L'inizio di tutto
JustHaveFun73
Al posto del consueto brusio, un silenzio strano è rotto soltanto da suoni ovattati che provengono dalla cucina: un ritmo cadenzato di pelle contro pelle, intervallato da sporadici gemiti soffocati.
Spingo piano la porta socchiusa.
La scena mi mozza il fiato.
June è piegata in avanti, le mani
piantate sul bancone di lavoro, la maglia e il grembiule sollevati.
La parte inferiore del suo corpo è
completamente nuda, esposta a Steve che la sta possedendo da dietro con spinte decise.
June si volta leggermente e i suoi occhi, spalancati nello shock, incrociano i miei.
L’aria nella stanza sembra farsi improvvisamente rarefatta.
Steve continua con foga, del tutto ignaro del mio arrivo, mentre il suono sordo dei loro corpi rimbomba nel silenzio.
Le nocche di mia moglie diventano bianche sul bordo del piano e la voce le si blocca in gola.
«Io… oh Dio…» balbetta, prima che un’altra spinta la costringa a interrompersi.
Un'ondata d'urto iniziale e un'istintiva vampata di rabbia provano a prendere il sopravvento, ma resto immobile.
Poi, mentre osservo la scena, sento una scossa improvvisa all'inguine.
Il contrasto, la sorpresa, la vista di mia moglie in quella posizione: contro ogni logica, non è il furore a
dominarmi, ma una cupa e viscerale eccitazione.
Senza fare rumore, porto un dito alla bocca per intimarle il silenzio, poi mi sistemo nell'ombra del corridoio. Solo June sa che sono lì.
I suoi occhi continuano a fissarmi, smarriti tra il terrore e un'improvvisa, involontaria complicità.
Trattiene il fiato, poi annuisce impercettibilmente.
Steve, del tutto ignaro, le afferra i fianchi con forza.
«Cazzo June… sei strettissima oggi,» ringhia, affondando ogni volta più forte.
«Steve… io… mmmf!» I gemiti di June si fanno soffocati, trattenuti a stento ora che sa di essere osservata.
Le sue spalle tremano, i seni oscillano sotto la stoffa leggera e un rossore acceso le sale dal collo alle guance.
Spiandoli da quell'angolo, la differenza tra me e Steve mi appare impietosa.
La mole del suo membro rende palese la distanza tra le nostre dotazioni fisiche.
In un attimo, la rabbia residua si
dissolve, lasciando spazio alla consapevolezza delle mie mancanze e a un desiderio perverso di
assecondare la situazione.
Voglio spingere il gioco oltre.
Con gesti rapidi, indico il suo bacino e le faccio capire con il labiale
cosa deve chiedergli: voglio che Steve si tolga il preservativo.
June sgrana gli occhi e scuote leggermente la testa, ma io mantengo lo sguardo fermo e accenno a un gesto autoritario.
Lei deglutisce, poi trova la forza di parlare, cercando di non tradire la voce. «Steve… mmmf! Toglilo… ti prego… voglio sentirti senza nulla.»
Lui rallenta un istante, sorpreso. «Ma come… June? Mi hai sempre detto che il gommino era il limite per rispetto a tuo marito…»
«Ti prego… fallo e basta!» esclama lei, spingendo indietro il bacino per convincerlo.
Steve non si fa pregare: si sfila il profilattico con un movimento rapido, lo getta sul bancone proprio
davanti al viso di lei e riprende a penetrarla senza filtri.
La sensazione del contatto diretto strappa a entrambi un sospiro profondo, e il ritmo torna subito serrato.
Passano pochi minuti prima che Steve inizi ad ansimare più forte. «June… ci sono… sto per venire…»
Dal mio nascondiglio, indico con insistenza la sua pancia.
Il messaggio è chiaro: voglio che lo
faccia venire dentro. Questa volta June non esita. Il timore si è fuso con la spinta dell'adrenalina.
