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l'Assicuratore 1° ALFALOVE


di TremendoPorco
16.12.2025    |    147    |    1 8.0
"I suoi occhi, però, non mi lasciarono mai, come se temesse che distogliendo lo sguardo tutto potesse svanire..."
Premessa, TremendoPorco , e' il mio " Assicuratore "

Anche per quest' anno verso questo periodo arriva l' assicuratore per la conferma di tutti i contratti , però questa volta sentivo qualcosa di speciale

Ero meravigliata dal desiderio insaziabile di lui, quando in realtà non c’era niente tra di noi, almeno, così avevo sempre creduto.

Suona il campanello , vado ad aprire , e lui , un abbraccio e bacio , qualcosa sento che sta cambiando , infatti , improvvisamente mi attirò a sé, così vicino da togliermi il respiro. Il mondo intorno sembrò rallentare, mentre il suo sguardo scivolava sul mio come una promessa non detta.

Il suo tocco fu deciso, quasi audace, e mi fece tremare più per l’intenzione che per il gesto stesso. Sentii il contrasto della sua mano fredda contro il calore che stava nascendo dentro di me, e per un istante mi chiesi se avrei dovuto fermarlo.
«Pur di toccare una donna come te sarei pronto a…» sussurrò, lasciando la frase sospesa, carica di significati che non aveva bisogno di completare.

Il silenzio che seguì era denso, elettrico. Il mio cuore batteva troppo forte, e in quel battito riconobbi una verità che avevo cercato di ignorare: non era mai stato “niente”. Era solo desiderio trattenuto troppo a lungo, pronto finalmente a farsi sentire.

Le sue parole rimasero sospese tra noi come un filo teso, pronto a spezzarsi al minimo movimento. Io respirai a fondo, cercando di ritrovare un equilibrio che ormai non mi apparteneva più. Quando alzai lo sguardo, i suoi occhi non chiedevano: attendevano.

«Non promettere ciò che non puoi mantenere», mormorai, più per proteggermi che per sfidarlo.

Un sorriso lento gli incurvò le labbra, e in quel gesto riconobbi una decisione presa da tempo. Allentò la presa, solo quanto bastava a lasciarmi una via di fuga. Non la presi. Rimasi lì, consapevole che anche l’immobilità era una scelta.

Le sue dita scivolarono appena, come a memorizzare una presenza più che a conquistarla. Era un contatto misurato, quasi rispettoso, e proprio per questo mi fece vacillare. Il desiderio non era più un incendio improvviso, ma una brace che si alimentava di attese e sguardi.

«Allora dimmi di fermarmi», disse piano.

Le parole non mi uscirono. Al loro posto, fu il mio silenzio a parlare. E in quel silenzio c’era tutto: la resa, la curiosità, la promessa di qualcosa che non aveva bisogno di essere affrettato. Ci separammo di un soffio, abbastanza vicini da sentire il calore reciproco, abbastanza lontani da sapere che nulla sarebbe stato più come prima.
Rimanemmo così, sospesi in quell’equilibrio fragile, finché fu il tempo stesso a riprendere il suo corso. Un rumore lontano, il respiro che finalmente trovò un ritmo più lento, la consapevolezza che stavamo scegliendo di non tornare indietro.

Fu lui a fare un passo indietro, non per allontanarsi davvero, ma per concederci spazio. Un gesto che parlava di controllo, non di rinuncia. I suoi occhi, però, non mi lasciarono mai, come se temesse che distogliendo lo sguardo tutto potesse svanire.

«Non oggi», disse infine, con una calma che mi sorprese. «Ma nemmeno mai.»

Quelle parole arrivarono al mio centro con una dolcezza inaspettata. Non erano una promessa ardente, né una dichiarazione plateale. Erano un’apertura. Un varco.

Annuii lentamente, sentendo qualcosa sciogliersi nel petto. Capivo, in quel momento, che il desiderio più intenso non era quello consumato in fretta, ma quello riconosciuto, rispettato, lasciato crescere. Ci voltammo quasi insieme, riprendendo a camminare fianco a fianco, le mani abbastanza vicine da sfiorarsi a ogni passo.

E in quello sfiorarsi casuale — o forse inevitabile — c’era già l’inizio di tutto.
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