tradimenti
L'isola dei Corpi
bubi_xham
28.07.2025 |
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"Dentro, la luce era bassa, la tenda semiaperta, l’aria profumava di salsedine e pelle scaldata dal sole..."
L'isola dei corpiLa sabbia era calda come brace sotto i piedi nudi. Il cielo, liscio e chiaro come vetro levigato. Cla e Tere camminavano in silenzio lungo il sentiero tra i pini, due bottiglie d’acqua nello zaino e la voglia di stare lontane da tutto. Non era la prima volta che venivano lì: un angolo di spiaggia libera, selvaggio, fuori dalle mappe. Dove nessuno fa troppe domande e il mare si prende tutto lo spazio che vuole.
Claudia era una forza. Alta, seno abbondante che sembrava sempre sul punto di uscire dal bikini, pelle color miele, bocca lucida e lo sguardo da predatrice. Tere era un’altra cosa: bionda naturale, cinquant’anni portati con orgoglio, curve morbide, costume intero nero. Meno esibita, ma non meno desiderabile. Una bellezza che ti prende a fuoco lento.
Stesero i teli vicino alle dune. Cla si spogliò subito, rimanendo con quel bikini stretto che più che coprire, provocava. Tere si mise a sedere, guardandola con un misto di ammirazione e imbarazzo. Il sole le picchiava in faccia, la pelle già sudata, l’aria carica di sale.
A una ventina di metri, un uomo era sdraiato sotto un ombrellone basso. Solo. Silenzioso. Corpo definito, senza esagerare. Occhiali da sole, barba corta, boxer scuri. Cla lo notò al volo. Lo scrutò un attimo, poi si mise a pancia in giù sul telo, ondeggiando le anche come un metronomo.
"Ce n’è uno che guarda bene, eh," sussurrò.
Tere seguì lo sguardo e abbassò subito gli occhi, ma le guance erano già color fuoco.
"Ma dai…"
"Tranquilla, Tere. Si guarda e si fa guardare. È il gioco. Vuoi la crema?"
Cla prese il flacone, si sedette dietro l’amica e iniziò a spalmarle la protezione solare sulle spalle. Le dita erano lente, insistenti, affondavano leggermente nei fianchi, poi risalivano lungo la spina dorsale. Non c’era nulla di innocente in quel gesto. Tere sussultò.
"Cla…"
"Zitta. Guarda lui. Ci sta fissando."
L’uomo, in effetti, si era messo seduto. Gli occhiali ancora sul viso, ma l’interesse era evidente. Cla sorrise, si voltò e iniziò a spalmarsi la crema sulle cosce, poi sotto il seno, passandoci le mani con lentezza studiata. Ogni gesto una provocazione.
"Tocca a te ora," disse, porgendo il flacone a Tere.
La bionda lo prese, ancora incerta, ma poi si mise a cavalcioni sul telo e cominciò a passare le mani sulle gambe di Cla. Le dita tremavano all’inizio, ma presto si fecero più sicure. Cla chiuse gli occhi e sospirò. Il suono fece voltare ancora l’uomo.
Le due si stesero fianco a fianco, nude dalla vita in su, le gambe leggermente divaricate, le dita che continuavano a giocare con la crema. Si massaggiavano pancia, fianchi, seni. Nessuna fretta. Il tempo si era fermato.
L’uomo si alzò. Camminò lentamente verso il mare, ma gli occhi erano ancora su di loro. Cla accese una sigaretta e lo chiamò.
"Ehi! Vieni a fumare con noi! Qui c’è ombra… e compagnia."
Lui si voltò. Annuì. Poi si avvicinò. Sedette accanto a Cla, su un telo steso all’improvviso. Si chiamava Bubi.
Cla gli porse una sigaretta. Le dita si sfiorarono. Bubi prese il filtro tra le labbra, Cla lo accese. Le prime boccate furono lente. Tere si sistemò accanto, una gamba sopra l’altra, seno nudo, pelle brillante di crema. Cla prese un’altra sigaretta, la mise tra le labbra di Tere, la accese. Fumavano tutti e tre in silenzio.
