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Un segreto una sottomissione
collantuomo91
31.03.2026 |
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Fase Finale: Il Sacrificio della Schiava
Lucia e Sara non si curavano minimamente della sua presenza, se non come spettatore obbligato della loro bellezza superiore..."
Fase 1: La Scoperta nel CorridoioIl ristorante era saturo di fumo, risate e il tintinnio dei calici. Enzo sedeva al suo tavolo, cercando di partecipare alla conversazione dei suoi amici, ma la sua mente era altrove. Sotto il denim pesante dei suoi jeans, sentiva la carezza costante e setosa dei suoi collant neri 30 den. Era il suo scudo segreto, una sensazione che gli dava conforto e, allo stesso tempo, un brivido di terrore costante.
A pochi metri di distanza, Lucia dominava la sala. I suoi capelli rossi sembravano fiamme sotto le luci soffuse e la sua risata, sicura e vibrante, attirava gli sguardi di tutti. Indossava un abito nero attillato che esaltava la sua quarta di seno, e le sue gambe, fasciate in collant velatissimi, erano incrociate con una grazia che trasudava comando.
In un momento di distrazione, mentre rideva a una battuta di un amico, Enzo portò la mano alla gamba. Senza pensarci, sollevò leggermente il lembo dei jeans per grattarsi la caviglia. Fu un istante. Il tessuto lucido del nylon nero brillò sotto la luce del tavolo.
Lucia lo vide. Il suo sguardo verde smeraldo si posò esattamente su quel centimetro di pelle velata. Non distolse gli occhi; al contrario, lo fissò con una curiosità rapace, un mezzo sorriso che le spuntò sulle labbra scarlatte.
L'Incontro Ravvicinato
Venti minuti dopo, Enzo cercò rifugio in bagno, sentendosi accaldato e nervoso. Quando uscì nel corridoio stretto e poco illuminato che portava alla sala, il cuore gli balzò in gola. Lucia era lì, appoggiata alla parete, con le braccia incrociate sotto il petto generoso. Lo stava aspettando.
«Interessante la scelta del sottoveste, stasera,» esordì lei, con una voce profonda e vellutata che non ammetteva repliche.
Enzo deglutì, sentendo il viso andare in fiamme. «N-non so di cosa parli. Sono solo calzini lunghi...» balbettò, cercando di superarla.
Lucia non si mosse. Con un gesto fulmineo e autoritario, fece un passo avanti, bloccandogli la strada. Prima che lui potesse reagire, lei allungò una mano e, con dita affusolate, sollevò di pochi centimetri il bordo del maglione di Enzo, proprio sulla vita. L’elastico nero e teso dei collant, appoggiato sui suoi fianchi, era lì, inequivocabile contro la pelle chiara.
«I calzini non arrivano alla vita, Enzo,» sussurrò lei, leggendo il suo nome sul segnaposto del tavolo che aveva memorizzato.
Lui rimase pietrificato, il respiro corto. Lucia lasciò andare il maglione e gli fece scivolare un bigliettino bianco nel taschino della camicia, sfiorandogli il petto.
«Non negare l'evidenza, è tempo perso con me. Chiamami domani. Sono molto, molto intrigata dai ragazzi che hanno segreti così... morbidi.»
Gli fece l'occhiolino, lasciando dietro di sé una scia di profumo costoso e il rumore ritmato dei suoi tacchi, mentre Enzo restava lì, tremante, con il segreto più grande della sua vita finalmente nelle mani di una predatrice.
Fase 2: Il Patto nella Villa
Passarono tre giorni di agonia prima che Enzo trovasse il coraggio di comporre quel numero. Lucia rispose al primo squillo, la voce ferma e un tono che faceva capire che non aveva mai dubitato della sua chiamata. L’appuntamento fu fissato per il sabato sera nella sua villa, una struttura imponente immersa nel silenzio, resa ancora più isolata dall'assenza del marito, spesso lontano per affari.
Quando Enzo varcò la soglia, si sentì piccolissimo. Lucia lo accolse avvolta in una vestaglia di seta bordeaux che accarezzava le sue curve generose; i capelli rossi erano sciolti sulle spalle e i suoi occhi verdi brillavano alla luce del camino acceso nel salone.
