tradimenti
funeral party pt.1
manum93ud
10.04.2026 |
67 |
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"Sotto la pressione delle dita, percepì chiaramente la linea sottile di un perizomino..."
L'odore acre dell'incenso e il mormorio sommesso delle preghiere riempivano la navata della chiesa, ma la mente di Marco era altrove. A trentatré anni, con la fede d'oro che gli stringeva il dito da quasi ventiquattro mesi e una vita ormai radicata nella nebbia operosa del Veneto, quel ritorno al paese d’origine sembrava un viaggio a ritroso nel tempo.Zia Matilde se n’era andata in silenzio, l’ultima di una generazione di fratelli che aveva tenuto unita la famiglia. Marco osservava i fiori bianchi sul feretro quando un movimento alla sua destra attirò la sua attenzione. Una ragazza stava entrando, camminando con una grazia composta che sembrava stonare con la pesantezza del momento.Fu solo quando si sedette tre file più avanti che Marco incrociò il suo profilo. Sgranò gli occhi. Quella non poteva essere la bambina magrolina e spettinata che ricordava.Elisa aveva ventisei anni adesso. La laurea in Chimica conseguita a Roma sembrava averle conferito un’aura di consapevole sicurezza. I lunghi capelli scuri e mossi le ricadevano selvaggi lungo la schiena, incorniciando un viso dai lineamenti decisi e lo sguardo fiero. Nonostante l'occasione, aveva scelto un abbigliamento semplice ma d'impatto: una t-shirt scura che aderiva morbida al busto e un paio di jeans abbastanza attillati che mettevano impietosamente in risalto un fisico armonioso, tonico e femminile. Marco non poté fare a meno di notare come fosse "cresciuta bene", e i suoi occhi indugiarono per un istante di troppo sulla linea atletica delle sue gambe.Dal canto suo, Elisa si era accorta della presenza del cugino quasi subito. Marco era cambiato: aveva i capelli corti e una barba curata che gli dava un’aria solida. I jeans e la camicia azzurra ben stirata segnavano una corporatura robusta. C'era un'attrazione istintiva che viaggiava sotto la superficie della formalità, fatta di sguardi rapidi che cercavano conferme nelle rispettive zone più femminili e maschili.Dieci anni di messaggi formali erano svaniti in un istante.Al termine della funzione, sul sagrato baciato da un sole pallido, lo zio Alberto si avvicinò ai due con l'aria di chi non vuole lasciar andare la malinconia troppo presto. «Stasera tutti da me,» annunciò con tono burbero ma affettuoso. «Una cena semplice, per ricordare Matilde come si deve.»La sera arrivò con un’aria fresca che profumava di salmastro. Nella grande sala da pranzo dello zio, Marco ed Elisa si ritrovarono seduti proprio l’uno di fronte all’altra. La luce calda delle lampade creava ombre che sembravano accentuare la tensione tra loro.Marco giocherellava con la fede, sentendola improvvisamente pesante. Pensava a sua moglie, rimasta in Veneto per impegni di lavoro; il loro legame, seppur solido, si era trasformato in una sequenza di silenzi e routine che lo facevano sentire più vecchio dei suoi anni. Elisa, invece, continuava a controllare il cellulare, rispondendo a messaggi brevi e svogliati del suo fidanzato romano, un giovane avvocato ambizioso con cui ormai condivideva più l'indirizzo di casa che i sogni.«Il vino dello zio è sempre lo stesso, vero?» esordì Elisa, rompendo il silenzio e sollevando il calice. Nel farlo, si protese leggermente in avanti: la t-shirt scura si tese sul petto, e Marco sentì la gola farsi secca.