Cla si avvicinò e gli mise una mano sul petto. "Hai bisogno di crema, tu."
Tere aprì il flacone. Cominciò a passargli la protezione sulle spalle. Cla sul petto, le dita lente, come se stessero ascoltando il battito. Bubi chiuse gli occhi. Respirava più forte.
La mano di Cla scivolò più in basso, sfiorando appena la cintura dei boxer. Nessuno diceva niente, ma lo spazio tra i corpi si stava riducendo. Tere si chinò in avanti, le labbra vicine all’orecchio di Bubi.
"Cosa penseresti se uno passasse ora e ci vedesse così?"
Bubi sorrise piano. "Che siamo coraggiosi."
Proprio in quell’istante, un uomo con un cane passò a qualche metro di distanza. Cla si fermò. Tere abbassò lo sguardo. Bubi si girò dall’altra parte. Tutti trattennero il fiato. Ma il passante tirò dritto. Forse aveva visto. O forse no.
Cla tornò a sorridere. "Il pericolo è metà del piacere."
Si sedettero vicini, ancora nudi dalla vita in su, le ginocchia che si sfioravano. Le dita continuavano a muoversi, tra il gioco e la tensione. Nessun atto esplicito, ma ogni gesto era carico. Tere prese il bicchiere d’acqua e bevve, poi passò il bordo freddo del bicchiere sul petto di Cla. Cla trattenne un brivido, poi si voltò verso Bubi.
Lui si chinò verso Cla, le prese il mento tra le dita e le sussurrò: "Fai apposta a farmi impazzire, lo sai?"
Cla sorrise, inclinando il bacino verso di lui. «È quello che vogliamo.»
Bubi portò la mano sotto il telo, sfiorò la pelle del ventre, poi scese fino al bordo dello slip. Si fermò lì, con le dita ferme. Tere lo guardava, ipnotizzata, mentre le sue mani accarezzavano lentamente i seni nudi.
Cla si morse il labbro. «Continua.»
Le dita di Bubi scivolarono sotto il tessuto. Non del tutto, solo quel tanto da sfiorare l’inizio della piega più intima. Cla chiuse gli occhi, il respiro si fece lento. Tere si sporse in avanti e con un gesto dolce gli guidò l’altra mano sul proprio seno. «Senti quanto siamo vive…»
I tre corpi, seminudi, sotto l’ombra spezzata dell’ombrellone, si cercavano come in un linguaggio muto. Cla infilò una gamba sopra quella di Bubi, la fessura già umida che sfiorava la sua coscia. Tere si distese di lato, le mani tra le gambe, osservava tutto. Ogni gesto, ogni brivido. Sussurrò, con un filo di voce: «Se non ci fermiamo ora… finiremo per farlo qui.»
Cla ridacchiò. «E se fosse questo il piano?»
Bubi le leccò piano il capezzolo, poi l’altro. «Vi voglio entrambe. Ma come si deve. Lì sopra.»
Cla si voltò verso Tere. «Andiamo. Adesso.»
Tere si alzò per prima, nuda, sabbia sulle ginocchia e la bocca lucida. Si chinò verso Bubi, gli sfiorò le labbra con un bacio lungo e lento. «Prendi il telo. Vieni con noi. Nessuna fretta, ma non farci aspettare.»
Cla si alzò subito dopo, si rimise il pareo senza legarlo, lasciandolo aperto sul seno. «La stanza è a pochi passi.»
Bubi si asciugò le mani, raccolse la sua borsa e li seguì tra le dune. Nessuno parlava. Ma i loro corpi parlavano già da soli. Ogni passo li caricava di attesa, come se avessero firmato un patto non detto. Tere aprì la porta della camera. Cla si voltò e lo guardò fisso. «Qui non ci sono più spettatori. Solo noi tre.»
La porta si chiuse piano, come se sapesse. Dentro, la luce era bassa, la tenda semiaperta, l’aria profumava di salsedine e pelle scaldata dal sole.
