tradimenti
Alla festa di Antonio, sesso con suo padre
06.06.2026 |
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"Un brivido mi percorse tutta la schiena, quel maschio potente mi aveva fatta sua, sarei stata la sua puttana..."
Ricordo perfettamente quella sera. Non per qualcosa che accadde all'improvviso, ma perché fu una di quelle rare occasioni in cui mi accorsi di stare vivendo un cambiamento mentre stava avvenendo. Io e Carlo eravamo stati invitati al compleanno di Antonio, un nostro amico di lunga data. La festa si teneva nella villa dei suoi genitori, una proprietà elegante, circondata da cipressi e giardini illuminati da centinaia di piccole luci.Prima di uscire di casa, mentre mi preparavo davanti allo specchio, avevo percepito lo sguardo di Carlo su di me, lo conoscevo troppo bene per non capirlo. Dopo tanti anni insieme, riuscivo ancora a leggere i suoi pensieri da una semplice espressione, non era soltanto attrazione, era qualcosa di più complesso. A Carlo era sempre piaciuto vedermi sicura di me, desiderata, ammirata dagli uomini molto grandi e da quelli di colore, era così che avevamo creato il nostro rapporto di coppia, il vedere gli altri accorgersi di me, farmi avance e poi fare sesso con me, gli procurava eccitazione, era il suo modo di godere e ora vedendomi preparare, indossare quel vestitino di seta nero corto e scollato che mi scivolava addosso come una seconda pelle, i miei sandali con il solito tacco da quindici centimetri e sotto, indossare solo quel micro perizoma, sicuramente gli aveva acceso mille fantasie.
Quando uscimmo di casa mi sentivo particolarmente bene, leggera e bella. Alla festa c'era molta gente, amici, conoscenti, colleghi di Antonio e della sua famiglia. Dopo i primi saluti, incrociammo Raffaele, il padre di Antonio. Naturalmente sapevo benissimo chi fosse, negli anni avevo sentito parlare di lui molte volte, della sua passione per le donne, in particolare di quelle giovani. Un uomo influente, abituato a muoversi in ambienti importanti, sicuro di se. Ma la realtà fu diversa dall'immagine che mi ero costruita. La prima cosa che notai non fu il suo aspetto, fu il modo in cui guardava le persone. Quando parlava con qualcuno aveva un piglio duro, metteva in soggezione il suo interlocutore non osava quasi mai contraddirlo. Quando si rivolse a me, ebbi la sensazione che fosse cambiato, mi guardava con occhi maliziosi, mi sentivo ascoltata, è una cosa più rara di quanto si creda. Molti uomini osservano una donna, pochi la ascoltano. Nei primi minuti parlammo di argomenti banali, ma quasi senza accorgermene iniziai a sentirmi a mio agio e questo mi sorprese. Di solito sono prudente con le persone nuove, invece con lui la conversazione sembrava fluire naturalmente.
Durante la serata finimmo più volte a incrociarci, ogni volta il dialogo riprendeva esattamente dal punto in cui era stato interrotto, era come se il tempo nel frattempo non fosse passato. A un certo punto mi ritrovai a cercarlo con lo sguardo e notai che lui non mi toglieva mai gli occhi di dosso, anche quando parlava con altri invitati. Quando me ne resi conto ne fui lusingata, provai un leggero disagio, non perché stessi facendo qualcosa di sbagliato, ma perché ero costretta ad ammettere con me stessa una verità molto semplice. Mi interessava, non nel senso superficiale del termine, mi incuriosiva, volevo capire chi fosse davvero e più parlavamo, più mi accorgevo che dietro l'immagine dell'uomo potente esisteva una persona molto più complessa. Aveva vissuto molto, aveva commesso errori, aveva perso persone importanti, aveva successi di cui parlava poco e rimpianti di cui parlava ancora meno. Ho ballato con lui diverse volte e quel contatto fisico non mi lasciava indifferente, sentivo dalla forza della sua presa il desiderio che aveva di me, in certi momenti dimenticavo persino il contesto della festa, dimenticavo il rumore delle conversazioni intorno a noi, dimenticavo perfino il tempo.
