eccitarsi e a trattenersi dallo spararsi una suntuosa sega immaginando la scena del vecchio porco che gli inculava la giovane mogliettina vogliosa.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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