La scommessa (3)
Pink1966
Il primo bacio sulla guancia, assolutamente pudico, ma con le labbra di Matteo che cercarono consapevolmente la pelle di Giulia, vicino, vicinissimo alle sue, arrivò alla fine di quel secondo caffè, al quale, seppure non ogni giorno, ne seguirono altri, per una conoscenza che via via diventava sempre più intensa e coinvolgente, con i due a raccontarsi le loro vite, lei ragazza sposata da pochi anni dopo un lungo fidanzamento, lui quasi quarantenne che pur assorbito dal lavoro, non rinunciava ad afferrare quello che la vita gli offrivi: molti viaggi, giri solitari in moto, uscite con gli amici, la cucina. “E donne?” gli aveva a un certo punto chiesto Giulia, il tono a metà tra l’ironico e l’interessato. “A volte, ma solo se meritano” le aveva risposto facendole l’occhiolino Matteo, provocando un rossore immediato sul viso di Giulia.
“Non devo neppure sforzarmi molto, anzi, essendo semplicemente me stesso, senza recitare alcun ruolo o vantarmi di chissà cosa, gli incontri con Giulia stanno diventando non dico un’abitudine, che in questo caso è una brutta parola, quanto una piacevole scoperta l’uno dell’altra. Ma non preoccuparti, non mi sto innamorando, però devo ammettere come questa sfida sia davvero tra le più divertenti, e sicuramente stimolanti che abbia mai affrontato – raccontò una sera Matteo, durante una delle solite telefonate con Edoardo –. E comunque adesso è arrivato il momento di accelerare, a breve scopriremo se avrai vinto la scommessa con te stesso, oppure no. E se io…”.
Va detto che a Matteo, dopo averla prima vista e poi conosciuta, della scommessa non importava più nulla, ma questo si guardò bene dal dirlo a Edoardo, perché una donna come Giulia, una figa spaziale come avrebbe potuto definirla qualcuno in maniera decisamente più grezza, una donna nel fior fiore della sua non ancora maturità che sprigionava bellezza, classe e ironia – così la pensava –, lui avrebbe provato a portarsela a letto a prescindere. Nei suoi trascorsi da bull – anche se la parola non lo aveva mai entusiasmato –, Matteo di donne ne aveva conquistate diverse meno attraenti di lei, anche se comunque aveva uno standard di bellezza piuttosto elevato che cercava sempre di rispettare. Single da diversi anni, era entrato nel mondo delle coppie aperte, dei tradimenti, della dominazione, dopo avere scoperto le corna di quella che, nei suoi sogni di ragazzo, immaginava un giorno sarebbe diventata sua moglie. Erano gli ultimi anni dell’università e fino al giorno in cui un suo amico non gli mise una pulce nell’orecchio su certe voci che giravano a proposito della sua ragazza e un professore di economia, non gli era mai neppure venuto in mente che un giorno uno dei suoi hobby preferiti sarebbe diventato la caccia alle mogli altrui.
Invece, dopo avere smascherato la tresca, con il corollario di un occhio nero che il suddetto professore dovette nascondere per un paio di settimane sotto degli spessi occhiali neri, aveva deciso che non si sarebbe più fatto ferire e che per un po’ di tempo le relazioni serie non sarebbero state cosa per lui. Decisione alla quale, fino a quel momento, era riuscito ad attenersi senza troppe difficoltà. Nel corso degli ultimi anni, Matteo aveva sedotto, a volte una sola volta, spesso per periodi più lunghi, parecchie mogli, aveva iniziato a frequentare club privé, era diventato amico – intimo, serve dirlo? – di diverse coppie e singole, aveva sperimentato scenari che a volte sembravano essere stati partoriti direttamente dalla fantasia di uno sceneggiatore di film pornografici. E aveva scoperto come dietro il carattere spesso cheto e apparenze normali di moglie perbene, spesso si nascondessero donne annoiate dalla quotidianità familiare o da rapporti coniugali basati solo sull’apparenza, che bramavano il sesso e per le quali l’asticella dei limiti si alzava notevolmente senza troppe remore. In cerca di emozioni, non c’era il rischio che cercassero relazioni complicate e troppo coinvolgenti.
