tradimenti
L’Ombra e il Sole
07.06.2026 |
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"Si sedette accanto a Marco, ordinò due whisky e li bevve senza distogliere lo sguardo da Elena..."
L’aria di Capri non profumava solo di salsedine e gelsomino, ma anche di sudore caldo e desiderio inconfessato. Marco sedeva sulla sdraia di vimini che aveva affittato per l’intera settimana, con gli occhiali da sole abbassati sul naso e un libro di narrativa poliziesca aperto ma ignorato sulle ginocchia. Il corpo era rilassato, quasi immobile, ma la mente lavorava senza sosta, tesa, vigile.Di fronte a lui, distesa su un telo a righe bianche e blu, c’era Elena. Indossava un bikini di seta nera, stretto, che sembrava fuso con la pelle. I capelli biondi, ancora bagnati dal mare, le incorniciavano il viso come un’aura dorata. Era la sua regina, il suo sole. E Marco era l’ombra.
La regola era semplice, sacra: nessun altro uomo poteva toccare Elena. Ma ogni uomo poteva guardarla. E ogni uomo che avesse osato invitarla a bere un gin tonic al bar della spiaggia poteva portarla via per un’ora. Solo per lei. Solo per quello che lui le faceva fare.
Alle 17:30, l’orologio da polso di Marco vibrò. Non era un segnale: era un appuntamento.
Dal sentiero lastricato scese Julian. Alto, con quella bellezza primitiva dei marinai greci che Marco aveva sempre invidiato: spalle larghe, petto abbronzato e lucido di olio, mascella scolpita nel marmo. Indossava solo un costume bianco, aderente, che lasciava intravedere l’ombra minacciosa tra le cosce.
«Pronto?» chiese Julian, la voce roca.
Marco sentì i peli delle braccia rizzarsi.
Elena si alzò lentamente. Non si asciugò. L’acqua le colava dalle cosce, scivolando tra le natiche e formando una piccola pozza scura ai suoi piedi. Sorrise a Marco: non un addio, ma una promessa. Goditi lo spettacolo.
Julian le prese la mano. Non fu un gesto tenero, né violento. Fu naturale, inevitabile. La guidò verso il bar.
Marco li seguì a distanza, sedendosi su una panca in ombra con un gin tonic ormai dimenticato tra le dita.
La prima ora fu un assaggio.
Julian la portò nella sua villa sopra la scogliera. Marco osservava con un binocolo: le tende bianche, le ombre che si muovevano. Vide Julian prenderla da dietro mentre lei guardava il mare. Vide il corpo di Elena cedere, la testa abbandonarsi all’indietro, la bocca aprirsi in un grido che non poteva sentire. Le mani di lei affondavano nei capelli di lui.
Quando tornarono, alle 18:30, Elena era cambiata.
La pelle arrossata, non dal sole ma dall’attrito. Gli occhi lucidi, dilatati. L’abito di lino bianco aderiva alle cosce ancora umide quando si sedette accanto a Marco.
«Com’era?» chiese lui.
«Salato,» rispose lei, leccandosi lentamente le labbra. «E profondo. Julian ha una bocca che non si ferma mai.»
Marco deglutì, senza rispondere.
La seconda ora fu diversa. Più lenta all’inizio. Più crudele alla fine.
Julian tornò alle 19:45 con una bottiglia di vino e un cestino. La portò oltre la scogliera, sulla spiaggia deserta.
Marco li seguì da lontano.
Il cielo si tingeva di viola. Lì, sull’asciutto, Julian non la baciava. La studiava. Le mani scorrevano sui fianchi, sui glutei, tra le cosce, con una calma quasi brutale. Elena si apriva a lui, si offriva senza resistenza.
Poi lui la sollevò.
La portò nell’acqua, fino alle ginocchia. Le onde colpivano i loro corpi. La immerse fino alla vita, stringendola. E lì, in piedi, entrò dentro di lei.
Marco lo vide chiaramente.
La testa di Elena cadde all’indietro, il collo teso, le dita che graffiavano la schiena di Julian. Poi il tremore. Netto. Inconfondibile.
Quando tornarono a riva, Elena respirava a fatica. Julian le pulì il viso con il pollice, con una delicatezza quasi fuori posto. Le sussurrò qualcosa. Lei rise, bassa, calda.
Marco si sentì piccolo. E incredibilmente eccitato.
La terza ora fu inevitabile.
Alle 21:00 Julian tornò. Si sedette accanto a Marco, ordinò due whisky e li bevve senza distogliere lo sguardo da Elena.
Elena si alzò. Indossava solo un pareo rosso, leggero, legato ai fianchi. Il seno scoperto, il passo lento e sicuro.
Julian le sollevò il mento. La costrinse a guardarlo. Poi sciolse il nodo.
La seta cadde.
La prese per i capelli e la baciò. Un bacio sporco, affamato, che rubava il respiro. Elena rispose con la stessa intensità.
La portarono nella grotta.
Marco non poteva vedere. Solo immaginare.
E l’immaginazione fu peggiore.
Quando riemersero, due ore dopo, tutto era cambiato.
Julian sudato, la camicia aperta. Elena barcollante. Il pareo storto, le labbra gonfie, gli occhi vuoti e pieni insieme.
Si sedettero accanto a lui.
L’odore era diverso adesso. Più denso. Più animale.
«È stata… incredibile,» disse Julian. «Ha urlato il mio nome. Tre volte.»
Elena si appoggiò a Marco. Lo baciò piano.
«Mi ha fatto sentire viva,» sussurrò. «Come se fossi sua. Anche se solo per un’ora.»
Marco annuì lentamente.
Guardò Julian. Guardò Elena.
E sentì quella sensazione espandersi dentro di lui. Calda. Profonda.
Non gelosia.
Qualcosa di più preciso. Più oscuro.
Possesso.
Julian si alzò. «Domani?»
«Domani,» rispose Elena.
Se ne andò.
Il mare continuava a infrangersi. Sempre uguale.
Elena si rannicchiò contro Marco.
«Dormi,» le disse lui.
«No…» sussurrò lei. «Aspetta. Voglio sentire ancora il sapore della tua ombra.»
Marco chiuse gli occhi.
Sapeva già come sarebbe andata.
Julian sarebbe tornato.
Elena avrebbe ceduto.
E lui avrebbe guardato.
Sempre.
Era il loro equilibrio.
E non c’era niente di più erotico al mondo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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