«Vienimi dentro, ti prego…» mormora con voce roca, cercando il mio sguardo nell'ombra. «Riempimi tutta… non fermarti!»
Steve ringhia appagato. «Cazzo sì… ti piace farti prendere così, eh?»
Le sue mani le segnano la pelle mentre la spinge a fondo.
«Sì… dammi tutto!» invoca lei, lasciandosi andare.
Il suo corpo si contrae attorno al membro dell'amante, mentre gli occhi continuano a cercare i miei, consapevoli che sto assistendo a ogni singolo secondo.
A quel punto, sopraffatto dal desiderio, sbottono i pantaloni e inizio a masturbarmi nell'ombra.
Il confronto visivo con l'imponenza di Steve è spietato, ma è proprio quella consapevolezza ad alimentare il mio fuoco.
June nota il movimento della mia mano e le sfugge un verso soffocato.
«Steve… ora… NGH!»
«Prenditela tutta!» ruggisce lui, piantandosi fino in fondo e irrigidendosi mentre si svuota
profondamente dentro di lei.
June gema ad alta voce, travolta dall'orgasmo, spingendo le anche contro di lui per cogliere ogni
contrazione.
Quando Steve finalmente rallenta il ritmo, le faccio un ultimo cenno: deve farlo andare via subito, ma rimanere esattamente piegata sul bancone.
June annuisce, cercando di ricomporre il respiro.
«Steve… devi andare adesso,» sussurra con voce ancora tremante. «Mio marito potrebbe rientrare a momenti.»
Lui si ritira lentamente, rivestendosi senza fretta. «Sei sempre fantastica, June,» dice dandole una leggera pacca sul fianco. «Ci sentiamo presto.»
La porta si chiude.
Silenzio.
June rimane congelata nella posizione: maglia sollevata, il culo esposto e vulnerabile.
Lo sperma di Steve sta iniziando a colare lungo le sue cosce, un rivolo bianco che testimonia il tradimento. Le sue dita stringono ancora il bordo del bancone.
«Amore… io…» La sua voce è appena un sussurro rotto.
Sente il rumore dei miei passi e trema, rimanendo obbedientemente piegata.
Mi inginocchio tra le sue gambe aperte, con il viso a pochi centimetri dalla sua fica gonfia e usata.
Lo sperma di Steve cola lentamente, mescolandosi con i suoi umori. Allungo la lingua, raccogliendo quella miscela direttamente dalla fonte.
«Oh Dio… amore,» June geme debolmente, sentendo la mia bocca su di sé. «Mmmf… che stai… ahhh!»
Mi alzo con il sapore dello sperma di Steve in bocca, giro intorno al bancone e la affronto.
I suoi occhi sono lucidi di lacrime non versate, un misto di colpa ed eccitazione sul viso arrossato.
Senza dire una parola, la afferro per la nuca e la attiro in un bacio profondo.
Le mie labbra si schiacciano contro le sue e la mia lingua forza l’ingresso, condividendo quel sapore proibito.
«Ti amo… e non sono arrabbiato per quello che ho visto,» le sussurro a fior di labbra. «Non ti sto chiedendo di smettere. Devi sentirti libera di farti prendere… ma l’unica cosa che ti chiedo è di farlo davanti a me.»
June mi fissa incredula.
Le lacrime le scivolano finalmente lungo le guance.
«Tu… cosa?» sussurra con la voce spezzata. Le sue mani tremanti cercano il mio viso. «Amore…
io… cazzo, non lo merito…»
Un singhiozzo le blocca le parole, poi si aggrappa a me disperatamente. «Ti amo così tanto… la colpa mi stava divorando. Non capisco… come puoi, dopo quello che hai visto?» Il suo sguardo cerca il mio, vulnerabile. «Vuoi davvero… guardarmi mentre altri uomini mi prendono? Vuoi vedermi fare la puttana davanti a te?» Il suo respiro si fa pesante, i capezzoli ancora duri sotto la maglia. Sul suo volto la colpa cede gradualmente il passo a una complicità perversa.