«Sapevo che saresti venuto,» disse lei, porgendogli un calice di vino rosso intenso. «Accomodati, Enzo. Dobbiamo conoscerci meglio.»
Confessioni e Seta
Seduti sul divano di pelle, il calore del fuoco iniziò a sciogliere la tensione di Enzo, complice il vino e lo sguardo magnetico di lei. Ma Lucia non era una donna che amava i preamboli.
«Spogliati,» ordinò con una calma glaciale. «Voglio vederti. Resta solo con la camicia e i tuoi amati collant.»
E tremando, sotto l'autorità di quegli occhi, Enzo eseguì. I jeans caddero a terra, rivelando le gambe cinte da un paio di velatissimi collant neri 20 den. Si sentiva esposto, ridicolo eppure eccitato come mai in vita sua. Lucia sorrise, un sorriso predatorio, e lo spinse a parlare.
E lui parlò. Raccontò tutto: di quando a sette anni rubava i collant della madre, del brivido proibito nel provare l'intimo della sorella, dei pomeriggi passati a barcollare sui tacchi alti sognando di essere una donna, dei tentativi maldestri di truccarsi davanti allo specchio. Confessò che i collant erano la sua droga, l'unica parte di quel mondo che non era riuscito a smettere di indossare.
Il Primo Ordine
Lucia ascoltava, sorseggiando il vino, visibilmente eccitata da quella confessione di debolezza.
«Posso farti diventare la donna che hai sempre sognato di essere, Enzo,» sussurrò lei, avvicinandosi al suo viso. «Posso darti tutto: i vestiti, il trucco, la libertà. Ma in cambio, io sarò la tua Padrona. Tu mi apparterrai. Mi adorerai come una divinità. Accetti?»
«Sì...» mormorò lui, quasi senza voce. «Accetto.»
«Allora inginocchiati,» ordinò lei, alzandosi e portandosi davanti a lui. Lucia sollevò leggermente la vestaglia, mostrando le sue gambe perfette e i piedi calzati in decolleté altissime, fasciati in nylon nero lucido. «Inizia a servire la tua Padrona. Adora i miei piedi.»
Enzo, ormai completamente soggiogato, si calò sulle ginocchia. Con mani tremanti sfiorò le caviglie di Lucia, sentendo la texture liscia dei collant di lusso sotto le dita. Iniziò a baciare la punta del piede, poi a leccare il nylon attraverso il quale percepiva il calore e il profumo della pelle di lei. Era in uno stato di estasi pura, il suo corpo scosso da brividi di piacere violento.
Proprio quando Enzo sentiva di aver raggiunto il culmine della tensione, Lucia si ritrasse bruscamente.
«Basta così per stasera,» disse con un tono secco che non ammetteva repliche. «Rivestiti e vai a casa. Aspetta la mia chiamata. Non voglio vederti finché non sarò io a decidere che sei pronto per il prossimo passo.»
Enzo restò lì, col respiro affannato e il desiderio strozzato in gola, costretto a ubbidire all'ordine di quella donna che, in una sola sera, era diventata la padrona della sua anima.
Fase 3: La Metamorfosi
Il silenzio del telefono era diventato un tormento, ma quando lo schermo si illuminò alle sette di sera, il cuore di Enzo rischiò di esplodere. L’ordine era secco: "Davanti alla villa, ore 07:00 in punto".
Puntuale come un orologio, il possente BMW X4 di Lucia apparve al cancello. Lei era al volante, occhiali da sole nonostante l’ora e un’aria di assoluto comando. «Sali, Enzo. Abbiamo molto lavoro da fare se vuoi davvero smettere di essere un uomo comune e diventare la mia creatura.»
Il Tempio della Bellezza
La prima tappa fu un salone di bellezza fuori mano. Sara, l’estetista di fiducia di Lucia, le aspettava a porte chiuse. Il salone era stato riservato solo per loro. Sotto lo sguardo critico di Lucia, Enzo fu spogliato e affidato alle mani esperte di Sara.
