Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > tradimenti > Moglie timida ricattata costretta a scopare
tradimenti

Moglie timida ricattata costretta a scopare


di AleCas81
07.06.2026    |    83    |    0 8.7
"" Lei gemette, il suo corpo che ondeggiava al ritmo di lui, gli annuimenti inconsci che mostravano la sua sottomissione..."
Francesca aveva 37 anni, due figli meravigliosi, un marito che amava follemente.

Marco era un manager di un'azienda importante, sempre fuori per riunioni, sempre con lo smartphone incollato alla mano. Gli ultimi mesi erano stati sempre uguali, lui che partiva lunedì mattina, martedì sera. Sesso ogni settimana, ma sempre lo stesso, sempre veloce. Sempre missionario. Mai le aveva chiesto cosa volesse, come volesse. Mai. Timida, con paura di chiedere e di osare.

Con Marco, le cose erano sempre state così. Veloce, ordinato, prevedibile. Lui si toglieva i boxer, lei sollevava la camicia da notte, due minuti di movimenti meccanici, e tutto finiva. Francesca era rimasta vergine fino al matrimonio essendo credente e praticante. Non sapeva neanche cosa potesse provare oltre a quel disagio iniziale e poi nulla. Era felice così e non voleva altro.

Francesca si era sempre definita una donna per bene. Famiglia, chiesa la domenica, volontariato alla parrocchia. Vesti modeste, niente trucco vistoso, capelli sempre in ordine. La moglie perfetta. La madre perfetta. La donna che non fa scandali. E nelle cose intime, una donna pudica. I corpi nudi erano una cosa imbarazzante, da coprire. Le parole esplicite, da evitare.

A settembre, un uomo di nome Davide si trasferì accanto a loro.

Davide aveva 47 anni, divorziato, con quel modo di guardarti che ti mette a fuoco. Capelli grigi sulle tempie, barba scura ben curata, mani grandi che sapeva come usare quando riparava cose in casa. Lo conosceva da anni, prima del trasloco. Era amico di Marco, in realtà.

Una mattina di primavera, dopo che Marco era partito, Francesca aveva notato una piccola perdita sotto il lavello della cucina. Quindi chiamò il marito, il marito, essendo sabato, le suggerì di bussare a davide e cheidere aiuto a lui, per avere un idea del costo della riparazione.

Neanche il tempo di dirlo che mentre stendeva i panni, qualche ora dopo vide davide sul balcone.
Lei inconsapevole aveva addosso una vestaglia che non era proprio decente, abbastanza da suggerire, ma non abbastanza da rivelare tutto. "Davide!" chiamò la sua attenzione e gli disse che aveva la perdita del lavello della cucina e se poteva darci un occhiata quando avesse tempo. Lui approfittando della richiesta disse di fare un salto da lui e spiegare meglio da vicino che dal balcone non si sentiva bene. Lei inconsapevole, stesso con la vestaglia bussò alla porta di Davide, il cuore che batteva come un tamburo, imbarazzata, non sapendo cosa dire. Perchè questi lavori non si occupa mio marito pensava tra sè e sè. Le sue mani tremavano leggermente.

Lui aprì la porta in maglietta grigia, i capelli ancora leggermente umidi da una doccia recente.

"Francesca, ciao. Tutto bene? dicevi? "

"Sì, io... c'è una piccolissima perdita nella mia cucina e non volevo chiamare un idraulico. Tu che lavori in quel settore, potresti solo dare un'occhiata? Per darci almeno un idea magri..." aveva detto, la voce di incertezza con gli occhi che per un momento solo per un microsecondo incrociavano i suoi.

Lui aveva sorriso, quel sorriso che aveva qualcosa di pericoloso in esso. "Una perdita. Interessante." Aveva detto il suo nome con una lentezza deliberata, come se la stesse sezionando con gli occhi. "Vieni pure" rispose lei in modo innocente aprendo la porta di casa.

Quando entrarono nella cucina, Davide si era chinato sotto il lavello. Francesca era rimasta in piedi accanto a lui, le mani che tremavano leggermente. Non era abituata, cosa doveva fare? Poi non c'era neanche il marito a casa. Era visibilmente imbarazzata. Quando lui era uscito da sotto e le aveva detto che avrebbe sistemato tutto, lei aveva visto il momento in cui i suoi occhi si erano fermati sul suo corpo, sulla trasparenza della vestaglia. Divenne rossa all'istante, cercò di ricomporsi, subito.