«Alcune cose non cambiano mai,» rispose lui, cercando di mantenere la voce ferma. «Altre invece mutano radicalmente. Roma sembra averti dato molto, Elisa. Non solo la laurea.»Lei colse la nota di malizia nel suo tono e rispose con un sorriso obliquo. «Roma insegna a non accontentarsi, Marco. A cercare sempre qualcosa che faccia sentire vivi. Tu sembri... sistemato.»Marco notò come il jeans di lei, stretto sui fianchi, sembrasse quasi una seconda pelle. Ogni suo gesto era intriso di una sensualità consapevole che lo metteva a disagio e, allo stesso tempo, lo attraeva come una calamita. I loro sguardi si incrociarono sopra i piatti di porcellana, ed Elisa non abbassò il suo. Anzi, lasciò che scivolasse lentamente lungo la camicia di Marco, soffermandosi sulla scollatura aperta dove si intravedeva l'attaccatura del petto. Sotto il tavolo, la punta della sua scarpa sfiorò la caviglia di lui. Lui ebbe un sussulto, ma non ritrasse la gamba. Iniziò invece a premere leggermente il polpaccio contro il piede di lei, un gioco silenzioso che faceva scorrere l'adrenalina nelle vene di entrambi.A metà serata, mentre i parenti si accalcavano intorno allo zio per guardare le vecchie foto di famiglia, Elisa si alzò. «Vado un attimo di là,» mormorò, lanciando a Marco uno sguardo fulmineo e intenso. Era un invito.Marco attese qualche secondo, poi si sfilò dal gruppo e si inoltrò nel corridoio buio. Elisa era ferma lì, tra i ritratti degli zii da giovani. La luce fioca metteva in risalto la curva della sua schiena.«Sono passati dieci anni, Marco,» disse lei senza voltarsi. «Ma sembra che i nostri corpi si ricordino tutto quello che le nostre menti hanno cercato di dimenticare.»Marco si avvicinò, sentendo il profumo di lei. Si fermò a pochi centimetri. «Siamo cresciuti, Elisa. Abbiamo vite altrove. Io ho una fede al dito.»Lei si voltò lentamente. «Quella fede è un pezzo di metallo, Marco. Quello che sento io adesso invece... è chimica.»Senza preavviso, Elisa allungò una mano e iniziò a palparlo con un'audacia che gli tolse il respiro. Marco emise un gemito soffocato e la strinse a sé. Le sue mani forti scivolarono lungo i fianchi di lei per poi stringerle con decisione il sedere, sodo sotto il denim aderente. Sotto la pressione delle dita, percepì chiaramente la linea sottile di un perizomino.«Sapevo che eri cambiata,» sussurrò lui vicino al suo orecchio, la voce roca, «ma non immaginavo quanto fossi diventata... provocante.»Con un movimento lento, Marco fece scorrere i pollici lungo il bordo superiore del jeans, sentendo l'elastico sottile delle spalline del perizomino che spuntavano appena. Lo tastò con curiosità e ardore. «È così fine... ed elastico,» mormorò.Marco ridusse la distanza e le sue labbra trovarono quelle di Elisa in un bacio affamato e proibito. Fu un contatto profondo, interrotto bruscamente dal rumore di una sedia spostata nella sala. Si staccarono col fiato corto.«I miei... stanno arrivando,» mormorò Elisa, sistemandosi la t-shirt. Il senso di colpa e la paura di essere scoperti si insinuarono tra loro, ma lei si avvicinò un'ultima volta per sussurrargli: «E un incontro furtivo a metà strada? Un motel anonimo sulla costa... solo noi due. Senza fedi, solo chimica.»«Ti manderò una posizione su WhatsApp. Non rispondere, vieni e basta,» aggiunse lei prima che lo zio Alberto apparisse sulla soglia.La cena finì in un clima di apparente normalità. Una volta solo nella sua stanza d'albergo, Marco fissava la fede sul comodino quando il cellulare vibrò. Era una foto scattata in un bagno: l'immagine inconfondibile di un perizoma nero poggiato sul lavandino. La stoffa finissima mostrava chiaramente una macchia d'umidità che tradiva l'eccitazione di lei.Sotto la foto, poche parole: "Colpa tua, maledetto. Ti aspetto a metà strada."Marco fissò lo schermo, sentendo il sangue pulsare alle tempie. La distanza tra le loro vite si era appena ridotta a un unico, inevitabile punto sulla mappa.Ormai l'accordo era stato siglato..
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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