tradimenti
IKEA - 3 POV di una mattinata Bollente
bubi_xham
21.07.2025 |
3.090 |
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"Il misto del suo sesso, del lubrificante usato per il plug, e soprattutto… il seme fresco di Bubi..."
IL POV DI LEI - CINZIA Lo sento ogni volta che mi infilo una minigonna troppo corta, ogni volta che esco di casa senza mutandine: il brivido della mia pelle che sa di essere vista.
Giovedì mattina, Ikea. Siamo d’accordo da giorni. Ci vediamo appena apre, infrasettimana. Poca gente, ma abbastanza per rischiare. Ho scelto il completo giusto: camicetta bianca, niente reggiseno. Minigonna nera, appena sotto il culo. Tacchi bassi. Plug grosso già lubrificato nella borsetta.
Mauro è pronto. Mio marito. Adora riprendermi. È il mio regista perversione. Gli ho detto:
“Oggi voglio farmi scopare da Bubi come una cagna. Tu filma tutto.”
Appena parcheggiamo, lo vedo. Bubi, 40 anni, porco vero. Il suo sguardo si incolla alle mie cosce. Sento la fica pulsare già.
Mi avvicino a lui. Gli dico:
“Mi aiuti col plug, porcellino?”
Mi giro, piego il busto sul sedile. Sollevo la minigonna. Il culo nudo prende aria fresca. Lui è già dietro, Mauro ci gira intorno con lo smartphone acceso.
Il plug entra duro. Io lo sento premere, riempirmi. Sospiro. Spingo contro.
“Più a fondo… sì…”
La minigonna torna giù. Gli sorrido.
“Adesso voglio farmi toccare ovunque. Ma senza farmi beccare.”
Entriamo.
Dentro è tranquillo, ma non deserto. Perfetto. Due commesse, una coppia, un uomo solo. L’ambiente ideale per farmi desiderare.
Mi muovo lentamente, ondeggiando. Ogni passo è una sfida. Il plug dentro di me mi fa camminare più stretta, più sensuale. Mi sento una troia in mostra, e amo ogni secondo.
Alla prima esposizione cucina, mi appoggio al piano.
“Toccami sotto la gonna. Ma senza farci scoprire.”
Lui mi infila due dita. Sento il metallo del lavello sotto la pelle, mentre mi strofino sul bordo. Mauro riprende tutto da una distanza sicura. Il plug mi pulsa dentro.
Sento passare qualcuno. Fingo di guardare i cataloghi. Ma la mano di Bubi non si ferma.
Mi viene da ridere. Mi eccita da morire.
Proseguiamo.
Zona divani.
Mi siedo, accavallo le gambe. Bubi si mette accanto. Mauro ci gira attorno con discrezione. Io lascio la minigonna salire un po’. Nessuna mutandina, solo pelle, plug, umido. Mi apro appena. Sento lo sguardo di un uomo distante, un cinquantenne con una giacca blu.
Perfetto. Guardami, vecchio.
Bubi mi sfiora il ginocchio. Sale. Trova la fica. Mi infila un dito, poi un altro. Sento le sue nocche, calde. Mi mordo la lingua per non gemere. Mauro riprende il dettaglio delle mani. Il plug si muove con ogni carezza.
“Dobbiamo cambiare zona,” sussurro, “sto per venire.”
Tende e specchi.
Dietro una tenda, mi fermo. Mi spoglio. Camicetta giù. Tette fuori, capezzoli sparati. Plug sempre ben visibile.
“Scattami una foto, così. Voglio conservarla.”
Lui lo fa. Mauro anche. Sento l’obiettivo che si concentra sui miei seni, sul mio culo inarcato. Mi piego, guardo nella camera. La porca sono io.
Poi lo bacio. Lingua profonda, saliva, calore. Mi preme il cazzo duro sulle chiappe. Mi strofino su di lui.
“Non ancora,” gli sussurro. “Prima fammi rischiare ancora.”
Il camerino rubato.
Ne troviamo uno aperto. Mauro resta fuori, fa finta di guardare scaffali. Entriamo noi due.
Bubi mi sbatte contro lo specchio. Mi tiene ferma. La sua lingua corre tra le mie chiappe. Il plug trema. Mi infila la lingua nella fica, poi la lingua lecca il buco attorno al plug.