Per tre ore, il dolore della ceretta e la freschezza delle creme trasformarono il suo corpo. Ogni pelo superfluo venne rimosso, lasciando la sua pelle liscia, vellutata, quasi marmorea. Quando finirono, Lucia si avvicinò, gli sfiorò una spalla nuda con le unghie laccate e sentenziò: «Ora la base è pronta. Ma questi stracci che indossi offendono la mia vista. Andiamo.»
Shopping e Privilegi
Il viaggio verso il centro commerciale fuori città fu diverso. Lucia, vedendo Enzo ancora scosso e imbarazzato per l'esperienza con l'estetista, decise di premiarlo.
«Metti la mano qui,» ordinò, indicando la sua coscia fasciata in un nylon nero 40 den estremamente liscio.
Enzo obbedì, quasi incredulo. Per tutto il tragitto, mentre lei guidava sicura, lui poté accarezzare la perfezione delle gambe della sua Padrona. Quel contatto lo calmò, lo fece sentire protetto e allo stesso tempo schiavo di quella sensazione che amava più di ogni altra cosa.
Lo shopping fu un vortice di sensazioni: Lucia sceglieva con gusto impeccabile. Abiti a tubino che avrebbero segnato le sue nuove forme, gonne a matita, e poi l'intimo. Perizoma di pizzo, reggiseni imbottiti per simulare un seno femminile e, naturalmente, una scorta infinita di collant: dai classici neri velati a quelli a rete, fino a fantasie audaci. Infine, due parrucche di capelli veri, una castana e una bionda, e scarpe con tacchi a spillo che Enzo guardava con timore e bramosia.
Il Pacco Misterioso
Sulla via del ritorno, Lucia accostò improvvisamente davanti a una boutique d'élite. Uscì dall'auto senza dire una parola e rientrò dopo dieci minuti con un pacco elegante, sigillato con un nastro di raso.
Lo lanciò sui sedili posteriori e guardò Enzo negli occhi, con un lampo di malizia che lo fece sussultare.
«Questo è il pezzo forte, Enzo. Lo indosserai stasera stessa. È il simbolo della tua nuova vita ai miei piedi.»
Il tragitto verso la villa passò in un silenzio carico di elettricità. La mano di Enzo era tornata sulle gambe di Lucia, che ora sorrideva, pregustando il momento in cui avrebbe finalmente visto il suo "giocattolo" completato.
Fase 4: La Cameriera e l'Attesa
Alle 18:00, l'atmosfera nella villa era elettrica. Lucia, con la precisione di un generale, diede i suoi ordini. Mentre Enzo si lavava via di dosso gli ultimi residui della sua vecchia identità sotto la doccia, lei preparava la "divisa" sul letto.
Il Contenuto del Pacco
Uscito dal bagno, Enzo fissò il pacco aperto. Il cuore gli accelerò: un costume da cameriera in raso nero, corto e sbarazzino, con un grembiule bianco candido bordato di pizzo. Era l'incarnazione dei suoi desideri più nascosti e, allo stesso tempo, della sua più grande paura.
«Indosserai questo,» sentenziò Lucia, mostrandogli poi l’intimo coordinato: un reggiseno imbottito nero, un perizoma di pizzo e, il pezzo forte, dei collant neri con la riga posteriore, estremamente seducenti. «Per la parrucca, scegli tu: bionda o castana? Sara ti aspetta giù per il trucco. Io vado a prepararmi, abbiamo ospiti alle 21:00.»
Lo Scontro e la Punizione Promessa
Il panico colse Enzo. «Lucia... non so se posso. I tacchi... e se qualcuno mi riconosce?» tentò di replicare, con la voce che tremava.
Lo sguardo di Lucia si fece di ghiaccio. La sua autorità non tollerava repliche. «O stasera sarai la mia cameriera perfetta, o tra noi finisce qui. Per i tacchi, usa pure delle ballerine nere, anche se le trovo disgustose su una donna. Ma ricorda: per questa tua mancanza di coraggio, verrai punito dopo la serata.»
Umiliato e sottomesso, Enzo scelse la parrucca castana e scese da Sara. L'estetista lavorò sul suo volto con maestria, nascondendo ogni tratto maschile dietro strati di fondotinta, mascara e un rossetto ciliegia che faceva risaltare la sua bocca ora carnosa.