Ricordo che a un certo punto incontrai Carlo vicino alla terrazza, mi bastò guardarlo per capire che aveva notato tutto. Naturalmente, Carlo nota sempre tutto. Mi sorrise, un sorriso tranquillo, privo di giudizio, privo di paura. Fu allora che sentii una forte gratitudine nei suoi confronti. Molte persone credono che la fiducia sia qualcosa di semplice, non lo è affatto, la fiducia vera richiede coraggio, richiede la capacità di lasciare libero qualcuno senza smettere di amarlo. Io e Carlo avevamo costruito negli anni il nostro rapporto di coppia. Una sincerità che a volte faceva paura, perché significava non nascondersi, nemmeno davanti alle emozioni più forti.
Più tardi mi ritrovai da sola in un angolo isolato della villa. Davanti a me le luci della città brillavano in lontananza, la musica arrivava attutita dalle sale interne, ero completamente immersa nei miei pensieri quando sentii le stesse mani forti che mi avevano presa durante il ballo avvolgermi la vita, la pressione forte di un maschio che ti stringe con desiderio, una mano che si insinua sotto il leggero vestitino tra le mie cosce, un bacio dietro l’orecchio e la voce eccitata di Raffaele che mi dice: ti voglio, ora! Le gambe mi tremano, sento la ma fica bagnarsi all’istante al tocco esperto di quel maschione, non gli resisto, mi lascio trasportare in trans nel suo studio, per qualche istante restammo in silenzio, ci guardiamo negli occhi mentre lui comincia a slacciarsi i pantaloni liberando un cazzo grosso, nodoso e gonfio di desiderio. Mi fissa negli occhi e poi guarda verso il grosso cazzo. Sono davanti a lui, in un silenzio non imbarazzato, uno di quelli che nascono quando due persone stanno pensando alla stessa cosa, mi accovaccio davanti al suo membro e lo carezzo, lo scappello, lo prendo in bocca e comincio a ciucciarlo. Il suo odore e il suo sapore di maschio mi riempiono le narici e la bocca, lui mi lascia ciucciare per un po’ ma poi non resiste più mi afferra le testa e comincia a spingere quel grosso cazzo nella mia gola, improvvisamente cambia, diventa un maschio rude e comincia a darmi della puttana e a darmi ordini su come succhiargli il cazzo. Diventa improvvisamente il bastardo figlio di puttana di cui avevo sentito parlare. Impazzisco di desiderio al solo pensiero di essere diventata in quel momento la sua puttana. Ad un certo punto mi tira la testa indietro dicendomi: vacca basta succhiare altrimenti mi fai sborrare, ti devo fottere. Mi siede sulla sua grossa scrivania, mi apre le cosce e mi tocca con rudezza la fica, è fradicia di desiderio, il porco se ne accorge e con un ghigno compiaciuto si tuffa con la faccia tra le mie cosce e comincia a leccarmela con avidità senza nemmeno togliermi il perizoma, il filino ormai è sparito tra le grandi labbra gonfie di desiderio. Mentre mi lecca e mordicchia la fica, le sue manone stringono le carni delle mie cosce con decisione, non stanno mai ferme, arrivano al mio seno, lo tirano fuori e cominciano a palparmi pesantemente, a strizzarmi i capezzoli con decisione. Sto impazzendo, mi contorco, mi mordo le labbra per non urlare, non resisto più, ma il vecchio porco continua a ravanarmi con la sua lingua esperta fino a quando non cedo e gli squirto in bocca. Dopo la sorpresa iniziale per quella squirtata forse inaspettata, riprende a bere tutti i miei succhi prima di alzarsi e piantarmi con un colpo secco il suo cazzone nella fica. Questa volta non riesco a trattenere un urlo, comincia a scoparmi come un indemoniato, tiene le mie gambe sulle sue spalle, sento i suoi colpi violenti dentro di me, mi provoca forti dolori all’utero quando affonda con molta veemenza ma sto godendo veramente come una vacca, come dice lui. Mi ha scopata per un tempo che mi è sembrato interminabile durante il quale, accortosi della sensibilità dei miei capezzoli, ha continuato a torturarmeli, con le mani ho cercato di fermarlo ma era impossibile, troppo forte