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Il parcheggio del pirata


di Ilprete20
13.10.2026    |    18    |    1 8.0
"Per quasi due ore dimenticammo il parcheggio, la pioggia, i camion che passavano sulla strada principale..."
Lo chiamavo “il Pirata” per via della bandiera nera, e per quel modo irriverente di sorridere quando arrivava con il suo camion, come se ogni viaggio fosse una nuova avventura.

Ci eravamo conosciuti mesi prima, in un parcheggio illuminato da lampioni. Io ero ferma accanto alla mia auto, indecisa se ripartire o concedermi una pausa, quando il suo camion aveva rallentato fino ad arrestarsi poco distante. Lui era sceso con passo tranquillo, alto, robusto, il volto segnato dalla strada e dagli anni, ma gli occhi sorprendentemente dolci.

«Serata lunga?» mi aveva chiesto.

«Più del previsto... x arrivare fin qui sola
Da quella semplice domanda era nata una conversazione. Avevamo parlato di autostrade, di città attraversate senza mai conoscerle davvero, di musica ascoltata a volume basso nelle cabine durante la notte. Il Pirata aveva una voce profonda, capace di rendere intime anche le cose più ordinarie.

Quella sera ci eravamo salutati con una stretta di mano durata troppo a lungo.

Poi erano arrivati i messaggi.

Non molti. Poche parole, sempre sincere. Un “come stai?” al mattino, un “sei arrivato?” dopo un viaggio, qualche battuta per alleggerire le giornate. Senza accorgercene, avevamo costruito un’intimità fatta di attese e confidenze.

Quando ci incontrammo di nuovo, il parcheggio era quasi deserto. Pioveva piano e le gocce brillavano sui parabrezza. Il Pirata mi venne incontro sorridendo e abbracciandomi...
Pensavo non saresti venuto...

Pensavo lo stesso di te...

Ci abbracciammo senza aggiungere altro. Il suo corpo era caldo, il suo profumo mescolava sapone, pioggia e strada. Restammo così per qualche istante, stretti nel silenzio, mentre il mondo sembrava arretrare ci guardammo in faccia e un bel bacio venne in automatico... dai vieni che piove...

Nel piccolo spazio del camion ci rifugiammo dal freddo. La luce soffusa trasformava ogni cosa in un angolo appartato, quasi sospeso. Lui mi sfiorò il viso con il dorso delle dita, chiedendo senza parole il permesso di avvicinarsi. Io risposi posando una mano sulla sua nuca.

Il mio Pirata dolce

Il primo bacio fu lento, esitante solo per un secondo. Poi divenne più intenso, carico di tutto ciò che avevamo trattenuto nei messaggi e nelle settimane di lontananza. Ci baciammo a lungo, lasciando che la tenerezza si trasformasse in desiderio, senza fretta e senza vergogna.
Lui seduto sul lettino tra i due sedili (poltrone dei principi) mi chiede dai spogliati a ritmo di musica
Io certo tesoro tu guardami...mmm
Una volta spogliata ora tesoro tocca a te fammi vedere come balli davanti a me spogliati... così facciamo cambio un bel Pirata maturo che mi fa un balletto con un po di pancia la giusta pancia il suo corpo era da toccare a quel punto una volta spogliati
Lo faccio sedere sul sedile e continuo il balletto su di lui voleva che lo facevo impazzire lo avevo capito e sono stata al suo gioco incomiciai a sentire le sue mani sul mio corpo mentre ballavo su di lui toccate di mani coccole e baci fino a quando mi disse tesoro siamo amici vero e ci fidiamo io ho finito I preservativi e dentro non li vendono x caso li hai te ? Amore no di solito li avete ma siamo puliti e impegnati non rischiamo nulla... lui ecco perché mi fai impazzire sei pazza come me
E scoppiamo dal ridere ....
Ad un certo punto non resiste e lo cavalco un po sul sedile giusto x il desiderio e dei baci mentre lui mi tocca il corpo

