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La bustina dei messaggi
Robybo
27.10.2025 |
1.921 |
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"Mi risponde sempre carinamente, apprezza il mio stile e il pensiero che conservo di lei..."
Ci sono storie che rimangono incompiute, nascono, sembrano produrre effetti che indirizzano in direzioni inimmaginabili, ma poi rimangono sospese, intraducibili nel punto in cui si sono arenate. Voglio raccontare una di queste incompiute, perché mi è rimasta incagliata tra i ricordi, i rimpianti e il mistero che non si svela, ma rimbalza talvolta nella testa, enigmatico e inquietante.
Prima devo fare una breve introduzione al mio essere innamorato di una femminilità che non appartiene ai canoni tradizionali che inneggiano a fascino, sensualità o qualcuno direbbe porcaggine, forme sinuose che lasciano immaginare una irresistibile attrazione del corpo.
Quando incontro una donna genetica o una donna che non è nata tale, sono sempre i primi tre/quattro secondi a decretarne il reale interesse. Due particolari sugli altri mi possono abbagliare, fino a farmi confondere, a provocarmi un’emozione che mi rende felice e desidero conservare.
Ciò premesso, stavo sfogliando pigramente i profili caricati su A69, quando vedo accendersi la bustina dei messaggi. Una trav del Nord, senza feedback, con poche amicizie, ma con foto esplicite che mostrano un corpo minuto, reso luminoso da una pelle bianco latte e liscia come seta, un culetto burroso, tutte occultano il viso, l’insieme è comunque attraente e devo ammettere che lo ammiro per la prima volta.
Il personaggio è descritto come amante di uomini “maturi” con cui vivere incontri dove predilige l’essere dominata, in un lasso di tempo che non sia il solo svuotamento di coglioni, prendendosi cura di ogni attenzione che ordina il padrone.
Mi è capitato di leggere altri profili simili e di averli considerati non propriamente adatti alla mia predilizione di agire da maschio che comanda le operazioni sì, ma senza particolari esperienze di sottomissione.
Noto subito che non mi ha spedito un testo, ma un vocale e qui partono quei tre/quattro secondi a cui accennavo in precedenza e che mi inchiodano alle cuffie dove la sua voce da cerbiatta in calore, da musa incantata dal proprio mentore, sciorina alcuni complimenti relativi ad un mio racconto pubblicato nella sezione apposita.
Sa parlare con piena padronanza di uno stile elegante, dove i vocaboli e i verbi sono scelti con cura, sempre appropriati, anche quando sono intercalati da espressioni esplicite della sessualità.
E’ un modo di rapportarsi molto sensuale perché predispone al coinvolgimento, al desiderio di complicità, ribattendo le sue affermazioni, per tenerle testa e farle capire che ho accettato la sfida e intendo vincerla.
Seguono alcune mie risposte, alle quali lei unisce complimenti e quelli che io interpreto essere ammiccamenti per approfondire una conoscenza che merita di essere portata ad un contatto reale.
Il dialogo prosegue, gli argomenti sono vari, c’è ammirazione reciproca con quel suo tono di voce così suadente in una femminilità che appare innata, non costruita da zero, ma arricchita in corso d’opera.
Accennavo all’inizio ai due caratteri che mi possono fare deragliare da un apparente gradimento nella conoscenza e nulla più. Se al timbro di voce che ammalia, si abbina uno sguardo che sa di timido approccio, di vissuto reale, di occhi che non conoscono maschera perché accompagnano verità da svelare qualunque sia il prezzo, beh allora sono cavoli miei, perché quella donna è entrata dentro di me e occupa un posto che considera meritatamente conquistato.
Per questo le chiedo di mandarmi alcune sue foto, dichiarandomi ovviamente disponibile ad inviarle immagini del sottoscritto. Lei è veloce ad allegare una clip dove, alla pecorina, mostra un dildo né piccolo, né grande che con sapienti movimenti del bacino fuoriesce dal suo roseo orifizio e si deposita sulle lenzuola.
Non è volgare, è in una luce particolarmente scenica, sembra una performance recitata con dedizione e cura del ruolo e ne sono ammirato anche se comprendo che desidera mantenere la riservatezza del volto, non fidandosi di uno sconosciuto con cui dialoga da poco tempo.
Anche nei giorni seguenti, il nostro dialogo prosegue e mi accorgo che attendo sempre più impaziente il momento di collegarmi in orario serale per sentirmi avvolto dai suoi vocali.
Sono arrivato alla decisione di annunciarle che prenderò il treno i prossimi giorni per incontrarla, E’ l’avvenimento che desidero di più: mi basta un indirizzo, mi procurerò un mazzo di rose, mi vestirò elegante, farò di tutto per compiacerla e imparerò subito ad essere il suo “signore” se è ciò che vuole, anche perché pure io lo desidero con tutte le mie forze.
Cosa mi è successo? E’ la prima volta che faccio visita ad una donna come lei? No, ma forse stavolta è diverso. La desidero follemente, ma so che potrei innamorarmene e mentre scrivo questo, so già di avere sbagliato perché lei non vuole un fidanzato, vuole un maschio che la scopi prima nella testa, anzi quello è la cosa più importante a cui ambisce.
Non guardo più gli altri profili, immagino come trattarla da schiava che mi prega di essere legata, affinché io possa dare libero sfogo alle mie perversioni, farla gemere di piacere e di dolore, poi, quando mi appare esausta e soddisfatta, tenerla in un abbraccio rassicurante e riconoscente.
Come un fulmine a ciel sereno, il suo ultimo vocale è il ringraziamento per quanto ci siamo scambiati e l’annuncio che la nostra liason finisce qui per la distanza che io interpreto non solo stradale.
Non ho la forza di chiedere, forse ne sono già innamorato e allora voglio che sia felice. Forse ha conosciuto un altro, più padrone di me, più vicino a lei, più disponibile ad accorrere quando il desiderio strizza la mente.
Le ho scritto due o tre righe in occasione del Capodanno. Per carità, niente malinconia solo sinceri auguri di una vita con quella dose di adrenalina che la giustifica. Mi risponde sempre carinamente, apprezza il mio stile e il pensiero che conservo di lei.
Qualche volta, di notte, quando il sonno si interrompe per motivi sconosciuti, penso a quella bustina che si era illuminata nel mio account e magari succederà di nuovo. C’è stato un inizio, c’è stata una fine o era un sogno? Lo hanno scritto in tanti: gli amori più belli sono quelli non vissuti…….
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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