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Il Sapore dell’Appartenenza


di Membro VIP di Annunci69.it Gigibum
04.04.2026    |    606    |    1 9.6
"Prendimi tutta!" gridava, mentre io continuavo a colpire profondo, sentendo la sua compattezza che mi stringeva come in una morsa..."
Il terzo incontro non fu solo un appuntamento, fu l'ingresso ufficiale nel suo mondo. La promessa di quella cena era rimasta sospesa tra noi come un filo invisibile che mi tirava verso di lei ogni giorno di più. Quando arrivai, non c’era solo l'eccitazione carnale nell'aria, ma il profumo avvolgente di un sugo che sobbolliva in cucina e un’atmosfera che sapeva di casa, di segreti condivisi e di un’intimità che stava superando i confini del letto.
Salii le scale con una pianta di orchidee sottobraccio, un gesto che mi venne spontaneo, quasi a voler ringraziare Vanessa per come stava trasformando i miei diciannove anni. Quando aprì, rimasi senza fiato: indossava un grembiule corto di lino sopra una lingerie di pizzo bianco che creava un contrasto divino con la sua pelle scura. Mi diede un bacio a fior di labbra, un bacio che sapeva di accoglienza e di una dolcezza che mi fece vibrare l’anima.
Mangiammo in cucina, tra una chiacchiera e l’altra. Mi aveva preparato un piatto di pasta che sapeva di tradizione, e mentre sorseggiavamo del vino rosso, mi resi conto che guardarla parlare, gesticolare e ridere era eccitante quanto vederla nuda. Mi raccontò della sua vita, delle sue sfide, della sua forza. Io la ascoltavo rapito, sentendo che sotto quella scorza di sensualità c'era una donna incredibile.
Sotto il tavolo, però, i suoi piedi cercavano i miei. Il gioco si fece presto serio. Mi alzai, feci il giro della tavola e la presi per i fianchi mentre era ancora seduta. La baciai con una fame nuova, mescolando il sapore del vino a quello del suo desiderio. La sollevai di peso e la portai in camera, mentre lei mi cingeva il collo con le braccia, sussurrandomi quanto mi avesse desiderato in quella settimana.
Questa volta non perdemmo tempo. Volevo onorare quel corpo che mi faceva impazzire. La spogliai con una foga quasi selvatica, gettando i vestiti ovunque. La feci stendere sul letto, mi misi tra le sue gambe e iniziai a divorarla con gli occhi. Presi il controllo totale: la penetrai con una forza e una decisione che la fecero urlare di piacere.
Ero il suo "toro da monta", e quella sera volevo dimostrarglielo più che mai. Le stringevo i seni, affondando le dita nella carne mentre il mio bacino sbatteva contro il suo con un ritmo ossessivo, primordiale. Vanessa inarcava la schiena, i capelli sparsi sul cuscino, e mi incitava con parole che mi facevano ribollire il sangue.
"Sì, così... prendimi tutta!" gridava, mentre io continuavo a colpire profondo, sentendo la sua compattezza che mi stringeva come in una morsa. Venni dopo venti minuti di pura estasi, crollando su di lei mentre il sudore ci incollava i corpi.
Dopo qualche minuto di respiro, Vanessa mi rotolò sotto di lei. Il suo sguardo era cambiato: era diventato predatore, ma carico di una tenerezza che solo lei sapeva avere.
"Stasera," sussurrò passandomi la lingua sul lobo dell'orecchio, "voglio che tu senta quanto mi appartieni."
Mi misi a pancia in giù, stringendo il cuscino tra le mani. Sentii il gel fresco, poi le sue dita che giocavano con me, esplorando la mia porta con una maestria che mi faceva perdere il contatto con la realtà. Quando sentii la sua cappella di 18 centimetri appoggiarsi, un brivido mi percorse tutta la colonna vertebrale. Entrò con una spinta fluida, riempiendomi completamente.
Iniziò a cavalcarmi con un ritmo forsennato. Sentivo le sue palle che sbattevano ritmicamente contro le mie natiche, un suono che ormai era diventato la mia melodia preferita. Mi girò la testa per baciarmi mentre mi possedeva, infilandomi la lingua in bocca per soffocare i miei gemiti. La stimolazione era così intensa che, di nuovo, venni copiosamente senza che nessuno mi toccasse il cazzo, macchiando le lenzuola pulite. Lei non si fermò; continuò a spingere, a cercare il fondo della mia anima, finché non sentii il suo profilattico tendersi e gonfiarsi dentro di me in un’eiaculazione che sembrò non finire mai.
Restammo incastrati l'uno nell'altra per mezz'ora buona, parlando a bassa voce nel buio della stanza. Non andai via quella notte. Dormimmo abbracciati, con la sua testa sul mio petto e la mia mano che accarezzava il suo fianco.
La mattina dopo, ci svegliammo con la luce del sole che tagliava la stanza. Facemmo colazione nudi in cucina, scherzando sulla cena della sera prima e su quanto fossimo stati selvaggi. Mentre mi rivestivo per tornare alla mia "vita normale", Vanessa mi guardò sulla porta.
"Sai," disse sistemandomi il colletto della camicia, "non sei più solo un ragazzo che passa di qui. Sei diventato una parte del mio equilibrio."
Scesi le scale con le gambe ancora un po' tremanti e il sorriso di chi ha capito che quel terzo piano non era più una meta proibita, ma il luogo dove stavo imparando a essere uomo.
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