tradimenti
La scommessa (2)
Pink1966
18.07.2026 |
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"Alle 11?”
“Sarò qui cinque minuti prima, che sia mai che occupino il nostro tavolino”..."
(L’inizio è piuttosto lento e descrittivo, ma non mi piace la fretta nel provare a raccontare per bene una storia. Buona lettura)(Che piaccia o meno, mi fa piacere ricevere commenti)
2.
Ping. ‘Questo fine settimana andranno al mare a Santa Margherita Ligure. Partono venerdì pomeriggio e torneranno domenica sera. Bagno dell’Angelo’.
Ping. ‘Obbedisco! 😊’
La calura era insopportabile in un’estate che sembrava ogni giorno di più assomigliare a una preparazione a chissà quali pene infernali nell’Aldilà. E, proporzionale al termometro bollente, era la massa di persone che aveva preso d’assalto le spiagge alla caccia di un po’ di sollievo. Anche se un mare che – lo dicevano le ultime rilevazioni – in quelle ultime settimane era di sei gradi più caldo della media, non è che offrisse chissà che tipo di refrigerio. Ma tant’è, sempre meglio che restare a Milano o in qualsiasi altra città d’Italia a sudare anche solo nel respirare. E poi, in mezzo a tanta folla, per Matteo sarebbe stato sicuramente molto più facile non apparire troppo, sicuramente farsi notare, quello sì, ma senza che la cosa diventasse troppo palese e studiata. Quando arrivò al Bagno dell’Angelo, Giulia e suo marito Luigi erano già arrivati, così Matteo scelse un ombrellone libero un paio di file indietro, un po’ defilato, così da potere controllare e studiare i due da non troppo lontano.
Sicuramente Giulia gli lanciò uno sguardo appena più prolungato del normale quando, nell’uscire dall’acqua, Matteo la incrociò nell’andare a farsi a sua volta un tuffo. Così come quando, pochi minuti dopo, mentre lui fingeva di guardare dritto davanti a sé nel dirigersi verso il proprio ombrellone, la sorprese a fissare l’area del suo costume bello bagnato e decisamente attillato, che faceva trasparire le forme di un cazzo di tutto rispetto. Del resto, una delle qualità che avevano convinto Edoardo a puntare su Matteo per provare a sondare la irreprensibilità morale e la fedeltà assoluta di Giulia, era stato anche il suo fisico: abbondantemente sopra il metro e ottanta, capelli biondi e ricci, occhi azzurri e un fisico che anche sotto i vestiti si capiva fosse sodo e atletico. E Giulia, nel vederlo passare di sicuro lo aveva notato.
Per realizzare la seconda mossa, quella che aveva attentamente pianificato e che, salvo sviluppi da lui non preventivati, sarebbe stata anche l’ultimo contatto per quel fine settimana, Matteo sapeva che un pizzico di fortuna e un tempismo perfetto sarebbero stati fondamentali. Così, quando vide Giulia dirigersi verso il bar, si disse che il momento era arrivato. Si mise in coda dietro di lei, una persona a dividerli, poi, quando vide che ordinava due caffè, si preparò a soffrire. ‘Ma è per una buona causa’ si autoconvinse.
Pochi istanti dopo, mentre Giulia, dopo aver pagato, si girò per tornare verso l’ombrellone con i due bicchieri di carta in mano, con un movimento brusco, quasi stesse inciampando, Matteo le franò addosso, le mani protese a cercare di trattenere i due caffè che, inevitabilmente, finirono, invece, per rovesciarglisi addosso.
“Aaah, cazzo…” Matteo urlò anche perché, effettivamente, quel liquido bollente che si rovesciava sullo stomaco e sui boxer bene non faceva.
“Oddio…mi scusi” balbettò mortificata Giulia, gli occhi sgranati dalla sorpresa per quello che era accaduto.