L'Apparizione di Lucia
La porta della stanza del trucco si aprì. Lucia entrò come una regina: un abito rosso lungo dal tessuto lucido, con uno spacco vertiginoso sulla gamba destra che rivelava i suoi collant neri velatissimi e le scarpe dal tacco assassino. I capelli raccolti mettevano in risalto il collo lungo e gli occhi verdi, carichi di una malizia dominante.
Controllò il lavoro di Sara su Enzo con un cenno d'approvazione. «Vai in cucina e aspetta lì. Non muoverti finché non ti chiamo. Sara, tu seguimi.»
L'Attesa in Cucina
Enzo, ora Enza a tutti gli effetti, si ritrovò solo nel silenzio della cucina professionale. Il fruscio del grembiule di pizzo e la sensazione della riga dei collant perfettamente dritta lungo le sue gambe lisce erano le uniche cose che lo tenevano ancorato alla realtà. Le ballerine lo facevano sentire più basso e vulnerabile rispetto alla maestosità di Lucia.
Mancavano pochi minuti alle 21:00.
Enzo sentì le voci di Lucia e Sara . Il sudore gli imperlava la fronte sotto la parrucca. Chi erano gli ospiti? E soprattutto, come avrebbero reagito vedendo quella cameriera così timida e particolare servire al tavolo della Padrona?
L'Umiliazione e il Ruolo
Enzo venne chiamato in salone,
«Ma gli ospiti... non sono arrivati?» balbettò Enzo.
Lo sguardo di Lucia fu come una frustata. «Come osi parlare senza permesso? Sara è la mia ospite d'onore. Se il tuo intelletto è limitato quanto la tua audacia, dovrò davvero riconsiderare la tua permanenza in questa casa.»
Fu Sara a intervenire, con un tono mellifluo che nascondeva un'autorità altrettanto feroce. «Non essere così dura, Lucia. È solo una piccola cameriera senza esperienza. Imparerà a conoscere il suo posto... con i giusti metodi. Cara, portaci due calici di vino. Subito.»
Enzo chinò il capo, sentendo il calore del rossetto sulle labbra. «Sì, signora. Chiedo scusa per il mio comportamento inadeguato.»
Le risate cristalline delle due donne lo seguirono mentre correva in cucina, rendendogli chiaro che per loro non era un uomo, né una donna, ma un esperimento.
Un Nome per la Schiava
Quando Enzo tornò e servì il vino con mani tremanti, rimase in piedi, rigido, accanto al divano. Le due donne lo ignoravano deliberatamente, parlando dei loro affari, finché Sara non posò lo sguardo sulle sue gambe fasciate nei collant con la riga.
«Ha un nome questa creatura, Lucia?» chiese Sara, sorseggiando il rosso intenso.
«Per ora è solo la mia schiava,» rispose Lucia con noncuranza, incrociando le gambe e facendo frusciare il proprio nylon contro la seta dell'abito rosso. «Non merita ancora un nome. Vuoi darglielo tu?»
Sara sorrise, un lampo di malizia negli occhi scuri. «Inginocchiati di fronte a me,» ordinò a Enzo.
Lui esegui immediatamente. Il contatto delle ginocchia sul tappeto, la gonna del costume da cameriera che si sollevava leggermente rivelando le cosce levigate, lo faceva sentire totalmente esposto.
Il Patto di Sangue e Seta
Sara studiò il volto truccato di Enzo, poi tornò a guardare Lucia. «Le darò un nome degno a fine serata. Ora voglio solo godermi la tua compagnia.»
Senza staccare gli occhi da Enzo, Sara si protese verso Lucia. Le due donne si unirono in un bacio appassionato, un contatto carnale e autoritario che lasciò Enzo pietrificato.
Vedere la sua Padrona abbandonarsi tra le braccia di un'altra donna bellissima, mentre lui era lì, in ginocchio, vestito da donna e pronto a ogni loro capriccio, gli provocò una scarica di eccitazione mista a un senso di vertigine. Era intrappolato in un paradiso di seta e sottomissione.
«Resta lì, schiava,» mormorò Lucia staccandosi appena dalle labbra di Sara, usando di nuovo quel nome provvisorio come un marchio. «Guarda come si comportano le vere signore. E non osare distogliere lo sguardo.»