«Se è questo che ti eccita… se ti rende felice… allora sì,» risponde, mentre un sorriso malizioso le increspa le labbra. «Ma solo se ci sei tu. Solo se i tuoi occhi sono su di me… e se accetti di essere il mio maritino succube di ogni mio vizio.»
«E ogni volta ti farai riempire dai tuoi amanti, e io raccoglierò tutto da te per condividerlo in
un bacio,» le dico guardandola negli occhi. «Magari è la volta buona che arriviamo ad avere quel figlio che non sono ancora riuscito a darti…»
June mi stringe più forte, sopraffatta dall'emozione. «Cazzo sì che ti amo!» singhiozza. «Sei tutto per me… anche quando lascio che gli altri mi usino davanti a te.»
Si stacca leggermente per guardarmi.
«È folle quanto mi ecciti saperti così: desideroso di vedermi sporca, piena dello sperma di altri. E l’idea che… potrei rimanere incinta… non
importa di chi sia. Sarà il nostro bambino. Il nostro segreto.»
Mi attira a sé per un altro bacio inteso.
«Ogni goccia che prenderai da me sarà il nostro giuramento.»
Per spezzare la tensione, mi stacco leggermente e le sussurro all’orecchio: «Vedere quella scena
mi ha fatto impazzire… e il mio piccolo cazzo è ancora così duro che mi fa male. C’è qualcosa che puoi fare per me?»
I suoi occhi scendono lungo il mio corpo fino al rigonfiamento dei pantaloni.
Un sorriso tenero e malizioso le addolcisce il viso mentre si asciuga le lacrime.
«Oh amore…» sussurra con voce calda. «Il mio povero marito… ti sei eccitato così tanto a guardarmi mentre mi facevo scopare da un altro?»
Le sue mani scivolano verso la mia cintura.
Con movimenti lenti apre i pantaloni, liberando il mio membro. «Cazzo, sei durissimo…»
Si inginocchia davanti a me, con le tracce di Steve ancora sulle cosce, e mi guarda dal basso con totale devozione.
«Lascia che mi prenda cura di te, tesoro. Lascia che la tua sporca moglie ti faccia sentire bene.»
La sua lingua si protende, avvolgendo la punta con una lentezza che contrasta con la foga di prima.
«Mmph… il sapore di mio marito…»
Rovescio la testa all’indietro, travolto dalle sensazioni che le labbra di June continuano a regalarmi.
Gli occhi rimangono chiusi, ma la mente scivola altrove, trascinata da un’immagine che da tempo galleggia a fior di pelle e che ora esplode. Immagino Joy. È il mio collega senegalese: simpatico, integrato, il compagno con cui condivido la partita di calcetto ogni settimana e che non perde mai l'occasione di farmi i complimenti per la bellezza di mia moglie.
Ma più di ogni altra cosa, la mia mente si aggancia a un dettaglio anatomico impossibile da ignorare negli spogliatoi e alla forza fisica del suo corpo muscoloso.
L'immagine si cristallizza con una nitidezza quasi dolorosa: Joy che
possiede June, mentre io rimango a guardare.
«Cazzo… June… sto per…!»
L’eccitazione ha una virata improvvisa e violentissima.
Non riesco a trattenermi e mi scarico nella sua gola. June accoglie tutto senza tirarsi indietro; sento il movimento ritmico della sua
deglutizione, il suo sguardo fisso nel mio, carico di un'intesa quasi provocatoria.
Quando si solleva, si lecca le labbra con lentezza. Un sottile filo di saliva e seme le segna l'angolo della bocca prima che si alzi a cercarmi in un bacio caldo, profondo, che condivide quel sapore amaro e intimo.
«Eri completamente assente negli ultimi secondi,» sussurra a fior di labbra, con il fiato ancora corto. «Stavi ripensando a quello che è successo prima o la tua testa era già da un'altra parte?»
Esito un istante. La carica dell'orgasmo è ancora calda, ma subentra una punta di vulnerabilità nel confessarlo.