Come quella signora neanche quarantenne, altolocata, moglie di un politico importante di Milano più concentrato sulla propria carriera che sui reali bisogni della moglie, che amava essere forzata durante i loro incontri, si scopriva eccitata già solo nell’essere insultata per poi impazzire letteralmente nell’essere legata e usata in maniera feroce. Quante volte aveva dovuto riempirle la bocca con una gag ball per impedire che le sue urla di piacere costringessero i vicini a chiamare la polizia per impedire un possibile omicidio. Con lei si era divertito quasi un anno, fino a quando un giorno, dopo averla legata, bendata e averle messo una cuffia di cancellazione del rumore, l’aveva fatta scopare a sorpresa da tre suoi amici che per ore ne avevano fatto il centro del loro piacere e perversioni. Anziché ribellarsi a quello scenario, la donna aveva goduto così tanto che, una volta che i tre ormai sfiniti avevano detto basta, aveva bellamente deciso che era giunto il momento di cambiare amante e, un po’ come la pubblicità dei 2 detersivi per uno, aveva scelto i tre come nuovi partner delle sue scorribande erotiche, pur non sdegnando, a distanza di qualche mese, di tornare a farsi viva per un ripasso da manuale.
Ma l’oggi era rappresentato da Giulia. E Matteo non aveva nessuna intenzione di lasciarsi scappare un bocconcino tanto prelibato, che a parole raccontava del suo grande amore per il marito, ma per come si relazionava con lui faceva intuire di non essere indifferente a quel corteggiamento sempre più intenso e presente nella sua quotidianità che le faceva immaginare scenari diversi che quello che avrebbe dovuto essere il compagno della sua vita, non sembrava in grado di offrirle.
Così arrivò il momento in cui, anziché il solito caffè da Pierre, Matteo e Giulia si incontrarono durante la pausa pranzo, due ottimi panzerotti presi da Luini, alle spalle del Duomo, a far loro compagnia, prima di infilarsi all’interno di Palazzo Reale a vedere una mostra di Helmut Newton, uno dei maestri della fotografia del Novecento. Vagando senza fretta tra le varie sale, fermandosi davanti ad alcuni ritratti che avevano fatto la storia, i due lasciarono che a parlare fossero soprattutto i loro occhi, posandosi su quelle modelle dai corpi statuari il cui erotismo, più che dalla nudità, era dato dalla forza che emanavano i loro sguardi, dalla fierezza con cui posavano davanti all’obiettivo, da quella forza che rendeva anche ora, a distanza di tanti anni, quelle foto vive e attuali.
“Ti avesse conosciuto, sono sicuro che ti avrebbe chiesto di posare per lui” le sussurrò Matteo in un orecchio, il fiato sul collo, caldo e seducente, a regalarle un brivido sulla pelle. Per poi, nel momento in cui Giulia si girò a guardarlo con un sorriso quasi imbarazzato, sfiorare proprio quel sorriso con un bacio appena accennato. “Mat…” “Shhhh” lui le mise un dito sulla bocca, interrompendo la pronuncia del suo nome e di qualsiasi altro pensiero. Poi, come se fosse la cosa più naturale del mondo, le prese gentilmente la mano per proseguire nella stanza successiva. Presa all’improvviso, tra un mix di sorpresa, stupore, imbarazzo ma anche turbamento, Giulia si limitò a seguirlo, senza fare alcun cenno di lasciare quella mano calda che con una intimità naturale accarezzava la sua.
“Grazie. Volevo venire a vedere questa mostra da un po’, ma andarci con te è stato decisamente perfetto” la ringraziò Matteo quando, poco dopo si ritrovarono fuori da Palazzo Reale, sulla strada per l’ufficio di Giulia. E, mentre Giulia lo guardava sorridente ma ancora priva di parole, aggiunse: “Domani posso cucinare per te?”.
Il momento spartiacque, quello che, ne era conscia, avrebbe deciso se la loro dovesse continuare a essere una semplice frequentazione occasionale – un caffè o un pranzo durante la pausa lavorativa – o qualcosa di più profondo e intimo, era arrivato. Avrebbe potuto dire di no, Giulia, la sua coscienza sarebbe rimasta in pace e chissà, magari di lì a poco quegli incontri, trovatisi di fronte a un binario morto, si sarebbero prima dilatati e poi definitivamente interrotti.
“Sì” fu la sola sillaba che si trovò a pronunciare. Pochi secondi dopo, le labbra di Matteo incontrarono le sue, che si dischiusero, accettando quella lingua che, calda e curiosa, le spalancava davanti a un abisso.
Si era appena seduta alla sua scrivania, le guance ancora arrossate e il respiro accelerato, che lo schermo del telefono si illuminò per un nuovo avviso di whatsapp. ‘Via del Lauro 27, citofono A13. Non vedo l’ora’. Nel leggere quelle parole, Giulia non poté ignorare quell’accenno di crampo alla figa che, lo sapeva, era accompagnato da mutandine decisamente bagnate. Così come le facevano quasi male i capezzoli, duri ed eccitati come da tempo non le accadeva.
Pochi istanti dopo, sulla chat whatsapp di Edoardo, comparvero cinque parole. ‘Domani pranzo a casa mia’.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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