Mia moglie e i due camionisti
Tutto questo fino alla separazione di sua sorella: aveva lasciato il marito dopo un solo anno di matrimonio proprio per la mancanza, a suo dire, di attenzioni. E questo evento benedetto aveva sbattuto in faccia a Sabrina la banalissima realtà, ovvero che a volte le persone possono anche decidere di andarsene, se insoddisfatte.
Avevamo ricominciato a fare sesso, ma soprattutto lei aveva ricominciato ad attirarmi. L'intimo curato, qualche foto ammiccante spedita sul telefono, quelle piccole attenzioni che bastano a noi uomini per restare incollati alla nostra compagna.
Ma non avrei mai sospettato che la separazione l'avrebbe spinta ad andare così tanto oltre.
"Ma quei pensieri strani sul darmi a qualcun altro ce li hai ancora?", ricevo il messaggio su whatsapp mentre sono a lavoro. Ha sempre avuto difficoltà a parlare di sesso di persona, ha sempre cercato di rifugiarsi dietro allo smartphone.
Le risposi in modo evasivo, per anni mi ero masturbato immaginandola con altri uomini ma non avevo intenzione di rivelarlo. Mi ero già pentito di averle confessato anni prima la mia fantasia, mi aveva giudicato malamente e non ne avevamo più riparlato.
"Beh volevo solo dirti che se ci pensi ancora, potremmo provare a fare qualcosa..". La mia mente si spegne. Non riesco più a concentrarmi sul lavoro, quasi dimentico di avere i figli da andare a prendere a scuola, non ragiono più.
Conoscevo Sabrina, lei mi aveva offerto la sponda, il resto era compito mio. Mi aveva dato un unico grosso limite: "Non me la sento di fare sesso completo con altre persone, ma posso provare a fare un pompino".
Il fine settimana successivo avevo già organizzato tutto. Avevo provato a contattare alcune persone su internet ma, contro ogni previsione, ho trovato tanti chiacchieroni ma nessuno disposto a concludere. Non potevo più aspettare così decisi di improvvisare. Bimbi dai nonni, le dico che doveva essere in macchina per le 22. Si presenta con un normale abitino nero non particolarmente appariscente e scarpe da ginnastica. Ammetto di essere un po' deluso, ma cerco di non darlo a vedere.
Un'ora dopo siamo nel parcheggio di un autogrill sufficientemente lontano da casa. "Aspetta qui" le dico, uscendo dalla macchina e aggirandomi tra i camion in sosta. Parlo con due camionisti che stavano fumando una sigaretta, cerco di capire se siano disponibili senza però essere troppo esplicito, capisco che non è aria. Proseguo la passeggiata e mi imbatto in Bogdan, dalla Croazia. Sono tentato di proseguire oltre perchè Bogdan non era esattamente un modello, ma decido comunque di parlargli. Scopro che ha 32 anni, anche se ne dimostra 10 in più. E' sposato, non ha figli. Statura normale, capelli militari e la pancia rotonda di chi beve più del consentito. Non è un vero camionista, guida in realtà un furgonato a noleggio. Parliamo e mi ispira comunque fiducia. Gli indico la mia macchina dentro cui si intravede la sagoma di una donna, lentamente gli racconto il perchè della nostra presenza e gli si illuminano gli occhi ancor prima di accettare la mia proposta. Mi spiega che nel suo furgone non c'è spazio per diversi insieme e che dobbiamo andare nel camion del suo amico Julian. Mi indica un bestione rosso poco più avanti e mi invita ad andare a prendere Sabrina mentre lui sale ad avvisare Julian.
"Non ho capito bene, forse saranno in due o forse uno ci lascia il suo camion" dico a mia moglie aprendo la portiera, cosciente che non può aver capito cosa intendessi con quella frase farfugliata.
"Salite, salite", ci invita Bogdan dall'interno della cabina, intento a chiudere le tendine che oscurano l'abitacolo. Entro prima io, mi segue mia moglie. La cabina è molto più grande di quanto immaginassi. C'erano due file di sedili, per un totale di 5/6 posti molto comodi. E un altro ragazzo, che deduco essere Julian, proprio sulla fila posteriore intento ad armeggiare con un ventilatore portatile.
Parlottano un po' nella loro lingua e un po' mi irrigidisco.