Mentre lui lavorava, Francesca andò a cambiarsi per mettersi qualcosa di piu formale, un pantalone e una magliettina per coprire il suo corpo sensuale. Poi preparò il caffè per offrirglielo. Mentre bevevano al tavolo, lui l'aveva guardata in un modo diverso dal solito. Uno sguardo duro, affamato, senza il pudore della gentilezza. Come uno che sa esattamente quello che vuole e non ha intenzione di aspettare.

"Sei molto bella, Francesca".

Lei aveva abbassato lo sguardo, il viso che diventava rosso. "No, io... grazie, ma..." aveva risposto, completamente imbarazzata. Non era abituata a ricevere complimenti. Non riusciva piu a guardarlo in faccia e voleva che tutto questo finisse all'istante. Si sentiva a disagio, in colpa.

La settimana dopo con una scusa Davide invita Francesca a casa dicendo che dovrebbe controllare la perdita e nel caso andrebbe sostituita la guarnizione. Lei annuì e quando fece per andarsene lui la prese per un braccio e la baciò. Lei pietrificata dal gesto, immobilizzata. Cosa stava succedendpo? perchè? pensò. passarono dei secondi prima di allontanarsi e dare uno schiaffo in faccia "non ti permettere mai più, porco schifoso" e se ne andò, confusa, distrutta. Si sentiva male per quello che e successo, si sentiva profanata, come se avesse tradito il marito. Come se avesse fatto peccato. Pregò per sentirsi meglio.

La sera, Francesca a casa da sola con i bambini, le arrivò un messaggio da un numero sconosciuto che le aveva inviato un video. Aprì il video ed erano lei e davide mentre si baciavano. Da quell'angolazione sembrava quasi che lei andasse in avanti per baciare lui, prendendo l'iniziativa e il fatto che lei nona vesse respinto prontamente aggravava ancora di più questo fatto. Panico. Panico totale, aveva il cuore in gola. Pensò... Perchè quel video, perche? cosa voleva Davide. E se lo vedesse Marco? ma non era vero!!! è tagliato il video. Cosa posso fare adesso? non capiva, era stata manipolata e quel video? un ricatto? cosa voleva dalla sua vita quel porco.

Andò mise a letto i bambini e andò subito a bussare alla porta. Prima che quel video arrivasse a qualcuno che conoscesse. Bussò alla porta e lui aprì senza dire nulla. Lei tremava, con la voce rauca, piena di paura, cosa vuoi? perche quel video? cosa significa? vuoi soldi?

Lui non disse nulla. Lei scoppiò a piangere. Non sapeva cosa fare, non sapeva come reagire.
Lui disse hai una scelta posso cancellare tutto e marco non sapra nulla ma...
lei con le lacrime agli occhi trova il coraggio di guardarlo in faccia, ma cosa?

Lui la prese, la spinse contro il muro con forza con le mani che le afferravano il viso duro. "Voglio scoparti".

Lei piangendo "ti prego sono sposata, ho una famiglia, dei figli, non farmi questo..."
Davide "a te la scelta o questo, o puoi dire addio a tuo marito, o magari la reputazione che hai in città, ti conoscono tutti come la brava mogliettina, perfetta".
Lei scoppio a piangere senza rispondere.
"Ho aspettato abbastanza" aveva detto, staccandola da lui bruscamente. "Non più giochetti. Non più scuse. Voglio sapere se sei qui perché lo vuoi davvero, o se stai ancora fingendo di essere quella mogliettina per bene."

In quel momento lei decise che non aveva altra scelta per salvare la sua famiglia, il suo matrimonio e la sua immagine.
Lei annì, singhiozzando, senza fiato, gli occhi bassi.
"Guardarmi" aveva detto lui, afferrando il suo mento con forza per alzarle il viso, le dita che le stringevano le guance. "E non nascondermi quello che senti. Voglio vedere negli occhi che lo desideri."

