IL GIOCO DI SERGIO
Lui rispose con una naturalezza che mi spiazzò: "Vorrei che tu cominciassi a tradirmi. Senza dirmi niente. A mia insaputa. Esattamente come succede alle coppie normali quando qualcosa si rompe".
Lo fissai a lungo, cercando di capire da quale abisso della sua mente scaturisse quell'idea. Eppure, dopo averne parlato per ore, decisi che lo avrei accontentato. Alla prima occasione.
Per un po' non accadde nulla. Poi, una telefonata ruppe la routine. Un'amica aveva dato il mio numero a un agente assicurativo della zona. Accettai l'appuntamento solo per cortesia. Andrew mi chiamò pochi giorni dopo. Fu insistente, quasi aggressivo nella sua determinazione. Mi strappò un appuntamento per il giorno successivo, alle cinque del pomeriggio.
Un imprevisto trattenne Sergio al lavoro. Mi ritrovai da sola. Alle diciassette spaccate, il citofono suonò. Andrew uscì dall’ascensore in giacca e cravatta. L’impatto visivo fu un colpo allo stomaco. Era giovanissimo, di una bellezza sfacciata, magnetica.
"Accomodati," gli dissi, indicando il tavolo. Lui dispose tablet e cartellette con gesti sicuri, maniacali. Parlava con una scioltezza rara. Mi scoprii a osservarlo con una curiosità mista a una strana e torbida ammirazione.
"Posso offrirti un caffè?" chiesi.
Andrew alzò lo sguardo. I suoi occhi mi inchiodarono, togliendomi la terra da sotto i piedi. C'era un’elettricità densa, un'attrazione immediata che mi imbarazzò profondamente.
"Solo acqua, Laura, grazie."
Mentre versavo l'acqua, la curiosità vinse la prudenza. "Quanti anni hai, Andrew?"
"Ventitré," rispose con il sorriso di chi sa di aver colpito il bersaglio. "E tu?" Si scusò subito per l'audacia, ma io sorrisi: "Ne ho quasi cinquanta. Non si chiede l'età a una signora".
Lui sgranò gli occhi. "Mi stai prendendo in giro... ne dimostri almeno dieci di meno. Sei una donna di un fascino raro."
Il disagio si trasformò in eccitazione pura. Non ero abituata a essere spogliata così, con quella spregiudicatezza, da un ragazzo che avrebbe potuto essere mio figlio. Se mi avesse baciata in quel momento, non mi sarei mossa. Ma si limitò a chiedermi se fossi interessata alle polizze.
"Non credo, Andrew. Ho accettato solo per fare un favore alla mia amica."
Lui non si scompose. Raccolse le sue cose, si avvicinò alla porta e sussurrò: "Posso richiamarti?". La mia mente andò in cortocircuito. "È meglio di no," risposi fredda, per difendermi. Lui sparì giù per le scale.
Quell'incontro mi perseguitò. Andrew, con quel viso pulito e quel modo di fare da predatore, mi aveva strappato i vestiti di dosso solo con lo sguardo. Quella sera, divorata dai sensi di colpa, raccontai tutto a Sergio.
Mio marito reagì con una concentrazione febbrile. "Non voglio sapere altro," mi disse col respiro corto, "ma questo racconto mi sta facendo impazzire. Ti prego, fatti possedere da lui. Godi finché non ne potrai più." Facemmo l’amore fino all’alba con un’intensità violenta, mai provata prima.
Passarono i giorni. Il silenzio di Andrew era una tortura. Poi, un pomeriggio, il telefono vibrò. Sul display apparve il nome che gli avevo assegnato: "Mister NO".
Il cuore prese a battere all'impazzata. Risposi al quarto squillo.
"Ciao Laura, sono Andrew. Non ho resistito al desiderio di risentire la tua voce."
Mi propose di vederci fuori. Terrorizzata dall'idea di farmi vedere in pubblico con lui, risposi d'istinto: "Se hai altri prodotti da propormi, torna qui da me. Ma fuori no".
Un silenzio eterno. Poi la sua voce, secca: "Ok, dimmi quando".
Fissammo per il giorno dopo alle tre. Sapevo che Sergio sarebbe rimasto al lavoro fino a sera. E in quel momento, nel segreto della mia stanza, il gioco cambiò: non avrei detto nulla a mio marito. Volevo tradirlo davvero, a sua insaputa. Volevo cancellare il patto. Quel pensiero mi fece bagnare all'istante.
Andrew arrivò in anticipo. Era impeccabile, avvolto in un profumo leggero che invase la stanza.
"Accomodati," dissi, indicando il divano anziché il tavolo. Lui parve sorpreso, ma si sedette. Lo stavo spingendo in un vicolo cieco. Lo volevo, e non mi sarei fermata.
Lui cercò di rompere il ghiaccio: "Sono stato irriverente l'altra volta... è che sei talmente bella che si fa fatica...".
Mi sedetti accanto a lui. Sentivo il calore del suo corpo. "Continua, Andrew. Ti ascolto," sussurrai.
"Si fa fatica a non desiderare di fare l'amore con te!" esplose.
Non gli diedi il tempo di finire. Non ci fu nessuna finta meraviglia, nessuna esitazione. Andrew si lanciò su di me con la rapidità di un predatore, bloccando le mie labbra in un bacio affamato, profondo, che mi tolse il fiato.
Il mio corpo rispose con una scossa elettrica. Una parte di me gridò all'immoralità, alla differenza d'età, al fatto che fosse tutto fottutamente sbagliato. Ma il senso di colpa venne polverizzato da un'ondata di carne e desiderio.
"Ma che cazzo sto facendo?" esclamai, ansimando contro la sua bocca.
Non aspettai risposta. Afferrai con forza il bavero della sua giacca elegante, la strappai di dosso alle sue spalle e lo tirai brutalmente su di me. La cerniera della mia gonna cedette sotto la pressione delle sue dita con un sibilo secco. In quel preciso istante compresi che non era più un gioco di Sergio. Era la mia squisita, imperdonabile realtà.
Spinta da un'avidità che non sapevo di possedere, lo spinsi all'indietro sul divano. Inginocchiata davanti a lui, assaggiai ingorda il suo sesso, assaporando ogni centimetro della sua giovinezza con una foga selvaggia che lo fece gemere dal profondo del petto. Poi lo cercai, posizionandomi sopra di lui. Lo sfilai dai pantaloni e lo accolsi dentro di me in un unico, profondo affondo. Presi il controllo totale del ritmo, muovendomi con una rabbia e un'energia primitive. Lo cavalcai come un'amazzone fiera e indomabile, puntando con le mani contro il suo petto per darmi lo slancio, assecondando ogni spinta con la mente finalmente vuota da ogni legame. Cominciai a gridare, incurante di tutto, godendo ad ogni attrito in un crescendo violento che non era solo piacere fisico: era una liberazione pura, totale, la rottura definitiva di tutte le mie catene.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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