Cla fu la prima a spogliarsi. Il bikini cadde a terra come una promessa mantenuta. Il corpo nudo era lucido, vivo. Salì sul letto e si sdraiò a pancia in su, aprendo le braccia. «Adesso ci sei tutto per noi.»
Tere si tolse la camicia, poi le mutandine. Rimase nuda, fiera. Si sedette sul bordo del letto e prese la mano di Bubi. «Inizia da lei. Voglio vedervi.»
Bubi si chinò su Cla. Le baciò il collo, lento. Poi scese tra i seni, li accarezzò con il volto, li prese tra le mani e li baciò con fame. Cla gemeva, una gamba piegata, l’altra che tremava. Lo guidò giù, verso la pancia, poi oltre.
Quando le sue labbra toccarono la sua fessura, Cla si inarcò. La lingua di Bubi era lenta, precisa. Cercava. Beveva. Cla gli afferrò i capelli, si mordeva il labbro. «Continua... così… Dio…»
Tere si accovacciò vicino al viso di Cla, le passò una mano tra i capelli. «Ti piace vero? Te lo sta leccando come nessuno.»
Cla annuiva con il volto contratto dal piacere. «Sì… meglio di chiunque. Meglio di mio marito.»
Tere rise. «Anche il mio non sa usare la lingua. Forse glielo farò vedere, questo. Tutto.»
Poi si voltò verso Bubi. «Ora lei ha goduto. Tocca a me.»
Si stese al centro del letto, gambe aperte. Cla si spostò, le baciò la coscia. Bubi la guardava, ipnotizzato. Tere lo prese per il polso. «Leccami. Fammi godere con la tua bocca.»
Bubi non rispose. Si mise tra le sue gambe, e cominciò da sotto, dal basso. Lungo le labbra. Poi la punta. La lingua si muoveva lenta, poi più profonda. Tere ansimava, si stringeva il seno. Cla accarezzava entrambi, osservava.
«Guarda che spettacolo, Cla. Ce lo siamo portate nel letto. Il tuo regalo. E ora ce lo godiamo.»
Cla si avvicinò. Si mise sopra Tere, le baciò la bocca mentre Bubi continuava il suo lavoro. I gemiti si intrecciavano. Poi Cla si voltò verso di lui.
«Vieni dentro di me.»
Bubi salì sul letto, le mani forti sulle anche di Cla. La spinse giù con calma, poi entrò in lei. Un colpo profondo, preciso. Cla ansimò e affondò le unghie nella schiena di lui.
Tere si era inginocchiata dietro, guardava. Guardava quel cazzo spingere dentro l’amica. Ogni volta più forte. Più rumoroso. Più bagnato.
«Lo senti quanto ti vuole?» disse a Cla.
«Sì. Mi prende tutta… Dio, sì…»
Tere si toccava, poi baciava il collo di Cla mentre lui la scopava. Poi guardava in basso, ipnotizzata dal movimento, da quella carne che si cercava, che si univa.
«Aspetta…» disse. «Voglio venire con voi.»
Si mise sotto Cla, a testa in giù. Le leccò il seno mentre Bubi continuava a spingere. Il letto tremava. I gemiti coprivano tutto.
Bubi si fermò solo quando sentì Cla urlare, tremare. Si ritirò lentamente, il sesso lucido.
Tere prese il suo membro con le mani. Lo guardò. Lo baciò. Poi cominciò a leccarlo, lentamente, da sotto. Cla si unì, lo prese in bocca. Le due si alternavano, come in un rito.
Bubi gemeva, il corpo teso. «Sto venendo…» avvisò.
Cla lo prese ancora in bocca, profondo. Ma Tere volle il resto. Quando lui venne, si spartirono tutto. Lingua su lingua, tra risa e morsi.
Cla si sdraiò sul petto di lui. Tere accese il telefono. «Questo lo mando a Marco. Così impara.»
Cla rise, esausta. «Il mio penserà che sto sognando. Ma è tutto vero.»
Bubi chiuse gli occhi. Le mani ancora su di loro.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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