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Oltre la soglia 2


di Membro VIP di Annunci69.it Impalatore74
02.10.2025    |    1.657    |    1 9.7
"Il contrasto era brutale: la libertà di quelle ore rubate contro il peso delle loro prigioni domestiche..."
Questo è il continuo della storia (vera) di due anime che si sono incontrate.
Non ci sono nomi, ne luoghi ma solo le emozioni autentiche.




Il ritorno a casa di lui fu come immergersi in un’acqua stagnante. La porta dell’appartamento si chiuse con un clic sordo, e il silenzio della casa lo avvolse come una coperta troppo pesante. Sua moglie era in cucina, il rumore dei piatti che sbattevano l’uno contro l’altro era l’unico segno di vita. “Com’è andata al lavoro?” chiese lei, senza alzare lo sguardo. La voce era piatta, come un copione recitato troppe volte. Lui borbottò una risposta vaga, sentendo il peso della routine schiacciargli il petto. La mattina con lei – il calore dei loro corpi, il modo in cui i suoi gemiti avevano riempito l’aria, la sensazione di essere vivo – era già un ricordo che bruciava, intrappolato in un angolo della sua mente. Seduto sul divano, con la televisione che vomitava pubblicità, si chiese se quel fuoco sarebbe mai tornato a scaldarlo.

Lei, dall’altra parte della città, varcò la soglia di casa con il cuore ancora in tumulto. L’appartamento odorava di chiuso, di aspettative soffocate. Suo marito era sul divano, il telefono in mano, gli occhi che la scrutavano come un falco. “Dove sei stata?” chiese, il tono tagliente, sospettoso, come se ogni sua mossa fosse un crimine da punire. “Al lavoro, te l’ho detto,” rispose lei, ma la sua voce tremava. Lui sbuffò, alzandosi per avvicinarsi, troppo vicino, il suo profumo invadente. “Non fare la furba, lo so quando menti.” Quelle parole erano catene, e lei sentì il peso della sua manipolazione stringerle la gola. Si chiuse in bagno, appoggiando le mani sul lavandino, guardandosi allo specchio. Il riflesso mostrava una donna che solo poche ore prima si era sentita desiderata, libera, con le mani di lui che le accendevano la pelle e la sua voce che le sussurrava promesse oscene. Ora, quella donna sembrava svanire, inghiottita dalla depressione che tornava a morderle le ossa.

Eppure, in quel silenzio assordante, c’era un filo che li legava ancora. Quella sera, mentre il marito dormiva russando, lei prese il telefono. Un messaggio da lui: *“Ci sei?”* Il suo cuore fece un balzo. *“Sempre,”* rispose, le dita che tremavano di eccitazione. Le loro conversazioni notturne divennero un rituale segreto, un rifugio. Lui le scriveva di come sognava di sfiorarle di nuovo la pelle, di come il ricordo del suo corpo che si inarcava sotto di lui lo teneva sveglio. Lei rispondeva con frasi audaci, descrivendo come il pensiero delle sue mani ruvide sulle sue cosce la facesse fremere, come desiderasse ancora quella danza di lingue e sospiri che li aveva consumati. Parlavano di aiutarsi, di sostenersi, ma anche di quella fame che non si spegneva: lei gli raccontava di come avrebbe voluto morderlo, di come immaginava di cavalcarlo fino a perdere il fiato, e lui rispondeva con dettagli crudi, di come voleva strapparle i vestiti e farla gridare ancora.

Ogni messaggio era una scintilla che accendeva il buio delle loro vite. Al telefono, le loro voci si intrecciavano, a volte sussurrate per non essere scoperti, a volte cariche di gemiti trattenuti. “Dimmi cosa vuoi,” le diceva lui, la voce roca, e lei rispondeva con un coraggio che non sapeva di avere, descrivendo fantasie di lenzuola stropicciate, di sudore e di abbandono totale. Era un piacere che non avevano bisogno di toccarsi per provare, un’energia che li teneva vivi in mezzo al grigiore.

Ma ogni mattina, il mondo reale li reclamava. Lui si svegliava accanto a una moglie che non lo vedeva più, lei accanto a un marito che la soffocava con il suo controllo. Il contrasto era brutale: la libertà di quelle ore rubate contro il peso delle loro prigioni domestiche. Eppure, quel filo di messaggi e chiamate clandestine era una promessa. Non sapevano dove li avrebbe portati, ma per ora era abbastanza per non affogare.
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