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Il Ritorno della Cacciatrice
Gigibum
04.04.2026 |
692 |
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"Lei prese il caffè "corretto", mi guardò con quegli occhi da cacciatrice che ormai avevo imparato ad amare e lo bevve tutto d'un fiato, leccandosi poi le labbra con una malizia infinita..."
Il secondo incontro con Elena non ebbe nulla della timidezza o dei dubbi del primo. Ormai il ghiaccio era stato spezzato da quella notte folle e torbida; sapevo che con lei non c’erano confini, né regole, solo un’esplosione di istinti che chiedevano di essere liberati. Se Vanessa era stata la mia iniziazione sentimentale e profonda, Elena era diventata la mia tempesta di piacere crudo.Quando arrivai da lei, Elena mi aspettava già sulla porta. Non c’erano chiacchiere stavolta. Mi prese per la collana e mi trascinò dentro, sbattendomi contro il muro del corridoio. Sentivo il suo corpo sodo premere contro il mio, e il profumo del suo gel lubrificante si mescolava a un profumo speziato che mi mandava il cervello in tilt.
"Ti sei ricordato il sapore del mio caffè?" sussurrò con un sorriso malizioso, mordicchiandomi il labbro inferiore finché non sentii il sapore del sangue.
Non arrivammo nemmeno in camera. Mi spinse sul divano in pelle nera e si sbarazzò dei miei vestiti con una furia animalesca. Elena era una predatrice e quella sera voleva banchettare. Si mise sopra di me, nuda e fiera, mostrando quel corpo che era un inno alla tentazione. Mi fece lavorare con la bocca finché non fui duro come il marmo, poi, senza usare le mani, si abbassò lentamente su di me, impalandosi con un gemito che sembrava un ruggito.
Iniziò a cavalcarmi con una violenza inaudita. Il rumore della pelle che batteva contro la pelle riempiva la stanza. La vedevo scuotersi, i capelli che le coprivano il viso, mentre io le stringevo i fianchi così forte da lasciarle i segni delle dita. Era una lotta di potere, un incastro perfetto di carne. Quando sentii che stava per arrivare al limite, mi afferrò i capelli e mi costrinse a guardarla: venne con una scarica che le scosse tutto il corpo, inondandomi il petto e il ventre con schizzi caldi e prepotenti. Io esplosi un istante dopo, svuotandomi completamente mentre lei si accasciava su di me, ansimando.
Ma non era finita. Dopo qualche minuto di respiro pesante, sentii la mia forza tornare. La sollevai di peso dal divano e la portai in camera. Era il mio turno. La sbattei sul letto a pancia in giù, sollevandole il bacino con un cuscino.
"Hai giocato abbastanza, Elena," le dissi all'orecchio con voce ferma.
Presi il gel e la preparai con dita decise, senza troppa cerimonia. Lei gemeva, cercava il contatto, implorava. Quando entrai in lei, lo feci con tutta la mia potenza. La scopai per quasi un'ora, un ritmo incessante che non le lasciava tregua. La giravo, la rigiravo, cercavo ogni sua reazione. Sentivo le sue viscere stringersi attorno a me, sentivo che era completamente mia. Ogni volta che sembrava cedere, la riportavo su con un bacio profondo, finché non venimmo insieme in un groviglio di gambe e lenzuola sudate.
L’Epilogo: Il Sigillo Finale
La mattina dopo, la scena della cucina si ripeté, ma con una consapevolezza diversa. Mentre l'acqua della doccia scorreva ancora calda sulla nostra pelle, ci ritrovammo di nuovo davanti alla macchina del caffè. Elena era seduta sul bancone, le gambe spalancate, mentre io sorseggiavo la mia tazzina guardandola.
Senza dire una parola, posai il caffè, la presi per le cosce e la possedetti un’ultima volta lì, tra lo zucchero e i cucchiaini. Fu una penetrazione veloce, intensa, carica di tutto il desiderio accumulato nella notte. Quando sentii il seme risalire, mi staccai e venni direttamente nella sua tazzina fumante.
Lei prese il caffè "corretto", mi guardò con quegli occhi da cacciatrice che ormai avevo imparato ad amare e lo bevve tutto d'un fiato, leccandosi poi le labbra con una malizia infinita.
"V.è stata il tuo passato," mi disse posando la tazzina, "ma io sono il tuo vizio."
Uscii da quella casa con le gambe che tremavano e un senso di pienezza assoluta. Sapevo che V. sarebbe rimasta sempre nel mio cuore, ma Elena aveva preso possesso del mio corpo, trasformando ogni incontro in un campo di battaglia dove l'unico vincitore era il piacere più estremo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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