“Ahh no no… è solo colpa mia che per un attimo ho perso l’equilibrio e lo sono piombato addosso così. Mi scusi lei” ribadì prontamente Matteo mentre, afferrati un paio di tovagliolini di carta, provava a ripulirsi. Notando, ancora una volta, come l’occhio di Giulia indugiasse un po’ troppo sul rigonfiamento sotto il costume, accentuato dai suoi tentativi di ripulirsi. “Anzi, mi permetta di rimediare” e, fatto un cenno al barista, nonostante un flebile tentativo di Giulia di lasciare perdere, gli chiese di preparare altri due caffè. Dopodiché, scusandosi ancora, si diresse verso il mare, per andare a pulirsi. ‘Il primo mattoncino lo abbiamo posato, adesso vediamo di giocarci bene le altre carte’ pensò sorridendo tra sé e sé avanzando verso il mare.
Anche se non freschissima, l’acqua portò a un minimo di refrigerio, poi quando nell’uscire dal mare passò nuovamente davanti all’ombrellone di Giulia, senza fermarsi giunse le mani in segno di scusa, ricevendo in cambio un sorriso divertito e silenzioso, senza che il marito, impegnato a leggere un libro, si accorgesse di nulla
Il pomeriggio scivolò via senza altri avvenimenti, finché a metà pomeriggio, anche per anticipare quello che sarebbe stato un bel traffico di rientro, Matteo sistemò asciugamani e libro nello zainetto, andò a cambiarsi e ripartì per Milano. Lungo la strada, compose il numero di Edoardo e, mentre i chilometri scorrevano, gli raccontò quello che era successo. “Adesso lasciamo passare un paio di giorni, poi passiamo alla mossa successiva” gli disse, prima di chiudere la telefonata e cercare un bel podcast che lo accompagnasse sulla strada del ritorno.
Per tentare il nuovo approccio, Matteo aveva deciso di aspettare, ma per preparare bene i prossimi passi, nelle mattinate successive fece in modo di provare a intercettare Giulia nei suoi percorsi verso e dal lavoro, così da iniziare a conoscere sempre più i suoi movimenti. Edoardo gli aveva raccontato dove lavorava e gli orari, che si spostava in metropolitana, così per Matteo si trattò di perdere qualche ora per la sua buona causa. Nessuna traccia di lei il lunedì, il martedì però fu ricompensato nel vederla uscire da una delle uscite della stazione di Cordusio e da lì dirigersi in via Broletto, dove aveva sede il suo studio di avvocati. A metà mattinata, Giulia uscì con una collega per andare a prendere un caffè al Bar Pierre, a metà della stessa via, operazione che ripeté regolarmente più o meno agli stessi orari anche nei giorni successivi, a volte con la stessa collega, una ragazza altrettanto carina e suppergiù della stessa età, altre da sola. Per mangiare, invece, ogni giorno Giulia cambiò posto, mangiando sempre piuttosto velocemente per poi girovagare a caso per qualche negozio, facendo passare quell’ora e mezza di pausa prima di tornare in ufficio. Verso le 17-17,30, poi, eccola lasciare l’ufficio per tornare a casa o, a seconda del fatto che portasse con sé una piccola borsa, farsi quei pochi minuti a piedi fino alla palestra Virgin Active di piazza Diaz.
Dopo una settimana di studio, Matteo era pronto. Il weekend lo passò facendo un bel giro in moto sui monti intorno a lago di Como, poi il lunedì si preparò a mettere in onda il suo piano. Quel giorno, Giulia si recò al solito bar con la collega, ma Matteo fu decisamente più fortunato il martedì, quando fasciata da una gonna nera che le accarezzava meravigliosamente le gambe, una giacca dello stesso colore a coprire una camicia bianca, e scarpe con un tacco discreto ma non esagerato, Giulia si presentò da sola al suo appuntamento quotidiano con il caffè.
“Se promette di non rovesciarmelo addosso, mi farebbe piacere offrire io”. Le parole alle sue spalle fecero sussultare Giulia, che girandosi incontrò due occhi azzurri sorridenti. Per un attimo rimase spiazzata, come a pensare dove avesse già visto quel volto, prima che un bel sorriso le incorniciasse il volto.