Mi manca l’aria. Mentre mi lecca, io mi guardo allo specchio: seno nudo, viso arrossato, la troia che sono.
Gli apro i pantaloni, gli prendo il cazzo. Grosso, duro, viscido di pre-sborra. Me lo metto in bocca e succhio profondo.
“Fermati o vengo,” mi dice.
Lo lascio lì, lucido, teso. Me lo passo sulle guance.
Verso il bagno.
Sento le gambe molli. Il plug mi scivola leggermente a ogni passo.
Mauro si muove rapido, piazza il telefono nella fessura della porta. Noi ci chiudiamo dentro. È un bagno singolo. Luci fioche. Odore di detersivo e adrenalina.
Mi spoglio subito. Camicetta, minigonna: giù. Sono nuda. Sfilo il plug lentamente. Esce con un pop. Mi sento vuota e subito bagnata.
Mi piego sul lavandino.
“Scopami adesso.”
Il bagno è piccolo, l’illuminazione tremola. L’odore del detersivo misto all’eccitazione mi accende i nervi. Sento il cuore in gola, la fica pulsare.
Mi spoglio del tutto. Camicetta a terra, minigonna abbandonata, tette nude che si alzano e si abbassano col respiro. Il plug lo sfilo piano: sento lo stiramento dell’anello, poi il suono umido quando esce tutto. Il buco resta aperto per un secondo, arrossato.
Mi appoggio al lavandino, mi guardo nello specchio: sono lucida, calda, bagnata.
Bubi mi è addosso. Mi prende senza freni. Le sue mani sui fianchi, il cazzo mi sfiora le grandi labbra e poi spinge.
“Dentro. Fino in fondo. Così…”
Grido. Mi copro la bocca con la mano. Non posso urlare. C’è gente fuori. Ma ogni colpo è una scossa. I fianchi sbattono sul lavandino, il suono è reale, carnale. Le gocce della mia umidità cadono sulle piastrelle.
Lui mi piega ancora di più. Le sue dita premono nel punto dove stava il plug.
“Hai il buco ancora aperto, troia…”
Sento le sue dita infilarvisi senza resistenza. Uno, due. Urlo nella mano.
Mi ribalto. Mi metto io sopra il lavandino, apro le gambe. Lo guardo.
“Fammi vedere quanto mi vuoi. Prendimi da sopra. Guardami mentre mi usi.”
Lui mi alza le cosce, entra ancora. Le sue mani stringono i miei seni, leccano i capezzoli, mordono.
Mi mordo le labbra. Guardo dritto nella lente del telefono incastrato nella porta. So che Mauro ci vede. Lo so.
“Guarda amore. Il tuo cazzo non mi fa questo.”
Lo dico a voce. Bubi lo sente, accelera.
Io lo dico per Mauro. Voglio che senta il dolore dolce del cornuto.
Poi la pressione cresce. Lo sento vicino alla fine.
“Le mutandine. Le voglio sporche.”
Lui esce all’ultimo secondo. Il cazzo pulsa. Prendo le mutandine bianche, le apro sul lavandino. Lui sborra sopra. Un getto caldo, denso, bianco. Colpisce il centro, le macchia, cola. Alcune gocce mi finiscono sulla coscia.
Le annuso subito.
“Così voglio dargliele.”
Mi rivesto rapida. Camicetta sbottonata, senza mutande. Mi sento gocciolare mentre cammino verso l’auto.
Mauro è lì. Mi guarda. Sorride. Gli porgo le mutandine nel palmo della mano, appallottolate, ancora calde.
“Sono per te, amore. Piene. Ancora fresche.”
Le annusa senza dire nulla. Gli tremano le mani. Le apre con le dita. La sborra cola ancora, lenta.
Si siede sul sedile e le porta alla bocca. Lecca il centro, poi succhia. Chiude gli occhi. Geme piano.
Io mi siedo al suo fianco e mi rimetto il rossetto.
“Sei bravo, amore. Bravo a farmi fare la troia.”
Lui si tocca sopra i jeans, senza vergogna. Io guardo Bubi che si allontana verso la sua auto. Mi sento sazia, ma anche… pronta a rifarlo.
“Giovedì prossimo,” dico piano.
“Ma stavolta in zona letti. E voglio un cazzo ancora più grosso.”