"Io... no... sì... voglio...". Le parole le si bloccavano in gola.

"Voglio... voglio... voglio te" aveva sussurrato infine.

"Sì, lo so che lo vuoi" aveva detto, lasciando andare il suo viso con una spinta leggera. "E io voglio sapere fino a che punto sei disposta ad andare per avermi."

Davide la spinse contro. Una mano le afferrò il viso, le gote compresse tra il palmo e le dita, costringendola a guardarlo.
"Apri la bocca," ordinò.
Francesca obbedì. Lui la baciò allora, non con dolcezza ma con possesso, i denti che le mordevano il labbro inferiore. La sua altra mano scese lungo il suo corpo, strappandole quasi il vestito dalle spalle. Lei si contorceva sotto di lui, ansiosa, impaurita, piangendo e singhiozzando sotto il suo tocco.
Davide le girato intorno, afferrando i suoi capelli da dietro con una stretta ferma, tirando indietro la sua testa fino a costringerla a guardare il soffitto.
"Ti piace così?" chiese, la voce roca.
Piangeva Francesca, non poteva rispondere. Cercava di opporsi senza riuscirci.


Con la mano libera, Davide iniziò a strofinarsi contro il suo viso, il suo cazzo che batteva contro le sue guance, la sua fronte, le sue labbra. Era umiliante. Lei col trucco leggermente sbavato dalle lacrime.
"Sai quanto sei bella così?" le sussurrò, la voce crudele. "In ginocchio, col mio cazzo sul viso."
Francesca com le guance che bruciavano dall'imbarazzo. Lui continuò, strofinandosi contro di lei, sporco e primitivo, finché non arrivò il momento.
Davide grugnì un avvertimento. Le aprì la bocca di nuovo con le dita, e lui venne, le sue scariche di sborra che la colpivano in faccia, sulla fronte, sulle guance, sulla lingua. Lui manteneva la bocca aperta, e lei accettava piangendo quello che le dava, il caldo liquido che le scorreva sul mento.
Quando finì, lui rimase lì per un momento, respirando pesantemente, il suo cazzo ancora semi-eretto davanti al suo viso.

Lei con lo sguardo nel vuoto, ormai senza reagire, senza piangere, accettando tutto quello che le stava succedendo.
Voleva che finisse al piu presto questa umiliazione. Solo questo.

"Non muoverti," ordinò, e lei rimase così mentre lui si svestiva completamente. Poi la sollevò dal pavimento e la gettò sul letto, il suo corpo che rimbalzava leggermente sulle lenzuola.
Lei era ancora vestit, il vestito intorno alla vita, e Davide strappò via il resto con pochi gesti decisi. In pochi secondi, era nuda sotto di lui.
La distese sulla schiena, le gambe aperte. Francesca poteva sentire l'anticipazione che le saliva nel corpo e la paura di quello che sarebbe successo. Conosceva le dimensioni del marito ma... Davide aveva un cazzo almeno il doppio piu grande. Non aveva mai neanche viato qualcosa del genere. Tremava dalla paura, con lo sguardo nel vuoto. "No ti prego, no,non farlo, ti prego".


"Sei pronta a essere usata?" chiese lui, con un sorrisetto cattivo.
Davide scese tra le sue gambe e iniziò a baciarla, la sua lingua che giocava su di lei. Poi portò una mano alla sua figa. Un dito, poi due, iniziò a strofinarla dentro. Francesca piangeva ma all'improvviso gemette, il suo corpo la tradiva.
"Sei una puttana stretta, vero?" disse lui, la voce bassa e dominante. "La mia maiala personale."
Lei incapace di parlare, solo gemiti che uscivano dalla sua bocca.
Lui aggiunse un terzo dito, spalancandola delicatamente. Lei urlò un po', il piacere misto a una sensazione di essere invasata, di essere aperta completamente. Non aveva mai preso un ditalino così, non era mai stata allargata in questo modo dal marito. Le piaceva, si sentiva una puttana, si sentiva usata, ma stranamente le piaceva. Le scendevano le lacrime ma la troia stava godendo.
"Ti piace essere allargata così?" chiese, la voce sporco e dominante.
Un gemito affermativo fu la sua risposta.
"Brava ragazza," sussurrò lui. "Ti sto preparando per il mio cazz. Vedrai come ti riempio."


