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trans

La sottomissione continua


di Membro VIP di Annunci69.it collantuomo91
10.04.2026    |    77    |    1 6.0
"Gli uomini pagano per guardare, per toccare, per essere parte di qualcosa che non possono possedere altrove..."
Fase 5: L'Altare della Carne e della Seta
​La camera padronale era un tempio di specchi e ombre, illuminato solo da decine di candele nere che proiettavano riflessi danzanti sulle pareti di seta bordeaux. L’aria era densa, satura del profumo di cera calda e del cuoio dei mobili. Quando Lucia e Sara varcarono la soglia, trovarono Seta esattamente dove doveva essere: prostrata ai piedi del letto, con la fronte che toccava il pavimento e il respiro che faceva vibrare il pizzo del suo grembiule bianco.
​«Guarda come ci aspetta, Sara,» sussurrò Lucia, la sua voce era un graffio di velluto nell’oscurità. «Sembra quasi che implori di essere spezzata.»
​L'Inibizione Totale: Il Vincolo
​Senza una parola, le due regine iniziarono il loro rituale. Lucia afferrò una lunga corda di seta rossa, mentre Sara bloccò le braccia di Seta dietro la schiena. Con una maestria crudele, Lucia intrecciò i nodi dello shibari attorno al busto di Seta, stringendo il nastro proprio sotto il reggiseno imbottito, costringendo il petto in fuori e le spalle indietro in una posa di perenne offerta. Le gambe di Seta, ancora fasciate nei collant con la riga, vennero divaricate e fissate alle colonne del letto con manette di cuoio foderate di pelliccia.
​Seta era ora un’opera d’arte immobile, completamente inibita, incapace di muovere un muscolo senza il permesso delle sue padrone.
​Il Sadismo di Lucia: Fuoco e Ghiaccio
​Lucia si avvicinò al comodino e prese una candela la cui cera, sciogliendosi, emanava un odore di vaniglia e fumo. Con un sorriso predatore, inclinò il braccio. Una goccia di cera bollente cadde sulla pelle liscia della coscia di Seta, proprio sopra l'elastico dei collant.
​Seta emise un gemito strozzato, un mix di dolore acuto e piacere elettrico.
«Non urlare, Seta. Assapora il calore della mia proprietà,» ordinò Lucia, mentre Sara passava un cubetto di ghiaccio lungo la colonna vertebrale della schiava, creando un contrasto termico che fece tremare ogni fibra del corpo di Seta.
​Sara prese allora un frustino corto, dalla punta sfrangiata in pelle sottile. «Ha la pelle così vellutata, Lucia. Merita un segno del nostro passaggio.»
Lo schiocco del frustino sulla pelle scoperta delle natiche, appena sollevate dal vestito da cameriera, fu secco come un tuono. Seta inarcò la schiena, le lacrime agli occhi che brillavano come diamanti sotto il trucco pesante. Era in estasi, il suo corpo rispondeva a ogni stimolo con una violenza che non aveva mai conosciuto da uomo.
​L'Apice del Potere
​Lucia e Sara, nude e superbe nei loro soli collant velatissimi e tacchi assassini, iniziarono a usare il corpo di Seta come il loro giocattolo comune. Mentre Lucia cavalcava i fianchi di Seta, premendo il proprio nylon contro quello della schiava in un attrito eccitante, Sara si posizionò davanti al viso di Seta, offrendole i propri piedi da adorare.
​«Vedi, Seta? Questo è il tuo paradiso e il tuo inferno,» mormorò Lucia, mentre le sue mani esperte esploravano i confini del piacere di Seta attraverso il pizzo e il nylon. Il sadismo di Lucia non conosceva limiti: alternava morsi feroci sulle spalle a baci dolcissimi, portando Seta sull'orlo del baratro e tirandola indietro all'ultimo istante.
​Il Culmine Corale
​La tensione nella stanza divenne insostenibile. Il sudore faceva brillare i corpi sotto la luce delle candele. Lucia e Sara si unirono in un abbraccio frenetico sopra il corpo martoriato di piacere di Seta, che ormai non era più un essere umano, ma un puro nervo scoperto.
​Il ritmo accelerò. I sospiri di Lucia e le grida soffocate di Sara si mescolarono ai gemiti disperati di Seta. Lucia afferrò i capelli della parrucca di Seta, tirandole la testa all'indietro per costringerla a guardare lo spettacolo della loro gloria.