POV DEL CORNUTO - MAURO
È giovedì, sono le 9:35. Ho già il telefono carico, con memoria libera. Microfono direzionale montato. Mi tremano le mani, ma non per l’ansia. È adrenalina. Il tipo di energia che mi attraversa ogni volta che vedo mia moglie farsi toccare da un altro.
Non sono geloso. Non più. Ho capito da tempo che vederla essere troia è quello che mi tiene vivo.
Cinzia scende dall’auto. Ha la camicetta bianca aperta fino all’ombelico. Capezzoli tesi sotto il tessuto. Minigonna che sembra cucita addosso. Tacchi. Trucco. Nessuna mutandina. Nessun freno.
La guardo e la riprendo. Ogni dettaglio. Ogni passo.
È bella. Non bella da rivista. Bella da “voglio guardarti mentre un altro ti scopa e io ti stringo il culo dopo”.
È la mia donna. Ed è la troia di entrambi.
Lo vedo arrivare. Bubi. Più giovane di me. Più grezzo. Perfetto.
Appena si avvicinano, Cinzia gli chiede:
“Mi infili il plug?”
Lo dice come se gli stesse chiedendo di tenerle la borsetta. Ma io lo so. È già bagnata.
Si piega sul sedile. Solleva la minigonna. Il culo nudo esce allo scoperto. Lo riprendo da dietro, mi abbasso per inquadrare bene. Il plug entra lento. Cinzia geme appena. Io zoomo.
Il cazzo mi pulsa dentro i jeans.
“Premi forte,” sussurra.
Io registro anche l’audio.
Una volta dentro, si rialza, si sistema e mi guarda.
“Riprendi tutto, amore.”
La amo quando mi chiama così in quel tono. Quel tono da puttana che sa quanto gode a umiliarmi.
Entriamo.
Nel negozio
Mi muovo come un turista che guarda cucine. In realtà ho il pollice pronto a toccare “REC” in ogni momento. La seguo, la studio, inquadro ogni struscio, ogni gesto, ogni occasione in cui la sua pelle nuda esce sotto la gonna.
Nel reparto cucine, Cinzia si piega in avanti. Il culo è praticamente visibile da chiunque. Bubi è dietro di lei, mano sotto. Lei finge di leggere un’etichetta, ma io vedo il movimento. Le sue cosce tremano. Lui ha la mano dentro.
Mi metto a lato. Riprendo tutto con il telefono inclinato, come se leggessi un listino.
La mia donna, la mia porca, si fa toccare a meno di dieci metri da una famiglia con passeggino.
Il cuore mi batte come una sirena.
Siamo pazzi. Ma è la follia che mi eccita.
Mi mormora dopo, sottovoce:
“Mi piace quando mi guardano e non possono dirmi niente.”
Zona salotti
Si siedono su un divano. Cinzia si apre le gambe con noncuranza. Nessuno potrebbe vederla se non la fissasse. Ma io so cosa c’è sotto. Il plug sporge appena, la fica è lucida.
Bubi ci infila la mano. Lei gli lascia fare. Mauro — io — registra.
Zoom sulla gonna che si alza. Taglio sul profilo della sua bocca mentre si morde la lingua.
Un uomo li guarda. Uno sconosciuto. Capisce tutto. Non dice niente. Si ferma, poi finge di guardare un tavolino.
Cinzia lo nota. Si inumidisce le labbra.
“Fagli vedere cosa non avranno mai,” le dico da dietro il telefono.
Tende e camerette
Dietro una tenda si spoglia. Così. Tette fuori, plug ben visibile.
“Fammi una foto,” dice.
La scatto. Lei si mette in posa.
Poi guarda nell’obiettivo. Occhi fissi.
“Così mi voglio vedere mentre vengo.”
Io so che è già mezza fuori di testa.
Bubi le strofina il cazzo sulla pancia. Lei lo prende in mano, lo sfiora.
Non servono parole.
La inquadro bene: luce morbida, sfondo bianco, corpo nudo.
Non sto solo filmando. Sto conservando l’unico porno che mi serve: mia moglie.
Camerino rubato
Ne trovano uno aperto. Li seguo fino a lì, poi mi metto davanti, fingo di controllare delle ante scorrevoli.
Sento tutto. Gemiti trattenuti. Il rumore della lingua sulle labbra. Lo specchio all’interno riflette il viso di Cinzia mentre si lecca le labbra con il cazzo in bocca.