Davide si posizionò tra le sue gambe, il suo cazzo che toccava la sua figa completamente bagnata. Francesca poteva sentirlo era grande, molto grande, e lei era stretta. Tremava di paura.
Lui iniziò a entrare lentamente, ma il momento in cui iniziò a penetrare profondamente, Francesca gridò. Non era un grido di piacere era un grido di dolore, di shock.
"aaaaaah!" urlò lei.
"Shh," sussurrò lui nel suo orecchio, spingendo ancora più profondo. "So che fa male. Sei stretta. Sei la mia maiala stretta. Sei mai stata riempita così?"
Lei scuoteva la testa, le lacrime che le scorrevano sulle guance.
"No, non voglio..." disse lei. "Sapevo. Sei mia, e il tuo corpo imparerà ad accettarmi."
Continuò a spingere, lentamente ma in modo inesorabile, il suo corpo che si apriva per lui. Francesca piangeva, le lacrime che le scorrevano sulle guance. Non poteva credere a quanto fosse grande, a quanto la riempisse. Non aveva mai preso un cazzo così,.
Lui si fermò per un momento, completamente dentro di lei, il suo respiro pesante.
"Sei una puttana," disse. "La mia troia personale. E adesso vedrai come ti uso."
E lentamente, iniziò a muoversi. All'inizio ogni spinta la faceva gridare di dolore. Ma dopo alcuni minuti, qualcosa cambiò. Il dolore iniziò a trasformarsi in qualcosa di diverso. Non scomparve del tutto, ma si mescolò con il piacere, un'intensità che Francesca non aveva mai provato prima.
Francesca gemette, le sue dita che gli graffiano la schiena. Il suo corpo inizio ad ondeggiare e seguire i movimenti, e i suoni che uscivano dalla sua bocca iniziavano a cambiare.
"Così," grugnì lui. "Lo vedi come sei fatta per questo? Sei nata per essere scopata da me altro che quel cornuto di tuo amrito."
Davide aumentò il ritmo, spingendo più profondamente, e i suoni che uscivano dalla bocca di Francesca cambiano. I gemiti di dolore si trasformano gradualmente in gemiti di piacere, il suo corpo che ondeggia al ritmo di lui. Lei annuiva inconsciamente, gli occhi che si chiudevano dal piacere.

Dopo alcuni minuti, Davide la tirò su e la mise a pecorina. Lei era bagnata, aperta, pronta per lui. Lui affondò di nuovo dentro, e lei gridò dal piacere questa volta, non dal dolore.
Gemiti di estasi uscivano dalla bocca di Francesca mentre lui la scopava, i suoi fianchi che si muovevano velocemente, brutalmente.
"Sei una puttana, vero?" grugnì Davide, continuando a penetrarla. "La mia troia personale. Guarda come godi di essere usata così."
Lei gemette in risposta, incapace di parlare, il suo corpo che si muoveva al ritmo di lui.
Davide alzò una mano e le diede uno schiaffo sul culo. Francesca urlò, il suono che echeggiò nella stanza. Lui diede un altro schiaffo, e un altro, il suo culo che diventava rosso sotto i suoi colpi.
"Sei una maiala," grugnì lui, la voce roca dal piacere. "Ti piace? Ti piace essere una maiala?"
Lei senza parlare, i suoi gemiti affermavano quello che la sua bocca non poteva esprimere. Il suo corpo tremava dal piacere, gli schiaffi che la facevano godere ancora di più.
"Cazzo," grugnì Davide, aumentando il ritmo. "Sei stata fatta per questo. Sei la mia puttana."
Lei continuava a gemere, il suo corpo che si spingeva indietro contro di lui, cercando più profondità.