Fase Finale: Il Sacrificio della Schiava
Lucia e Sara non si curavano minimamente della sua presenza, se non come spettatore obbligato della loro bellezza superiore. Con movimenti lenti e calcolati, le due regine iniziarono a spogliarsi l’una l'altra. L’abito rosso di Lucia scivolò a terra come una scia di sangue, seguito dal vestito dorato di Sara che brillava ai piedi del divano.
Restarono così, nude e superbe, vestite solo dei loro collant velatissimi e dei tacchi a spillo che ticchettavano sul pavimento. Iniziarono a baciarsi con una passione feroce, esplorando l'una il corpo dell'altra, mentre Enzo guardava con gli occhi sgranati, intrappolato tra l'estasi di quella visione e il terrore di ciò che sarebbe seguito.
Il Nome e la Sentenza
Sara si staccò dalle labbra di Lucia, il respiro corto e il rossetto leggermente sbavato. Guardò Enzo, ancora in ginocchio con la sua parrucca castana e il vestito da cameriera.
«Il suo nome sarà Seta,» decretò Sara con una voce che non ammetteva repliche. «Perché è morbida, fragile e destinata a stare solo sotto i nostri piedi.»
Lucia sorrise, un lampo di sadismo negli occhi verdi. «Seta... mi piace. Ma Seta ha dimenticato il suo posto stasera. Ha dubitato del mio volere e ha osato discutere sui tacchi. È ora della punizione che le avevo promesso.»
La Punizione: Ballbusting
Lucia fece cenno a Enzo di alzarsi e di mettersi in piedi, con le gambe leggermente divaricate. Il vestito da cameriera, corto e vaporoso, lo rendeva un bersaglio perfetto.
«Resta ferma, Seta. Se ti muovi o provi a proteggerti, la punizione raddoppierà,» ordinò Lucia con tono imperatorio.
Sara si posizionò davanti a lui, mentre Lucia si portò alle sue spalle, afferrandogli le braccia per tenerlo fermo. Enzo sentiva il profumo intenso delle due donne e il calore dei loro corpi che lo circondavano.
Senza preavviso, Sara sollevò una gamba. La punta della sua scarpa dorata, rigida e precisa, colpì con un colpo secco e calcolato l'inguine di Enzo, proprio dove il perizoma di pizzo non offriva alcuna protezione. Il dolore fu fulmineo, un'esplosione che gli tolse il respiro, facendolo piegare in avanti, ma Lucia lo tenne dritto con forza.
«Questo è per la tua insolenza,» sussurrò Sara, prima di colpire di nuovo, stavolta con la pianta della scarpa, schiacciando con precisione chirurgica.
Enzo gemette, le lacrime agli occhi che rischiavano di rovinare il trucco perfetto di Sara. Era un dolore atroce, ma mischiato a un'eccitazione perversa: essere punito da quelle due divinità in collant era l'apice della sua sottomissione. Ogni colpo, ogni pressione dei loro piedi contro la sua virilità, era un promemoria di chi comandava davvero in quella villa.
L'Epilogo
Dopo diversi minuti di agonia e piacere proibito, Lucia lo lasciò andare. Enzo crollò a terra, raggomitolato sul tappeto, con il respiro affannoso e il corpo scosso dai brividi. Il suo vestito da cameriera era sgualcito, la parrucca leggermente spostata.
Le due donne lo guardarono dall'alto, bellissime e spietate nei loro nylon neri.
«Portalo in camera, Lucia,» disse Sara con un sorriso soddisfatto. «La notte è ancora lunga e Seta ha ancora molto da imparare sulla devozione.»
Lucia gli mise un piede sulla spalla, premendo leggermente con il tacco. «Hai sentito, Seta? Vai a preparare il letto. E stavolta, assicurati di non sbagliare nulla.»
Enzo, dolorante ma completamente posseduto dal suo nuovo ruolo, baciò la punta della scarpa di Lucia e, trascinandosi sulle ginocchia, si diresse verso il suo destino. Il segreto era svanito; ora esisteva solo Seta, la schiava in collant delle due regine della villa.
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