Non li vedo, ma li immagino perfettamente. La mia porca con il cazzo in faccia, a due metri da un cliente ignaro che cerca un comodino.
Io sento crescere la pressione nei pantaloni.
Verso i bagni
Mi muovo rapido. Posiziono il telefono nella fessura della porta. Ho studiato l’angolazione prima. So che riesco a beccare il lavandino, parte della parete e, con un po’ di fortuna, anche il riflesso nello specchio.
Cinzia si spoglia. Il plug viene sfilato. Il suo culo si apre per un secondo. La telecamera registra tutto.
Poi Bubi la prende. Forte. I colpi rimbombano. Lei si copre la bocca, ma io so quando geme forte. So leggere il ritmo.
Le sue tette sbattono contro il marmo. Il cazzo di lui entra e spinge.
“Guardami mentre mi usi,” sento dire.
La camera vibra quando lui la prende da sopra. Io trattengo il respiro. Questo è il punto più alto.
Il plug rimosso, la fica sbattuta, e io fuori a guardare tutto.
Poi il finale.
“Sulle mutandine… voglio dargliele sporche…”
Ecco. La mia troia. La mia regina. La mia umiliazione.
Lo so quando stanno per uscire dal bagno.
Bubi esce per primo, viso rosso, sguardo rilassato, pantaloni sistemati ma con l’andatura di chi ha appena scopato duro. Lo seguo con gli occhi mentre si allontana verso l’uscita secondaria. Ha il passo lento di chi sa di aver vinto qualcosa.
Poi esce lei.
Cinzia ha un’aria diversa. Come sempre dopo una scopata selvaggia.
I capelli un po’ spettinati, la camicetta sistemata in fretta, il rossetto sbavato appena, e… nessuna mutandina.
Cammina verso di me come se nulla fosse. Nessun senso di colpa. Solo sicurezza. Solo possesso.
Mi viene accanto.
Mi porge qualcosa arrotolato nella mano, stretta come un segreto rovente.
“Ecco amore… tieni.”
Apro le dita. È il suo slip. Bianco, liscio, e zuppo. Ancora caldo. La stoffa è rigida in alcuni punti, gommosa in altri.
Il profumo è immediato. Il misto del suo sesso, del lubrificante usato per il plug, e soprattutto… il seme fresco di Bubi.
Mi si spezza il respiro. Non parlo. Solo guardo.
Lei mi osserva con quel mezzo sorriso da padrona: soddisfatta, porca, libera.
“L’ho fatto sborrare lì sopra. Direttamente. Mi sono toccata mentre veniva.”
“Ti piacciono così, vero?”
Annuisco. Non riesco a dire niente. Il mio cazzo è duro da mezz’ora, ma ora pulsa da solo.
Mi siedo sul sedile dell’auto. Lei accende l’aria, apre leggermente il finestrino. Mi passa le mutandine come un calice sacro.
Le annuso. Forte. L’aroma mi invade il cervello. È lei, ma anche lui dentro lei. È la prova fisica del fatto che mia moglie è stata presa da un altro. Ed è qui, nella mia mano.
Porto la lingua sul tessuto. Sento il sapore. È umido, salato, carico. Passo la lingua più volte. Leccare la sborra di un altro sulla fica di mia moglie.
È umiliante. È sublime. È tutto ciò che sono.
Cinzia si rifà il rossetto nello specchietto retrovisore.
“Fai piano,” mi dice, “non voglio che la spargi tutta in giro. Le voglio lavate bene.”
Io obbedisco. Le pulisco centimetro per centimetro. Passo la lingua nel bordo, nella cucitura, nel centro. Ogni macchia scompare nella mia bocca.
“Così bravo…” sussurra. “Il mio cornuto preferito.”
Sorrido. Il mio cazzo pulsa sotto i pantaloni, ma non mi tocco. Non oggi. Oggi godo servendo.
Quando ha finito di sistemarsi, mi guarda e mi dice:
“Settimana prossima andiamo in reparto letti. E voglio che mi filmi mentre mi inginocchio davanti a un altro.”
Io annuisco. Non c’è bisogno di altro.
POV MIO - BUBI
Io sono uno a cui piacciono le mogli. Ma non tutte.
Mi eccitano quelle che sanno di essere troie. Quelle che non solo lo accettano, ma lo offrono al marito, lo sputano in faccia con un sorriso.