per me. Ad un certo punto ha tirato fuori il suo cazzo inzuppato dei miei umori, mi ha girata a pancia sotto sulla scrivania, mi ha alzato il vestitino scoprendomi il culo, questa volta mi ha abbassato il perizoma fino a metà coscia e, mentre con una mano mi toccava tra le cosce e con i miei umori bagnava la mia rosellina anale, con l’altra mano mi palpava il culo e lo sculacciava e mi diceva: che gran culo da vacca che hai, mi hai fatto rizzare il cazzo da come ti ho vista, ora me lo fotto! Non ho osato ribellarmi, avevo paura che diventasse troppo rude. Mi ha massaggiato e penetrato con le dita il mio forellino dicendomi che ero una vacca rotta in culo, che si vedeva da come era aperto che ne aveva già presi tanti di cazzi e mi ha penetrata con il suo arnese. Rantolava come un porco mentre lo spingeva lentamente ma con decisione dentro il mio culo, le pareti si dilatavano man mano che lui spingeva. Quando è entrato fino ai coglioni ha cominciato a scoparmi il culo con un ritmo sempre più pressante, mi faceva male, ma mi piaceva. Il porco mi diceva che da quel momento sarei stata la sua puttanella e questo mi faceva eccitare ancora di più, non riesco proprio a oppormi ai maschi cosi rudi, potenti e autoritari. Quando pensavo che mi avrebbe riempito l’intestino del suo sperma, lo tirò fuori, mi fece accovacciare davanti al suo cazzo e mi schizzò un primo e un secondo fiotto di cremoso sburro in faccia e poi me lo ficcò in bocca liberandosi del rimanente sburro, ordinandomi di bere tutto. Lo feci senza opporre nessuna resistenza, gli pulii il cazzo come mi aveva ordinato e poi con le dita raccolse lo sperma che mi aveva schizzato sulla faccia e parte che mi era colato sul seno e me lo fece leccare dalle sue dita. Mi sfilò il perizomino inzuppato dei miei umori, lo annusò e se lo mise in tasca e mentre mi fissava negli occhi mi disse questo ora è mio come lo sei tu. Un brivido mi percorse tutta la schiena, quel maschio potente mi aveva fatta sua, sarei stata la sua puttana. Ritornammo tra gli invitati che non avevano notato la nostra assenza durata per più di un’ora se non il mio Carlo.
Fu in quel momento che per qualche motivo sentii il bisogno di essere completamente sincera con lui, gli parlai della mia vita, del mio matrimonio, di che tipo di coppia fosse la mia, di quello che era appena successo tra noi. Lui ascoltò senza interrompermi, quando rispose, lo fece con una decisione che non mi aspettavo, per niente turbato, mi disse semplicemente sarete la mia coppietta.
Era ormai tardi, gli ospiti avevano quasi tutti lasciato la festa, cercai Carlo, lo trovai in giardino.
Mi avvicinai e per qualche secondo restammo semplicemente a guardarci. Lui non fece domande. Io non diedi spiegazioni. Non ce n'era bisogno. Tra noi esisteva un linguaggio costruito da oltre vent'anni di vita insieme.
Durante il viaggio verso casa osservai le luci scorrere oltre il finestrino, pensavo a Raffaele, pensavo a Carlo, pensavo a me stessa e compresi qualcosa che non avevo mai formulato con tanta chiarezza. Non era stata l'attenzione di un uomo a colpirmi, non era nemmeno l'attrazione, per quanto quell’uomo mi piacesse.
Era stata la scoperta di essere ancora capace di emozionarmi, di sentirmi vista, di lasciarmi sorprendere.
Quando arrivammo a casa, Carlo mi prese la mano, io strinsi la sua. In quel momento capii che la parte più importante della serata non era stata l'incontro con Raffaele, era stata la consapevolezza che il rapporto tra me e mio marito era abbastanza forte da contenere anche emozioni inattese.
E mentre spegnevo la luce della camera da letto, continuavo a ripensare a quel rapporto sessuale così travolgente con Raffaele.
Ma soprattutto continuavo a pensare a quanto fosse straordinario poter tornare da Carlo e raccontargli ogni cosa senza dover nascondere nulla.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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