​In un istante di sincronia assoluta, il piacere esplose. Lucia si irrigidì, urlando il nome di Sara mentre il culmine la travolgeva; Sara si inarcò contro Seta, perdendo ogni controllo. E Seta, sotto il peso e la bellezza delle sue due dee, sentì la propria virilità negata eppure celebrata esplodere in un orgasmo violento e liberatorio, che macchiò la seta dei suoi stessi collant.
​Rimasero così, per minuti che sembrarono ore, nel silenzio della villa, rotto solo dai respiri affannosi. Le candele si stavano spegnendo. Seta, ancora legata e tremante, guardò le sue padrone con una devozione che rasentava la follia. La notte di fuoco era finita, ma la vita di Seta come loro eterna schiava era appena cominciata
Fase 6: Il Prezzo della Grazia
​L'Eclissi dei Sensi
​La notte nella camera padronale non era finita con l'orgasmo, ma con una lenta, caldissima deriva. Prima di abbandonarsi al sonno, Lucia e Sara avevano condotto Seta sotto il getto della doccia. L'acqua bollente scivolava sui loro corpi ancora scossi, lavando via il sudore ma non l'odore del desiderio. Lucia, con una spugna di mare, aveva accarezzato la pelle arrossata di Seta, un gesto che oscillava tra la cura di un oggetto prezioso e il possesso assoluto.
​Poi, il rito del nylon. Non pigiami comuni, ma tute intere in nylon 15 denari, leggere come respiri. Si erano distesi nel letto immenso. Seta, al centro, sentiva il calore di Lucia a sinistra e quello di Sara a destra. Le loro gambe, velate da quel tessuto scivoloso, si intrecciavano alle sue, creando un fruscio ipnotico a ogni minimo movimento. Seta era immerso in un bozzolo di seta sintetica, il naso affondato nel profumo dei capelli di Lucia, le mani di Sara che gli accarezzavano i fianchi. In quel groviglio di membra e nylon, il confine tra i tre si era annullato, portandoli in un sonno denso e profondo.
​L'Inverno di Lucia: Disciplina e Pelle
​Alle nove del mattino, il paradiso svaporò. Sara era uscita, lasciando un bacio silenzioso sulla fronte di Seta. Ma Lucia era sveglia, e il suo sguardo non era più quello della notte. Indossava una tuta in pelle nera che scricchiolava a ogni respiro, aderente come una corazza, e stivali dal tacco a spillo che battevano sul marmo con la precisione di un plotone d'esecuzione.
​«In piedi, Seta. La ricreazione è finita.»
​L'addestramento fu un calvario di ore infinite. Lucia aveva imposto a Enzo una collaretta con una minigonna in vinile così corta da essere puramente simbolica; sotto, autoreggenti bianchi lucidi che stringevano le cosce levigate. Il contrasto tra la purezza del bianco e il nero spietato della pelle di Lucia era un monito costante.
​Iniziò con un tacco 5. «Cammina,» ordinava Lucia, seguendolo come un’ombra. Ogni volta che Enzo inclinava la caviglia, ogni volta che il suo passo tradiva l'incertezza maschile, il frustino di cuoio di Lucia fischiava nell'aria. Lo schiocco sulle natiche scoperte era un lampo di fuoco che strappava gemiti strozzati. Il dolore era acuto, ma la scia di calore che lasciava sulla pelle, mista all'umiliazione di essere osservato con tale disprezzo, alimentava un'eccitazione oscura e inarrestabile nel petto di Enzo.
​«Ancora. Più sinuosa. Non sei un soldato, sei la mia creatura!» urlava Lucia.
​Passarono al tacco 8, poi al 10, fino al fatidico tacco 12 a spillo. Le dita dei piedi di Enzo erano contratte, l'arco plantare urlava per lo sforzo, i polpacci erano tesi fino allo spasmo. Il tempo sembrava essersi fermato in quel corridoio infinito. Lucia era cattiva, metodica; usava la punta dello stivale per correggere la posizione delle sue ginocchia e il frustino per raddrizzargli la schiena. Enzo piangeva in silenzio, ma ogni lacrima era un tributo alla potenza della sua Padrona. Verso le sei del pomeriggio, le sue gambe tremavano come foglie, ma riusciva finalmente a oscillare con quella grazia flessuosa e artificiale che Lucia pretendeva.