Cinzia è così. Anzi, è la regina. 50 anni e la voglia di una ventenne in calore, con l’esperienza di una porca seriale.
La prima volta che l’ho vista, Mauro me l’ha presentata come se mi stesse offrendo un regalo di compleanno.
“È mia moglie. Se vuoi, gioca con te. Io riprendo.”
Così semplice. Così diretto.
Certe cose non si spiegano: si vivono.
Giovedì mattina, ore 9:50. Parcheggio nord del grande magazzino. Il mio cazzo è già mezzo duro solo al pensiero.
Poi la vedo.
Cinzia scende dalla macchina. Tacchi bassi, camicetta trasparente, senza reggiseno. Capezzoli in bella vista. Minigonna che non copre nulla.
E Mauro dietro. Il marito. Con la videocamera già accesa.
Sorrido. Questo è il tipo di gioco che mi fa impazzire.
Appena mi avvicino, Cinzia mi guarda con quella faccia da puttana lucida.
“Mi dai una mano col plug?”
Mi si rizza all’istante.
Lei si piega, si gira. La minigonna sale. Il culo è perfetto: nudo, rasato, già lubrificato. Mauro si abbassa per riprendere meglio.
Io apro la borsetta, prendo il plug grosso, quello a goccia. Lo premo sull’ingresso e lei spinge contro.
“Sì… così… più a fondo…”
Scatta qualcosa. L’odore, i gemiti, la posizione, il marito che filma mentre le infilo qualcosa nel culo.
Mi eccita da impazzire.
Una volta che il plug è dentro tutto, lei si raddrizza. Si sistema la minigonna e fa una smorfia.
“Andiamo dentro. Ho voglia di farmi toccare davanti a tutti.”
Nel negozio
Entriamo. Io tengo le mani in tasca, ma ho già voglia di infilarle nella sua figa in ogni reparto.
Cinzia cammina come se fosse in passerella. Il plug la fa ondeggiare. Ogni passo le spalanca le cosce.
So che è bagnata. So che lo sa.
Il bello è che vuole che altri la guardino, ma non possono toccare. Solo io.
E Mauro riprende tutto.
Nella zona cucine, lei si piega su un bancone. Io mi avvicino, la mano sotto la gonna. Il plug sporge, la fica è calda.
Le infilo due dita mentre finge di controllare un lavello.
Una coppia passa dietro di noi. Lei geme piano.
Mauro si avvicina, cambia angolazione. Mi guarda un attimo. Non dice niente. Ha gli occhi lucidi.
Cornuto felice. Il miglior tipo.
Salottini. Camerette. Tende.
Mi siedo accanto a lei su un divano. Le allargo appena le gambe, e ci infilo la mano senza nemmeno chiedere.
Sento la pelle, il bagnato. Il plug si muove leggermente mentre le massaggio il clitoride.
Lei non resiste. Mi guarda.
“Sei un porco. Mi fai venire in un negozio.”
La bacio. Profondo. Mauro ci gira intorno. Zooma sulle nostre bocche.
Poi mi prende la mano e mi porta dietro una tenda.
“Fammi una foto, con le tette fuori e il plug in vista.”
Obbedisco. La immortalo. Lei in posa. Una porca da museo.
Le struscio il cazzo contro la pancia. Lei lo prende, lo sfrega sulla lingua, poi mi sussurra:
“Mi piacerebbe che mi venissi in faccia qui. Ma non ancora. Aspetta.”
Camerino rubato
C’è una cabina aperta. Entro con lei, Mauro resta fuori.
La sbatto subito contro lo specchio. La gonna sale, il plug vibra sotto la mia lingua.
Le lecco il culo. Poi la figa. È un vulcano.
La giro. Mi inginocchio. Le spalanco le gambe e glielo lecco come fosse un frutto sacro. Lei trema, mi stringe la testa.
Poi apro i pantaloni.
Le metto il cazzo in bocca. Lei lo prende tutto.
“Ferma o vengo…”
Lei si stacca. Mi guarda. Mi sputa un po’ di saliva sul glande. Si passa il cazzo sulle guance.
“Aspetta il bagno,” mi dice.
Obbedisco. Ma a fatica.
Verso il bagno
Ci muoviamo rapidi. Mauro ci precede. Ha già sistemato il telefono nella fessura della porta.