Mi siedo sul posto guidatore e, per usare un eufemismo, Bogdan si scorda di ogni minimo preliminare. Si avvicina a Sabrina, le alza il vestitino sopra la vita e le piazza prima una sculacciata robusta sul sedere e poi affonda una mano tra le sue gambe, a toccarle le parti intime. Non so bene se questo fosse nelle aspettative di mia moglie ma lei non protesta, non protesto nemmeno io. Bogdan la accompagna sul grande sedile posteriore e le sfila del tutto il vestitino. Sabrina non indossava il reggiseno, la sua seconda glielo permette. Il ragazzo si siede accanto a lei, si slaccia i pantaloncini e li abbassa insieme alle mutande: "Prendilo in bocca", le dice con marcato accento dell'est. Sabrina si china sul suo cazzo non ancora del tutto rigido e lo prende tra le labbra. Bogdan si rilassa completamente, testa all'indietro e braccia larghe appoggiate alla sommità dello schienale, Sabrina invece glielo succhia con un'ingordigia che non ricordavo, facendolo diventare duro nel giro di qualche secondo. Julian intanto, dall'altro lato, si era abbassato i pantaloni e si stava segando, accarezzando la schiena di Sabrina. Io stavo letteralmente impazzendo, Sabrina continuava a succhiare, su e giù, con la cappella di Bogdan che spariva ritmicamente tra le sue labbra. Passano forse un paio di minuti quando il ragazzo la fa alzare, penso per evitare di venire così presto, e la fa sdraiare a pancia in su sul sedile. Bogdan le sfila gli slip e affonda la bocca tra le gambe di mia moglie, leccandogliela avidamente. Julian ne approfitta per mettersi sopra di lei e farle dondolare le palle sulla bocca un paio di volte, per poi appoggiarle la cappella sulle labbra invitandola a dargli piacere. Sabrina si fa scivolare anche il secondo cazzo in bocca, gemendo però intensamente per il piacere che le sta dando Bogdan. Julian intanto penetra la bocca di mia moglie con delicatezza. La posizione non le permette di muoversi così è il ragazzo ad agitare il bacino per far entrare e uscire il cazzo nella bocca. Si muove lentamente ma lo infila gradualmente sempre più in profondità nella bocca. Infila tutta la capella e altri 4-5 centimetri almeno, le labbra lo avvolgono. Dice qualcosa nella sua lingua, quando tutto si ferma come se qualcuno avesse messo in pausa. Mia moglie nuda, sdraiata, la cappella di Julian per metà avvolta dalle labbra. L'unico movimento che noto è il pavimento pelvico del ragazzo, che si contrae una, due, tre volte, che corrispondono ad altrettante pulsazioni della vena che gli percorre l'asta del cazzo, e capisco che sta sborrando in bocca a Sabrina. Le contrazioni diventano 4-5-6, smetto di contarle. Quando Julian si sposta vedo la bocca di mia moglie aperta e piena di sperma. Attendo un istante e mi rendo conto che devo porgerle un bicchiere in cui sputare il seme del ragazzo.
Sabrina si mette in posizione seduta. Non incrocia i miei occhi ma guarda Julian e gli sorride. "Ora ti sborro io", la invita subito Bogdan rimettendosi seduto e invitandola a riprendersi cura del suo cazzo. Mia moglie è ancora stesa sul sedile, questa volta a pancia in giù. Vedo solo la sua nuca muoversi su e giù e sono tentato di spostarmi per avere una vista migliore. Forse se ne accorge Bogdan, che fa spostare mia moglie dall'altro lato "Vieni di qua così marito vede bene scena". Sabrina gli succhia la cappella e con una mano gli massaggia le palle. Bogdan ha delle palle molto grandi, le stanno appena nella mano. "Continua, succhia che sboro, bella bocca da pompini", la incita Bogdan con il suo accento balcanico. "Continua che sboro in bocca, continua". Stavolta è Sabrina a fermarsi, quando sente il seme del ragazzo riversarsi nella sua bocca. Mi concentro ancora sulle pulsazioni del suo cazzo e cerco di immaginarmi ciò che non posso vedere, la cappella che sputa getti di sperma dentro la bocca di mia moglie. Sabrina prende il bicchiere e ci sputa dentro la seconda dose di sborra. "Ora pulisci tutto così non fare bidet" la incalza Bogdan. Sabrina, ubbidiente, ripassa con la lingua la cappella e le cavità che stanno più indietro, i solchi del prepuzio, a togliere ogni residuo di sperma.
Si riveste, salutiamo i ragazzi senza molti convenevoli, e ce ne torniamo alla nostra vita con un pizzico di complicità in più. O forse più di un pizzico.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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