“In un primo momento non ero sicuro che fosse lei, ma è davvero difficile dimenticare un volto come il suo e, anche se questa volta è leggermente più vestita – e qui Matteo non si preoccupò di scendere con lo sguardo e poi risalire con estrema lentezza, provocando un rossore immediato sulle guance di Giulia – mi è bastato un attimo per riconoscerla”.
Imbarazzata e sorpresa, Giulia rimase ammutolita a osservare Matteo, che senza mollare la presa, continuò: “Vuole anche una brioche con il caffè?”.
“No, no, va bene solo il caffè” rispose dopo un attimo di titubanza.
“Insisto per la brioche. Qui da Pierre le fanno particolarmente buone” la buttò lì Matteo facendo intendere di essere un habitué del bar, anche se in realtà fino alla settimana prima ci aveva messo piede sì e no un paio di volte”.
“Allora come si fa a dire di no? Crema per me” stette al gioco Giulia, che ormai si era completamente ripresa da quell’incontro assolutamente inaspettato.
Un paio di minuti più tardi, seduti a un tavolino, i due iniziarono a rompere il ghiaccio. “Se mai c’è stata una volta nella quale è valsa la pena farsi ricoprire di caffè bollente, è stata quella” rise Matteo, mentre Giulia, imbarazzatissima nel ricordarsi la scena, si copriva gli occhi ridendo.
“Quando ho sentito l’urlo mi sono sentita morire, meno male che era solo un caffè” rispose sorridendo.
“In realtà erano due – puntualizzò Matteo –. Comunque, piacere, Matteo” disse porgendole la mano.
“Giulia” rispose lei, con la stretta che durò qualche secondo di troppo.
I minuti successivi, tra un sorso di caffè e un morso alla brioche, passarono con i due a farsi domande su cosa facessero nella vita (“Lavoro come consulente di una multinazionale del turismo e ho la fortuna di poterlo fare spesso da casa, con qualche bel viaggio di tanto in tanto” restò sul vago Matteo; “Sono un’avvocata nello studio qui di fronte, ufficio, tribunale e decisamente molta noia in più” raccontò Giulia sorridendo), prima che dopo qualche altra domanda e risposta, la ragazza si alzasse. “Mi spiace, ma devo tornare in ufficio. Grazie per il caffè, Matteo”.
“Il piacere è stato tutto mio Giulia. Facciamo il bis domani?”,
“Non so se…”
“Dì di sì, dai, del resto lo dice anche il proverbio che non c’è due senza tre, no?”
“E la quarta vien da sé?” rise Giulia
“Inshallah, se Dio vorrà. Ma farò in modo di corromperlo perché non si opponga” le strizzò l’occhio Matteo.
“Hai sempre la battuta pronta, vero? Va bene, caffè domani allora. Alle 11?”
“Sarò qui cinque minuti prima, che sia mai che occupino il nostro tavolino”.
“Il nostro tavolino?”,
“Certo” E senza farsi vedere dal barista, tirò fuori una penna e scrisse qualcosa sul bordo del tavolino di legno. “Ecco fatto” disse tutto soddisfatto.
Giulia si sporse a guardare. ‘Tavolo riservato esclusivamente per Giulia e Matteo’. “Tu sei tutto matto” rise.
“E tu hai un ottimo profumo” rispose Matteo. La faccia di Giulia esplose di un rossore intenso. “A domani, Giulia”.
Quella sera, in una lunga telefonata Matteo raccontò a Edoardo gli ultimi sviluppi, non nascondendosi come quella che per il secondo era una semplice scommessa e un desiderio di vedere la caduta di Giulia, per lui si era velocemente tramutato nel desiderio di sedurre una donna che – su questo Edoardo aveva avuto assolutamente ragione – meritasse davvero ogni tipo di attenzioni.
Quasi in quegli stessi minuti, sotto la doccia, Giulia ripensava a quegli occhi azzurri, a quel sorriso e alla battura pronta di Matteo, le dita che, senza rendersene conto, accarezzavano un capezzolo. ‘Giulia, cosa stai facendo?’ si rimproverò mentre l’acqua della doccia le scorreva addosso come una carezza.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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