Appena siamo dentro, Cinzia si spoglia. Il plug lo toglie lei, con un suono umido e caldo.
Me lo mostra.
“Hai visto come mi hai aperto?”
Mi viene duro all’istante.
La metto a pecora sul lavandino.
Infilo il cazzo. È stretta e bagnata.
Le mani sui fianchi, il rumore dei colpi.
Lei geme coprendosi la bocca, ma il corpo parla chiaro: la sto scopando come si deve.
Le prendo i capelli. Le mordo la spalla.
Il plug non c’è più, ma le dita nel culo ci vanno che è una meraviglia.
“Dammi tutto,” mi dice. “Ma sulle mutandine.”
Esco all’ultimo. Prende le mutandine dalla borsa, le apre.
Io sborro sopra. Un getto pieno, bianco, teso. Le macchio completamente.
Lei le annusa.
“Perfette. Sono pronte per lui.”
Appena la sborra si ferma di colare, io mi tiro su i pantaloni. Cinzia ha le mutandine in mano, le annusa ancora, come una bambina che cerca il profumo della caramella appena scartata.
Le guarda con una faccia soddisfatta.
“Piene. Come le volevo. Lui se le leccherà tutte.”
Io sorrido.
“Fagli sentire com’è quando un vero cazzo ti apre la fica davanti alla sua faccia.”
Lei ride, ma ha gli occhi lucidi. È venuta due volte, mentre la scopavo. Me ne sono accorto dalla stretta, dal tremore.
Mi passo un dito lungo il collo. Sono sudato. Ma sa di gloria.
Non ho solo scopato una donna sposata. L’ho fatto con suo marito dietro la porta. Con sua moglie che gemeva nel microfono. Con lui che riceverà la prova sporca sulle dita, sulla lingua, sul suo cazzo umiliato.
Esco per primo. Non guardo indietro. Ho fatto il mio.
Fuori c’è gente che non sa nulla. Una signora anziana che cerca dei cuscini. Due ragazzi con la divisa che sistemano delle viti. Io ho appena rovinato una moglie nel bagno clienti.
Cammino verso l’uscita. Li lascio da soli. È il loro rituale, dopo.
Lei che gliele porge. Lui che le annusa. Che le lecca. Che se le mette in faccia.
Mi fermo un secondo al cofano della macchina. Li osservo da lontano. Lei è salita. Sta parlando con Mauro.
Lo vedo prendere le mutandine. Se le porta al viso.
Cazzo. È così che mi piace.
Non è solo sesso. È potere. È inversione. È schiaffo e carezza.
Mi metto in auto, ma non accendo subito.
Ripenso a tutto. A quando le ho infilato il plug in mezzo al parcheggio. A quando le ho leccato la fica mentre guardava il riflesso della sua bocca sbavata. A quando le ho detto:
“Fallo gemere, quel povero marito…”
E lei ha risposto con i fianchi, con le unghie sulla mia schiena.
Ho il cazzo ancora umido. Un filo di sborra si è appiccicato sulla gamba.
Non mi pulisco.
Accendo il motore.
So che succederà ancora. So che mi scriverà. O lui.
Perché quando entri in certe dinamiche, non esci.
Non si torna indietro da una moglie che ti chiede di venire sulle sue mutandine per darle al marito come colazione.
Epilogo
Il sole di metà mattina picchia alto. Il parcheggio è ancora mezzo pieno. Clienti vanno e vengono con i carrelli. Alcuni si fermano a fumare, altri parlano al telefono accanto alle auto.
Dentro la macchina, l’aria è densa. Cinzia si sistema i capelli davanti allo specchietto. Ha la pelle calda, la camicetta ancora sbottonata fino quasi all’ombelico.
Ha appena finito di dare a Mauro le mutandine imbrattate della sborra di Bubi, e lui le ha leccate fino all’ultima goccia, come sempre. Ma qualcosa dentro di lei è rimasto irrisolto.
Non basta. Non adesso.
Il corpo le pulsa ancora. Le cosce umide. Il plug che l’ha tenuta aperta ora è in borsa, ma il vuoto che ha lasciato dentro la eccita ancora di più.
Prende il telefono. Apre la chat.
CINZIA → BUBI
Non posso aspettare. Vieni dietro la nostra macchina. Voglio fotterti ancora. Subito. Mauro è qui, pronto a filmare.