​Il Tramonto delle Regine
​Alle 18:00, Sara tornò, portando con sé l'odore della città e una nuova energia. Trovò Seta esausta, in piedi in un angolo, con i segni rossi delle punizioni che brillavano sulla pelle chiara.
​«È pronta?» chiese Sara, sfiorando con un dito il trucco colato di Enzo.
«È quasi perfetta,» rispose Lucia, asciugandosi il sudore dalla fronte. «Ora falla risplendere. Aurelio esige l'eccellenza.»
​Mentre il sole calava, la trasformazione finale ebbe inizio. Sara lavorò sul viso di Enzo con una devozione quasi religiosa: smokey eyes profondi per dare mistero allo sguardo, ciglia finte che pesavano sulle palpebre come veli, e un rossetto rosso lacca che trasformava la sua bocca in un invito proibito. La parrucca castana fu acconciata in onde lucide che ricadevano sulle spalle del tubino di pizzo nero, un abito che non nascondeva nulla della sua nuova natura.
​Lucia scelse per sé un abito verde smeraldo, abbinato a collant neri 15 denari con la riga che correva dritta come un fuso, simbolo del suo rigore. Sara optò per il velluto blu notte e micro-reti che rendevano le sue gambe simili a gioielli incastonati nel nylon.
​L'Attesa di Aurelio
​Alle 19:50, il salone era avvolto nel calore del camino. Lucia e Sara sedevano sul divano, le gambe incrociate con studiata indifferenza, sorseggiando un rosso vellutato. Seta era ai loro piedi, al guinzaglio, con le ginocchia che affondavano nel tappeto. La fatica della giornata era svanita, sostituita da una tensione vibrante.
​Lucia versò un po' di vino nella ciotola di ceramica nera. «Bevi, Seta. Umiliati per noi prima che il tuo Signore veda quanto sei diventata bella.»
​Enzo si chinò, sentendo il fruscio del pizzo e la carezza dei suoi collant champagne 8 denari contro le proprie gambe. Mentre leccava il vino, sentiva il profumo delle sue padrone e il calore del fuoco. Era un animale di lusso, una bambola di carne e nylon pronta per essere mostrata.
​Proprio in quel momento, il rombo di un motore potente squarciò il silenzio del vialetto. Le luci dei fari illuminarono i vetri.
«È qui,» sussurrò Sara, raddrizzando la schiena.
Lucia tirò leggermente la catena, costringendo Seta ad alzare lo sguardo verso la porta. «Aurelio sta per entrare. Ricorda ogni colpo di frustino, Seta. Ricorda chi possiede la tua anima.»
​La chiave girò nella toppa. Il sipario sul club privato stava per alzarsi.
L'atmosfera è tesa, il camino scoppietta e l'odore del vino si mescola a quello del cuoio e del nylon. Seta è in ginocchio, con il trucco impeccabile e il cuore che batte all'impazzata sotto il tubino di pizzo, mentre il riflesso delle fiamme danza sui suoi collant champagne.
​La porta si spalanca.
​Aurelio entra nel salone. È un uomo alto, imponente, che emana un’autorità naturale. Indossa un cappotto di cashmere scuro ancora freddo dell'aria esterna, che si toglie con gesti lenti, rivelando un abito sartoriale grigio antracite che grida potere. I suoi occhi grigi, freddi e analitici, scansionano immediatamente la scena: si posano prima su sua moglie Lucia, poi su Sara, e infine scendono lentamente sulla figura tremante di Seta ai loro piedi.
​Non dice una parola per diversi secondi. Il silenzio è interrotto solo dal ticchettio metallico dei tacchi di Lucia che si alza per andargli incontro.
​«Bentornato, Aurelio,» sussurra lei, baciandogli la guancia mentre gli sfila il cappotto. «Abbiamo una sorpresa per te stasera. Ti presento la nostra nuova acquisizione... Seta.»
​Aurelio fa un passo avanti. Si ferma esattamente davanti a Enzo. Con la punta della sua scarpa lucida, solleva il mento di Seta, costringendolo a guardarlo negli occhi. Il contrasto tra la potenza mascolina di Aurelio e la fragilità iper-femminile e fasciata nel nylon di Seta è assoluto.
​«Seta...» ripete Aurelio con una voce profonda, quasi un rombo. «Lucia mi ha parlato molto del tuo potenziale. Spero che l'addestramento di oggi ti abbia insegnato a stare al tuo posto.»