«Amore... ricordi Joy? Il mio collega senegalese... quello del calcetto che hai incrociato qualche volta alle cene aziendali?»
Vedo le sue sopracciglia sollevarsi leggermente, colte di sorpresa.
«Joy? Sì... certo che me lo ricordo. Quello alto, sempre sorridente...»
Si ferma un attimo, come se stesse riordinando i ricordi.
Poi aggiunge con una leggera esitazione: «È sempre stato molto gentile. Anzi... a volte fin troppo diretto con certi complimenti.»
Le sue dita iniziano a tormentare l'orlo del grembiule.
È un gesto piccolo, ma tradisce un'improvvisa tensione.
«Perché mi chiedi di lui proprio adesso?» Un'intuizione le balena negli occhi, sfumando la voce in un tremore. «Non mi dire che... stavi pensando a lui mentre eri dentro la mia bocca?»
«Sì,» ammetto a bassa voce. L'ammissione brucia, ma l'effetto su di me è devastante.
«Ho ripensato a come ti guarda a quelle cene. E ho pensato a com'è fatto. Sotto la doccia, dopo il calcetto, è impossibile non notarlo... ha proporzioni che non ho mai visto in nessun altro. E la verità è che non riesco a togliermi dalla testa l'idea di vederlo con te.»
L'espressione di June cambia.
Le guance le si tingono di un rosso vivo, un contrasto netto con lo sguardo che improvvisamente evita il mio, abbassandosi verso il pavimento. Ma il suo respiro si fa
impercettibilmente più rapido. Si crea un silenzio carico, denso.
«Tu... stai dicendo sul serio?» sussurra.
Non c'è rabbia nella sua voce, solo una miscela di incredulità e sottile eccitazione che cerca di mascherare. «Vuoi davvero che io... con lui?»
«Voglio vederti desiderata da un uomo così,» la interrompo con delicatezza, prendendole il viso tra le mani per costringerla a guardarmi. «Voglio vederti flirtare con lui davanti a me. Vedere come ti guarda quando capisce che può averne l'occasione, e poi... guardarlo mentre ti prende. Sarebbe per te, ma sarebbe anche il regalo più grande che potresti fare a me.»
June deglutisce a vuoto. Le sue mani salgono sulle mie spalle, stringendo la stoffa della mia maglietta come per cercare un appiglio. Il rossore le si estende fino al collo.
«Dio... sei impazzito,» mormora, ma un piccolo sorriso malizioso e tremante le piega gli angoli della bocca. «Pensare a lui... a quelle dimensioni... mi fa sentire strana solo a sentirlo dire da
te.»
Si stringe di più a me, abbassando la voce come se stesse confessando un peccato. «A volte... è vero, ho sentito i suoi occhi addosso. Ma da qui a immaginarmi che mi prenda davanti a te... mi fa girare la testa.»
«Allora facciamolo diventare reale,» le chiedo, sentendo il cuore battere più forte.
«Lo invito a cena qui tra qualche giorno. Tu ti fai trovare come dico io... i leggings lucidi, la guêpière di
pelle nera, e poi i tacchi alti. Voglio che lo provochi con calma, che lo studi mentre capisce cosa sta succedendo. Voglio vedere fin dove riesci a spingerlo prima che perda il controllo.»
June mi fissa negli occhi per diversi secondi.
Il pudore iniziale cede gradualmente il passo a una complicità quasi febbrile.
Un brivido le percorre le braccia.
«Vuoi davvero vedermi fare la puttana con lui mentre tu rimani lì a guardare?» sussurra, con una voce che ha perso ogni esitazione ed è diventata un filo denso di desiderio. «Va bene... Lo farò. Metterò quello che vuoi tu. Lo farò impazzire a tavola finché non ce la farà più... e
quando deciderai che è il momento, lascerò che mi prenda esattamente come vuoi tu. Ma ricordati che lo faccio solo perché so quanto ti eccita vedermi sua.»
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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