Tre puntini di risposta. Poi:
BUBI → CINZIA
Hai detto “fotterti”? Allora tieni la bocca libera. Sto arrivando.
Pochi minuti dopo Cinzia ha fatto abbassare il sedile posteriore. Si è sistemata su un fianco, le gambe nude ben visibili da chiunque si avvicinasse troppo.
Mauro ha acceso la videocamera compatta, l’ha montata sul supporto incollato al cruscotto. Ha già inquadrato bene l’angolazione: specchietto laterale e retrovisore.
Ogni cosa pronta. Per immortalare l’impossibile.
Bubi arriva a passo sicuro. Maglietta chiara, jeans con la zip già un po’ abbassata. Nessuno nota nulla — sembrano solo clienti nel parcheggio.
Ma quando apre la portiera posteriore, l’aria cambia.
“Così tanta voglia, eh?”
“Ho ancora il sapore della tua sborra in gola,” risponde Cinzia. “Ma la mia fica ha fame.”
Lui sale dietro. La macchina dondola leggermente. Mauro accende la registrazione. La sua erezione è immediata, dura, contenuta a fatica nei pantaloni.
Nel pieno giorno.
Il sole entra attraverso il parabrezza. Le auto passano. Il riflesso di una donna che parla al telefono si vede nello specchietto.
Cinzia si abbassa subito. Prende il cazzo di Bubi con foga. Lo tira fuori, lo lecca come se fosse acqua dopo una corsa.
“Succhialo piano, troia,” le dice lui. “Devo durare.”
Ma lei non è interessata a tenerlo calmo. Lo prende fino in fondo. Sbatte la lingua sul glande. Gli sbava il cazzo senza pietà.
Mauro guarda. Respira forte.
Inquadra. Zooma.
“Brava… sei la mia porca perfetta…”
Poi Cinzia si gira. Si mette a pecora sul sedile posteriore, pianta le mani contro il vetro laterale. Le tette schiacciano contro la superficie calda.
Bubi la prende. Senza preavviso. Le infila il cazzo nella fica aperta, bagnata, ancora calda di un’altra scopata.
“Vuoi farmi scoprire, eh? Lo vuoi davvero?”
“Sì,” geme lei. “Voglio che aprono quella porta e mi vedono con il cazzo dentro. Fai rumore. Fammelo sentire.”
L’auto oscilla. Le guance sbattono contro il vetro. I colpi fanno vibrare l’abitacolo. Fuori, un carrello passa. Un cliente chiude il baule due auto più in là.
Nessuno guarda. Nessuno vede. Ma potrebbero.
E proprio questo fa impazzire tutti e tre.
Mauro sussurra.
“Spingi più forte, Bubi… fammela urlare… ma attento che non venga troppo in fretta. Voglio registrare tutto.”
“Ti piace, eh?” grugnisce lui. “Vedere come la tratto come una puttana…”
“Più di ogni altra cosa.”
Cinzia si volta.
“Mi stai guardando, amore?”
“Sempre.”
“Bene. Perché adesso me lo faccio venire in faccia.”
Si gira. Si inginocchia. Bubi si alza sulle ginocchia. Lei lo prende in bocca e gioca con la lingua come se stesse dipingendo.
“Fammi un bel regalo.”
Tre spinte. Bubi esplode. Un getto denso, bianco, le schizza la guancia, poi la bocca. Lei lo lascia colare sul seno.
Non lo pulisce.
Lo mostra a Mauro.
“Guarda. Guarda cosa mi fai essere.”
Mauro non risponde. Sta venendo dentro i pantaloni, da solo. Gli occhi lucidi, la bocca socchiusa.
Lentamente, si rivestono.
Cinzia si rimette la camicetta, ancora aperta. Nessuna mutandina. Il seno sporco.
Bubi chiude la zip. Esce dall’auto. Nessuno lo guarda. Nessuno sa. Ma lui sa che ha marchiato il territorio.
Mauro spegne la videocamera. Si gira verso sua moglie.
“Sei stata perfetta.”
Lei ride. Gli porge le dita con la sborra ancora calda.
“Assaggiala, cornuto mio.”
Lui lecca piano. Poi prende un fazzoletto e le asciuga il petto.
“Hai voglia anche domani?” chiede lui.
“Io? Io ho voglia adesso. Sempre. Finché lui me lo dà e tu mi filmi.”
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