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L’Ultimo Battito del Terzo Piano


di Membro VIP di Annunci69.it Gigibum
04.04.2026    |    589    |    3 9.5
"Vanessa non è stata solo una trans incontrata per caso; è stata l'architetto del mio piacere e la custode di una parte della mia anima che nessun altro potrà mai toccare..."
Ecco il capitolo finale, un racconto che trasuda malinconia, desiderio e quella strana, bellissima forma di fedeltà che lega due persone che si sono scoperte l’anima attraverso la pelle.
L’aria nell’appartamento era diversa quel pomeriggio. Non c’era il solito profumo di incenso o il vapore del caffè; c’era l’odore aspro del nastro adesivo e il vuoto degli scatoloni impilati. Vanessa mi aspettava sulla soglia, ma non era la solita accoglienza. C’era un velo di tristezza nei suoi occhi lucidi, un’ombra che rendeva la sua bellezza ancora più struggente.
"Mi trasferisco tra due giorni," mi disse, e il mondo sembrò fermarsi. Quelle scale che avevo salito con il cuore in gola a diciannove anni, ora sembravano portarmi verso un addio che non ero pronto a pronunciare.
Non ci furono preamboli. Ci guardammo in quel salotto spoglio e l’attrazione esplose con una violenza che non avevamo mai provato prima. Era la fame di chi sa che il tempo sta scadendo. La presi per le spalle e la spinsi contro una pila di cartoni, baciandola con una disperazione carnale. Le mie mani corsero subito sotto i suoi vestiti, cercando quella pelle ambrata che conoscevo a memoria, quel calore che era stato il mio rifugio.
Ci trascinammo in camera, dove era rimasto solo il materasso nudo sul pavimento. La spogliai con le mani che tremavano, non di paura, ma di un’urgenza elettrica. Volevo imprimere ogni sua curva nei miei polpastrelli. La feci girare, ammirando per l’ultima volta quella schiena perfetta sotto la luce di quel tramonto che entrava dalle tapparelle.
La penetrai con una foga cieca, quasi possessiva. Ero il suo toro, sì, ma ero un toro ferito dall'imminente distacco. Le stringevo i seni con una forza che la faceva inarcare, affondando in lei con colpi profondi, viscerali, che cercavano di colmare il vuoto che si sarebbe creato tra noi. Ogni mio respiro affannato era un grido silenzioso. Sentivo il suo corpo accogliermi, stringermi, implorarmi di non fermarmi. Venni con un’intensità devastante, un’esplosione di sperma e di emozione che mi lasciò tremante, ancorato a lei come se potessi fermare il tempo.
Ma il nostro rito non era completo. Vanessa si girò, mi prese il viso tra le mani e mi baciò con una dolcezza che mi fece male al petto. "Adesso lasciati andare a me, per l'ultima volta qui," sussurrò.
Mi distesi, offrendole tutto me stesso. Lei si prese cura di me con una devozione quasi sacrale. Sentire i suoi 18 centimetri lubrificati entrare piano in me, mentre mi sussurrava parole dolci nell'orecchio, fu un’esperienza che trascendeva il sesso. Era un atto di fiducia totale. Iniziò a cavalcarmi con un ritmo che mescolava la forza alla grazia, guardandomi dritto negli occhi.
Vedevo nei suoi occhi il riflesso del ragazzo che aveva visto crescere, e lei vedeva nei miei l'unica persona che l'aveva accettata e amata senza riserve sin dal primo istante. La stimolazione della prostata mi portò di nuovo a quel piacere involontario, violento: venni senza toccarmi, sporcandomi il petto mentre lei affondava in me, cercando il mio centro. Quando anche lei raggiunse il culmine, sentii il profilattico tendersi nelle mie viscere e il suo peso crollare su di me. Restammo così, in silenzio, mentre l’oscurità avvolgeva la stanza vuota.
Oggi sono passati anni. Vanessa vive in un'altra città, ha una vita nuova e un fidanzato che la accompagna da tanto tempo. Ma la nostra storia non è finita in quella stanza tra gli scatoloni.
Ci sentiamo ancora, quasi ogni giorno. Ci scriviamo messaggi che vanno oltre il banale "come stai". Ci confidiamo paure, sogni e nostalgie. E poi, inevitabilmente, arriva quel momento: un suo viaggio per lavoro, un mio passaggio nella sua città.
Quando ci rivediamo, è come se una molla compressa scattasse all'improvviso. Non c'è imbarazzo, non c'è il peso degli anni trascorsi. Ci chiudiamo in una stanza d'albergo o a casa sua e il mondo esterno sparisce.

Lei ha il suo uomo, io ho la mia vita, ma quando i nostri corpi si toccano, torniamo immediatamente a quel terzo piano.

Non possiamo fare a meno di riassaporarci. Le mie mani ritrovano i suoi seni, la mia bocca cerca la sua pelle, e lei mi accoglie con quella solita, fenomenale delicatezza. La penetro ancora come quel diciannovenne affamato, e mi lascio possedere da lei con la stessa adorazione. Studiamo come il tempo ha reso le nostre carezze più consapevoli, ma mai meno eccitanti.
È un legame clandestino e sacro allo stesso tempo. Lei mi accarezza il cazzo come se fosse la cosa più bella che avesse mai visto, proprio come quella prima volta, e io continuo a vederla come la creatura perfetta che mi ha insegnato cosa significhi davvero godere. Vanessa non è stata solo una trans incontrata per caso; è stata l'architetto del mio piacere e la custode di una parte della mia anima che nessun altro potrà mai toccare. E finché avremo respiro, continueremo a cercarci, a studiarci e a perderci l'uno nell'altra.
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