​Guarda Lucia e Sara con un mezzo sorriso d'intesa. «Il club ha bisogno di nuovi fiori da esporre, e questo sembra particolarmente... delicato. Portatemi del whisky. E tu, Seta, vieni qui. Voglio vedere se sai camminare su quei tacchi anche davanti al tuo Padrone.»
Fase 7: Il Battesimo di Sofia e l’Impero dell’Ombra
​Il silenzio nel salone era così denso da poter essere tagliato con una lama. Aurelio rimase immobile davanti a Enzo, che tremava sotto il peso del proprio tubino di pizzo, con le ginocchia che affondavano nel tappeto e i collant champagne 8 denari che brillavano come una seconda pelle diafana sotto la luce del fuoco.
​Aurelio non distolse lo sguardo. Con un gesto lento, quasi annoiato, si tolse i guanti di pelle scura e li gettò sul tavolino. Poi, tornò a posare gli occhi sulla creatura ai suoi piedi.
​Il Battesimo di Sofia
​«"Seta"?» mormorò Aurelio, e la sua voce profonda vibrò fin dentro le ossa di Enzo. Scosse il capo con una smorfia di disappunto aristocratico. «No, Lucia. "Seta" è un materiale, un oggetto inanimato. Non ha anima, non ha sinfonia. Per quanto sia morbido, manca di quell'armonia che cerco nelle mie proprietà.»
​Si chinò leggermente, afferrando il mento di Enzo con dita d’acciaio, costringendolo a guardare il grigio gelido dei suoi occhi.
«Ti chiamerai Sofia. È un nome che riempie la bocca, che ha un’eleganza antica e una fragilità che si sposa meglio con il rumore dei tuoi tacchi sul marmo. Ti piace, Sofia?»
​Enzo, con il cuore che gli batteva in gola e il rossetto rosso lacca che gli brillava sulle labbra, riuscì solo a emettere un sussurro: «Sì... Padrone. Sono Sofia.»
​Lucia e Sara si scambiarono un'occhiata di puro godimento, sorridendo all'unisono. «Sofia sia, allora,» decretò Lucia, mentre Aurelio prendeva con naturalezza il guinzaglio dalle sue mani.
​Il Triangolo di Potere
​Aurelio si accomodò sul grande divano di pelle bianca, posizionandosi esattamente al centro. Lucia si appoggiò al suo fianco sinistro, facendo frusciare i suoi collant neri 15 denari contro il pantalone sartoriale del marito; Sara si sistemò alla sua destra, accavallando le gambe avvolte nelle micro-reti e posando una mano sulla spalla di Aurelio.
​Sofia fu tirata dolcemente dalla catena, costretta a raggomitolarsi ai loro piedi, in una posizione di totale esposizione. Sentiva l'odore del whisky torbato di Aurelio mischiarsi al profumo di violetta di Lucia e a quello muschiato di Sara.
​«Vedi, Sofia,» esordì Aurelio, sorseggiando il liquore mentre con l'altra mano accarezzava distrattamente la nuca della sua schiava, «tu credi di essere finita in una semplice casa di piacere. Ma la verità è molto più... strutturata.»
​Lucia scoppiò in una risata cristallina, accendendosi una sigaretta col bocchino d’avorio. «Siamo sposati, è vero,» disse guardando Aurelio, «ma Sara è molto più di un’amica. È la mia linfa, la mia complice. A volte scherziamo sul fatto che sia l'amante di entrambi, ma guardandoci bene... sembra quasi che Aurelio sia l'amante di noi due. Passiamo così tanto tempo insieme, perse nel nostro mondo di nylon e desideri, che lui è il nostro prezioso satellite maschile.»
​Il Club Privato: L’Impero Segreto
​Aurelio annuì, senza traccia di offesa, anzi, con un orgoglio quasi predatorio.
«Siamo i Presidenti di un club unico, Sofia. Un tempio fuori città, dove la morale comune viene lasciata al guardaroba insieme ai cappotti. Io viaggio, vedo il mondo, e scelgo gli uomini: soci facoltosi, stanchi della noia dei loro uffici, pronti a pagare abbonamenti esorbitanti per il privilegio di entrare nel nostro regno.»
