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Desideri Oscuri


di Giuliocesarelombardo
09.06.2026    |    16    |    0 6.0
"» Laura barcollò appena, ancora con il sapore addosso, ancora con il respiro irregolare..."
Se trovate eccitanti i racconti e volete che continui a scrivere vi prego di commentare per farmi capire se il testo è di vostro gradimento e se si crea quella giusta eccitazione...


Capitolo 1: L’invito

L’idea non nacque per caso.

Marco la costruì lentamente, sera dopo sera, infilando il nome di Alex nei discorsi come un seme piantato apposta.

Alex non era uno qualunque. Era un amico vero. Due anni di birre, partite viste insieme, serate lunghe a parlare di tutto e di niente. Uno di quelli che entrano in casa senza bussare, che conoscono gli spazi, gli odori, le abitudini.

E soprattutto—uno di quelli che guardano.

Non apertamente. Non dichiaratamente.

Ma abbastanza da farsi notare.

«Hai visto come ti guarda?» disse una volta, mentre tornavano a casa.

Laura finse di non capire. «Chi?»

«Alex. Non è uno che guarda tanto per.»

Silenzio.

Quel silenzio lavorò più di qualsiasi parola.

Perché Laura lo sapeva.

Lo aveva sentito addosso, quello sguardo. Più di una volta.

Qualche giorno dopo, Marco fece il passo.

Birra. Divano. Televisione accesa senza audio.

Una situazione normale. Proprio per questo perfetta.

«Ti devo proporre una cosa», disse ad Alex, diretto.

Alex lo guardò, sospettoso ma curioso. «Dimmi.»

Marco non girò intorno.

«Voglio che ti scopi mia moglie. Davanti a me.»

Un secondo di vuoto.

Ma non era shock.

Era valutazione.

Alex conosceva Marco. Sapeva che non stava scherzando.

Poi sorrise. Non sorpreso. Interessato.

«E lei?»

«Vuole essere convinta.»

Alex appoggiò la schiena al divano, inspirò lentamente.

Stava già immaginando.

«E tu vuoi guardare.»

«Sì.»

Un altro silenzio. Più carico.

Un accordo che si stava formando senza bisogno di altre spiegazioni.

«Se lo faccio», disse Alex, «non gioco a metà. La tratto come voglio.»

Marco non esitò.

«È esattamente quello che voglio.»

Alex annuì piano.

Non c’era più niente da chiarire.

«Allora portamela.»

Capitolo 2: L’arrivo della bestia (esteso)

Quando Alex entrò quella sera, sapeva già tutto.

Non c’erano esitazioni nei suoi movimenti. Non c’era imbarazzo.

Solo intenzione.

Laura lo sentì subito: non era più “l’amico”.

Era qualcuno venuto a prenderla.

«Quindi è vero», disse lui, avvicinandosi. «Vuoi essere usata.»

Laura deglutì.

«Voglio vedere se ne sei capace.»

Alex rise piano.

«Apri la bocca.»

Non era una richiesta.

Laura esitò mezzo secondo. Poi obbedì.

Lui le infilò due dita dentro, spingendo fino in fondo, senza delicatezza.

«Così», disse. «Inizia così.»

Il sapore della sua pelle, il sale del sudore, il gesto sporco—tutto la colpì insieme.

Marco osservava. Immobile.

Alex si sbottonò i jeans lentamente, senza smettere di guardarla.

Il cazzo uscì duro, pesante.

«Adesso usa quella bocca.»

Laura si inginocchiò.

Lo prese in mano. Caldo. Vivo.

Poi lo portò alle labbra.

All’inizio piano.

Alex le afferrò i capelli.

«No.»

E spinse.

Dentro.

Fino in fondo.

Laura si strozzò, gli occhi che si riempivano di lacrime.

«Così si fa», disse lui, guidandola.

Il movimento diventò brutale. Ritmico.

Il suono umido riempì la stanza.

Laura sentiva tutto: il sapore forte, maschile, il peso sulla lingua, l’odore del suo corpo così vicino da confonderla.

Marco si toccava lentamente, senza staccare gli occhi.

«Guardala», disse piano.

Alex accelerò, spingendo più a fondo.

«La vuoi così, vero?»

Marco annuì.

Laura non riusciva a parlare. Solo a prendere.

A subire.

A godere.

Il respiro le si spezzava ogni volta che lui affondava.

La saliva colava, mescolata al desiderio.

«Brava», disse Alex, più basso. «Continua.»

Il ritmo cambiò.

Più veloce.

Più duro.

Poi si fermò un secondo.

«Apri bene.»

Laura obbedì.

Alex le prese il viso con entrambe le mani.

E venne.

Direttamente in bocca.

Caldo. Denso. Abbondante.

Laura lo sentì riempirle la lingua, scendere, il sapore forte che la fece rabbrividire.

«Ingoia.»

Lei lo fece.

Fino all’ultima goccia.

Marco gemette piano.

«Perfetta.»

E quello fu solo l’inizio.

Capitolo 3: Il primo vero uso

Quella sera non finì lì.

Non poteva finire lì.

Alex la tirò su per i capelli, senza darle tempo di riprendersi davvero.

«Adesso vediamo se quella fica è all’altezza della bocca.»

Laura barcollò appena, ancora con il sapore addosso, ancora con il respiro irregolare.

Marco non si muoveva.

Guardava.

Sempre.

Alex la girò, la spinse contro il muro.

Le abbassò i pantaloncini senza delicatezza.

«Già bagnata», disse, passando le dita tra le gambe. «E pensare che all’inizio facevi la fredda.»

Laura gemette.

Non per protesta.

Perché era vero.

Non era più la stessa.

«Apriti.»

Lei lo fece.

E quando lui entrò, lo fece senza prepararla.

Un colpo solo.

Profondo.

Laura urlò, ma il corpo si adattò subito.

Dolore e piacere si mescolarono senza più distinzione.

«Così ti voglio», ringhiò Alex.

E iniziò a scoparla davvero.

Forte.

Senza ritmo gentile.

Senza pause.

Il suono dei colpi riempì la stanza, sporco, vivo.

«Guardami», disse Laura a Marco, la voce spezzata. «Guardami mentre mi usa.»

Marco si masturbava lentamente, ipnotizzato.

«Non smettere», mormorò.

Alex aumentò.

Più forte.

Più dentro.

Fino a farle perdere completamente il controllo.

Quando venne dentro di lei, non si fermò subito.

Rimase dentro.

A sentirla tremare.

A sentirla stringere.

«Adesso sì», disse piano.

Capitolo 4: La deriva

Da quella sera, niente tornò normale.

Alex non era più un ospite.

Era una presenza.

Entrava senza chiedere.

E Laura… era sempre pronta.

A volte bastava uno sguardo.

A volte nemmeno quello.

Marco osservava tutto.

E più guardava, più ne aveva bisogno.

Laura iniziò a cercarlo, quel ruolo.

Non solo a subirlo.

A desiderarlo.

La bocca si apriva più facilmente.

Il corpo rispondeva prima.

La vergogna… spariva.

Una sera, fu lei a inginocchiarsi senza che nessuno lo chiedesse.

Guardando Alex.

Poi Marco.

«Dimmi cosa vuoi.»

E ormai la risposta era sempre la stessa.

Di più.

Sempre di più.
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