Amore abbracciami ti alzò io disse e così mi alzò e mi mise tra i sedili a gambe alzate...
Bloccate al sedile e incomincia a scoparmi come piace a noi 2 piano e forte x 20 minuti circa j suo respiri mi eccitavano e mi disse ora rilassa il culo lo voglio e mio.... aspetta cambiamo posizione adesso ti faccio provare una cosa...
le sue idee sempre fantastiche mi fece mettere a pecorina voglio sedermi sul tuo culo così entra tutto
Sei mia
Dopo 5 6 secondi spinse dentro il cappellone
Di colpo forte
Senti solo 3 urla
Lui con il vocione tranquilla rilassati e solo l inizio poi passa
Resta dentro di me x poi ripartire con i movimenti devi sentirlo tutto oggi abbiamo più tempo...
Si tesoro sono tua e tu il mio Pirata cavalcami il culo fammi gridare un pò sentimi dai andò avanti così x altri 10 minuti prima di fermarsi...
Quanto sei bona sei un femminone sei la mia amante hai proprio un bel culo ora voglio venire tesoro resisti voglio farti figa e culo e sborrare sul culo e figa....
Si amore fammi tutto io sto venendo e sporcando il tappeto di continuo
Tranquilla ci pensiamo dopo voglio sborrarti ora nn resisto più sei bona ti voglio ancora... mi ritrovai tutta bagnata del suo sesso culo e figa sgocciolante dei miei e suoi liquidi resta così che metto un po di carta sul tappeto e ti pulisco anche una volta puliti vieni ora dammi una mano mantienilo devo fare pipi io devo mantenere lo sportello aperto.... e così feci ascolto tutto quello che dovevo fare una volta finita la pipi tieni la carta pulisci ....risaliamo su dove sistemiamo e puliamo tutto per poi metterci sul lettino.
Quella notte ci appartenevamo nel modo più semplice: ascoltandoci, cercandoci, fermandoci ogni volta che uno dei due ne aveva bisogno. Le carezze diventarono più audaci, ma sempre accompagnate da sorrisi e sussurri. Non c’era nulla di meccanico o distante; ogni gesto sembrava dire: “Sono qui. Ti vedo. Ti voglio.” di nuovo a fare l amore sul lettino questa volta era sotto di me sembrava che ero io a comandare godevo di lui mi stringeva il corpo mi scopava da sotto alza le ginocchia e mi scopava forte e io venivo aveva la pancia bagnata di me le lingue in bocca ad un certo punto dopo minuti e minuti sento del liquido caldo dentro me degli schizzi profondi forti mmmm il Pirata a lasciato la sua firma

Il tempo scivolò via. Per quasi due ore dimenticammo il parcheggio, la pioggia, i camion che passavano sulla strada principale. Esistevamo soltanto noi, avvolti in lenzuola stropicciate e respiri condivisi, tra desiderio e dolcezza.

Quando tutto si quietò, il Pirata rimase disteso sul lettino, con un braccio sotto la testa. Aveva gli occhi chiusi e il respiro lento. Io lo osservai mentre il sonno gli distendeva il volto, rendendolo più giovane, quasi vulnerabile.

Gli sistemai una coperta sulle spalle. Mi rivesto e gli lascio la mutandina sull cruscotto

«Non dormire troppo,» ...

«Solo cinque minuti,» rispose, senza aprire gli occhi.

Ne passarono molti di più.

Fuori, la pioggia aveva smesso di cadere. Il parcheggio era immerso in una luce grigia, quella che precede l’alba. Quando finalmente si svegliò, mi guardò con un sorriso assonnato.

«Sei ancora qui...

«Te l’avevo promesso.. nn ti sei accorto di nulla mi sono appisolata sul sedile mentre facevo finta di chiudere lo sportello

Si sedette lentamente e mi prese la mano. Le sue dita erano ruvide, ma il tocco delicato.

Mi sei mancato disse lei

Quelle parole, semplici e senza difese, mi colpirono più di qualunque dichiarazione appassionata.

«Anche tu.

Restammo ancora un poco vicini, parlando sottovoce. Non facemmo promesse impossibili. Sapevamo che la strada lo avrebbe chiamato di nuovo, che i chilometri e gli orari avrebbero complicato tutto. Ma quella notte aveva lasciato qualcosa di vero.
Ci sistemiamo e scendiamo per fare colazione

Prima di salire sul camion, il Pirata mi abbracciò forte.

«Scrivimi quando arrivi a casa....

«Solo se lo fai anche tu quando finisci stasera e dimmi in che zona arrivi...

«Affare fatto.

Mi baciò sulla fronte, poi sulle labbra, con una dolcezza che mi fece sorridere.

«Buon viaggio, Pirata.

«Buona giornata, cuore mio.

Lo guardai partire, le luci posteriori che si allontanavano nella strada ancora umida. Nel parcheggio restava il ricordo del suo calore, ma anche una certezza inattesa: certe persone entrano nella nostra vita come camion nella notte, fanno tremare il silenzio e poi ripartono.

Eppure, quando sono importanti davvero, lasciano sempre una luce accesa.
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