​«E noi,» intervenne Sara, chinandosi verso Sofia e sfiorandole la guancia con le unghie laccate, «facciamo il resto. Io scelgo le donne, le trav e le trans più spettacolari attraverso il mio salone. Lucia usa il suo intuito per scovare diamanti grezzi nei posti più impensabili. Creiamo party dove la trasgressione è l'unica legge. Gli uomini pagano per guardare, per toccare, per essere parte di qualcosa che non possono possedere altrove.»
​Sofia ascoltava, sentendo un brivido di terrore misto a un'eccitazione insostenibile. Il pensiero di quel mondo la faceva mancare il respiro.
​«Ma non farti strane idee, piccola Sofia,» aggiunse Lucia, tirando leggermente il collare per riportare l'attenzione su di sé. «Per ora, tu non farai parte di quei party. Non sei ancora pronta per gli sguardi dei soci. Io e Sara ti vogliamo tutta per noi ancora per un po'. Sei il nostro segreto privato, il nostro giocattolo di lusso che nessuno può toccare senza il nostro permesso.»
​L'Erotismo del Possesso
​Aurelio posò il bicchiere e, con un movimento improvviso, tirò la catena di Sofia, costringendola a salire con il busto fin quasi a toccare le sue ginocchia. Le tre figure dominanti la sovrastavano, tre dei pronti a decidere del suo destino.
​«Bevi ancora, Sofia,» ordinò Aurelio, indicando la ciotola che Sara aveva nuovamente riempito di vino rosso.
Sotto lo sguardo dei tre, Sofia si chinò di nuovo. Sentiva il fruscio del proprio tubino di pizzo, la tensione dei collant champagne che le fasciavano le cosce ancora indolenzite dalle punizioni di Lucia. Mentre lambiva il vino, sentiva il calore del camino sulla pelle e lo sguardo di Aurelio che le trafiggeva la schiena.
​Lucia le diede un piccolo colpetto con la punta della scarpa sulla natica. «Più giù, Sofia. Adora il pavimento del tuo Padrone.»
​In quel momento, immersa tra i profumi del lusso, il dolore delle frustate del pomeriggio e la nuova identità che le era stata cucita addosso, Sofia capì che Enzo non sarebbe mai più tornato. Era diventata parte di una sinfonia oscura, un oggetto d'arte in nylon e pizzo, prigioniera felice nel cuore di un impero fondato sulla bellezza e sulla sottomissione assoluta.
​Aurelio sorrise, posando un piede sulla spalla di Sofia per tenerla lì, ferma, ai piedi del loro trono. «La notte è appena iniziata, e ho voglia di vedere come si muove Sofia quando le mie due Regine le danno ordini contraddittori...»
Fase 8: Il Santuario della Carne e il Sigillo di Sofia
​L'atmosfera nel salone era diventata soffocante, satura di un desiderio che non poteva più essere contenuto. Lucia, con un movimento fluido e felino, si alzò dal divano. La catena del collare di Sofia tintinnò, un suono metallico e freddo che spezzò l'incantesimo del camino.
​«Il salone è per le chiacchiere, Aurelio,» sussurrò lei, mentre i suoi occhi verdi brillavano di una luce predatrice. «Ma Sofia ha bisogno di capire cosa significa essere davvero un oggetto nelle mani dei suoi Presidenti. Portiamola nella Stanza Rossa.»
​Il Rito della Vestizione
​Entrati nel santuario privato — una stanza dove le pareti sembravano assorbire ogni grido — Lucia e Sara iniziarono un rituale che Sofia non avrebbe mai dimenticato. Non si spogliarono semplicemente; celebrarono il loro potere.
​Lucia aprì un armadio in ebano, rivelando file ordinate di seta e pizzo. Con dita affusolate sfiorò i tessuti, scegliendo con cura. Si sfilò l'abito verde smeraldo lasciandolo cadere a terra come una pelle morta, restando nuda per pochi istanti sotto la luce soffusa delle lampade schermate. Poi, con una lentezza esasperante, iniziò a infilare un paio di collant neri 10 denari, talmente velati da sembrare un soffio di fumo. Sofia guardava, ipnotizzata, il modo in cui Lucia infilava le dita nel nylon, tendendolo con maestria per farlo scivolare lungo le gambe perfette, curando che la riga posteriore fosse dritta come una lama. L'odore del nylon nuovo, quel sentore chimico e sensuale, riempì le narici di Sofia. Sopra i collant, Lucia allacciò un corsetto in vernice nera che scricchiolava a ogni respiro, comprimendo la sua vita e sollevando il seno in un'offerta prepotente.
