tradimenti
Oltre la soglia 6
Impalatore74
01.12.2025 |
173 |
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"Viene di nuovo, stavolta in silenzio, il corpo che trema come se avesse la febbre, le mani che mi stringono i capelli fino a farmi male..."
Questa è la nostra storia vera.Due anime senza nome e senza indirizzo si sono trovate in una chat anonima, un martedì qualunque, e in un istante hanno capito di appartenersi da sempre.
Da allora ci incontriamo in stanze senza importanza, rubiamo ore al mondo, mentiamo quel tanto che serve per proteggere chi non sa.
Ma quando la porta si chiude, noniamo solo noi: finalmente interi, finalmente a casa.
Non è un romanzo.
È quello che ci è successo.
È quello che ancora ci succede.
Ed è la cosa più vera che abbiamo.
Restiamo lì, nudi, sudati, con il lenzuolo appallottolato ai piedi del letto.
Il silenzio è denso, pesante, ma non è mai stato così pieno.
Lei si gira su un fianco, mi guarda con gli occhi ancora lucidi.
«Sai cosa mi fa più paura?» sussurra, la voce rotta.
«Che un giorno tutto questo non ci basterà più.»
Le sue dita sfiorano il segno rosso che le ho lasciato sul collo, poi scendono piano sul mio petto.
«Che vorremo dormire insieme, svegliarci insieme, litigare per il caffè… e non potremo mai.»
Le prendo la mano, la porto alla bocca, le mordo il polso fino a farla gemere piano.
«Allora dobbiamo scopare più forte,» dico, la voce bassa, quasi un ringhio. «Così forte che ci resta dentro per tutta la settimana.»
Lei ride, un riso spezzato, bagnato di lacrime e desiderio, e mi sale sopra a cavalcioni.
È già bagnata di nuovo, lo sento mentre si struscia lentamente sul mio cazzo ancora mezzo duro, provocandomi.
«Allora fammi male adesso,» dice. «Fammi ricordare per sette giorni chi sono davvero.»
Le afferro i fianchi, la giro di scatto a pancia in giù, le tiro il culo verso l’alto.
Le do uno schiaffo secco, forte, poi un altro, poi cinque di fila finché non è tutto rosso e lei geme con la faccia nel cuscino, spingendosi all’indietro contro la mia mano.
«Ancora,» implora.
Ne aggiungo altri tre, sempre più forti, poi le apro le cosce con le ginocchia e le infilo due dita dentro senza preavviso, poi tre, le apro, le scopo con la mano mentre con l’altra le tiro i capelli all’indietro fino a farle inarcare la schiena.
«Di chi è questa figa?» ringhio.
«Tua,» ansima. «Sempre e solo tua.»
Esco dalle dita, mi abbasso e le passo la lingua dappertutto, lentamente, dal clitoride al culo, lecco il suo sapore misto al mio, la faccio tremare.
Poi mi alzo in ginocchio dietro di lei e la penetro con un colpo solo, fino in fondo, fino a farla urlare.
La prendo forte, veloce, senza respiro, il letto che sbatte contro il muro, lei che si aggrappa alle lenzuola, le nocche bianche.
Le afferro il collo da dietro, stringo quel tanto che basta, la tiro contro di me mentre continuo a spingere dentro di lei, profondo, animalesco.
Le mordo la spalla, forte, fino a lasciarle il segno dei denti, poi le infilo un dito nel culo mentre continuo a scoparla.
Viene urlando, il corpo che si contrae, le pareti che mi stringono così forte che quasi mi fanno male.
Non mi fermo.
La giro sulla schiena, le apro le gambe al massimo, le tengo le caviglie con una mano sopra la sua testa e con l’altra le schiaffeggio la figa bagnata, una, due, tre, quattro volte, finché non squirta sul lenzuolo e singhiozza di piacere, le lacrime che le rigano le tempie.
Poi mi abbasso e le succhio il clitoride forte, senza delicatezza, due dita dentro di lei che si muovono veloci, il pollice che le preme sul culo.
Viene di nuovo, stavolta in silenzio, il corpo che trema come se avesse la febbre, le mani che mi stringono i capelli fino a farmi male.
La tiro su, la metto in ginocchio sul letto, le prendo la testa con entrambe le mani e le scopo la bocca, lentamente all’inizio, poi sempre più profondo, fino in gola.
Lei piange, la saliva le cola sul mento, sui seni, ma non si ferma mai, anzi spinge avanti per prendermi tutto.
Quando sento che sto per venire mi fermo, la tiro via, la guardo negli occhi.
«Ancora no.»
La rimetto a quattro zampe, le passo la lingua sul culo, la lecco lì finché non geme disperata, poi mi alzo e entro nel suo culo piano, centimetro dopo centimetro, guardandola mentre si morde il labbro fino a sanguinare.
Quando sono tutto dentro resto fermo un attimo, le accarezzo la schiena, poi inizio a muovermi, lento, profondo, sempre più forte.
Lei spinge all’indietro, mi chiede di più, sempre di più.
Le infilo tre dita nella figa mentre la scopo dietro, la riempio completamente, la faccio urlare ancora, un urlo lungo, spezzato.
Quando viene la terza volta si irrigidisce tutta, poi crolla sul letto, scossa da brividi incontrollabili.
Io esco piano, la giro, le salgo sopra e entro di nuovo nella sua figa, stavolta lento, profondo, guardandola negli occhi.
Le dico tutto quello che non possiamo scriverci mai:
«Sei la mia casa.»
«Sei l’unica cosa vera che ho.»
«Ti amo così tanto che mi fa male respirare.»
Lei piange davvero adesso, ma mi stringe più forte, mi graffia la schiena, mi bacia con la bocca piena di lacrime, saliva e me.
Accelero, la scopo con colpi lunghi, profondi, fino a farla venire un’ultima volta insieme a me.
Vengo dentro di lei con un gemito lungo, quasi doloroso, restando fermo mentre mi svuoto completamente, il cuore che mi esplode nel petto.
Restiamo abbracciati, sudati, tremanti, incapaci di separarci anche solo di un centimetro.
Dopo minuti infiniti lei sussurra contro il mio collo:
«Sette giorni sono un’eternità.»
Io le bacio la fronte, le passo una mano tra i capelli appiccicati di sudore.
«Allora la prossima volta troviamo il modo di farli diventare tre.»
Lei alza la testa, mi guarda con gli occhi ancora lucidi.
«O due.»
«O uno.»
«O tutti i giorni,» dice piano, e per un secondo ci crediamo davvero.
Poi ci rivestiamo lentamente, come se ogni bottone fosse un piccolo tradimento.
Ma prima di aprire la porta ci baciamo ancora, un bacio lungo, disperato, pieno di tutto quello che non possiamo avere.
E usciamo separati, come sempre.
Ma con il suo sapore ancora in bocca e i suoi segni ancora sulla pelle.
Per tutta la settimana.
Fino al prossimo martedì.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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