Dopo diversi minuti, Davide si tirò fuori. Francesca stava ancora a pecorina, il suo corpo che tremava, la sua figa che gocciolava di piacere.
Davide si posizionò dietro di lei, tra i suoi glutei. Sputa nel suo culo, il liquido che scorre tra le sue natiche. Francesca ansimò, sapendo quello che stava per succedere.
"Hai mai preso il cazzo qui dietro?" chiese lui, il tono cattivo e dominante.
Lei scuoteva la testa senza parlare, il corpo che tremava.
"No?" grugnì lui "Non gli hai dato nemmeno il culo a quel cornuto?". "Perfetto. Allora sarò il primo a aprirti il culo. Sarai mia in tutti i modi."
Davide portò un dito al suo retto, spingendo dolcemente dentro. Francesca gridò, il corpo che si irrigidisce. Era una sensazione completamente nuova, completamente straniera, ma la sua eccitazione salì comunque, il suo corpo che risponde nonostante la paura.
"Sei tesa," disse lui, la voce dominante. "Sei una maiala stretta dappertutto. Ti sto aprendo perché sei mia."
Lui aggiunse un secondo dito, allargandola lentamente, preparandola. Lei gemeva, il dolore e il piacere mescolati insieme. Non riusciva a parlare, solo i suoni primitivi che uscivano dalla sua gola.
"Sì, così," sussurrò lui. "Senti come ti sto allargando? Presto avrai il mio cazzo qui dentro. Sarai la mia puttana completa."
Dopo alcuni minuti, la ritenne sufficientemente preparata. Davide si posizionò, il suo enorme cazzo che tocca il suo retto.
"Pronta?" chiese, sapendo già la risposta dal modo in cui il suo corpo tremava.
Lei annuì lentamente, incapace di parlare.
Davide iniziò a entrare, lentamente ma inesorabilmente. Francesca gridò, il suo corpo che si contorceva. Non aveva mai provato niente di simile, non era mai stata presa così, non era mai stata completamente invasata in questo modo.
"Respira," ordinò lui. "So che è il più grande che tu abbia mai preso qui. Ma sei mia, e il tuo culo imparerà ad accettarmi. Sarai la mia maiala anale."
Continuò a spingere finché non fu completamente dentro, il suo cazzo che riempie il suo retto. Francesca gemeva, sia di dolore che di piacere, il confine tra i due completamente offuscato.
Davide iniziò a muoversi, lentamente all'inizio, poi sempre più velocemente. Le sue mani afferrarono i suoi fianchi, spingendola contro di lui con ogni spinta.
"Così," grugnì lui. "Guarda come mi stai prendendo in culo. Sei una puttana vera."
Lei gemette, il suo corpo che ondeggiava al ritmo di lui, gli annuimenti inconsci che mostravano la sua sottomissione.
Lui continuò a scoparla, sempre più velocemente, sempre più brutalmente, finché entrambi non arrivarono al culmine.
"Ti sto riempiendo," grugnì lui nel suo orecchio. "Tutto il mio sperma nel tuo culo. Sei mia."
Quando lui raggiunse il suo, rimase profondamente dentro di lei, il suo cazzo che pulsa mentre la riempie di sperma caldo.
Quando si ritirò, Francesca rimase a pecorina, il suo corpo completamente esausto. La sua figa era spalancata e il suo retto era spalancato, la sborra di Davide che le colava dal culo tra le gambe, i suoi fluidi che gocciolavano sulla biancheria da letto.
"Guarda che brava maiala sei," sussurrò Davide, una mano che le accarezza la schiena, il tono che cambia in tenerezza. "Hai preso tutto quello che ti ho dato. Sei mia."
Francesca non riusciva nemmeno a parlare, il suo corpo completamente sopraffatto, il piacere e l'estenuazione che si mescolavano insieme.

"Puoi tornare a casa troia" disse Davide.

Francesca prese i suoi vestiti, li mise e tutta scompigliata con la sborra che colava tra le sue gambe tornò a casa e senza svegliare i figli andò a farsi una doccia. Piangeva, guardava il soffitto della doccia. Non riusciva a fare altro. Si sentiva sporca, si sentiva troia, aveva tradito il marito che amava tanto. Ma la cosa per cui stava piu male è che ha goduto come non mai ed è questa la cosa che le faceva provare piu dolore.

Andò a letto e abbracciò i figli e mentre si stava addormentando vibra il telefono.

Marco? No era Davide.
"Ci vediamo domani... stessa ora."... CONTINUA
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Moglie timida ricattata costretta a scopare:

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni