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15 Ricordo di Arianna


di iside59
24.03.2024    |    4.235    |    3 9.6
"Piano piano, colpetto dopo colpetto, la sua asta che sembrava non finire mai di entrare, sprofondò completamente nel mio povero culo riempiendomi tutto e..."
Quando mi tornano in mente i particolari di quella splendida giornata, mi soffermo ripercorrendoli mentalmente, passo per passo sentendo il bisogno ancora oggi di farmi una gran sega.
Era un periodo dove, non avendo ancora la patente ero un po’ limitato a dare libero sfogo ai miei istinti.
A parte qualche sala a luci rosse in città, non avevo altre alternative valide per le mie pratiche sessuali, il massimo della trasgressione consisteva, in assenza di mia madre, nello sdraiarmi davanti allo specchio dell’armadio nella sua stanza, alzare le gambe e ammirare il mio buco del culo mentre con le dita delle mani cercavo di allargarlo il più possibile.
Altra pratica abituale era quella di prendere lo stura lavandini, dotato di un consistente e rotondo manico di legno di discrete dimensioni, fissarlo con la sua ventosa alle piastrelle del bagno all’altezza del culo, spalmarlo di una crema per le mani in utilizzo a mia madre ed impalarmi lentamente facendomelo entrare ed uscire muovendomi su di esso; mi masturbavo furiosamente col manico nel culo fino a venirmi nelle mani che poi portavo alla labbra deglutendo il mio sperma, simulando così di venir sodomizzato da un uomo mentre un altro mi riempiva la bocca di sborra.
Quella troia di mia madre, in assenza di un uomo che la mantenesse, mio padre se ne andò quando scoprì le sue tendenze a darla via troppo facilmente e preferibilmente per una contropartita in denaro e neanche tanto lauta, ora sbarcava il lunario facendo le pulizie e i lavori domestici presso altre famiglie.
Ammesso che le sue prestazioni a domicilio si fermassero a quanto detto sopra, cosa di cui non ne sono assolutamente certo, la troia mi chiese se potessi essere così gentile da andare a consegnare della biancheria appena stirata in un appartamento dell’ultimo piano di un palazzo signorile poco lontano dalla nostra abitazione, da una certa signorina Arianna.
Mentre me lo disse mi guardò però con un perfido sorrisino, quasi avesse la certezza di rifilarmi una sola.
Presi la borsa con la biancheria e mi incamminai per la strada, giunsi al condominio di destinazione, suonai e mi venne aperto immediatamente, probabilmente ero atteso con ansia; entrai in ascensore e premetti il pulsante dell’ultimo piano, mentre salii sbirciai il contenuto della borsa notando parecchia biancheria intima femminile, anche di tipo abbastanza provocante.
Mi preparai così ad incontrare un probabile gran bel pezzo di gnocca e non è che la cosa mi dispiacesse, mi piaceva svariare in questo campo, lo trovavo meno monotono, cambiare buco fa bene alla salute, una volta la figa, una volta il culo, una volta il suo e una volta il mio.
Bussai e qualcuno dall’interno mi urlò con una voce quasi seccata: “Avanti!”
Entrai: “Sono il figlio della signora Maria, sono venuto a consegnare la biancheria.”
Venni bruscamente interrotto da una voce femminile molto decisa: “Va bene, va bene, appoggiala sul tavolo e vieni avanti, fatti vedere!”
Era seduta su una poltrona rivolta verso la vetrata panoramica, dalla quale si godeva la vista dall’alto della città, era di spalle per cui non la vidi bene in volto, scorsi solo la testa che sporgeva dallo schienale della poltrona, ricoperta dai capelli nerissimi, lunghi e lisci.
Quando fui più vicino e in grado di ammirarla tutta quanta, rimasi ammaliato, uno delizioso cioccolatino, capelli neri e pelle ambrata, abbastanza scura, occhi marroni da vera gatta, veramente una gran fica, con in più quel pizzico di esotico tipico della gnocca sudamericana, molto probabilmente brasiliana.
Era seminuda, a seno scoperto ne’ troppo grande ne’ troppo piccolo, la perfezione insomma, stava proprio aspettando la biancheria che gli avevo appena portato; si copriva le gambe con una copertina che celava ai miei occhi la sua micetta pelosa.
Mi squadrò a lungo e la sua voce si fece più dolce ed invitante, il suo sguardo aveva un potere ipnotico, come quello che il cobra ha con le sue prede prima di attaccare; si passò la lingua sulle labbra, non stavo più nella pelle e lui non stava più nei pantaloni; dopo qualche minuto si scoprì velocemente il pube; ed ecco il colpo di scena, altro che micetta pelosa, una veramente grande sorpresa, un vero mega cazzo nero come non ne avevo mai visti.
Solo in quel momento realizzai il significato di quel sorrisino perfido stampato sul volto di mia madre, mi aveva teso un trappolone, non essendo a conoscenza della mia bisessualità era convinta di avermi tirato un bello scherzo.
Ma se mia madre era venuta a conoscenza di questo particolare, cioè che la signorina Arianna non era una graziosa ragazzina, ma era dotata di una proboscide in mezzo alle gambe da fare invidia ad un elefante, era perché la troia aveva certamente approfondito la sua conoscenza, fino ad entrare nell’intimo di Arianna e a sua volta farsi senza alcun dubbio infilare ogni pertugio.
Conclusi che, più di una datrice di lavoro, la signorina Arianna, per mia madre sia stata una datrice di cazzo.
In silenzio mi fissò con voluttà, mi sentii irrimediabilmente attratto e incapace di sottrarmi all’inevitabile destino, i suoi occhietti da gatta si trasformarono in occhi pieni di libidine e desiderio, mentre il suo cazzo lievitò a vista d’occhio stimolato dalla sua mano che lo menava lentamente, scoprendo il fantastico glande che si erse nell’aria attirando la mia attenzione, il suo spadone sguainato avrebbe potuto fare a fette il mio culetto.
Senza che me ne accorsi, mi ritrovai davanti alla poltrona in ginocchio, lei con le gambe divaricate ostentò la sua meraviglia tenendoselo con la mano, continuò a fissarmi, mi guardò come il gatto guarda il topo quando ha ormai la certezza che la preda non ha via di scampo.
Stette seduta semisdraiata sulla poltroncina con il suo obelisco magnificamente eretto, rigido, turgido, teso nell'aria e la grossa cappella faceva capolino dalla pelle scura che lo ricopriva, come un grosso fragolone rosso che contrastava oscenamente con la pelle scura che lo circondava, pronto per essere gustato in tutta la sua fragranza.
Mi sembrò enorme, ebbi un po' di timore per quello che avrebbe potuto fare al mio culo.
Era possente, teso verso l'alto, a metà del fusto, curvava decisamente verso il basso, come una canna da pesca in attesa che il pesciolino abbocchi all’amo.
Con la mano ritrasse lentamente la pelle scoprendo ripetutamente la cappella, facendo lievitare sempre di più la mazza.
Aprii le labbra e la inghiottii tutta scendendo fino a metà e poi ritraendomi in quanto non mi sarebbe stato possibile farcelo stare tutto in gola, andai su e giù più volte, bagnandolo e cercando ogni volta di inghiottirne sempre di più, ma senza riuscire mai ad arrivare fino alla sua base.
Lasciai un attimo la verga salutandola: "Ciao!"
Lei rispose: "Ciao! Che bela bocca che hai!"
Ed io: "Ma che bel cazzo che hai!"
Lei mi rispose con tono suadente: "Bel cazzo brasiliano per una bela bocca italiana! Dai così! Ma che bravo che sei! Gustoso!"
Lasciai per un attimo l'arnese per dedicarmi alle sue palle rigonfie che parevano due noci di cocco, inghiottii prima una poi l'altra, lei mi disse più volte di fare piano mentre inarcava sempre di più con la schiena portandosi le mani dietro alla testa.
Tornai a succhiargli il cazzo cercando di inghiottirne ancora una volta il maggior numero di centimetri possibile.
Mi sussurrò: "Tutto in bocca! Bravo! Si! Così, dai! Fammi sentire la tua bocca, si così, dai ..."
Mi mise la mano sul capo e mi spinse giù facendomi arrivare la cappella alle tonsille, mi colse un urto di vomito e mollai il cazzo per un attimo, lei capii di aver esagerato e mi dette un bacino sulla bocca.
Mi chiese mentre me lo sbatteva ritmicamente sul muso: “Ti piace il mio cazzo?”
Gli risposi: “Mi piace!”
Ripresi a succhiarglielo e lei mi apostrofò: “Birichino!”
Mi propose con maliziosamente:” Vieni che andiamo a letto, no?”
Feci finta di non aver sentito e continuai a succhiare quella verga, non è cosa da tutti i giorni averne a disposizione una così.
Appena mollai un attimo l’asta, si alzò velocemente facendomi segno col dito di seguirla: “vieni!”
Risposi obbediente e ormai succube di lei: “Io ti seguo!”
Mi prese per una mano e mi accompagnò fino ad un grande lettone rotondo sul quale probabilmente si sarebbe dovuto consumare il sacrifico, l’altare dove mi sarei immolarmi al dio Cazzo.
Si sedette sulla sponda e subito mi accucciai davanti a lei per riprenderglielo in bocca e ruotare la mia lingua attorno alla sua cappella.
Mi strafogai di cazzo, lei si lasciò andare indietro con la schiena, era sdraiata e si inarcava per cercare di arrivarmi alle tonsille.
Si rialzò e con la mano sinistra accompagnò la mia testa sul suo seno, porgendomi il capezzolo da succhiare, mentre io con la mano non persi la presa tenendo ben saldo il suo cazzo probabilmente non lontano dall’esplodere.
Mi guardò sorridendo sorreggendomi il capo e guardandomi dolcemente come una mamma guarda il piccolo quando lo allatta, ma l’unico latte che bramavo era quello che avrebbe potuto sprigionare la sua nerchia vigorosa.
Dopo un breve periodo nel quale si divertii a sottopormi i suoi capezzoli da succhiare, mi sussurrò all’orecchio, sapendo che non avrei potuto accontentarmi solo di un seppur succulento pompino ma che mi sarei aspettato molto di più: “Dai! Continua a succhiarmi il cazzo! Ciuccialo!”
Mi poggiò nuovamente la mano sulla testa dandomi il ritmo, poi a sorpresa mi spinse la testa giù tenendola premuta sul suo cazzo fino a causarmi nuovamente dei conati di vomito.
Si levò in ginocchio sul letto a gambe larghe esponendo la sua magnifica nespola, tenendola nel pugno ed agitandola nell’aria davanti al mio naso, invitandomi così a riprenderla in bocca il più presto possibile, mentre io, con una mano cominciai a segarmi con una certa foga.
Continuai a succhiare per poi fermarmi un attimo lusingandola: “Sei bellissima!”
Lei con evidente soddisfazione mi rispose: “Grazie!”
Ancora io: “Ti piace come te lo succhio? Si?”
E lei sempre più soddisfatta: “Tantissimo!”
Ripresi a pomparglielo con l’intenzione di inghiottirlo tutto fino alla base, non avevo mai succhiato così a lungo un cazzo così grande.
Si lasciò andare sul letto supina e menandosi sempre il cazzo con una mano per tenerlo sempre teso, alzò le gambe mettendo in mostra il suo gran culo e soprattutto il buchetto misterioso e invitante che subito la mia lingua volle assaporare senza inutili attese.
Mi persi in mezzo alle sue chiappe infilandogli la lingua fino a dentro lo sfintere, limonando con la sua rosellina.
Poi si girò in ginocchio a pecora aprendosi le chiappe e mostrando oscenamente il suo foro, sostituii le sue mani con le mie infilando le dita delle mani tra i suoi rotondi chiapponi e divaricandoli al massimo, mi tuffai in mezzo con la lingua leccandogli per bene l’accogliente orifizio sprofondandomici dentro.
Affondai la lingua nel buchetto roteandola in profondità, immersi anche il naso nell’incavo, sprofondai completamente col volto tra le sue chiappe tornite, quasi volessi entrare con tutta la testa in quel buco oscenamente aperto, mentre con una mano continuavo a masturbarla delicatamente, ero completamente perso, non era una cosa che amavo fare ma un culo così non mi sarebbe mai più capitato e non potevo certo lasciarmelo scappare; ero inebriato dal suo profumo, dal sapore amarognolo che la lingua trasmetteva alle mie papille gustative, avrei desiderato quasi che Arianna si fosse lasciata andare investendomi con un roboante e odoroso scorreggione; stavo scoprendo aspetti di me che mai avrei pensato di poter manifestare, in quel momento avrebbe potuto farmi qualsiasi cosa.
Ma Arianna era dolce e ben educata e mai si sarebbe lasciata andare a tanto, frullai la lingua dentro la sua rosellina cercando di entrare il più possibile, lei apprezzò mugolando e ansimando in continuazione in preda al desiderio.
Poi di colpo si alzò, si girò e si fiondò sul mio cazzo, mettendosi in bocca la sola cappella lavorandola con maestria, mi venne da complimentarmi: “Che bocca calda che hai! Si! Così!”
Poi lo mollò e fece scorrere la lingua più volte dalla cappella alla base e viceversa, su e giù più volte per poi reinghiottirlo, pomparlo, facendolo completamente sparire nelle sue fauci per poi rilasciarlo, guardandolo soddisfatta del pigiamino di saliva con cui l’aveva ricoperto.
Di scatto lo riprese con la mano e cominciò a menarlo velocemente, dovetti fermarla: “se fai così ti sborro in faccia”.
Si fermò e si mise a ridere, si rimise in ginocchio esponendomi il suo palo di carne e intimandomi: “Ciuccia!”
Ripresi a spompinarla, poi salii alle tette che mi porse titillandosi i capezzoli mentre con la mano continuavo a sollazzargli la verga tenendola sempre nella giusta tensione, mi chiese di dargli un bacio, limonammo come due adolescenti alle prime esperienze, era piena di amore e dolcezza nell’avvinghiare la sua lingua alla mia.
Tornai giù sul suo cazzo con l’intento stavolta di inghiottirlo tutto e incitato da lei: “Dai! Tutto in bocca! Fammi vedere quanto sei troia!”
E questa volta ci riuscì arrivando col naso sulla peluria pubica appena accennata.
Ripetetti l’operazione più volte, guardandola in faccia e facendogli capire che ero molto soddisfatto di esserci riuscito, quasi fosse una prova d’amore, ma in realtà nei giorni seguenti mi arrovellò il dilemma di dove potevo aver messo tutto quel cazzo.
Ad un certo punto la sua eccitazione stava raggiungendo il massimo e cominciò a fottermi in bocca sempre più velocemente con colpi sempre più violenti, sicuro che più di così quella mazza non sarebbe potuta lievitare e contrariamente alla mia abitudine di farmi prendere quasi contro la mia volontà, gli supplicai: “Vuoi scoparmi il culetto?”
La sua risposta fu ovvia e mi causò una crescente eccitazione in quanto realizzai che il momento in cui il mio culo sarebbe stato sfondato era prossimo; mi guardò con occhi colmi di desiderio e mi annunciò:” Ma Certo che ti voglio scopare!”
Mi spinse all’indietro sulla schiena invitandomi a posizionarmi in maniera ginecologica con le gambe larghe: “Dai mettiti qui, giù! Così!“
Mi sollevò le gambe afferrandole per le caviglie, si girò verso un mobiletto da cui prelevò del lubrificante di una nota marca da un contenitore di forma fallica, se ne versò un pochino sulle due dita anulare e medio e sorridendomi disse: “Se no faccio male!”
Me lo spalmò delicatamente dal basso verso l’alto sul buchetto pulsante, dopo qualche sapiente massaggio con le dita al buchetto per rilassarlo, indugiò col dito medio e rivolto il palmo della mano verso l’alto entrò lentamente ma decisamente in me; quando capi che era il caso di aumentare lo spessore dell’accenno di penetrazione, aggiunse anche l’anulare entrando completamente con le due dita e roteando il polso a guisa di trivella, allargandomi ben bene per preparare la strada alla sua verga esagerata.
Quando pensò che il trattamento fosse stato più che adeguato, ripose il lubrificante e prese un preservativo che si srotolò abilmente sull’asta tesa, continuando a fissarmi in modo dapprima malizioso e poi quasi minaccioso, continuando ad alimentare un’attesa spasmodica che fece salire in maniera esponenziale il mio desiderio di prenderlo, essere aperto, sfondato, magari anche con un pizzico di violenza, di sentirmi finalmente il culo spaccato da quel bastone nero e duro.
La lusingai: “Sei bellissima, lo sai?”
Sempre col suo malizioso sorrisino sulle labbra rispose: “Grazie tesoro!”
Quando finì di coprirsi per bene il cazzo con la protezione, il mio sfintere ormai pulsava voglioso e impaziente di essere violato; cominciò a segarselo per tenerlo il più rigido possibile e finalmente si rivolse a me in maniera decisa:” Dai! Vieni che ti scopo!”
E così dicendo mi sollevò ancora di più le gambe appoggiando la cappella sul pertugio e premendo in maniera delicata, ma nello stesso tempo decisa; la voglia di essere preso mi portò a spingere decisamente il culo verso di lei, ebbi un sussulto e lei mi tranquillizzò:” Piano!”
Mi chiese con tono di scherno: “Sei vergine?”
Non risposi.
Piano piano, colpetto dopo colpetto, la sua asta che sembrava non finire mai di entrare, sprofondò completamente nel mio povero culo riempiendomi tutto e facendomi sentire una vera cagna in calore, tanto dall’incitarla: ”Si! Cosi! Brava! Uhm.. lo sento dentro!”
Cominciò a battere l’inculata più velocemente e a gemere mentre lo ritraeva e lo riaffondava, la supplicai: “Scopami!”
Ero sempre supino, mi tenne sollevata una sola gamba facendomi girare sul fianco, aprendomi ulteriormente con affondi sempre più martellanti; aumentò il vigore dei suoi colpi i suoi respiri si fecero sempre più affannosi, dovetti frenarla sussurrandogli:” Piano! Piano! Piano! Piano!
La sua grossa nerchia si fece strada nel mio intestino come un coltello sarebbe affondato nel burro, in profondità fino alle viscere; lo ritrasse fino a farlo uscire completamene per poi lentamente riaffondarlo; ripetette più volle il movimento fino ad entrare in me completamente e sempre più in profondità, lo sentivo ora in pancia, ora rifarsi largo tra le pieghe del mio sfintere, senti il mio pertugio allargarsi come mai lo avevo sentito, guaivo e godevo come una cagna in calore, riempito da quel magnifico e nerboruto cazzo nero.
Mi sbatteva come si sarebbe dovuto sbattere una vera puttana, senza ritegno e senza riguardo, sempre più veloce e con colpi sempre più violenti; la mia rosellina si apriva e si richiudeva attorno alla sua asta turgida, mi sentivo dilatato, aperto, dilaniato ma godevo come una troia; l’impellente desiderio di essere impalato mi trascinava come in un mondo nuovo, quasi mi estraniassi dal corpo per elevarmi ad un livello superiore, fuori dalla realtà ordinaria, solo un gran bel cazzo nel culo mi faceva sentire così e il sentirmi tutt’uno con il corpo di Arianna che entrava in me.
Da dietro, sdraiati su un fianco, mentre teneva ben piantata la sua verga nel mio povero culetto, mi mordicchiò un capezzolo provocandomi dolore volontariamente, poi mi afferrò il cazzo e cominciò a segarlo furiosamente.
Persi contatto con la realtà e la implorai:” Sborrami nel culo!”
Mi rigirò mettendomi nuovamente alla pecorina, vedere il suo cazzo ricurvo alla sua massima estensione roteare nell’aria, un palo ricoperto dal preservativo, tutto unto dal lubrificante che mi aveva spalmato sul buchetto aumentò a dismisura la mia libidine già alle stelle.
Mi prese nuovamente da dietro spingendolo dentro tutto agevolmente fino alla base, Il suo palo di carne mi devastò l’ano per una decina di minuti, aumentò la violenza e poi la velocità della monta.
La incitai:” Si così! Dai!”
Mi tenne per i fianchi nella classica posizione della monta alla pecorina, a volte sbattendomi velocemente e a volte lentamente ma in profondità fermandosi per qualche secondo con il cazzo dentro al massimo, godeva e ansimava cambiando spesso il ritmo, mi lusingava:” Gustoso! Così! Piano! Gustoso!”
Poi rimase ferma, quasi per riprendere energie, allora fui io a spingere indietro il culo per far sprofondare quella nerchia all’interno, non potevo restare senza, sentivo un vuoto che desideravo riempire.
Andai indietro e avanti sul suo cannone fermo e rigido, lei si complimentò:” Che bravo che sei!”
Poi mi rigirò nuovamente sulla schiena e riprese a sbattermi sempre più veloce ansimando, mi inculò per altri buoni cinque minuti facendomi a pezzi il culo.
Mi presi in mano il cazzo e cominciai a masturbarmi velocemente, ripresi ad incitarla:” Riempimi di sborra amore!”
E così dicendo mi sborrai io sul ventre, mentre la sua verga affondava nei miei intestini.
Si ritrasse sfilando il cazzo dal mio culo e con tono minaccioso ma nello stesso tempo voluttuoso mi annunciò:” Ti sborro in bocca!”
Velocemente si liberò del preservativo e mi si posizionò di fianco con il suo palo proiettato sopra la mia faccia menandolo velocemente e furiosamente con il chiaro intento di affogarmi nella sua sborra.
Mi sussurrò con voce quasi soffocata, segno che stava ormai arrivando all’esplosione finale: “Dai ciuccialo! Ciuccialo!”
Tirai fuori la lingua titillandogli e inghiottendo solo la cappella, poi mi misi in vigile attesa della sua imminente esplosione, ansimò più volte menandoselo furiosamente, ed ecco finalmente schizzare della cappella paonazza il primo copioso getto del suo denso piacere mentre contemporaneamente si lasciò andare ad un intenso urlo di soddisfazione per l’orgasmo raggiunto, il primo potente schizzo mi irrorò tutta la faccia e fu seguito da altri quattro o cinque di abbondante portata, sborrò come una fontana, mi scaricò in bocca un mare di sborra, vedevo i fiotti di sperma proiettati nell’aria cadermi in bocca e su tutto il volto, finita l’eruzione accostò la sua nerchia alle mie labbra strizzandolo per non farmene perdere neppure una goccia.
Fuori di me gli intimai:” Dammelo in bocca!”
Avvolsi ancora la sua cappella con le labbra ciucciandola come un neonato ciuccia il seno della madre. mugolai con il ciucciotto tra le labbra mentre la sborra mi colava in maniera esagerata dal viso: “mm., mmm!”
Dopo averglielo prosciugato per bene, me lo tolse dalla bocca e me lo strisciò su tutto il volto insultandomi bonariamente: “Sei un porco! Porco!”
Con un dito raccolse tutto il seme sparso sulle guance e sulle altre parti del viso, me lo rimise in bocca intimandomi di inghiottire tutto fino all’ultima goccia, poi mi schiaffeggiò delicatamente apostrofandomi ancora:” Porco! Porco!”
Mi assopii ricoperto di sborra, quando mi ridestai lei mi stava pulendo con dei fazzolettini di carta indicandomi il bagno dove avrei anche potuto fare la doccia se l'avessi ritenuto necessario.
Fu una delle giornate più straordinarie che abbia mai vissuto dal punto di vista sessuale, grazie mamma, mille grazie, non scorderò mai Arianna, oggi è ancora viva nei miei pensieri, la rividi solo un paio di altre volte e non so oggi che fine abbia fatto, ma quando rivivo quei momenti la mano mi va subito sul cazzo cominciando a muoverlo su e giù, la cappella fa capolino dalla pelle che la ricopre e sono costretto a trovare di corsa un posto tranquillo dove potermi segare.
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