​Sara, accanto a lei, scelse il contrasto. Optò per un completino in seta rossa carminio. Il modo in cui infilava le calze a rete micro, sentendo la trama esagonale sotto i polpastrelli, era una danza erotica. Si spruzzò un profumo muschiato sulle cosce, proprio dove il pizzo delle giarrettiere affondava nella carne soda, prima di calzare tacchi così alti da farla sembrare una dea vendicatrice.
​L’Inibizione Totale: Il Vincolo
​Mentre le due donne completavano la loro trasformazione, Aurelio afferrò Sofia. Senza una parola, la spinse ai piedi del letto circolare. Con una coordinazione che tradiva anni di giochi condivisi, iniziarono a vincolarla. Le mani di Sofia furono serrate dietro la schiena con manette di cuoio pesante; le caviglie, ancora avvolte nei collant champagne, vennero strette da cinturini neri. Poi, con una corda di canapa morbida ma inesorabile, Aurelio unì i polsi alle caviglie in una posa a "hogtie" che la costrinse a inarcare la schiena in modo estremo, esponendo il ventre e il petto.
​Sfruttando un paranco invisibile tra le ombre del soffitto, la sollevarono. Sofia si ritrovò sospesa, il volto rivolto verso il letto, oscillante e vulnerabile come un trofeo di caccia. Lucia le infilò tra i denti un bavaglio a sfera in silicone nero, stringendo le cinghie dietro la parrucca. Sofia era ora muta, privata della sua voce, ridotta a puro sguardo.
​Il Trionfo dei Presidenti
​Sotto gli occhi sgranati di Sofia, iniziò la sessione di sesso più cruda e magnifica che avesse mai immaginato. Aurelio dominava il letto come un sovrano, travolto dalla bellezza ferina delle sue due regine. Lucia e Sara si intrecciavano tra loro e con lui in un groviglio di gambe fasciate nel nylon, sospiri e colpi di reni. Sofia guardava la sua Padrona abbandonarsi al piacere, sentendo ogni gemito di Lucia come una frustata. Il profumo del sesso, della pelle riscaldata e del pizzo bagnato saliva verso di lei, sospesa nel vuoto, alimentando un'eccitazione negata che le faceva tremare le membra legate.
​Il Sigillo di Sofia
​Dopo l’ennesimo culmine, Aurelio si alzò, il petto ancora ansante. Si avvicinò a Sofia, che oscillava a pochi centimetri dal suo volto. Le accarezzò la coscia, sentendo la texture liscia del nylon champagne sotto il palmo.
​«Ti piace guardare, Sofia?» chiese con un sussurro che gelò il sangue di Enzo. «Ti piace vedere come godono le vere donne mentre tu sei solo un involucro vuoto?»
​Sofia emise un verso soffocato dietro il bavaglio. Aurelio aprì un cassetto e ne estrasse un flacone. Sofia sentì un gel ghiacciato scorrere sul suo ano, un brivido che le fece contrarre ogni muscolo. Poi, la pressione brutale e inesorabile.
Aurelio inserì un plug anale in acciaio pesante. Sofia sgranò gli occhi, il dolore fu un lampo atroce, seguito da una sensazione di pienezza devastante che sembrava invadere tutto il suo corpo.
​«Ecco,» disse Aurelio, mentre Lucia e Sara si avvicinavano, guardandola dall'alto con sorrisi sprezzanti. «Ora sei completa. Sei piena in ogni senso, proprio come una piccola troia da esposizione. Non sei più un uomo, non sei ancora una donna... sei solo il nostro giocattolo riempito.»
​Lucia scoppiò a ridere, una risata carica di un sadismo elegante. «Guardala, Sara. Guarda come trema nei suoi bellissimi collant mentre il metallo la possiede. Credeva di essere speciale, e ora ha solo un tappo che le ricorda chi sono i suoi padroni a ogni respiro.»
​Sara si chinò, lasciando un'impronta di rossetto rosso sulla fronte di Sofia. «Sei così bella quando soffri per noi, Sofia. Stanotte dormirai così, appesa al nostro piacere e riempita dal nostro volere.»
​Sofia, sospesa tra il dolore fisico e l'umiliazione delle risate delle sue Regine, chiuse gli occhi, abbandonandosi totalmente alla sua nuova, bellissima rovina.




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